Caffè ai massimi: il mercato trema tra piogge brasiliane e accordo Hormuz

Il mercato globale del caffè sta registrando una forte volatilità, trainato da una combinazione di tensioni geopolitiche internazionali e severe anomalie meteorologiche che colpiscono il Brasile, il principale produttore ed esportatore mondiale. Nelle ultime sessioni di borsa, i prezzi dei futures hanno segnato rialzi consistenti, portando l’arabica e il robusta ai massimi da diverse settimane. A sostenere la fiammata dei prezzi contribuisce in modo decisivo la progressiva riduzione delle scorte certificate ICE, che per l’arabica sono scese ai minimi degli ultimi sei mesi e mezzo, mentre quelle del robusta si sono attestate su livelli storicamente bassi prima di mostrare un parziale recupero.

L’attenzione degli operatori è rivolta soprattutto alle condizioni climatiche nelle aree di coltivazione brasiliane, dove un’insolita ondata di maltempo sta ostacolando le operazioni sul campo. Nello stato del Minas Gerais e a San Paolo, regioni chiave per la produzione, si registrano piogge persistenti che stanno interrompendo la raccolta, la quale avviene solitamente durante il secco inverno dell’emisfero australe. L’eccessiva umidità sta bagnando il caffè steso ad asciugare nei cortili delle aziende agricole e sta causando la caduta precoce dei frutti, un fenomeno che rischia di compromettere la qualità finale del raccolto. Gli esperti segnalano inoltre il rischio di malattie batteriche o fungine per le piante, aggravate dall’impossibilità di applicare trattamenti fungicidi durante la fase di raccolta.

Le ultime proiezioni meteorologiche indicano che lo scenario rimarrà complesso. Per le regioni produttrici del Sud-Est, come il Minas Gerais meridionale e San Paolo, sono previste temperature minime in forte calo, con termometri pronti a scendere intorno ai 4 °C e il rischio di gelate leggere e isolate nelle zone di pianura. Parallelamente, ulteriori perturbazioni continuano a minacciare rovesci da moderati a intensi in diverse aree agricole del Paese, prolungando i disagi e rallentando l’essiccazione dei chicchi.

Sul fronte macroeconomico, l’andamento del comparto risente anche dell’euforia generale sui mercati delle materie prime, scaturita dalle recenti dichiarazioni governative statunitensi circa un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran. Le speranze di un allentamento della crisi energetica hanno provocato un netto crollo dei prezzi del petrolio greggio, alimentando il dibattito sulle prossime mosse della Federal Reserve in materia di tassi di interesse e inflazione. Nonostante le stime iniziali indicassero un raccolto brasiliano abbondante in grado di esercitare una pressione ribassista sui prezzi, i timori legati ai ritardi della logistica e alle persistenti interruzioni nelle catene di approvvigionamento globali continuano a spingere i listini verso l’alto. I dati più recenti sull’export confermano inoltre una contrazione delle spedizioni globali di caffè, accentuando i timori di una temporanea scarsità di offerta sul mercato internazionale.

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