Categoria: Caffè

  • Caffè tra volatilità speculativa e meteo brasiliano

    Caffè tra volatilità speculativa e meteo brasiliano

    Un’ondata di forte volatilità sta caratterizzando il mercato globale del caffè, guidata da fattori tecnici, posizionamenti speculativi dei fondi di investimento e persistenti rischi legati all’offerta. Le quotazioni rimangono estremamente sensibili a ogni aggiornamento sul fronte produttivo e finanziario, muovendosi tra pressioni ribassiste di breve termine e timori strutturali di lungo periodo.

    L’andamento di luglio ha mostrato fluttuazioni di portata eccezionale. All’inizio del mese, i contratti futures sull’arabica hanno registrato uno dei maggiori rincari giornalieri della storia, sfiorando i 360 centesimi per libbra, accompagnati da rialzi significativi anche per la robusta. Tale dinamica è stata innescata principalmente da fattori tecnici: la rottura di livelli chiave di resistenza, il trading algoritmico e l’innalzamento dei margini di garanzia richiesti dall’Intercontinental Exchange, che ha ridotto la liquidità e costretto gli operatori a coprire le posizioni.

    Sui prezzi pesano dinamiche divergenti sul fronte delle scorte certificate ICE. Da un lato, il recente incremento dei depositi di robusta, giunti ai livelli più alti degli ultimi quattro mesi, ha contribuito a spingere al ribasso le quotazioni di questa varietà. Dall’altro, le giacenze certificate di arabica continuano a mostrare un calo marcato — con una riduzione di oltre 120 mila sacchi nel solo mese di luglio —, complice il ricorso ai depositi per adempiere alle consegne e l’offerta limitata dalle altre origini.

    Sullo sfondo restano elementi di incertezza legati alle operazioni di campo in Brasile e ai rischi climatici generati da El Niño per le prossime annate. Nel paese sudamericano il raccolto 2026/27 procede a rilento: l’arabica si attesta attorno al 54% della produzione stimata contro una media quinquennale del 61%, mentre per la robusta l’avanzamento ha raggiunto l’84% contro l’87% storico. Anche le vendite da parte dei produttori si mantengono al di sotto dei livelli stagionali.

    Il quadro meteorologico brasiliano per la seconda metà della settimana delinea condizioni contrastanti per le aree caffeicole. L’attività di un sistema frontale e le relative aree di instabilità porteranno rovesci e temporali nello stato di San Paolo e nel sud del Minas Gerais tra giovedì e venerdì, accompagnati da un calo delle temperature. Al contrario, nel centro-nord del Minas Gerais continuerà a prevalere un clima asciutto con bassi livelli di umidità relativa. La combinazione tra vendite a rilento, scorte sbilanciate e ridotta liquidità sui mercati finanziari mantiene gli operatori in attesa dei prossimi dati ufficiali su esportazioni e stime di produzione.

  • Dazi USA al 25% sul Brasile: esentati succo d’arancia e caffè

    Dazi USA al 25% sul Brasile: esentati succo d’arancia e caffè

    Gli Stati Uniti si apprestano a introdurre una nuova stretta commerciale nei confronti del Brasile, confermando l’entrata in vigore, a partire da oggi 22 luglio 2026, di una tariffa aggiuntiva del 25% su un’ampia selezione di merci provenienti dal Paese sudamericano. Il provvedimento arriva a conclusione di un’articolata indagine condotta ai sensi della Sezione 301 della legge sul commercio (Trade Act del 1974) da parte dell’Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (USTR).

    Nonostante l’inasprimento generale delle barriere doganali, la misura finale prevede una lista strategica di prodotti totalmente esentati, all’interno della quale spiccano i due pilastri della prima colazione americana: il succo d’arancia e il caffè. Secondo le linee guida ufficiali del governo statunitense, il “carve-out” si applica a quelle materie prime che non sono prodotte in volumi sufficienti all’interno dei confini nazionali o la cui assenza finirebbe per devastare le catene di approvvigionamento interne, scatenando un’ondata inflazionistica a danno dei consumatori.

    Nel caso del caffè, l’esenzione rappresenta un successo cruciale per la filiera. Inizialmente rimasto esposto al rischio dei dazi, anche il caffè istantaneo (compreso quello solubile non aromatizzato) è stato inserito all’ultimo momento nella lista delle merci protette. Un sospiro di sollievo per l’associazione degli esportatori brasiliani (Cecafe) e la National Coffee Association statunitense, che attraverso intense audizioni a Washington sono riuscite a tutelare un flusso d’importazione dal valore stimato tra i 2 e i 2,5 miliardi di dollari all’anno. Gli Stati Uniti, incapaci di soddisfare la domanda interna con coltivazioni locali, dipendono massicciamente dal raccolto brasiliano.

    Parallelamente, la protezione accordata al succo d’arancia (sia concentrato che non) risponde alle forti criticità produttive della Florida, penalizzata negli ultimi anni da eventi climatici estremi e dalla piaga del greening degli agrumi. Senza le forniture dal Brasile, le aziende di trasformazione e i distributori alimentari statunitensi non sarebbero stati in grado di garantire le scorte sui scaffali dei supermercati.

    Se da un lato la decisione dell’amministrazione americana preserva l’esportazione dei due prodotti simbolo dell’agricoltura brasiliana, dall’altro la nuova tariffa del 25% andrà a colpire duro altri comparti industriali di Brasilia, quali l’etanolo, la manifattura, i macchinari e il settore calzaturiero. Una mossa a doppio binario che prova a esercitare pressione politica ed economica sul governo brasiliano, evitando però di far pagare il conto finale ai cittadini americani direttamente al tavolo della colazione.

  • El Niño minaccia il caffè: raccolto brasiliano a rischio taglio

    El Niño minaccia il caffè: raccolto brasiliano a rischio taglio

    Il mercato globale del caffè si prepara ad affrontare mesi di estrema volatilità a causa della rapida intensificazione di El Niño, che si preannuncia come il principale fattore climatico in grado di condizionare la produzione agricola mondiale nella seconda metà del 2026. Le anomalie termiche registrate nel Pacifico equatoriale, vicine ai 2,0 °C, indicano un evento di forte intensità che sta già alterando i modelli di circolazione atmosferica e la distribuzione delle piogge su scala globale, accrescendo i rischi per le principali aree di coltivazione.

    Il Brasile, leader mondiale nella produzione di caffè, si trova in una posizione particolarmente vulnerabile. Le stime dell’agenzia statale Conab prevedevano inizialmente un raccolto record di 66,7 milioni di sacchi da 60 chilogrammi tra varietà arabica e canephora (che include robusta e conilon). Tuttavia, le proiezioni dell’Associazione brasiliana dell’industria del caffè indicano che il caldo anomalo e le precipitazioni irregolari legate a El Niño rischiano di tagliare dal 15% al 20% della produzione prevista. Un simile calo, pur rientrando nelle oscillazioni standard in tempi normali, assume contorni preoccupanti nell’attuale contesto di mercato.

    I primi segnali di criticità si sono già manifestati nelle scorse settimane, con piogge insolite e superiori ai 50 millimetri registrate nelle regioni dell’arabica. Queste precipitazioni fuori stagione hanno ritardato le operazioni di raccolta, provocando la caduta a terra di una quantità significativa di ciliegie di caffè e compromettendo la qualità complessiva dei chicchi. Anche nello stato di Espírito Santo, polo principale del caffè canephora, i coltivatori registrano una preoccupante irregolarità meteorologica, caratterizzata da lunghi periodi di siccità interrotti da rovesci brevi e violenti. Il timore principale è che la scarsità d’acqua e le temperature sopra la media possano protrarsi fino all’inizio del 2027, ostacolando la corretta maturazione dei frutti.

    L’impatto di El Niño si svilupperà su due fronti temporali distinti. Durante il periodo del raccolto brasiliano, concentrato nei mesi estivi, l’eventuale persistenza di piogge superiori alla norma ostacolerà le delicate fasi di essiccazione e conservazione del prodotto. Successivamente, con l’arrivo di settembre, l’attenzione si sposterà sul delicatissimo periodo della fioritura, una fase biologica che richiede un preciso equilibrio di umidità e temperature. Calore eccessivo e precipitazioni scarse o tardive in questo frangente possono provocare fioriture disomogenee e infruttuose, complicando le future operazioni di raccolta e riducendo ulteriormente la qualità dei raccolti.

    Nonostante lo scenario complesso, i produttori brasiliani dispongono oggi di strumenti di difesa superiori rispetto ai passati episodi di El Niño. Negli ultimi anni gli investimenti in tecnologia agricola sono cresciuti notevolmente, in particolare attraverso la rapida espansione dei sistemi di irrigazione artificiale per ridurre la dipendenza dalle piogge stagionali e la selezione di piante più resistenti agli stress termici.

    Tuttavia, l’efficacia di tali misure di mitigazione dovrà misurarsi con la reale portata del fenomeno nei prossimi mesi. Gli operatori di mercato e le cooperative di produttori mantengono un monitoraggio costante, consapevoli che l’evoluzione del clima nel Centro-Sud del Brasile determinerà l’equilibrio dei prezzi e delle forniture di caffè a livello globale per i mesi a venire.

  • Eudr e caffè solubile: le nuove regole europee dal 2027

    Eudr e caffè solubile: le nuove regole europee dal 2027

    La Commissione europea ha adottato, lunedì 13 luglio 2026, due nuove importanti misure che completano il pacchetto di semplificazione della normativa anti-deforestazione (Eudr), introducendo novità destinate a ridisegnare i flussi commerciali globali, in particolare per quanto riguarda il settore del caffè. I provvedimenti approvati a Bruxelles includono un Regolamento delegato che modifica l’elenco delle materie prime soggette ai controlli e un Regolamento di esecuzione per ottimizzare il funzionamento del Sistema Informativo dell’Unione Europea.

    La novità più rilevante per la filiera caffeicola, annunciata ufficialmente in questa stessa data di lunedì 13 luglio 2026, riguarda l’inclusione formale del caffè istantaneo e solubile tra i prodotti soggetti alle severe restrizioni comunitarie a partire dal 30 dicembre 2027. Questa estensione punta a garantire certezza del diritto e a prevenire la delocalizzazione della deforestazione lungo le catene di approvvigionamento globali, concedendo al contempo alle aziende un periodo di adeguamento per allinearsi ai nuovi standard.

    I produttori internazionali, in particolare in Brasile, che rappresenta il primo esportatore mondiale, non sono stati colti di sorpresa dalla decisione. L’industria del caffè solubile aveva già previsto questo scenario fin dall’inclusione del caffè verde nelle prime bozze del regolamento e ha avviato da tempo i preparativi per conformarsi ai requisiti europei. Le associazioni di categoria spiegano che le aziende stanno già implementando e testando sofisticati sistemi di tracciabilità.

    Questi sistemi incrociano i dati identificativi dei produttori con i registri ambientali rurali e altre banche dati pubbliche, permettendo di verificare con precisione la geolocalizzazione dei terreni. In questo modo è possibile escludere l’esistenza di deforestazione successiva al limite stabilito dalle normative europee, monitorando contemporaneamente il rispetto delle leggi sul lavoro e la regolarità ambientale della proprietà. Oltre alla tracciabilità sul campo, l’industria del caffè solubile sta integrando sistemi di controllo interni agli impianti industriali per monitorare l’intero processo di trasformazione.

    Le preoccupazioni dei produttori non riguardano tanto il rispetto effettivo dei criteri, data la sostanziale assenza di problemi legati alla deforestazione nelle principali aree di coltivazione del caffè, quanto la complessità burocratica delle verifiche che l’Unione Europea andrà ad effettuare.

    La transizione verso le nuove regole avviene in una fase di forte dinamismo commerciale. L’accordo di libero scambio tra il Mercosur e l’Unione Europea, entrato in vigore il primo maggio scorso, prevede infatti una riduzione graduale delle tariffe doganali per il caffè solubile fino al completo azzeramento nell’arco di cinque anni. Questo scenario rende l’adeguamento tempestivo alle norme anti-deforestazione ancora più cruciale per mantenere e rafforzare la competitività del caffè sui mercati europei.

  • Dazi USA sul caffè brasiliano: ore decisive a Washington

    Dazi USA sul caffè brasiliano: ore decisive a Washington

    È arrivato il giorno della verità per la filiera del caffè negli Stati Uniti. Oggi, mercoledì 15 luglio 2026, scade il termine legale entro cui l’Ufficio del Rappresentante del Commercio degli Stati Uniti (USTR) dovrà annunciare la decisione finale sulle sanzioni commerciali contro il Brasile ai sensi della Sezione 301. Mentre l’amministrazione Trump e il governo di Brasilia portano avanti negoziati serratissimi dell’ultimo minuto, l’intera industria del caffè americano si mobilita per scongiurare una nuova ondata tariffaria che minaccia di colpire duramente aziende e consumatori.

    L’appello guidato dalla National Coffee Association (NCA) non è solo una richiesta di clemenza, ma la difesa di una filiera vitale per l’economia nazionale. Secondo i dati presentati dal presidente della NCA, William Murray, il comparto del caffè sostiene l’economia statunitense generando oltre 343 miliardi di dollari e garantendo oltre 2,2 milioni di posti di lavoro. Inoltre, rappresenta l’otto per cento dell’intero valore della ristorazione, con quasi 200 milioni di americani che consumano caffè ogni giorno. La totale dipendenza dalle importazioni, dovuta all’assenza di una produzione interna significativa, rende il settore estremamente vulnerabile a qualsiasi barriera doganale. Il Brasile, d’altronde, copre da solo un terzo del fabbisogno statunitense.

    Se l’azione di lobby della NCA ha ottenuto un primo importante successo con l’inserimento del caffè verde in grani crudi nella lista delle esenzioni strategiche, la vera battaglia si combatte ora sul caffè istantaneo non aromatizzato. Attualmente tassato al 10% globale dopo una sentenza della Corte Suprema che ha annullato i precedenti dazi, il caffè istantaneo rischia ora di essere colpito dalla nuova tariffa del 25%, portando il prelievo complessivo al 35%.

    Questo ingrediente è consumato quotidianamente da circa 30 milioni di americani ed è la materia prima essenziale per i produttori di bevande pronte da bere in lattina, sciroppi, basi liquide e miscele per la ristorazione. Un rincaro di questa portata colpirebbe le imprese più innovative del settore e si scaricherebbe immediatamente sui consumatori sotto forma di nuova inflazione.

    La minaccia dei dazi nasce da un’indagine della Sezione 301 sulle politiche commerciali del Brasile, che Washington contesta in ambiti che spaziano dal commercio digitale, incluso il sistema di pagamento Pix, fino alle politiche sulla deforestazione. Nelle ultime ore, i diplomatici delle due superpotenze hanno lavorato a ritmo serrato per trovare un compromesso. Washington sta usando la leva dei dazi per ottenere concessioni su dossier chiave come l’export di etanolo americano, ma le distanze tra l’amministrazione Trump e il governo brasiliano restano significative.

    Con la scadenza fissata a fine giornata, l’USTR si trova davanti a tre possibili strade. La prima prevede l’applicazione immediata della tariffa del 25% sui prodotti brasiliani non esentati, incluso il caffè istantaneo. La seconda strada è quella di una tregua diplomatica, con una sospensione temporanea dei dazi per consentire il proseguimento dei negoziati bilaterali. La terza è una via di mezzo, che prevede una revisione della lista delle tariffe per accogliere in extremis l’appello della NCA, risparmiando anche il caffè istantaneo per tutelare l’industria domestica. Per i torrefattori e i consumatori americani, non resta che attendere il verdetto di Washington.

  • Report ICO: caffè tra la riscossa della Robusta e la crisi geopolitica nel Mar Rosso

    Report ICO: caffè tra la riscossa della Robusta e la crisi geopolitica nel Mar Rosso

    Il commercio globale del caffè sta attraversando una fase di profonda riorganizzazione, influenzata sia dalle dinamiche di mercato tra le diverse varietà di chicchi, sia dalle pesanti tensioni geopolitiche che ostacolano le rotte marittime. Secondo l’ultimo report pubblicato il 13 luglio dalla International Coffee Organization (ICO), nel mese di maggio 2026 le esportazioni mondiali di caffè verde hanno registrato una flessione del 4,1%, scendendo a 10,8 milioni di sacchi complessivi. Questo calo ha interessato quasi tutte le principali varietà, evidenziando però una vistosa eccezione: la qualità Robusta, le cui spedizioni sono cresciute del 4,8% raggiungendo 4,34 milioni di sacchi. Il motore principale di questa crescita è stato il Brasile, dove le esportazioni di Robusta sono aumentate del 195,6% grazie a un raccolto iniziato in forte anticipo rispetto all’anno precedente. Al contrario, la varietà Arabica ha visto diminuire la propria quota sul mercato complessivo dal 64% al 60,2%. La mappa delle esportazioni evidenzia forti squilibri geografici: se l’India ha registrato un momento positivo con vendite all’estero in crescita del 33,7%, l’intero continente africano ha subito un crollo del 24,1%. Questo calo, guidato da Etiopia e Uganda, si spiega con il confronto rispetto al maggio del 2025, quando i prezzi eccezionalmente alti avevano spinto i produttori a svuotare ogni magazzino. Con prezzi d’acquisto inferiori del 23,4% rispetto a un anno fa, lo stimolo a vendere le scorte straordinarie è venuto meno e i flussi sono tornati a dipendere unicamente dai ritmi del raccolto corrente.

    A complicare il quadro degli scambi commerciali si aggiungono i gravi blocchi logistici causati dalle tensioni geopolitiche nel Mar Rosso. Il blocco del transito nello Stretto di Bab-el-Mandeb, la porta d’accesso al Canale di Suez, è diventato critico a partire dal 28 febbraio 2026. Questo passaggio marittimo non è sempre stato chiuso, ma l’aumento del rischio militare ha costretto i cargo che collegano l’Asia all’Europa a evitare l’area, circumnavigando l’Africa attraverso il Capo di Buona Speranza. Tale deviazione forzata allunga i tempi di navigazione di un periodo compreso tra 10 e 14 giorni, gonfiando inevitabilmente tutti i costi logistici. Le conseguenze economiche sulla filiera sono pesanti: i prezzi del carburante per le navi sono cresciuti del 68%, il costo per il noleggio dei container è raddoppiato e persino i fertilizzanti chimici necessari alle piantagioni costano il 25% in più a causa delle difficoltà di approvvigionamento. Nel corso del mese di giugno si era aperto un piccolo spiraglio di ottimismo grazie a un accordo politico che aveva consentito una parziale e temporanea riapertura dei transiti marittimi tra il 22 e il 23 giugno. Tuttavia, la tregua è durata solo 2 giorni: i nuovi attacchi militari contro le navi commerciali Ever Lovely e Kiku, avvenuti rispettivamente il 25 e il 27 giugno, hanno riacceso la tensione. Di conseguenza, sul mercato del caffè continua a pesare una quota di ricarico legata al rischio geopolitico, che contribuisce a mantenere elevato il costo d’acquisto finale.

  • Il caffè scotta in borsa tra piogge e speculazione

    Il caffè scotta in borsa tra piogge e speculazione

    I mercati globali del caffè stanno attraversando una fase di straordinaria e drammatica instabilità, assimilabile a un percorso sulle montagne russe che mette a dura prova la tenuta degli operatori finanziari e commerciali. Nel corso di una sola settimana di ordinaria follia, il contratto principale della borsa di oltreoceano ha registrato oscillazioni mai viste prima, muovendosi entro un intervallo giornaliero di quasi 57 centesimi di dollaro. Per comprendere la portata di tale fenomeno, basti pensare che una simile escursione rappresenta l’intero range di variazione annuale registrato nei periodi di normale calma dei prezzi. Quella stessa giornata si è conclusa con un’impennata superiore al 16%, segnando il 4° massimo rialzo giornaliero nella storia dei future del caffè arabica. Anche la piazza di Londra, pur seguendo le dinamiche generali a debita distanza, ha evidenziato alti e bassi decisamente marcati sul fronte della varietà robusta.

    Questo ritorno prepotente a una forte tendenza rialzista giunge dopo un periodo di correzione significativa. Se nel settembre del 2025 i contratti sul caffè scambiati all’Intercontinental Exchange si attestavano a 3,7365 dollari per libbra, per poi toccare il massimo storico di 4,3795 dollari nell’ottobre dello stesso anno, il 2026 si era aperto all’insegna di un trend ribassista. Tra gennaio e l’inizio di giugno, i prezzi dell’arabica erano crollati del 37,8%, toccando il fondo a 2,3885 dollari per libbra il 9 giugno. Tuttavia, proprio da quel punto di svolta tecnico, il mercato ha invertito la rotta in modo fulmineo, recuperando in meno di 1 mese l’intero ribasso accumulato nei 4 mesi precedenti e riportandosi prepotentemente sopra i vecchi record.

    Le ragioni profonde di questa fiammata risiedono principalmente nelle dinamiche produttive dei paesi d’origine, con il Brasile nel ruolo di protagonista assoluto. Detenendo oltre il 37,08% della quota globale, la produzione brasiliana eguaglia da sola quella dei successivi 4 produttori mondiali messi insieme, ovvero Vietnam, Colombia, Etiopia e Indonesia, che insieme rappresentano il 37,41%. Attualmente, il raccolto brasiliano per la stagione 2026/2027 sta accumulando pesanti ritardi a causa di forti e corrosive piogge che hanno interrotto le operazioni sul campo, alimentando i timori di un sensibile calo della qualità dei chicchi. A peggiorare il quadro si aggiunge l’emergere del fenomeno meteorologico El Niño, che minaccia di innescare sbalzi termici estremi e precipitazioni irregolari capaci di danneggiare seriamente la fioritura delle piante e compromettere l’intero raccolto futuro. Di fronte al rischio concreto di una carenza di offerta, i coltivatori brasiliani hanno iniziato a trattenere il prodotto, immagazzinandolo in attesa di prezzi ancora più remunerativi.

    Oltre ai fattori climatici, i costi di produzione sono in costante aumento a causa dell’inflazione globale, mentre le scorte nei magazzini ufficiali della borsa sono scese al minimo da 2 anni a soli 366.756 sacchi. Questa scarsità di merce ha spinto molti fondi di investimento a scommettere sul rialzo dei prezzi attraverso i contratti a termine, che permettono di bloccare il prezzo del caffè oggi per scambiarlo nei mesi futuri. Per frenare questo vortice speculativo e proteggersi dai rischi di insolvenza, la borsa di New York ha preso una decisione drastica: ha aumentato di colpo l’acconto di garanzia richiesto a chi vuole investire, facendolo passare dal 7,9% al 18,9% del valore del contratto. Per fare un esempio concreto, per gestire un investimento in caffè dal valore di 123.000 dollari, gli investitori hanno dovuto depositare improvvisamente ben 23.227 dollari in contanti come garanzia, invece dei circa 9.700 richiesti in precedenza. Questa mossa ha costretto molti speculatori, privi di tale liquidità immediata, a chiudere in fretta le proprie posizioni e ad abbandonare le trattative. Con meno partecipanti attivi sul mercato, le contrattazioni si sono svuotate di denaro fresco e, in assenza di scambi regolari, il prezzo ha iniziato a subire sbalzi ancora più violenti e imprevedibili a ogni singola transazione.

    Negli ultimi giorni la situazione ha mostrato andamenti contrastanti tra le diverse varietà, con l’arabica con scadenza a settembre in calo di 3,90 punti (-1,18%) e il robusta in rialzo di 15 punti (+0,39%), condizionati anche dalla forza del real brasiliano che, raggiungendo il massimo da 3,5 settimane sul dollaro, scoraggia le esportazioni. Tuttavia, i dati settimanali mostrano che i grandi fondi avevano accumulato scommesse al rialzo sul robusta per 44.195 contratti netti, il livello più alto da 2 anni, lasciando il mercato esposto a crolli improvvisi nel caso in cui decidessero di vendere tutto insieme. Poiché non esistono fondi d’investimento semplici o ETF adatti ai piccoli risparmiatori per questa materia prima, l’unico modo per operare sul caffè resta l’uso di questi complessi e rischiosi contratti di borsa. In questo scenario così instabile, gli analisti raccomandano la massima prudenza e l’utilizzo di rigide strategie di protezione per evitare di bruciare il proprio capitale in una delle tempeste finanziarie più violente degli ultimi anni.

  • Mercato del caffè sulle montagne russe

    Mercato del caffè sulle montagne russe

    Il mercato globale del caffè sta vivendo giornate di fortissima volatilità, caratterizzate da una brusca inversione di tendenza sui listini internazionali. Dopo un inizio di settimana travolgente, in cui lunedì l’arabica aveva raggiunto i massimi degli ultimi cinque mesi e mezzo e martedì il robusta aveva toccato i livelli più alti da cinque mesi, le quotazioni sono crollate bruscamente per due sedute consecutive. L’impennata parabolica dei giorni scorsi aveva infatti spinto i prezzi in una zona di forte ipercomprato, innescando vendite tecniche e massicce prese di profitto che hanno azzerato quasi tutti i guadagni.

    A pesare sull’andamento dei mercati e ad accelerare la correzione al ribasso ha contribuito in modo decisivo l’intervento dell’Intercontinental Exchange, che ha stabilito un aumento dei requisiti di margine per il trading dei future sul caffè. Questa decisione ha alimentato le pressioni di liquidazione sulle posizioni lunghe, spingendo gli investitori a chiudere i contratti in essere. La flessione si è manifestata chiaramente nella giornata di mercoledì 8 luglio 2026 su entrambe le piazze d’affari. A New York il contratto per la scadenza di settembre dell’Ice Arabica ha ceduto il 2,5% fermandosi a 309,80 centesimi, mentre a Londra la scadenza principale del Robusta ha subito un calo più marcato del 3,4%, arretrando a 3.741 dollari.

    Sullo sfondo dei movimenti finanziari resta la complessa situazione produttiva in Brasile, dove le operazioni nei campi procedono a rilento. Secondo i dati diffusi da Safras e Mercado, al primo luglio la raccolta brasiliana per la stagione 2026/27 era completa solo al 52%, un livello inferiore sia al 60% registrato nello stesso periodo dello scorso anno, sia alla media quinquennale che si attesta al 55%. La situazione appare evidente anche nella strategica regione del Cerrado Mineiro, dove opera Expocacer, la seconda cooperativa esportatrice del Paese. Qui il raccolto di Arabica ha raggiunto il 32% del totale stimato di 2,859 milioni di sacchi da 60 kg, evidenziando un ritardo rispetto al 42% registrato un anno fa.

    Nelle ultime settimane, il lavoro sul campo in Brasile è stato ostacolato dalle precipitazioni che hanno causato problemi qualitativi e fitosanitari, provocando la caduta precoce dei frutti e favorendo lo sviluppo di funghi come la ruggine e la foma a causa dell’elevata umidità. Nei primi giorni della lavorazione i chicchi hanno presentato una media del 15% di difetti, pur mantenendo una buona qualità in tazza. L’assenza di piogge nei primi giorni di luglio ha temporaneamente concesso una tregua ai produttori, agevolando le operazioni e l’essiccazione naturale nei piazzali con temperature miti tra gli 11 e i 27 gradi. Tuttavia, il sollievo potrebbe essere di breve durata, poiché l’agenzia meteorologica Rural Clima ha già previsto il ritorno di nuove perturbazioni a metà luglio in gran parte delle aree caffeicole, uno scenario che rischia di danneggiare ulteriormente i raccolti.

    Nonostante le difficoltà climatiche e i ritardi logistici sul breve periodo, le prospettive complessive per l’offerta globale restano decisamente ottimistiche, ponendo un freno ai rincari sul lungo termine. L’Istituto del caffè della Costa Rica ha elaborato una sintesi statistica basata sulle previsioni di 14 autorevoli fonti pubbliche e private, stimando per l’annata in corso una produzione complessiva in Brasile di ben 72,15 milioni di sacchi. Se questa proiezione venisse confermata, si registrerebbe una crescita del 15,7% rispetto ai 62,33 milioni di sacchi della stagione 2025/26, segnando un nuovo record storico per il colosso sudamericano e superando persino il precedente primato stabilito nell’annata 2020/21.

  • L’UE consuma il 24% del caffè mondiale: Italia leader nella torrefazione

    L’UE consuma il 24% del caffè mondiale: Italia leader nella torrefazione

    Il ruolo strategico del caffè nell’economia del vecchio continente e le sue sfide evolutive sono stati i temi centrali della sessione dedicata all’impatto economico del comparto in Europa, presentata il 25 giugno 2026, durante una tavola rotonda al World of Coffee a Bruxelles. I dati emersi confermano l’Unione Europea come il massimo mercato mondiale del settore, con consumi che coprono quasi un quarto, precisamente il 24% del totale globale. Per alimentare questo immenso comparto, l’Unione Europea ha importato nel corso del 2025 ben 2.900.000 tonnellate di caffè, equivalenti a 48.300.000 di sacchi tra prodotto verde e torrefatto, per un valore economico complessivo stimato in 18.700.000.000 di euro.

    L’analisi dei flussi commerciali evidenzia una fortissima concentrazione geografica per l’approvvigionamento del mercato europeo. Brasile e Vietnam si confermano saldamente i massimi fornitori esterni, coprendo da soli oltre la metà dei volumi totali. Nello specifico, il Brasile guida la classifica con il 34,2% delle importazioni, pari a poco più di 1.000.000 di tonnellate, seguito dal Vietnam che si attesta al 20% con 587.000 tonnellate. Il resto dell’import è frammentato tra altri 6 paesi chiave che, insieme ai primi 2, compongono l’85% delle forniture extra-comunitarie, ovvero Uganda con l’8,9%, Colombia con il 5,5%, Honduras con il 4,6%, Etiopia con il 4,5%, India con il 3,8% e Indonesia con il 3,7%. Sul fronte interno, i flussi in ingresso verso il continente sono gestiti quasi interamente da un ristretto gruppo di paesi, con Germania e Italia in testa alla graduatoria dei massimi importatori, seguiti da Spagna, Belgio, Olanda e Francia. L’Italia si distingue ulteriormente nel ruolo di primo produttore di caffè torrefatto.

    Lo studio storico dei flussi mostra un andamento caratterizzato da una spiccata volatilità negli ultimi anni, condizionato da fattori logistici, economici e climatici. Le importazioni di caffè verde sono passate dai 2.800.000 di tonnellate registrati nel 2020 a 2.810.000 nel 2021, toccando un picco storico di 2.970.000 di tonnellate nel 2022. A questo record è seguita una contrazione a 2.670.000 nel 2023, una successiva ripresa a 2.920.000 nel 2024 e una nuova e leggera flessione che ha portato il dato definitivo del 2025 a 2.860.000 di tonnellate. Nonostante queste oscillazioni nei volumi, l’analisi economica ha evidenziato la forte resilienza del comparto, che sta affrontando una transizione strutturale guidata dal segmento del caffè specialty e di alta qualità, con consumatori disposti a spendere di più per prodotti tracciabili e di origine selezionata, compensando la stagnazione dei canali di vendita tradizionali della grande distribuzione.

    Le principali preoccupazioni emerse durante i dibattiti a Bruxelles riguardano l’impatto dei costi delle materie prime e le crescenti pressioni che gravano sulla filiera a causa delle anomalie meteo nei paesi d’origine. I rincari record del 2025 delle varietà Arabica e Robusta continuano a comprimere la redditività delle torrefazioni europee, costrette a bilanciare l’aumento dei costi operativi con la difesa del potere d’acquisto dei consumatori finali. Le conclusioni della sessione hanno tracciato la necessità di investire nell’innovazione tecnologica e nella digitalizzazione per garantire la trasparenza richiesta delle nuove normative comunitarie in materia di sostenibilità e deforestazione, promuovendo inoltre la cultura del caffè d’eccellenza per trasformare il consumo quotidiano in un’esperienza di valore e mantenere la leadership economica europea attraverso la qualità e la responsabilità sociale.

  • Allarme globale per il caffè: il ritorno di El Niño mette a rischio i raccolti futuri

    Allarme globale per il caffè: il ritorno di El Niño mette a rischio i raccolti futuri

    La rapida e intensa formazione del fenomeno climatico El Niño nella seconda metà del 2026 sta ridisegnando le prospettive del mercato globale del caffè, rimettendo le variabili meteorologiche al centro dell’attenzione di analisti e operatori. Secondo i dati osservativi ed oceanografici, l’anomalia termica si è sviluppata con una velocità inaspettata fin dall’inizio dell’estate, configurando uno scenario che vede una probabilità superiore al sessanta per cento del verificarsi di un evento di forte intensità, paragonabile a quello storico del periodo tra il 2015 e il 2016. Questa instabilità è destinata a condizionare l’offerta globale nei prossimi anni, agendo in modo differenziato ma altrettanto critico sulle principali aree mondiali di produzione.

    In Brasile, il più grande produttore ed esportatore mondiale, il raccolto della stagione attuale non dovrebbe subire contrazioni drastiche nei volumi complessivi, ma le anomalie meteorologiche già registrate continuano a creare forte volatilità sui mercati. Sebbene l’attuale andamento non comprometta nell’immediato l’offerta del Paese, le forti anomalie termiche previste per le prossime settimane mantengono alta l’attenzione sul potenziale impatto qualitativo e sui rischi di uno stress idrico per le piante. La vera preoccupazione si sposta così sulla successiva annata produttiva, poiché le alterazioni del clima e le temperature sopra la norma rischiano di indurre fioriture precoci e irregolari, compromettendo il potenziale genetico del ciclo successivo.

    Fuori dal continente sudamericano, i rischi legati a El Niño appaiono ancora più severi e immediati, con l’America Centrale e il Sud-Est asiatico indicati come le zone a maggiore vulnerabilità sia per la campagna agricola in corso sia per la successiva. In Vietnam, secondo i centri di monitoraggio idrometeorologico, l’influenza del fenomeno si tradurrà in ondate di calore prolungate e in un drastico deficit di precipitazioni. Le previsioni indicano temperature diffuse superiori alla norma da uno a due gradi Celsius negli ultimi mesi dell’anno, associate a una riduzione delle piogge compresa tra il 25 e il 50 per cento rispetto alle medie storiche. Questo scenario espone le regioni degli Altipiani Centrali a un rischio concreto di siccità e a una precoce intrusione di acqua salata nei sistemi di irrigazione, minacciando direttamente la salute delle piantagioni. Nonostante sia previsto un minor numero di tifoni totali nella regione costiera, i meteorologi avvertono che non si può abbassare la guardia, data la tendenza di El Niño a generare comunque precipitazioni record e alluvioni localizzate nell’arco di poche ore.

    Il mercato internazionale sta reagendo a queste minacce incrociate focalizzandosi sui rischi a medio e lungo termine, in un momento in cui le scorte globali certificate risultano già fortemente limitate. La prospettiva di un potenziale evento climatico estremo che possa prolungarsi fino all’inizio del 2027 mantiene alta la tensione sui prezzi della materia prima alla borsa di New York. Di conseguenza, molti coltivatori stanno modificando la propria strategia commerciale, riducendo il ritmo delle vendite correnti e trattenendo i lotti nei magazzini sia per capitalizzare eventuali nuovi rincari sia per tutelarsi preventivamente contro le incognite produttive dei prossimi cicli biennali.