Categoria: Caffè

  • Caffè solubile, scatta la tensione sui dazi tra USA e Brasile

    Caffè solubile, scatta la tensione sui dazi tra USA e Brasile

    L’introduzione delle nuove tariffe commerciali proposte dagli Stati Uniti sta sollevando forti preoccupazioni nel comparto internazionale del caffè, con particolare riferimento al segmento del solubile brasiliano. La filiera produttiva si trova in un momento di evidente apprensione dopo che le speranze di vedere l’estratto di caffè istantaneo inserito nella lista delle eccezioni del governo americano sono svanite il 2 giugno. La doppia manovra tariffaria prospettata dalle autorità di Washington rischia infatti di far lievitare la pressione fiscale sul prodotto dal precedente dieci per cento fino a un complessivo trentasette e mezzo per cento. Questa imposta combinata deriverebbe da un primo dazio del venticinque per cento suggerito dall’Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti il 2 giugno, a cui si è aggiunta la successiva proposta della Casa Bianca, presentata il 3 giugno, per un ulteriore dodici e mezzo per cento legato a indagini su presunte irregolarità nelle pratiche lavorative interne, condotte secondo l’articolo 301 del Trade Act.

    La situazione appare delicata per l’industria del Brasile, che vede nel mercato nordamericano uno sbocco commerciale di primo piano. Il caffè istantaneo rappresenta circa il dieci per cento delle esportazioni complessive di caffè brasiliano verso gli Stati Uniti, a differenza del caffè verde e del tostato e macinato che godono attualmente dell’inclusione nell’elenco delle esenzioni tariffarie globali statunitensi in scadenza a luglio. Sebbene lo scenario sia complesso e non siano ancora state delineate contromisure ufficiali o reazioni immediate da parte dei vertici associativi brasiliani, si registra una moderata fiducia nella possibilità di avviare un confronto costruttivo. I canali di comunicazione con le controparti oltreoceano risultano infatti più accessibili rispetto al passato, offrendo spazi per l’invio di memorie scritte e la partecipazione a dibattiti istituzionali.

    L’allarme per gli effetti di queste barriere doganali non si limita ai soli esportatori sudamericani, ma ha trovato una sponda importante all’interno degli stessi confini statunitensi già nel mese di maggio, in occasione del Seminario Internazionale sul Caffè a Santos. In quel contesto, le rappresentanze dei torrefattori e dei commercianti americani hanno sottolineato che il mantenimento di dazi così gravosi finirebbe per colpire direttamente l’economia domestica, gravando sul costo della vita di oltre trenta milioni di consumatori adulti che utilizzano quotidianamente il caffè istantaneo. La materia prima in questione, inoltre, non è solo un prodotto di largo consumo autonomo, ma costituisce un ingrediente industriale insostituibile per la fiorente industria americana delle bevande pronte da bere e del caffè freddo confezionato. Un rincaro di tale portata rischierebbe quindi di ripercuotersi sull’intera catena del valore e sui prezzi finali al dettaglio in un periodo già caratterizzato dall’attenzione ai rincari della spesa.

    Le diplomazie economiche e le organizzazioni degli esportatori sono impegnate a monitorare l’evoluzione delle indagini della Sezione 301, i cui esiti formali sono attesi entro i primi giorni di luglio. Alcune delegazioni sindacali e industriali si sono già attivate direttamente a Washington per seguire l’andamento del dossier. Tra le priorità assolute vi è la salvaguardia dello status del caffè verde in grani e del caffè tostato, i quali pur rappresentando una quota inferiore allo zero virgola cinque per cento dell’export complessivo, rimangono strategici per l’equilibrio degli scambi bilaterali. L’obiettivo comune resta quello di dimostrare la conformità delle produzioni e l’importanza del libero flusso commerciale, ventilando tra le opzioni percorribili anche la negoziazione di un accordo bilaterale specifico volto a neutralizzare l’impatto dei dazi prima del termine per la raccolta dei commenti, fissato al 6 luglio 2026, e delle successive udienze pubbliche calendarizzate per il 7 luglio 2026.

  • Stime Conab: per il caffè brasiliano sarà un anno storico, ma sotto le previsioni USA

    Stime Conab: per il caffè brasiliano sarà un anno storico, ma sotto le previsioni USA

    Mentre come abbiamo visto nell’articolo precedente, le grandi istituzioni internazionali scommettono su numeri strabilianti per l’oro verde del Brasile, le agenzie governative locali scelgono la via della prudenza. Se da un lato il report del ministero americano USDA si spinge a ipotizzare un raccolto record da ben 71,9 milioni di sacchi, Conab fissa l’asticella a una quota più moderata, stimando che la produzione nazionale per l’annata si attesterà a 66,7 milioni di sacchi da 60 chilogrammi.

    Nonostante la forbice prudenziale rispetto alle valutazioni estere, i dati brasiliani restano storici. Quel volume di 66,7 milioni di sacchi rappresenta comunque un incremento eccezionale del 18% rispetto alla stagione precedente e, se confermato a fine ciclo, si tradurrà nel raccolto più consistente mai registrato nell’intera serie storica della Conab, superando del 5,74% il precedente primato stabilito nel 2020. Questa performance senza precedenti è sostenuta da un’espansione della superficie totale destinata alla coltura, che cresce del 3,9% raggiungendo i 2,34 milioni di ettari, e da un balzo del 13% nella produttività media nazionale, che sale a 34,4 sacchi per ettaro.

    A fare la parte del leone in questa stagione di rinascita è la varietà arabica. Grazie agli effetti positivi del ciclo biennale e a condizioni meteorologiche decisamente favorevoli, Conab prevede per l’arabica una produzione di 45,8 milioni di sacchi, segnando un balzo del 28% rispetto all’anno scorso. Per il caffè robusta la crescita è decisamente più timida, fermandosi allo 0,8% con un raccolto stimato di 20,9 milioni di sacchi. In questo caso, l’aumento della superficie coltivata è riuscito a compensare una contrazione del 3,5% nella resa media causata da fattori climatici avversi.

    La mappa della produzione evidenzia dinamiche molto diverse a seconda delle aree geografiche. Il Minas Gerais si conferma il motore trainante del Paese: grazie a piogge ben distribuite prima della fioritura e a un clima perfetto fino a marzo, lo stato prevede di raccogliere 33,4 milioni di sacchi complessivi, con un aumento vicino al 30% rispetto alla passata stagione. Ottimi risultati si registrano anche nello stato di San Paolo, dedicato alla sola arabica, che spera in una crescita del 24,6% per 5,9 milioni di sacchi. Spostandosi a Rondônia, la coltivazione esclusiva di robusta mette a segno un +19,4% arrivando a 2,8 milioni di sacchi, un traguardo raggiunto grazie al rinnovo dei materiali genetici con piante clonali più produttive e al meteo favorevole sin dall’inizio del ciclo.

    Nello stato dell’Espírito Santo, secondo produttore mondiale, la crescita complessiva si ferma a un più modesto 3%, pari a 18 milioni di sacchi. Se da un lato l’arabica vola grazie a una fiammata della produttività del 27,9%, le piantagioni di robusta, localmente chiamato conilon, subiscono una riduzione del 4,2%. Questo rallentamento fisiologico è dovuto sia all’eccezionale sforzo produttivo registrato nel 2025, che ha limitato il potenziale della stagione in corso, sia a temperature costantemente inferiori alla media che hanno condizionato lo sviluppo delle piante. Ciononostante, la resa stimata resta la seconda più alta mai verificata nello stato. In Bahia, invece, stabilità meteorologica e maggiori investimenti dei coltivatori si traducono in un incremento del 5,9%, con un totale di 4,7 milioni di sacchi.

    Sul fronte commerciale, i flussi verso l’estero risentono ancora dei vuoti lasciati dal passato. I dati ufficiali del Ministero dello Sviluppo, dell’Industria, del Commercio e dei Servizi indicano che il Brasile ha esportato 11,5 milioni di sacchi tra gennaio e aprile, registrando una flessione del 22,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questa contrazione non è legata a una mancanza di acquirenti, bensì al livello straordinariamente basso delle scorte interne residue, prosciugate dalla produzione limitata dei cicli passati e da una domanda internazionale rimasta sempre altissima. Gli analisti prevedono comunque una decisa inversione di tendenza e una forte ripresa delle spedizioni nella seconda metà dell’anno, quando il super raccolto nazionale entrerà pienamente sul mercato.

    Uno sguardo agli scenari globali rivela che, nonostante il dipartimento americano stimi un aumento del 2% della produzione mondiale di caffè per il ciclo attuale, i consumatori difficilmente vedranno cali significativi nei prezzi al dettaglio. I listini internazionali rimarranno sostenuti a causa della debolezza delle scorte globali ereditate dagli anni scorsi e di una domanda planetaria di chicchi che continua a correre, con una crescita stimata dell’1,3% che porterà i consumatori di tutto il mondo a richiedere ben 173,9 milioni di sacchi.

  • Report USDA: il Brasile si prepara a un raccolto di caffè da record

    Report USDA: il Brasile si prepara a un raccolto di caffè da record

    Secondo il report annuale USDA, il mercato globale del caffè si prepara a vivere una svolta grazie alle promettenti notizie che arrivano dagli sterminati altipiani del Brasile. Dopo ben cinque anni consecutivi di produzione a rilento, causati da condizioni climatiche avverse che hanno penalizzato soprattutto le piantagioni di arabica, le previsioni per il raccolto 2026/27 delineano uno scenario di eccezionale ripresa. Le stime indicano che il colosso sudamericano si appresta a registrare un vero e proprio raccolto record, portando la produzione complessiva a ben 71,9 millioni di sacchi da 60 chilogrammi, con un incremento del 14% rispetto alla stagione precedente.

    A guidare questa imponente ondata di chicchi verdi è il ritorno a un clima ottimale nelle principali regioni caffeicole del Paese, che ha favorito fioriture straordinarie e lo sviluppo regolare delle piante. Oltre al meteo benevolo, i coltivatori hanno beneficiato degli effetti della biennalità positiva, un ciclo naturale che ad anni alterni garantisce alle piante di caffè una resa nettamente superiore. Anche i prezzi internazionali favorevoli hanno spinto i produttori a espandere le aree coltivate e a investire in tecnologie gestionali avanzate per aumentare la densità degli alberi per ettaro.

    Nello specifico delle varietà, la qualità arabica segna un balzo in avanti straordinario del 25%, toccando una quota stimata di 47,5 milioni di sacchi. Lo stato del Minas Gerais si conferma il cuore pulsante di questa produzione, da solo responsabile di quasi il 72% dell’intera arabica brasiliana. Discorso leggermente diverso per la varietà robusta, nota localmente come conilon, la cui produzione è prevista in lieve flessione a 24,4 milioni di sacchi rispetto ai 25 milioni dell’anno precedente. Su questo fronte, un inverno più rigido e piogge eccessive nello stato dell’Espírito Santo, che rappresenta il fulcro della robusta nel Paese e circa il 20% dell’offerta mondiale di questa varietà, hanno causato un leggero calo della resa che giunge comunque dopo i record storici del 2025.

    Nonostante l’euforia per i numeri del nuovo raccolto, che ha iniziato a muovere i primi passi ad aprile per poi entrare nel vivo a metà maggio, l’intera filiera si muove con estrema cautela. Le scorte interne e internazionali sono attualmente ai minimi storici e gli esportatori preferiscono non sbilanciarsi troppo nelle vendite a lungo termine. A pesare sui loro calcoli c’è anche l’ombra del fenomeno meteorologico El Niño, le cui probabilità di manifestarsi nella seconda metà dell’anno superano il 60% secondo i principali istituti scientifici. Se da un lato El Niño potrebbe mitigare il rischio di gelate invernali nell’immediato, dall’altro solleva forti preoccupazioni per le temperature anomale e i regimi di pioggia che andrebbero a colpire la successiva stagione 2027/28, mantenendo instabili i mercati dei prezzi.

    Sul fronte dei consumatori e dei mercati interni, l’arrivo della nuova ondata di caffè ha iniziato a produrre una progressiva discesa dei prezzi all’ingrosso nei primi mesi del 2026, riducendo le forti impennate degli anni passati. Tuttavia, per chi acquista il caffè al supermercato il sollievo reale potrebbe tardare ad arrivare o manifestarsi solo in minime oscillazioni, poiché i costi dei beni alimentari di prima necessità in Brasile rimangono elevati e le scorte mondiali complessive sono ancora fortemente depauperate. Nonostante le pressioni inflazionistiche, il consumo interno mostra segni di ripresa nei primi mesi del 2026, facendo registrare un aumento del 2% su base annua dopo la leggera contrazione vissuta nel 2025.

    Le prospettive commerciali all’estero rimangono ad ogni modo la vera colonna portante dell’economia del settore. Grazie al super raccolto, le esportazioni complessive di caffè per la nuova annata commerciale sono previste in aumento del 30%, pronte a raggiungere i 49 milioni di sacchi. La Germania si conferma il principale acquirente di caffè brasiliano, seguita dagli Stati Uniti e dall’Italia. Il nostro Paese, in particolare, ha scalato le classifiche posizionandosi come la seconda destinazione mondiale per i caffè speciali brasiliani, quelli dotati di certificazioni di sostenibilità e qualità superiore, superando persino il mercato statunitense in questo specifico segmento premium.

    Ad alimentare l’ottimismo dei grandi produttori per il futuro a medio termine concorre anche l’approvazione provvisoria dell’accordo commerciale tra l’Unione Europea e il Mercosur. Sebbene il caffè in grani entri già in Europa a dazio zero, l’intesa prevede l’abbattimento progressivo delle tariffe doganali nell’arco di quattro anni per i prodotti lavorati, come il caffè solubile che oggi sconta una tassa del 9% e il caffè torrefatto e macinato colpito al 7,5%. Questa mossa strategica consentirà al caffè lavorato brasiliano di competere ad armi pari con storici rivali commerciali come il Vietnam, che già beneficia di esenzioni tariffarie verso il vecchio continente.

    Dietro i grandi numeri della macroeconomia si nasconde però la realtà quotidiana dei coltivatori, che si trovano a fare i conti con margini di profitto sempre più stretti. Se da una parte il prezzo di vendita del caffè scende, dall’altra i costi di produzione rimangono alti a causa dei rincari del gasolio e dei fertilizzanti, peggiorando le condizioni di scambio per chi lavora la terra. A questo si aggiunge una cronica carenza di manodopera nei campi, specialmente nelle zone montuose e impervie.

    Per far fronte a tali sfide, molti agricoltori stanno modificando radicalmente le tecniche di gestione aziendale, adottando approcci innovativi come la potatura programmata a scacchiera che consente di far riposare ciclicamente metà della piantagione ottimizzando l’uso dei concimi e facilitando il controllo dei parassiti. Altri cercano nuove strade accorciando la filiera produttiva: creano marchi propri di caffè speciali e sfruttano i canali digitali per vendere direttamente a bar, torrefazioni o consumatori finali in tutto il mondo, trattenendo così una quota maggiore di valore all’interno delle loro aziende.

    Infine, restano da superare i nodi logistici legati alle infrastrutture dei trasporti brasiliani. Solo nel corso dell’ultimo anno, i ritardi delle navi, le code dei camion e la carenza di container nei porti hanno causato la mancata esportazione di centinaia di migliaia di sacchi di caffè ogni mese, traducendosi in perdite miliardarie di entrate valutarie per il Paese. La sfida per il Brasile nei prossimi mesi non sarà soltanto raccogliere un volume di caffè mai visto prima, ma dimostrare di saperlo gestire e far viaggiare in modo efficiente verso le tazzine di tutto il mondo.

  • Raccolto caffè in India: ottimismo del governo, ma i coltivatori frenano

    Raccolto caffè in India: ottimismo del governo, ma i coltivatori frenano

    Il settore caffeicolo in India sta vivendo una fase di profonda spaccatura tra l’euforia dei mercati commerciali e le incertezze che gravano sui campi coltivati, al centro di un acceso dibattito sulle reali stime di produzione per la nuova stagione. I dati relativi ai primi quattro mesi dell’anno evidenziano un vero e proprio boom sul fronte delle esportazioni, balzate del 27 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno per un totale di 174.000 tonnellate. A trainare questa straordinaria performance è la fortissima domanda globale di caffè solubile e soprattutto di chicchi di varietà robusta, il cui export è cresciuto del 36 per cento toccando le 85.168 tonnellate nel quadrimestre, mentre al contrario le spedizioni della più pregiata varietà arabica hanno subito un pesante crollo del 58 per cento.

    Questa marcata divergenza commerciale riflette le difficoltà riscontrate dai coltivatori a causa di un andamento climatico fortemente imprevedibile. Gli analisti internazionali e il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti mantengono una linea di grande prudenza, stimando la produzione complessiva di caffè verde in India in calo del 4,5 per cento per un totale di 6,14 milioni di sacchi da sessanta chili. Secondo i report indipendenti, a soffrire maggiormente è proprio l’arabica, i cui rendimenti per ettaro sono previsti in calo dell’8 per cento a causa dell’alternanza tra piogge eccessive all’inizio dell’anno e lunghi periodi di siccità con temperature anomale durante le delicate fasi di fioritura. A complicare il quadro intervengono l’invecchiamento delle piante, la diffusione di parassiti e l’impennata dei costi dei fertilizzanti e della manodopera, che da sola rappresenta ormai il 70 per cento dei costi totali per una platea di produttori composta al 98 per cento da piccole realtà aziendali.

    Di parere diametralmente opposto è invece il Coffee Board of India, l’ente governativo di Nuova Delhi, che nelle sue ultime proiezioni ufficiali diffuse dopo le valutazioni post-fioritura ha stimato una produzione complessiva record di 403.000 tonnellate metriche, pari a circa 6,72 milioni di sacchi. Questo dato indicherebbe un balzo dell’11 per cento rispetto al ciclo precedente, trainato dalla crescita sia della robusta, stimata a 284.875 tonnellate, sia dell’arabica, prevista a 118.125 tonnellate, con i maggiori incrementi localizzati nei distretti storici dello stato del Karnataka come Kodagu, Chikkamagaluru e Hassan.

    L’ottimismo governativo ha tuttavia innescato una forte polemica e un acceso dibattito interno con le principali associazioni dei coltivatori indiani. I produttori locali delle regioni del Karnataka e del Kerala sostengono che le cifre ufficiali del Coffee Board siano irrealistiche e non tengano conto dei reali danni riscontrati sul campo a causa dei monsoni e delle anomalie meteo. Secondo i sindacati agricoli, le piogge prolungate hanno ostacolato l’impollinazione e scatenato la diffusione di malattie fungine distruttive, come il marciume nero e il marciume del frutto, che comprometteranno i volumi finali del raccolto ben al di sotto delle rosee previsioni dell’ente pubblico. Nel frattempo, la robusta continua a dimostrarsi la varietà più resiliente grazie anche al tradizionale metodo di coltivazione indiano all’ombra delle foreste lungo i Ghati, che ammortizza gli shock termici, mentre i consumi interni restano in costante crescita sfiorando gli 1,58 milioni di sacchi e spingendo la diffusione delle caffetterie speciali nelle grandi aree urbane.

  • Vietnam e Indonesia a secco di caffè: scorte esaurite e raccolti in ritardo

    Vietnam e Indonesia a secco di caffè: scorte esaurite e raccolti in ritardo

    La limitata disponibilità di caffè sul mercato asiatico sta esercitando una forte pressione sul settore, frenando la nascita di nuove iniziative imprenditoriali e rallentando gli scambi nell’intera area del Sud-est asiatico. Secondo le ultime analisi di mercato fornite dagli osservatori di Hedgepoint Global Markets, i mercati della regione risentono della contemporanea riduzione delle scorte in Vietnam e dei ritardi operativi che stanno colpendo i raccolti in Indonesia, creando una situazione di stallo nelle forniture globali.

    Il quadro attuale è il risultato di dinamiche commerciali e meteorologiche divergenti nei due principali paesi produttori dell’area. In Vietnam, le esportazioni sono rimaste eccezionalmente sostenute fino al mese di aprile, raggiungendo i 18,6 milioni di sacchi nell’annata agricola attuale, con un incremento del 23,9 per cento rispetto al ciclo precedente. I coltivatori vietnamiti hanno approfittato dei listini internazionali favorevoli, di una produzione stagionale generosa e della temporanea assenza dei venditori brasiliani per accelerare i flussi commerciali all’inizio della stagione, spingendo le spedizioni sopra le medie storiche. Questa strategia ha però esaurito rapidamente le scorte: con gran parte del prodotto già commercializzato e l’ingresso nella bassa stagione, i produttori locali hanno iniziato a limitare le nuove vendite, riducendo l’offerta internazionale.

    La conseguente decisione degli acquirenti di dirottare la domanda verso l’Indonesia si è scontrata con pesanti problemi di approvvigionamento interni al paese. Le intense precipitazioni registrate nelle ultime settimane hanno infatti ritardato l’avvio della raccolta per la stagione attuale, che era inizialmente previsto per il mese di aprile con l’obiettivo di immettere volumi consistenti sul mercato a partire da maggio. Questo intoppo climatico ha limitato la disponibilità immediata di prodotto, condizionando negativamente i volumi d’esportazione e offrendo un solido supporto ai prezzi della varietà robusta su scala globale, complice anche il fatto che il nuovo raccolto record del Brasile non è ancora entrato nella sua fase cruciale e che il rafforzamento della valuta brasiliana sta frenando le vendite in Sudamerica.

    Le condizioni meteorologiche rimangono la variabile più critica per il futuro del comparto asiatico, con una vigilanza costante sullo sviluppo del fenomeno climatico El Niño nel corso del secondo trimestre dell’anno. In Vietnam, dopo un mese di marzo molto piovoso, aprile ha registrato precipitazioni inferiori alle medie storiche, accendendo i riflettori sullo stato di salute delle piantagioni e sulla fioritura degli alberi. Sebbene le piogge attese a breve termine possano concedere un parziale sollievo agli agricoltori e non si segnalino danni immediati, i rischi a lungo termine restano elevati. Gli analisti stimano che i pericoli maggiori potrebbero concretizzarsi soprattutto sulle produzioni future, qualora l’intensità di El Niño dovesse ridurre le riserve idriche necessarie per l’irrigazione e posticipare i successivi cicli di fioritura.

  • Brasile, export caffè stabile ad aprile: verso la nuova campagna record

    Brasile, export caffè stabile ad aprile: verso la nuova campagna record

    Secondo le rilevazioni statistiche fornite dal Consiglio degli Esportatori di Caffè del Brasile, nel mese di aprile le spedizioni dirette all’estero hanno raggiunto i 3,122 milioni di sacchi da sessanta chili, registrando una lieve crescita dello 0,6 per cento rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente. Tuttavia, a fronte di volumi stabili, si è verificata una marcata flessione sul fronte dei ricavi valutari, scesi del 17,7 per cento a quota 1,109 miliardi di dollari. Questo andamento divergente viene attribuito alla contrazione dei prezzi sui mercati internazionali e alla transizione nelle forniture, caratterizzate da scorte residue limitate per la varietà arabica e da un massiccio incremento del 374 per cento nelle esportazioni mensili di varietà canephora, robusta e conilon, il cui valore commerciale per singolo sacco risulta sensibilmente inferiore.

    I dati consolidati relativi al primo quadrimestre dell’anno solare confermano una contrazione complessiva dei flussi commerciali. Tra gennaio e aprile le esportazioni complessive si sono attestate a 11,619 milioni di sacchi, segnando un calo del 16,1 per cento rispetto al primo quadrimestre dello scorso anno, mentre il fatturato è diminuito del 14,4 per cento fermandosi a 4,490 miliardi di dollari. L’analisi merceologica evidenzia come il caffè arabica mantenga la leadership assoluta coprendo il 77,3 per cento dell’export totale con 8,984 milioni di sacchi, nonostante una riduzione del 23,4 per cento rispetto all’anno precedente. Al contrario, si registra una crescita per il caffè solubile, salito del 4,1 per cento a 1,338 milioni di sacchi, e per le varietà canephora, che raggiungono 1,284 milioni di sacchi evidenziando un incremento del 58,8 per cento. Una contrazione significativa ha colpito anche i caffè speciali e sostenibili, i cui volumi quadrimestrali sono scesi del 36,3 per cento a 2,076 milioni di sacchi, pur garantendo un prezzo medio superiore pari a 443,03 dollari per sacco e generando oltre un quinto delle entrate complessive del settore.

    Per quanto riguarda le geografie dell’export nel primo quadrimestre, la Germania si conferma la destinazione principale per il caffè brasiliano con 1,563 milioni di sacchi, malgrado una flessione del 12,8 per cento. Gli Stati Uniti si posizionano al secondo posto registrando una contrazione del 41,5 per cento a 1,390 milioni di sacchi. In controtendenza si muovono l’Italia, terza destinazione assoluta con 1,182 milioni di sacchi e un incremento del 3,2 per cento, e il Belgio, cresciuto del 15,4 per cento a 713.790 sacchi, mentre il Giappone flette del 29,7 per cento. La medesima gerarchia si riflette nel segmento di alta qualità, dove la Germania mantiene il primato per i caffè speciali seguita da Italia, Stati Uniti, Belgio e Paesi Bassi. Sotto il profilo della logistica interna, il Porto di Santos si conferma lo snodo strategico principale movimentando il 74,7 per cento del totale quadrimestrale, seguito dal complesso portuale di Rio de Janeiro con il 21,3 per cento e dal Porto di Paranaguá con l’1,1 per cento.

    Considerando invece l’andamento della campagna agricola in corso, i primi dieci mesi dell’annata evidenziano spedizioni complessive per 32,247 milioni di sacchi, con un calo del 19,4 per cento rispetto allo stesso periodo del ciclo precedente, a fronte di entrate in valuta estera salite dello 0,8 per cento a 12,551 miliardi di dollari. Le prospettive per la nuova annata che prenderà il via a luglio rimangono tuttavia orientate verso un forte ottimismo: gli operatori prevedono che il Brasile possa raggiungere volumi record di esportazioni, stimando che le spedizioni di caffè verde possano toccare i 50 milioni di sacchi, superando il picco storico di 46,3 milioni di sacchi registrato in passato. Le stime iniziali sulla produzione interna indicano un potenziale raccolto da 75,8 milioni di sacchi, un volume consistente che contribuirà a ricostituire le scorte globali nei paesi consumatori, rimaste a livelli ridotti dopo i deficit produttivi degli scorsi anni. Al momento le operazioni sul campo hanno visto la raccolta di circa il cinque per cento del prodotto stimato.

    L’attenzione dei produttori e degli analisti è interamente rivolta alle dinamiche meteorologiche, con un monitoraggio costante dell’anomalia climatica legata al fenomeno El Niño. Se da un lato le temperature generalmente più miti riducono il rischio di gelate invernali per le piantagioni, dall’altro il calore eccessivo rischia di compromettere la delicata fase di fioritura prevista tra i mesi di settembre e ottobre, una variabile che potrebbe spingere i coltivatori a rallentare il ritmo delle vendite future. Attualmente, con la raccolta dell’arabica in pieno svolgimento, le recenti piogge registrate nelle regioni del Paraná e di San Paolo stanno condizionando le operazioni. Nel nord del Paraná e nella zona di Marília si segnalano lievi flessioni qualitative e ostacoli alla raccolta meccanizzata dovuti ai chicchi bagnati a terra, mentre nel sud del Minas Gerais le precipitazioni limitate non stanno compromettendo il lavoro nei campi, favorendo al contempo lo sviluppo vegetativo dei successivi raccolti.

  • Il boom della produzione frena i prezzi mondiali del caffè

    Il boom della produzione frena i prezzi mondiali del caffè

    Il mercato globale del caffè sta attraversando una fase di forte compressione dei prezzi, trainata da prospettive di offerta in netto miglioramento che stanno avendo la meglio sulle pesanti tensioni geopolitiche internazionali. Secondo l’ultimo report mensile dell’Organizzazione Internazionale del Caffè, l’indice composito di riferimento si è attestato ad aprile a una media di 266,29 centesimi di dollaro per libbra, segnando un calo del 2,7 per cento rispetto a marzo e una contrazione superiore al venti per cento nel confronto annuale con l’aprile dello scorso anno. La tendenza al ribasso è proseguita anche nella prima metà di maggio, con l’indice sceso ulteriormente a una media di 2,5994 dollari per libbra e la varietà arabica che ha toccato il minimo a breve termine degli ultimi diciotto mesi.

    A condizionare lo scenario attuale è un delicato equilibrio tra due forze opposte che alimentano una volatilità stabile al nove per cento. Da un lato pesano i fattori geopolitici, in particolare la chiusura dello Stretto di Hormuz iniziata a marzo, che ha provocato un rincaro del petrolio greggio del 55,8 per cento e un aumento dei costi del trasporto marittimo e delle assicurazioni superiore al 43 per cento. Dall’altro lato, a spingere i listini verso il basso è l’attesa per un incremento della produzione globale dopo anni caratterizzati da pesanti deficit. Questo secondo fattore ha assunto un ruolo predominante nelle ultime settimane, sostenuto dalle notizie di un raccolto eccezionale in Brasile, dove la raccolta della varietà robusta è già in corso ed è appena iniziata quella dell’arabica. Le stime delle società di consulenza per la produzione brasiliana oscillano tra i 66,2 e i 79,5 milioni di sacchi.

    Il calo dei prezzi ha colpito in modo differenziato le diverse qualità, registrando la flessione più vistosa nel comparto del robusta, che ad aprile ha perso circa il sette per cento rispetto al mese precedente, toccando i minimi da febbraio 2024 e assestandosi a 1,6464 dollari per libbra. Più contenute le perdite per l’arabica, con i colombiani dolci in calo dello 0,9 per cento a 3,3456 dollari e il caffè verde brasiliano in flessione attorno al due per cento a 3,1376 dollari. Parallelamente, anche le borse di New York e Londra hanno registrato ribassi rispettivamente dell’1,9 e del 7,2 per cento. Sul fronte delle scorte di borsa del circuito Ice, la tendenza generale degli ultimi due mesi è rimasta calante, offrendo un parziale supporto ai prezzi: i magazzini dell’arabica sono scesi al livello minimo degli ultimi due mesi e tre quarti con 456.462 sacchi, mentre i lotti di robusta, dopo aver toccato il minimo biennale a quota 3.631, hanno mostrato un recente rimbalzo portandosi a 3.845 unità.

  • Mercato del caffè: l’Honduras consolida la leadership in Centro America

    Mercato del caffè: l’Honduras consolida la leadership in Centro America

    Il settore caffeicolo dell’Honduras si prepara a una stagione di crescita significativa, con previsioni che indicano una produzione di 5,53 milioni di sacchi da 60 kg per l’annata 2025/26, destinata a salire ulteriormente fino a 6,03 milioni nel periodo 2026/27. Questo incremento del 9% segnerebbe il ritorno ai livelli produttivi di quattro anni fa, sostenuto da una combinazione di fattori agronomici e cicli naturali. La ripresa è attribuita principalmente a una migliore nutrizione delle piante, all’espansione delle aree produttive e alla maturazione di nuove piantagioni, oltre a cicli di produzione biennali favorevoli e pratiche di potatura più efficaci.

    Nonostante le prospettive ottimistiche, il mercato deve fare i conti con una marcata volatilità dei prezzi. Sebbene i valori di riferimento abbiano mostrato una tendenza al ribasso a fine marzo 2026, spinti dalle aspettative di un raccolto abbondante in Brasile, i prezzi al dettaglio non hanno ancora subito adeguamenti significativi a causa delle scorte esistenti e delle strutture contrattuali. Sullo sfondo rimangono rischi concreti legati al clima, come la possibilità di gelate precoci in Brasile che potrebbero invertire la rotta e spingere i prezzi mondiali verso l’alto.

    A livello locale, l’Honduras consolida la sua posizione di leader centroamericano e ottavo esportatore mondiale di caffè, concentrando la produzione di varietà pregiate come Bourbon, Catuai e Caturra in sei regioni chiave situate tra i 1.000 e i 1.600 metri di altitudine. Il settore sta inoltre accelerando verso la sostenibilità per rispondere alle nuove normative internazionali, come il regolamento dell’Unione Europea sulla deforestazione (EUDR), con il supporto tecnico dell’Istituto Honduregno del Caffè (IHCAFE).

    L’industria deve tuttavia affrontare sfide interne non trascurabili, tra cui l’aumento dei costi operativi legati al carburante e l’incertezza nelle forniture di fertilizzanti dovuta alle tensioni geopolitiche nel Golfo Persico. Anche l’aspetto fitosanitario richiede costante monitoraggio: l’incidenza della ruggine del caffè ha registrato un lieve aumento, raggiungendo l’8,44% a livello nazionale nel marzo 2026, una situazione che impone cautela soprattutto per i piccoli produttori con limitato accesso al credito.

    Sul fronte dei consumi, la cultura del caffè in Honduras mostra una resilienza sorprendente, con una crescita prevista del 9% trainata soprattutto dai giovani e dalla diffusione di nuovi formati di consumo, come le macchine a capsule, nei centri commerciali e nelle aree urbane. Nonostante il Paese sia un grande produttore di Arabica, continua a importare caffè solubile e miscele a basso costo per soddisfare la domanda interna più sensibile ai prezzi, mantenendo la produzione locale focalizzata sui mercati esteri ad alto valore aggiunto.

  • Sfida EUDR: l’Africa si affida ai satelliti per salvare l’export di caffè

    Sfida EUDR: l’Africa si affida ai satelliti per salvare l’export di caffè

    Il continente africano è diventato il fulcro di una rivoluzione tecnologica senza precedenti, necessaria per allineare l’industria globale del caffè ai nuovi e stringenti standard normativi europei. Al centro di questa trasformazione vi è la necessità di garantire l’assoluta tracciabilità dei chicchi, assicurando che le coltivazioni non contribuiscano al degrado del patrimonio boschivo. Per far fronte a questa sfida, sette dei principali colossi internazionali del settore hanno siglato una partnership strategica con Airbus finalizzata alla mappatura globale delle aree agricole attraverso l’uso di immagini satellitari ad altissima risoluzione.

    Il progetto, denominato Canopy Project, sfrutta la potenza dell’intelligenza artificiale per analizzare miliardi di scatti dallo spazio, rendendo possibile l’identificazione di ogni singola pianta di caffè, anche all’interno di ecosistemi complessi. Questa tecnologia permette di superare i limiti dei sistemi di monitoraggio attuali, che spesso faticano a distinguere chiaramente tra zone forestali e piantagioni ombreggiate, automatizzando un processo di censimento che altrimenti richiederebbe decenni di lavoro manuale.

    L’iniziativa riveste un’importanza vitale soprattutto per le regioni dell’Africa orientale, dove la produzione è caratterizzata da una frammentazione estrema. In Etiopia, nazione simbolo di questo scenario, oltre cinque milioni di piccoli agricoltori gestiscono appezzamenti che in media non superano il mezzo ettaro. La precisione dei dati cartografici è dunque fondamentale per evitare l’esclusione ingiustificata di migliaia di produttori dal mercato europeo. Senza una mappatura accurata e certificata, il rischio per questi agricoltori è di perdere l’accesso a uno dei principali canali commerciali mondiali, con conseguenze devastanti sulla loro sussistenza economica.

    La piattaforma geospaziale derivante dal progetto sarà aperta e trasparente, aggiornata con cadenza annuale o biennale e messa a disposizione gratuitamente di governi e produttori africani. In Etiopia, questi dati satellitari andranno a integrare un sistema di tracciabilità digitale già in fase di sviluppo, nel quale ogni agricoltore sarà dotato di un identificativo digitale univoco. Il sistema permetterà di registrare ogni movimento del prodotto, monitorando quantità, superficie coltivata e perimetro esatto degli appezzamenti, garantendo un controllo totale della filiera dal campo all’esportazione.

    L’implementazione di questi strumenti tecnologici assume i contorni di una corsa contro il tempo, data l’imminente entrata in vigore del regolamento dell’Unione Europea sulla deforestazione. Le scadenze sono ormai fissate: i grandi produttori dovranno conformarsi entro dicembre 2026, mentre per le realtà di dimensioni minori il termine è stabilito per giugno 2027. La digitalizzazione e il monitoraggio spaziale diventano così i pilastri fondamentali per assicurare il futuro del commercio internazionale del caffè e la tutela delle foreste del pianeta.