Categoria: Caffè

  • Il maltempo flagella il caffè brasiliano: raccolto a rilento e rischio qualità per l’arabica

    Il maltempo flagella il caffè brasiliano: raccolto a rilento e rischio qualità per l’arabica

    Le abbondanti e insolite piogge che stanno colpendo le principali zone di produzione del Brasile non danno tregua, prolungando una situazione di emergenza che si trascina ormai da settimane e che continua a surriscaldare il mercato globale del caffè. Sulle piazze finanziarie i listini continuano a reagire con forza a questo scenario di persistente maltempo: i contratti per l’arabica con scadenza a settembre registrano un incremento dello 0,51%, restando sui massimi delle ultime sei settimane, mentre il robusta con scadenza a luglio mette a segno un balzo ancora più consistente, guadagnando il 2,04%.

    Il quadro meteorologico sta letteralmente stravolgendo il normale inverno dell’emisfero australe, un periodo solitamente secco e cruciale per i lavori nei campi. Dopo i primi pesanti disagi di metà mese, che avevano già costretto i produttori a interrompere la raccolta nel Minas Gerais a causa di tre giorni consecutivi di pioggia, il maltempo non ha concesso pause. L’umidità persistente continua a inzuppare i chicchi lasciati ad asciugare all’aperto e ha causato la caduta a terra di almeno il 10% delle bacche, un fattore che compromette seriamente la qualità del prodotto. Gli agronomi restano fortemente allarmati per il rischio di malattie batteriche o fungine che potrebbero colpire i caffèeti in futuro, una minaccia difficile da contrastare dato che la manodopera è interamente assorbita dalla raccolta e non è possibile applicare fungicidi in questa fase.

    I dati emersi dalle rilevazioni di Safras & Mercado mostrano l’impatto pesante di questa prolungata ondata di maltempo sul raccolto della stagione 2026/27. A metà giugno le operazioni generali si erano attestate al 39%, un ritmo più lento rispetto al 43% dello scorso anno e alla media quinquennale del 40%. A soffrire maggiormente è proprio la varietà arabica, bloccata al 29% della produzione prevista contro il 34% del precedente anno a causa dei continui stop forzati nei campi. Al contrario, la raccolta della varietà robusta nell’Espírito Santo ha mostrato una maggiore resilienza, toccando il 59% e superando leggermente i livelli storici.

    Nessun miglioramento è atteso in questi ultimi giorni di giugno. Le previsioni meteorologiche confermano infatti la persistenza dell’instabilità climatica dovuta al passaggio di un nuovo fronte atmosferico, che sta portando ulteriori rovesci intensi proprio nel cuore della regione caffeicola, tra cui il sud del Minas Gerais, il Triângulo Mineiro e le aree centrali e settentrionali dello stato di San Paolo. Con temperature massime che nel Minas Gerais meridionale faranno fatica a superare i 19 gradi, il lavoro di essiccazione resta bloccato e i ritardi accumulati sono destinati ad aggravarsi, mantenendo altissima la pressione rialzista sui prezzi internazionali.

  • Dati ICO: l’arabica flette sui mercati mondiali, resiste la qualità robusta

    Dati ICO: l’arabica flette sui mercati mondiali, resiste la qualità robusta

    Secondo quanto emerso dall’ultimo rapporto della International Coffee Organization relativo al mese di maggio 2026, il mercato globale del caffè sta attraversando una fase di diffuso riassestamento dei prezzi, guidata principalmente dalle prospettive di un incremento dell’offerta globale. L’indice di riferimento del settore, l’I-CIP, ha registrato una flessione media del 3,8% rispetto ad aprile, attestandosi a 256,05 centesimi di dollaro per libbra. Questa tendenza al ribasso riflette la reazione degli operatori commerciali di fronte alla conferma, da parte della Conab, di stime di produzione record per il Brasile in vista dell’anno raccolto 2026/27. Le attese di ampie disponibilità sul mercato hanno pesato in particolar modo sulle varietà di arabica, mentre i chicchi di qualità robusta hanno mostrato un andamento in controtendenza, mantenendo una sostanziale stabilità.

    I dati dettagliati dell’organizzazione evidenziano una flessione generalizzata per i segmenti più pregiati. I prezzi dei caffè Colombian Milds e degli Other Milds sono infatti diminuiti rispettivamente del 3,3% e del 4,8% nel confronto mensile. La riduzione più marcata ha interessato la categoria dei Brazilian Naturals, le cui quotazioni sono scese del 6,4% a maggio, scendendo a una media di 293,73 centesimi per libbra. Al contrario, il mercato dei caffè robusta ha manifestato una maggiore tenuta logistica e commerciale, mettendo a segno un lieve incremento dell’1,1% e portando il valore medio a 166,51 centesimi per libbra. Questo andamento divergente ha prodotto una sensibile contrazione dell’arbitraggio tra i mercati dei futures di Londra e New York, che ha registrato una flessione del 13,1%, sottolineando la fiducia degli investitori nel recupero della produzione di arabica.

    Sul fronte logistico e degli stoccaggi, la International Coffee Organization rileva una situazione differenziata tra le principali piazze di scambio. Le scorte certificate di robusta a Londra hanno mostrato una variazione minima, diminuendo appena dello 0,1% per chiudere il mese a un totale di 0,72 milioni di sacchi da 60 chili. Sul versante opposto, le scorte di arabica monitorate dal New York ICE Futures US hanno evidenziato una netta ripresa, crescendo del 12,6% e raggiungendo quota 0,84 milioni di sacchi. Dal punto di vista dei flussi commerciali globali, i dati consolidati relativi al mese di aprile 2026 indicano una leggera contrazione delle esportazioni mondiali di caffè, che sono scese dello 0,9% fermandosi a 12,05 milioni di sacchi rispetto ai 12,16 milioni registrati nello stesso mese dell’anno precedente.

    Nonostante la flessione mensile delle spedizioni, il bilancio complessivo dei primi sette mesi dell’anno caffè 2023/24 delinea un quadro macroeconomico decisamente solido per il commercio internazionale. Da ottobre ad aprile, le esportazioni globali cumulative hanno raggiunto gli 80,95 milioni di sacchi, segnando una crescita rilevante dell’11,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’analisi per macro-aree geografiche evidenzia performance eccellenti per il Sudamerica, che ha guidato l’espansione globale registrando un balzo dell’export pari al 41,7% in sette mesi, trainato dal recupero dei raccolti brasiliani. Al contrario, l’Asia e l’Oceania hanno subito un rallentamento nei transiti commerciali, con una contrazione delle spedizioni del 10,7% imputabile principalmente ai minori volumi esportati da Vietnam e Indonesia.

  • Report Cecafé: crescono i volumi di caffè brasiliano ma pesano i costi logistici

    Report Cecafé: crescono i volumi di caffè brasiliano ma pesano i costi logistici

    Secondo i dati recentemente diffusi dal Consiglio degli Esportatori di Caffè del Brasile, nel report CECAFE di maggio, nel mese di maggio 2026 le esportazioni complessive di caffè dal Paese sudamericano hanno registrato una crescita del 3,6% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, raggiungendo un totale di 3.089.000 sacchi da 60 kg. Nonostante l’incremento nei volumi spediti, i ricavi valutari mensili hanno subito una contrazione del 16% nel medesimo intervallo temporale, attestandosi a 1,050 miliardi di dollari, a causa di una flessione del prezzo medio per sacco che è sceso a 340,06 dollari. Guardando all’anno civile, nel primo quinquemestre del 2026 il Brasile ha esportato complessivamente 14.745.000 sacchi, segnando un calo del 12,4% rispetto allo stesso periodo del 2022. Parallelamente, gli introiti complessivi da inizio anno si sono ridotti del 14,6%, fermandosi a 5,552 miliardi di dollari.

    I vertici di Cecafé spiegano nel documento CECAFEdi maggio che le performance attuali riflettono una fase fisiologica di transizione tra la fine della vecchia stagione commerciale e l’arrivo del nuovo raccolto. La lieve ripresa evidenziata a maggio è trainata principalmente dall’ingresso sul mercato dei primi caffè raccolti nell’anno in corso, in particolare le varietà della specie canephora, come il conilon e il robusta. Nei primi 5 mesi dell’anno, le spedizioni di questa tipologia di caffè hanno registrato una crescita eccezionale dell’86,5%, superando 1,891 milioni di sacchi. Al contrario, il caffè arábica, pur confermando il proprio primato assoluto con oltre 11 milioni di sacchi e una quota pari al 75,5% dell’export totale, ha evidenziato una flessione del 21,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso come conseguenza di un’annata produttiva storicamente inferiore.

    Sul fronte meteorologico, si registra tuttavia un netto cambio di scenario rispetto al periodo coperto dal report: se a maggio le proiezioni restavano ottimistiche grazie a condizioni climatiche allora favorevoli in gran parte della cintura caffeicola brasiliana, il quadro attuale ha subìto un brusco peggioramento. Le recenti e persistenti piogge invernali e le anomalie termiche stanno ora rallentando le operazioni di raccolta e mettendo a rischio la qualità dei chicchi lasciati ad asciugare nei cortili. Oltre a questa recente ondata di maltempo, la relazione CECAFE evidenzia altri fattori di rischio strutturali che continuano a pesare sul comparto, a partire dalle forti tensioni geopolitiche internazionali. I conflitti in corso nel Medio Oriente stanno provocando un sensibile aumento dei costi dei noli marittimi per i clienti internazionali. A ciò si aggiungono le storiche inefficienze logistiche e la carenza di infrastrutture nei porti brasiliani, che generano ritardi nelle partenze e perdite milionarie per le aziende esportatrici, oltre alle incertezze commerciali legate alle politiche tariffarie degli Stati Uniti, che spingono molti partner commerciali a rallentare temporaneamente i flussi di acquisto in attesa di un quadro normativo più stabile.

    L’analisi geografica delle esportazioni elaborata nel report CECAFE conferma la Germania come principale mercato di destinazione del caffè brasiliano da inizio anno, con 1,911 milioni di sacchi assorbiti, pari al 13% del totale esportato. Al secondo posto si posizionano gli Stati Uniti con 1,771 milioni di sacchi, seguiti dall’Italia, che si piazza al terzo posto registrando un incremento del 3,2% con 1,420 milioni di sacchi. A chiudere il gruppo dei primi 5 partner commerciali sono il Belgio, in forte crescita, e il Giappone. Per quanto riguarda le rotte di uscita interne al Paese, il Porto di Santos mantiene la leadership assoluta gestendo il 72,8% dei carichi totali, seguito dal polo portuale di Rio de Janeiro con il 23,2% e dal porto di Paranaguá.

  • Caffè ai massimi: il mercato trema tra piogge brasiliane e accordo Hormuz

    Caffè ai massimi: il mercato trema tra piogge brasiliane e accordo Hormuz

    Il mercato globale del caffè sta registrando una forte volatilità, trainato da una combinazione di tensioni geopolitiche internazionali e severe anomalie meteorologiche che colpiscono il Brasile, il principale produttore ed esportatore mondiale. Nelle ultime sessioni di borsa, i prezzi dei futures hanno segnato rialzi consistenti, portando l’arabica e il robusta ai massimi da diverse settimane. A sostenere la fiammata dei prezzi contribuisce in modo decisivo la progressiva riduzione delle scorte certificate ICE, che per l’arabica sono scese ai minimi degli ultimi sei mesi e mezzo, mentre quelle del robusta si sono attestate su livelli storicamente bassi prima di mostrare un parziale recupero.

    L’attenzione degli operatori è rivolta soprattutto alle condizioni climatiche nelle aree di coltivazione brasiliane, dove un’insolita ondata di maltempo sta ostacolando le operazioni sul campo. Nello stato del Minas Gerais e a San Paolo, regioni chiave per la produzione, si registrano piogge persistenti che stanno interrompendo la raccolta, la quale avviene solitamente durante il secco inverno dell’emisfero australe. L’eccessiva umidità sta bagnando il caffè steso ad asciugare nei cortili delle aziende agricole e sta causando la caduta precoce dei frutti, un fenomeno che rischia di compromettere la qualità finale del raccolto. Gli esperti segnalano inoltre il rischio di malattie batteriche o fungine per le piante, aggravate dall’impossibilità di applicare trattamenti fungicidi durante la fase di raccolta.

    Le ultime proiezioni meteorologiche indicano che lo scenario rimarrà complesso. Per le regioni produttrici del Sud-Est, come il Minas Gerais meridionale e San Paolo, sono previste temperature minime in forte calo, con termometri pronti a scendere intorno ai 4 °C e il rischio di gelate leggere e isolate nelle zone di pianura. Parallelamente, ulteriori perturbazioni continuano a minacciare rovesci da moderati a intensi in diverse aree agricole del Paese, prolungando i disagi e rallentando l’essiccazione dei chicchi.

    Sul fronte macroeconomico, l’andamento del comparto risente anche dell’euforia generale sui mercati delle materie prime, scaturita dalle recenti dichiarazioni governative statunitensi circa un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran. Le speranze di un allentamento della crisi energetica hanno provocato un netto crollo dei prezzi del petrolio greggio, alimentando il dibattito sulle prossime mosse della Federal Reserve in materia di tassi di interesse e inflazione. Nonostante le stime iniziali indicassero un raccolto brasiliano abbondante in grado di esercitare una pressione ribassista sui prezzi, i timori legati ai ritardi della logistica e alle persistenti interruzioni nelle catene di approvvigionamento globali continuano a spingere i listini verso l’alto. I dati più recenti sull’export confermano inoltre una contrazione delle spedizioni globali di caffè, accentuando i timori di una temporanea scarsità di offerta sul mercato internazionale.

  • Etiopia, stime USDA: il raccolto di caffè cresce del 4,7%

    Etiopia, stime USDA: il raccolto di caffè cresce del 4,7%

    Il settore del caffè in Etiopia si prepara a una crescita significativa per l’annata commerciale 2026/2027. Secondo le ultime proiezioni del dipartimento statunitense dell’agricoltura contenute nel rapporto annuale, la produzione nazionale di chicchi verdi dovrebbe attestarsi a 12,10 milioni di sacchi da 60 chili equivalenti, mettendo a segno un incremento del 4,7% rispetto alla stagione precedente. Questa espansione poggia su previsioni meteorologiche favorevoli, che lasciano intravedere piogge regolari e uno sviluppo uniforme dei chicchi nelle principali aree caffeicole del Paese, consentendo in particolare alle regioni meridionali di riprendersi dopo le flessioni produttive del recente passato.

    La caffeicoltura etiope rimane un comparto fortemente frammentato e legato alle tradizioni, dove circa il 90% della produzione fa capo a 5,9 milioni di piccoli coltivatori che gestiscono appezzamenti mediamente inferiori al mezzo ettaro, spesso integrando le piante di caffè con colture di sussistenza. Per ovviare al problema dell’invecchiamento delle piantagioni, dato che quasi il 70% degli alberi supera il secolo di vita, le autorità locali hanno promosso con successo una campagna nazionale di potatura drastica che sta già offrendo ottimi risultati in termini di resa, triplicando i raccolti in alcune zone di Sidama e dell’Etiopia meridionale. In parallelo, i centri di ricerca nazionali stanno introducendo nuove varietà ibride resistenti alle malattie e riprodotte tramite colture in vitro, capaci di garantire produttività fino a 2,8 tonnellate per ettaro rispetto alla media tradizionale che non raggiunge la tonnellata.

    Al fine di modernizzare la filiera, il governo di Addis Abeba ha recentemente compiuto una svolta storica stanziando 100.000 ettari di terreno da destinare esclusivamente allo sviluppo di piantagioni commerciali private. Questa iniziativa punta a replicare i modelli meccanizzati su larga scala adottati in Brasile, integrando l’uso di irrigazione intelligente e macchinari moderni, sebbene alcuni esperti mettano in guardia dai costi elevati degli investimenti iniziali e dai rischi di alterazione dei profili aromatici unici che caratterizzano l’arabica etiope. La produzione attuale resta comunque concentrata per il 93% in quattro regioni chiave, guidate da Oromia che da sola genera il 59,5% del raccolto nazionale.

    Le stime ottimistiche per il futuro arrivano dopo un’annata 2025/2026 caratterizzata da forti squilibri operativi e forti tensioni finanziarie. Da un lato, il ritardo delle piogge ha rallentato i raccolti ad alta quota, provocando una carenza di caffè lavato; dall’altro, i prezzi dei chicchi freschi sono quadruplicati in alcuni distretti a causa delle aspettative dei produttori, mettendo a dura prova la liquidità dei centri di lavorazione e spingendo molti agricoltori a preferire la lavorazione domestica del caffè naturale. I margini di profitto sono stati erosi anche dal raddoppio dei costi della manodopera per la raccolta e dall’aumento dei costi logistici interni, influenzati da un rincaro dei carburanti superiore al 30%.

    Sul fronte dei mercati esteri, l’USDA prevede che le esportazioni per la stagione 2026/2027 saliranno a 7,13 milioni di sacchi, con una crescita del 2.4%. Il dato riflette anche il trasferimento di scorte invendute dall’anno precedente, accumulatesi poiché i commercianti hanno preferito trattenere il prodotto in attesa di una ripresa dei prezzi internazionali, attualmente sotto pressione per le ampie forniture provenienti da Brasile e Colombia. Le spedizioni risentono inoltre della complessa situazione geopolitica in Medio Oriente, con la chiusura dello Stretto di Hormuz che ha ridotto gli scali navali a Gibuti e innescato una carenza di container vuoti. Nonostante ciò, la recente svalutazione della valuta locale attuata nel luglio 2024 ha migliorato la competitività di prezzo del caffè etiope sul mercato globale.

    L’analisi geografica delle esportazioni evidenzia il mantenimento delle posizioni storiche di Arabia Saudita e Germania, che da sole assorbono quasi un terzo del totale, seguite da Belgio e Stati Uniti. L’elemento di maggiore novità è tuttavia rappresentato dalla travolgente ascesa della Cina, diventata il terzo mercato di sbocco grazie a una crescita del 264% nell’ultimo anno, trainata dall’espansione delle grandi catene di caffetterie cinesi e dall’accordo commerciale che garantisce l’esenzione tariffaria totale per i prodotti etiopi. Le aziende cinesi stanno inoltre investendo direttamente in Etiopia per la costruzione di impianti di lavorazione avanzati nei parchi agro-industriali.

    L’export rimane quasi interamente concentrato sul caffè in grani verdi, che rappresenta il 99,7% dei volumi, lasciando al caffè tostato una quota marginale dello 0,3%. I flussi commerciali mostrano una spiccata stagionalità, toccando i minimi storici a dicembre e gennaio per poi registrare il picco massimo tra maggio e luglio, in corrispondenza del completamento delle certificazioni di qualità. Il commercio estero deve però fare i conti con i nuovi e più severi standard dell’Unione Europea, in particolare la normativa sulla deforestazione e il regolamento sulle certificazioni biologiche, che impone controlli più stringenti sui piccoli coltivatori e che ha già spinto alcune grandi cooperative a ridurre il numero di lotti certificati a causa dell’insostenibilità dei costi amministrativi.

    Infine, i consumi interni continuano a mostrare una notevole vitalità, con una previsione di 5 milioni di sacchi per il 2026/2027. Nonostante le spinte inflazionistiche abbiano quasi raddoppiato i prezzi al dettaglio, la tradizionale cerimonia del caffè radicata nella cultura etiope e la rapida urbanizzazione garantiscono una domanda solida, con un consumo pro capite di circa 2 chili all’anno.

  • L’Africa unisce le forze a tutela del cacao e del caffè

    L’Africa unisce le forze a tutela del cacao e del caffè

    L’Associazione africana dei coltivatori di cacao COCEFAAA e caffè si prepara a lanciare una strategia su scala continentale per favorire la nascita di filiere sostenibili e tutelare l’economia rurale africana. La spinta verso l’integrazione regionale e l’ammodernamento dei sistemi agricoli si concretizzerà in autunno a Lagos, in Nigeria, dove è in programma una conferenza interamente dedicata a queste due materie prime strategiche. L’evento, organizzato in collaborazione con il Ministero federale dell’agricoltura locale e i principali istituti di ricerca di settore, si focalizzerà sulla costruzione di una catena del valore resiliente per l’Africa occidentale, centrale e orientale.

    Le proiezioni economiche indicano che i mercati globali del cacao e del caffè sono destinati a una crescita imponente entro il 2035. Il valore del comparto del cacao dovrebbe salire dagli attuali 169 miliardi di dollari fino a superare i 245 miliardi, mentre il mercato del caffè potrebbe quasi raddoppiare, passando da 284 miliardi a oltre 486 miliardi di dollari. In questo scenario, il continente africano mantiene un ruolo di assoluto dominio produttivo, controllando circa il 70% della produzione mondiale di cacao e contribuendo per il 12,5% a quella del caffè. Tra i Paesi che stanno dimostrando maggiore tenacia produttiva spiccano nazioni storiche come Costa d’Avorio, Ghana e Camerun, affiancate da centri d’eccellenza per il caffè quali Etiopia, Uganda e Kenya.

    In questo contesto, la Nigeria sta cercando di diversificare e ampliare il proprio portafoglio di esportazioni attraverso programmi mirati come l’Iniziativa di rinascita del caffè. Sfruttando modelli di partenariato tra pubblico e privato e la collaborazione con investitori internazionali, il piano punta a incrementare la produttività agricola adottando sistemi integrati di gestione del suolo. Questa ristrutturazione interna ha l’obiettivo di generare nuova occupazione, in particolare per donne e giovani, garantendo flussi stabili di valuta estera e fortificando la stabilità economica delle comunità rurali attraverso la diversificazione delle colture e l’applicazione di logiche di resilienza climatica.

    La cooperazione tra i vari Stati produttori è considerata una priorità per mitigare i danni provocati dalla prolungata volatilità dei prezzi internazionali, un fenomeno che nel corso degli anni ha rallentato gli investimenti e minacciato la sussistenza quotidiana dei coltivatori. La nascita di un’alleanza unitaria e la nascita formale della prima associazione panafricana dei produttori serviranno proprio a dare maggiore peso contrattuale agli agricoltori sui tavoli globali, promuovendo contratti equi e standard di vita migliori.

    L’agenda dei lavori per i prossimi mesi prevede un forte impegno sul fronte formativo ed ecologico. Le linee guida dell’azione comune impongono la transizione verso tecniche agricole che escludano la deforestazione e migliorino i processi di raccolta e stoccaggio. I tavoli tecnici si concentreranno sull’adeguamento tempestivo alle severe normative dell’Unione Europea in materia di deforestazione, sull’espansione dei sistemi di agroforestazione e sulle opportunità economiche derivanti dai crediti di carbonio, ponendo le basi per un mercato africano meno dipendente dalle speculazioni estere.

  • Colombia, stime USDA: produzione di caffè in aumento del 7,2%

    Colombia, stime USDA: produzione di caffè in aumento del 7,2%

    La caffeicoltura in Colombia si appresta a vivere una netta inversione di tendenza per l’annata commerciale 2026/2027, lasciandosi alle spalle una stagione complessa segnata dal maltempo. Secondo le ultime proiezioni USDA contenute nel rapporto annuale pubblicato, la produzione nazionale di chicchi verdi registrerà un incremento del 7,2%, raggiungendo la quota di 13,4 milioni di sacchi da 60 chili equivalenti.

    Questo atteso rimbalzo produttivo è legato a un radicale cambiamento dello scenario meteorologico, caratterizzato dalla transizione dal fenomeno umido di La Niña a una fase di forte El Niño. Sebbene a livello internazionale questo surriscaldamento ciclico delle acque del Pacifico equatoriale susciti frequenti timori, per i coltivatori colombiani di caffè arabica rappresenta storicamente una congiuntura favorevole. Le piante di caffè dimostrano infatti un’ottima capacità di tollerare lo stress idrico e le temperature elevate tipiche di El Niño, specialmente se coltivate in terreni dotati di una buona ritenzione idrica naturale in grado di scongiurare deficit critici per il fusto.

    La Federazione nazionale dei coltivatori (Fedecafe) ha comunque diffuso una serie di linee guida per aiutare gli oltre 550.000 produttori del Paese a ottimizzare i raccolti sotto il nuovo regime climatico.

    I dati ottimistici per il ciclo 2026/2027 giungono dopo un’annata 2025/2026 decisamente negativa, chiusasi con una contrazione del 9,4% che ha fatto scivolare la produzione a 12,5 milioni di sacchi. In quel caso, a compromettere i raccolti sono state le piogge torrenziali e incessanti che hanno colpito le principali regioni caffeicole, interrompendo il naturale ciclo riproduttivo vegetale basato su brevi periodi di secca necessari all’induzione floreale. L’eccesso di umidità ha causato la caduta precoce dei fiori e ha innalzato i tassi di infezione della ruggine fogliare. Ciononostante, la situazione fitosanitaria complessiva del Paese resta sotto controllo grazie alla massiccia adozione di varietà resistenti, che oggi coprono l’87% della superficie a caffè contro il magro 35% del 2010. Tra le ultime novità introdotte dai centri di ricerca spicca la varietà “Umbral”, specificamente progettata per tollerare il forte calore e coltivabile a partire dagli 850 metri di altitudine, una fascia collinare storicamente preclusa alla caffeicoltura.

    Sul fronte dei mercati, i prezzi interni del caffè in Colombia hanno subito una decisa flessione a causa del rinnovato ottimismo sulle forniture globali e del tasso di cambio della valuta locale rispetto al dollaro. A febbraio 2026, il valore di un sacco da 125 chili si è attestato a poco più di 2,17 milioni di pesos colombiani, segnando un calo del 30% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Sebbene questa riduzione comprima i ricavi immediati delle aziende agricole, gli analisti evidenziano come la discesa dei listini offra una finestra strategica controciclica per il rinnovo delle piantagioni. Quando i prezzi sono molto alti i produttori tendono a posticipare le potature per massimizzare la raccolta corrente, mentre con i margini ridotti diventa più conveniente procedere al ringiovanimento degli alberi anziani per garantirsi rese superiori nel lungo termine. Restano stabili i timori legati all’aumento dei costi dei fertilizzanti a causa delle tensioni in Medio Oriente e all’impennata di oltre il 20% del salario minimo nazionale, una voce pesante se si considera che la manodopera assorbe il 69% delle spese totali di produzione.

    Le dinamiche commerciali rifletteranno da vicino l’andamento dei raccolti interni. Grazie alla ripresa produttiva, le esportazioni totali colombiane per l’annata 2026/2027 sono destinate a risalire a 13,4 milioni di sacchi, mettendo a segno un progresso del 4,6% rispetto alla flessione registrata nel ciclo precedente. Gli Stati Uniti si confermano il principale mercato di sbocco assorbendo oltre il 40% dei volumi, seguiti dall’Unione Europea e dal Giappone.

    Parallelamente, la ripresa del raccolto nazionale permetterà alla Colombia di ridurre del 18% le importazioni di caffè a basso costo, destinate a scendere a 2 milioni di sacchi nel 2026/2027 dopo il picco straordinario di 2,4 milioni toccato nel periodo di crisi precedente. Questi flussi in entrata, provenienti soprattutto da Brasile, Perù ed Ecuador, vengono tradizionalmente impiegati dall’industria locale per soddisfare la domanda interna di caffè solubile e miscele economiche, lasciando le quote pregiate di arabica nazionale libere per i mercati esteri. I consumi interni dei cittadini colombiani rimangono infatti modesti e stabili a 2,2 milioni di sacchi complessivi, pari a circa 3,08 chili pro capite, nonostante i tentativi del governo di incentivare la domanda interna attraverso la recente approvazione della legge 2504 del 2025, che ha elevato il caffè al rango di bevanda nazionale consentendone l’acquisto da parte degli enti pubblici e l’inclusione nei programmi alimentari statali.

    Infine, le scorte finali del Paese per la stagione 2026/2027 registreranno una contrazione del 22,6%, scendendo a 670.000 sacchi, poiché la ripresa dell’export assorbirà gran parte delle disponibilità e non sussistono politiche governative volte all’accumulo di stock commerciali sul lungo periodo. Resta intanto alta l’attenzione dei produttori verso i requisiti di tracciabilità imposti dalla normativa dell’Unione Europea sulla deforestazione, con le piccole imprese locali chiamate a conformarsi entro il termine ultimo del 30 giugno 2026; un traguardo per il quale Fedecafe ha già mappato e messo in regola circa il 90% dei lotti agricoli nazionali.

  • Caffè, report USDA: cala il raccolto indonesiano, export previsto a 7 milioni di sacchi

    Caffè, report USDA: cala il raccolto indonesiano, export previsto a 7 milioni di sacchi

    Il settore del caffè in Indonesia si trova a fare i conti con una complessa congiuntura climatica che sta ridisegnando le mappe della produzione e del commercio per la stagione 2026/27. Secondo quanto dettagliato nel rapporto Coffee Annual USDA la produzione di chicchi verdi del Paese subirà una contrazione stimata dell’8%, scendendo a 11,38 milioni di sacchi. A determinare questa flessione sono state le precipitazioni eccezionalmente abbondanti registrate a metà del 2025, che hanno gravemente compromesso le delicate fasi di fioritura e di primo sviluppo dei frutti nelle principali aree orientate alla varietà robusta, localizzate soprattutto negli altopiani di Sumatra meridionale e in diverse zone dell’isola di Giava.

    Le anomalie meteorologiche hanno colpito in modo differenziato le diverse latitudini dell’arcipelago. Nello specifico, la produzione di robusta per la nuova annata è prevista in calo di un milione di sacchi rispetto al ciclo precedente, assestandosi a quota 10 milioni. Per i mesi a venire, l’Agenzia meteorologica nazionale prevede inoltre l’insorgere di una debole variante di El Niño destinata a rafforzarsi nella seconda metà dell’anno, portando una stagione secca molto più prolungata e arida della media climatologica, con un conseguente aumento dei rischi di siccità sia a Sumatra che a Giava. Sul fronte dell’arabica, le aree produttive settentrionali di Aceh e Sumatra del Nord risentono ancora dei devastanti effetti delle inondazioni e delle frane causate dal tifone Sinyar alla fine di novembre del 2025. I danni strutturali a strade, ponti, magazzini e impianti di lavorazione hanno mantenuto i costi di trasporto eccezionalmente elevati e rallentato le spedizioni, spingendo gli analisti a rivedere al ribasso la produzione di arabica del ciclo precedente a 1,37 milioni di sacchi, con una timida ripresa a 1,38 milioni stimata per la nuova stagione limitatamente alle aree scampate al disastro.

    La geografia della caffeicoltura indonesiana rimane comunque stabile su una superficie complessiva di 1,2 milioni di ettari, data l’assenza di significativi programmi statali di espansione o reimpianto negli ultimi tempi. La filiera è quasi interamente nelle mani dei piccoli proprietari terrieri, che gestiscono l’8% della superficie totale con appezzamenti compresi tra uno e due ettari, mentre le grandi tenute private o statali rappresentano una quota minima della produzione. Nonostante il recente rincaro dei fertilizzanti, i margini accumulati dai coltivatori grazie ai listini elevati degli ultimi tre anni hanno favorito una migliore manutenzione delle piante e il recupero di lotti precedentemente abbandonati.

    Il calo dei raccolti interni avrà un impatto diretto sui flussi commerciali internazionali. Le esportazioni indonesiane di caffè in grani sono infatti proiettate a 7 milioni di sacchi per l’anno commerciale 2026/27, segnando una flessione dell’11%. Nonostante i ritardi logistici e l’impennata dei noli marittimi legati ai conflitti in Medio Oriente nell’ultima parte dell’annata precedente, l’Indonesia ha registrato un forte balzo delle spedizioni verso l’Europa, in particolare verso Germania e Belgio, grazie alla competitività dei prezzi e alla preparazione dei canali commerciali per conformarsi alle nuove normative europee sulla deforestazione. Gli Stati Uniti restano un partner solido, posizionandosi stabilmente tra le prime cinque destinazioni con una domanda focalizzata principalmente sull’arabica di alta qualità. Per compensare i vuoti dell’offerta interna e sostenere le richieste delle torrefazioni, l’import di caffè verde è previsto in lieve aumento a 1,42 milioni di sacchi, confermando il Vietnam come fornitore nettamente dominante e il Brasile come seconda opzione, a fronte di una crescente diversificazione verso i vicini mercati di Papua Nuova Guinea e Timor Est.

    I consumi sul mercato domestico mantengono una traiettoria di crescita moderata, stimata a 4,83 milioni di sacchi, sostenuta dalla forte domanda dell’industria di trasformazione. Sebbene le torrefazioni locali abbiano visto comprimersi i propri margini a causa degli elevati prezzi della materia prima, il successivo alleggerimento dei listini all’inizio del 2026 ha ridato slancio agli acquisti. Il profilo dei consumatori indonesiani mostra una netta stratificazione: mentre i segmenti della popolazione a basso e medio reddito continuano a preferire il caffè economico offerto dai venditori ambulanti e dai chioschi di strada, le caffetterie alla moda nei centri urbani intercettano i consumatori della Generazione Z disposti a spendere di più per prodotti premium. La bevanda tradizionale nota come kopi susu, a base di caffè e latte, resta la porta d’ingresso prediletta per i nuovi consumatori ed è ampiamente diffusa sia nei menu dei locali sia nel segmento dei prodotti pronti da bere. Sul fronte finanziario, la svalutazione della rupia rispetto al dollaro registrata nei primi mesi del 2026 ha fornito un parziale sostegno ai prezzi interni dell’arabica di qualità inferiore, mentre le scorte complessive di chicchi verdi nel Paese subiranno una contrazione dell’11% a causa del continuo attingimento per l’export e per le necessità dei trasformatori locali.

  • Caffè, stime USDA: l’Uganda accelera e punta a 7,2 milioni di sacchi

    Caffè, stime USDA: l’Uganda accelera e punta a 7,2 milioni di sacchi

    Il panorama caffeicolo dell’Africa orientale registra un importante consolidamento sul fronte produttivo e commerciale, trainato dalle ottime performance della filiera in Uganda. Secondo quanto emerge dal rapporto annuale USDA, le stime elaborate dall’ufficio di Nairobi del servizio agricolo estero del dipartimento statunitense dell’agricoltura indicano una crescita costante per il Paese, con la produzione complessiva di caffè prevista in aumento da 7,1 milioni a 7,2 milioni di sacchi da 60 chilogrammi per l’annata commerciale 2026/27. A fare da traino a questo incremento è soprattutto la progressiva espansione delle aree dedicate alla coltivazione, un fenomeno ampiamente stimolato dal mantenimento di prezzi di mercato storicamente elevati negli ultimi anni.

    L’analisi territoriale rivela una dinamica geografica ben definita, con la superficie totale piantata che dovrebbe raggiungere i 595.000 ettari rispetto ai 590.000 dell’anno precedente, grazie anche a una graduale riconversione dei terreni dalla produzione di legname alla caffeicoltura, riscontrata in particolar modo nella regione di Masaka. Il comparto agricolo ugandese rimane profondamente legato alla tradizione dei piccoli coltivatori diretti, i quali gestiscono appezzamenti di dimensioni variabili tra gli 0,5 e i 2,5 ettari e rappresentano circa il 90% dell’intera produzione nazionale, lasciando il restante 10% alle medie e grandi aziende. Dal punto di vista botanico, la varietà robusta si conferma l’indiscussa protagonista del Paese coprendo l’80% del totale, con una produzione stimata per la nuova stagione a quota 6,0 milioni di sacchi e una forte concentrazione nella regione centrale, sebbene si registri una costante espansione verso il nord. L’arabica presidia invece il restante 20% con una stima di 1,1 milioni di sacchi, localizzati prevalentemente ad alta quota nelle zone orientali e occidentali, dove le temperature più fresche creano l’habitat ideale per lo sviluppo della pianta.

    Nonostante i riscontri produttivi positivi, supportati anche dalla maturazione dei fusti ad alto rendimento piantati negli anni passati e da buone condizioni meteorologiche, i coltivatori locali si trovano a dover fronteggiare forti criticità sul piano dei costi di gestione. L’utilizzo dei fertilizzanti rimane complessivamente ridotto e limitato quasi esclusivamente alle realtà aziendali più grandi, a causa di un rincaro del 21% che ha colpito i sacchi da 50 chilogrammi di prodotti a base di azoto e fosforo. Sul fronte fitosanitario, le pressioni derivanti da parassiti e malattie si fanno sempre più severe: gli agricoltori indicano nel lepidottero perforatore dei ramoscelli la minaccia più diffusa, mentre la ruggine del caffè resta la patologia più ricorrente. Per arginare questi problemi, la maggior parte dei piccoli produttori si affida ancora a metodologie di controllo tradizionali e meccaniche, sebbene si noti un graduale aumento nell’impiego di fitofarmaci. Anche la gestione idrica sconta barriere economiche strutturali, poiché i sistemi di irrigazione artificiale presentano costi capitali e operativi proibitivi e il programma governativo di distribuzione di kit per l’irrigazione finisce per escludere i coltivatori meno abbienti, essendo riservato solo a chi possiede le risorse per autofinanziare le quote di installazione e manutenzione.

    Sotto il profilo del commercio internazionale, l’Uganda mantiene una spiccata vocazione all’esportazione, veicolando oltre il 98% del proprio prodotto sotto forma di chicchi verdi. Per la stagione 2026/27 si prevede un incremento delle esportazioni fino a 6,8 milioni di sacchi, spinto dalla solidità della domanda globale. L’Unione Europea si riafferma come il partner commerciale di riferimento assoluto, avendo assorbito ben il 73% delle spedizioni complessive nel ciclo 2024/25, seguita a grande distanza dal Marocco e dagli Stati Uniti, entrambi attestati al 6%. Ciononostante, il Paese sta cercando di diversificare i propri mercati di sbocco, registrando un interesse crescente da parte dei mercati asiatici, in particolare della Cina. I prezzi medi all’esportazione, pur avendo registrato una lieve flessione a 4,51 dollari per chilogrammo nell’ultimo anno rispetto al picco di 4,64 dollari toccato nel ciclo 2024/25, rimangono comunque storicamente elevati se confrontati con i 2,50 dollari del periodo 2021/22, riflettendo una situazione di generale scarsità di offerta sui mercati mondiali.

    Le strategie politiche a lungo termine delineano la chiara volontà delle istituzioni di trasformare l’Uganda da semplice esportatore di materie prime a hub di trasformazione industriale. Il governo ha infatti pianificato una progressiva riduzione delle esportazioni di caffè grezzo a favore di prodotti a maggiore valore aggiunto, come il caffè torrefatto e il solubile, con l’obiettivo di moltiplicare i ricavi e generare nuovi posti di lavoro interni. Le autorità hanno precisato che questa transizione avverrà in modo graduale per non penalizzare l’attuale scorrimento dei chicchi verdi, in attesa che la capacità infrastrutturale dei laboratori locali sia completata. Sul piano istituzionale, il comparto ha vissuto una profonda riorganizzazione interna in seguito allo scioglimento dell’autorità per lo sviluppo del caffè, le cui competenze di controllo, promozione e regolamentazione sono state assorbite direttamente dal ministero dell’agricoltura, generandone pareri contrastanti tra gli operatori della filiera tra chi non ha riscontrato disservizi e chi lamenta ritardi burocratici.

    Infine, anche lo scenario dei consumi interni mostra una timida ma significativa evoluzione. Il rapporto prevede un modesto incremento della domanda domestica a 335.000 sacchi per il 2026/27, un trend supportato dalla vivacità del settore alberghiero e della ristorazione e da un progressivo mutamento delle abitudini di consumo nelle aree urbane, accompagnato dal potenziamento degli impianti locali di torrefazione. Sul fronte delle scorte, la tendenza dei commercianti a liquidare immediatamente il prodotto per capitalizzare i prezzi elevati del mercato spot riduce al minimo i volumi stoccati nei magazzini, lasciando i depositi dei coltivatori quasi del tutto vuoti alla fine del ciclo stagionale.

  • Caffè, report USDA: la robusta vietnamita cresce ma El Niño minaccia i raccolti

    Caffè, report USDA: la robusta vietnamita cresce ma El Niño minaccia i raccolti

    Il Vietnam accelera sul sentiero della competitività globale e rimodella le proprie strategie produttive per consolidare la sua posizione nel mercato del caffè. Secondo quanto emerge dal rapporto ufficiale USDA, curato dalla sede di Ho Chi Minh City del dipartimento statunitense dell’agricoltura, per l’annata commerciale 2026/27 la produzione complessiva del Paese asiatico è prevista in aumento fino a 32,5 milioni di sacchi equivalenti in grani verdi. Questa imponente crescita dell’offerta risulta trainata dall’espansione dei terreni coltivati, stimolata dai picchi storici dei prezzi registrati nel biennio precedente, e si comporrà nello specifico di 31,4 milioni di sacchi della varietà robusta e di 1,1 milioni di sacchi di arabica.

    I dati diffusi dal Ministero dell’Agricoltura e dell’Ambiente indicano che la superficie totale destinata alle piantagioni ha ormai raggiunto i 730.000 ettari. A dare un forte impulso ai raccolti è l’entrata in fase di produzione stabile e ad alto rendimento delle aree rinnovate tra il 2021 e il 2023 nell’ambito del programma statale di reimpianto, che si avvale di varietà ad alta produttività e resilienti ai cambiamenti climatici. Tuttavia, gli scienziati dell’Istituto di Scienze Agricole e Forestali degli Altopiani Occidentali avvertono che circa il 30% delle piante in attività ha superato i vent’anni di vita e necessita di urgenti interventi di rinnovo per evitare un declino della qualità. A sostenere lo slancio del comparto concorre anche l’attivismo di grandi gruppi privati che stanno ampliando le proprie operazioni sul campo.

    Se da un lato l’euforia per i guadagni passati ha spinto gli investimenti, dall’altro emergono rischi per la sostenibilità a lungo termine. Molti agricoltori degli Altopiani Centrali, nel tentativo di massimizzare le rese immediate, hanno ecceduto nell’applicazione di fertilizzanti chimici, provocando un sovraccarico di azoto, fosforo e potassio nei terreni. Allo stesso modo, il ricorso a irrigazioni premature o eccessive rischia di impoverire le falde acquifere e far lievitare i costi gestionali, che nell’ultimo anno hanno già subito una forte impennata: le spese per concimi e carburanti sono aumentate di circa il 30%, mentre i costi della manodopera sono cresciuti del 33%. Sullo sfondo rimangono le forti preoccupazioni per l’andamento meteo. Se gli ultimi mesi del 2025 avevano registrato piogge superiori alla norma, l’inizio del 2026 ha portato una forte siccità nelle principali province produttrici come Dak Lak, Gia Lai e Lam Dong, con i meteorologi americani che stimano al 62% le probabilità di un imminente consolidamento di El Niño, fenomeno tipicamente associato a ondate di caldo torrido e scarse precipitazioni nel Sud-est asiatico.

    Nonostante le sfide climatiche, il Vietnam sta portando avanti una profonda trasformazione qualitativa, orientandosi verso la tracciabilità e la sostenibilità e abbandonando la vecchia logica dei soli volumi commerciali. Circa il 40% dei terreni ha già ottenuto prestigiose certificazioni internazionali e le autorità sono attivamente al lavoro insieme alle aziende esportatrici per soddisfare i severi requisiti del regolamento dell’Unione Europea sulla deforestazione, che entrerà in vigore alla fine del 2026. Un compito non semplice, considerando che la filiera coinvolge oltre 600.000 nuclei familiari di piccoli coltivatori. Sul piano agricolo si registra inoltre il superamento della tradizionale monocoltura a favore di sistemi di coltivazione mista, in cui il caffè viene piantato insieme a pepe, macadamia, avocado o durian. Quest’ultimo in passato aveva spinto molti contadini a espiantare il caffè a causa di profitti tre volte superiori, ma il successivo boom dei listini dei chicchi ha invertito la tendenza, e oggi l’intercropping permette alle famiglie di diversificare le entrate e resistere meglio alle oscillazioni del mercato.

    I consumi interni mostrano una notevole dinamicità, con una previsione di 5 milioni di sacchi per la nuova stagione. La crescita è sostenuta dall’espansione della classe media e da un forte sviluppo economico, che ha visto il prodotto interno lordo del Paese crescere oltre l’8% e il turismo internazionale toccare i 21 milioni di visitatori. Tra i giovani consumatori urbani cambiano anche i gusti: cresce la richiesta di arabica speciale e robusta di alta qualità, aumentano i metodi di preparazione moderni e si afferma una forte tendenza alla torrefazione e alla preparazione domestica con macchine intelligenti.

    Le esportazioni complessive per la stagione 2026/27 sono stimata in moderata crescita a 28,95 milioni di sacchi. Nel primo semestre dell’anno commerciale precedente, le spedizioni all’estero avevano registrato un balzo del 27,5%, trainate dall’ottima tenuta dei mercati storici come Germania, Italia e Stati Uniti, ma anche da una straordinaria esplosione della domanda in altre aree asiatiche, con l’India che ha segnato una crescita di oltre il 1.000% e la Cambogia di oltre il 470%. I chicchi verdi costituiscono ancora la quota maggioritaria dell’export, ma i prodotti lavorati come il caffè solubile e torrefatto coprono ormai il 13% del totale, offrendo margini più elevati che aiutano ad ammortizzare i cali dei prezzi della materia prima grezza.

    L’andamento dei prezzi sui mercati internazionali risente intanto dell’aumento dell’offerta globale garantito dai buoni raccolti di altri giganti mondiali come il Brasile. Questo fattore ha determinato una flessione dei listini medi all’esportazione del 9% rispetto ai picchi del biennio precedente, con il prezzo medio di marzo sceso a 4.553 dollari per tonnellata. Una dinamica simile ha colpito il mercato interno degli Altopiani Centrali, dove il prezzo della robusta in grani ha registrato una contrazione del 16% attestandosi a circa 102.800 dong per chilogrammo. Questo trend discendente ha spinto gli intermediari e gli esportatori a liberare rapidamente le scorte di magazzino prima di incorrere in ulteriori svalutazioni, determinando una progressiva riduzione degli stock nazionali che si prevede scenderanno a 489.000 sacchi alla fine della nuova annata commerciale.