Categoria: Caffè

  • Cerrado Mineiro, arabica a fine corsa: resa record per il raccolto e fioritura al via

    Cerrado Mineiro, arabica a fine corsa: resa record per il raccolto e fioritura al via

    La raccolta del caffè arabica nella regione del Cerrado Mineiro è ormai alle battute finali. Secondo i dati forniti dalla Cooperativa dei Coltivatori di Caffè del Cerrado, all’inizio di settembre i lavori hanno raggiunto il 96% del totale stimato, mantenendosi su livelli sostanzialmente in linea con il 98% registrato nello stesso periodo dello scorso anno. Del volume raccolto nei primi giorni del mese, l’83% dei chicchi risulta già lavorato, evidenziando una resa media di 480 litri per sacco da 60 kg, una delle performance più elevate viste negli ultimi anni. Il ritmo delle operazioni sta progressivamente rallentando poiché la maggior parte delle aziende agricole ha già completato il processo, lasciando solo poche aree ancora attive nella fase conclusiva della spogliatura degli alberi.

    Un fattore rilevante di questa campagna riguarda il raccolto di terra. Circa il 30% dei frutti è caduto a causa delle piogge verificatesi durante la fase di raccolta, ma le squadre sul campo ne hanno già recuperato il 67%. La pulizia del terreno rimane infatti tra le attività primarie in corso e sta influenzando la qualità complessiva del prodotto: la percentuale media di chicchi selezionati ricevuti si mantiene sopra il 20%, sostenuta proprio dalla quota di caffè bonificato.

    Parallelamente alla chiusura della raccolta, l’attenzione degli agricoltori si è spostata rapidamente sulla fioritura per il ciclo 2026/27. Le precipitazioni registrate tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre hanno interrotto il letargo delle gemme, innescando una fioritura diffusa e particolarmente abbondante, la più marcata osservata finora per questa annata. Il fenomeno risulta particolarmente concentrato nelle piantagioni più giovani, in quelle sottoposte a potatura drastica e nelle aree che avevano registrato una resa medio-bassa nella stagione precedente. Negli ultimi giorni le piogge si sono distribuite in modo disomogeneo nell’area: mentre a Patrocínio sono caduti circa 9 millimetri di acqua, altre località hanno visto apporti più consistenti, come Araxá con quasi 30 millimetri, Patos de Minas con circa 25 e Monte Carmelo con quasi 18.

    Per la settimana dall’8 al 15 settembre, le ultime stime dell’Istituto Nazionale di Meteorologia confermano il ritorno dell’instabilità nella regione sud-orientale: nel sud del Minas Gerais sono attesi accumuli d’acqua attorno ai 30 millimetri, con rovesci isolati nel resto dello stato, un quadro pluviometrico favorevole che promette di sostenere adeguatamente lo sviluppo della nuova fioritura.

  • Caffè, mercato a due velocità: giù l’arabica ai minimi da due mesi, sale il robusta

    Caffè, mercato a due velocità: giù l’arabica ai minimi da due mesi, sale il robusta

    Nelle ultime contrattazioni di ieri, i futures sul caffè arabica con scadenza a dicembre hanno registrato una flessione di 4,30 punti (-1,45%), scivolando verso i minimi degli ultimi due mesi, mentre il robusta con consegna a novembre ha chiuso in territorio positivo (+1,56%).

    A spingere al ribasso le quotazioni dell’arabica è stato l’aumento dei flussi in uscita dal Brasile. I dati del Ministero del Commercio brasiliano mostrano che ad agosto le esportazioni del paese sono balzate del 44,6% su base annua, toccando quota 206.618 tonnellate metriche, il valore più alto degli ultimi otto mesi. Quest’ondata di forniture ha parzialmente raffreddato il rally osservato durante l’estate.

    Nel mese di agosto, infatti, l’indicatore Cepea/Esalq per l’arabica aveva raggiunto una media di circa 348 dollari per sacco da 60 kg, segnando il picco nominale più alto degli ultimi quattro mesi. Secondo il Centro di Studi Avanzati di Economia Applicata, la spinta sui prezzi era stata alimentata dai bassi livelli delle scorte certificate alla Borsa di New York e dalle preoccupazioni per la qualità del raccolto 2026/27. Le forti piogge di giugno e luglio nelle principali regioni agricole brasiliane hanno infatti compromesso la resa dei chicchi, riducendo la quota di caffè di alta qualità e di grande calibro a favore di pezzature più piccole.

    Sebbene le stime indichino volumi record per l’annata in corso, la disponibilità effettiva di arabica pregiato resta contratta. Tuttavia, con la conclusione della raccolta a fine agosto e il conseguente aumento dell’offerta interna, i listini hanno iniziato ad allentare la presa, chiudendo il mese a circa 343 dollari al sacco e proseguendo la discesa all’inizio di settembre a circa 340 dollari al sacco (-1,02% giornaliero), fino a toccare i recenti minimi.

    Sul fronte del robusta, la dinamica appare opposta e condizionata dai rischi meteorologici in Asia. I prezzi hanno ripreso a salire a causa delle previsioni di abbondanti precipitazioni sugli Altipiani Centrali del Vietnam, il cuore produttivo del paese, che minacciano di allagare le piantagioni. La preoccupazione per i possibili tagli all’offerta futura ha prevalso sui dati relativi alle spedizioni passate: tra gennaio e agosto le esportazioni vietnamite sono cresciute del 13,7% su base annua, raggiungendo 1,33 milioni di tonnellate.

  • Caffè brasiliano: luglio in ripresa, ma il bilancio 2026 resta in calo

    Caffè brasiliano: luglio in ripresa, ma il bilancio 2026 resta in calo

    Nel mese di luglio le esportazioni di caffè brasiliano hanno registrato un incremento del 9,9%, raggiungendo 3,03 milioni di sacchi da 60 chili e segnando un avvio positivo per la campagna agricola 2026/27. Nonostante il recupero mensile, il bilancio complessivo dei primi sette mesi dell’anno evidenzia un calo del 5,9% nei volumi totali spediti, attestatisi a 20,897 milioni di sacchi. Contestualmente, le entrate in valuta estera hanno subito una contrazione del 13,1%, scendendo a 7,449 miliardi di dollari a causa della combinazione tra minori volumi complessivi e un prezzo medio per sacco inferiore del 7,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

    A frenare una ripresa più marcata nel mese di luglio sono stati il ritardo della raccolta e i problemi infrastrutturali. Le precipitazioni nelle principali aree di coltivazione dell’Arabica hanno rallentato le operazioni sul campo, mentre le criticità logistiche nei porti nazionali continuano a causare ritardi e costi aggiuntivi per le aziende esportatrici. Tuttavia, l’avanzamento dei lavori di raccolta nella seconda metà di agosto e la capitalizzazione accumulata dai produttori grazie ai listini favorevoli dovrebbero garantire un flusso costante e un progressivo recupero dei volumi spediti entro la fine dell’anno.

    Sul fronte dei mercati internazionali, gli Stati Uniti si confermano la principale destinazione per il caffè brasiliano con 2,59 milioni di sacchi importati da inizio anno, pur registrando una flessione del 30,5%. Seguono Germania, Italia, Belgio e Giappone, con il mercato italiano in controtendenza grazie a un aumento dell’8,3% degli acquisti. La recente eliminazione dei dazi statunitensi su tutte le tipologie di caffè dal Brasile è destinata a dare nuovo impulso alle spedizioni verso l’America del Nord nei prossimi mesi.

    Per quanto riguarda le varietà esportate, il caffè Arabica costituisce il 71,7% del totale pur segnando un calo del 16,6%, mentre la tipologia Canephora, comprensiva di conilon e robusta, ha registrato una forte espansione con un aumento del 73,5% rispetto al 2025. I caffè speciali, apprezzati per i requisiti di qualità e sostenibilità, hanno generato 1,468 miliardi di dollari pur evidenziando un calo nei volumi, con Stati Uniti e Germania in testa alla classifica degli acquirenti. La quasi totalità delle merci ha lasciato il Paese attraverso il porto di Santos, che da solo gestisce oltre il 70% dei volumi, seguito dal complesso portuale di Rio de Janeiro.

  • Robusta Vietnam: la scalata al mercato globale

    Robusta Vietnam: la scalata al mercato globale

    L’industria del caffè in Vietnam si trova a un punto di svolta fondamentale, dove il potenziale per accrescere il valore della varietà Robusta dipende dalla capacità di creare un marchio nazionale e perseguire uno sviluppo sostenibile. Il paese coltiva diverse varietà di caffè, tra cui Arabica, Liberica e Moka, ma la Robusta domina in modo schiacciante, coprendo circa il 95% della superficie agricola dedicata a questa coltura.

    I dati sulle esportazioni del 2025 confermano il ruolo centrale di questa varietà per l’economia nazionale. Con un volume di oltre 1,3 milioni di tonnellate, pari a circa il 94% del totale esportato, la Robusta ha generato un valore di circa 6,59 miliardi di dollari. L’Arabica, pur mostrando segnali di crescita, ha registrato circa 81.200 tonnellate, equivalenti a 550 milioni di dollari e a solo il 6% dei volumi complessivi. Il Vietnam si attesta così come il maggiore esportatore mondiale di Robusta, destinando all’estero circa l’85% della sua produzione totale di caffè e portando il fatturato record complessivo del comparto a sfiorare i 9 miliardi di dollari nel 2025.

    Questi numeri riflettono un’evoluzione profonda: la Robusta vietnamita sta trasformando la propria immagine sul mercato globale, passando da semplice materia prima di base a prodotto dal valore intrinseco riconosciuto. L’innalzamento della qualità ha interessato l’intera filiera, dal miglioramento delle tecniche di coltivazione alla tracciabilità, fino all’adeguamento agli standard internazionali e al rafforzamento della trasformazione industriale. Parallelamente, il mercato globale sta modificando la propria percezione, non considerando più la Robusta come un mero ingrediente economico da miscelare all’Arabica per contenere i costi, ma come una varietà autonoma in grado di offrire tazze di elevata qualità.

    Storicamente, molte aziende torrefattrici internazionali hanno utilizzato la Robusta in percentuali superiori al 50% nelle proprie miscele commerciali, evitando tuttavia di indicarne la provenienza o la presenza sulle confezioni. L’entrata in vigore del Regolamento dell’Unione Europea sulla deforestazione (EUDR) imporrà la trasparenza sull’origine dei prodotti, rendendo la menzione dell’origine vietnamita sempre più visibile sui mercati mondiali. La posizione del paese appare favorita anche dalla classificazione tra le nazioni a basso rischio secondo le normative ecologiche europee, elemento che garantisce un vantaggio competitivo importante in termini di reputazione e sostenibilità rispetto ad altri paesi produttori.

    Sul fronte della concorrenza internazionale, la crescita produttiva del Brasile non sembra destare eccessive preoccupazioni. La strategia adottata punta a competere non sui volumi, ma su qualità costante, tracciabilità e sostenibilità, evitando una corsa all’espansione della superficie coltivata che potrebbe generare rischi di sovrapproduzione, specie in vista di possibili aumenti dell’offerta globale a partire dal quinquennio successivo.

    La sfida principale risiede nell’assenza di un marchio nazionale unitario. Nonostante la solidità della capacità produttiva, il paese necessita di un’azione coordinata tra istituzioni, associazioni di categoria e imprese per definire uno standard qualitativo comune e promuovere l’identità del prodotto a livello globale. A questo si aggiunge la debolezza del mercato interno, che assorbe attualmente solo il 15% della produzione complessiva, rendendo il settore fortemente dipendente dalle fluttuazioni delle esportazioni. L’incremento del consumo locale e la lotta alle contraffazioni rappresentano passaggi essenziali per stabilizzare la filiera, sul modello di quanto avviene in altri grandi paesi produttori dove i consumi interni coprono quote molto più elevate.

    L’obiettivo di affermare il Robusta come icona del patrimonio agricolo nazionale entro i prossimi cinque-dieci anni appare raggiungibile. Attraverso il consolidamento di un ecosistema che valorizzi gli agricoltori e la costruzione di una reputazione riconosciuta, il settore punta a garantire negoziati commerciali più equi e una crescita sostenibile e duratura nel tempo.

  • Volatilità del caffè: la regia degli algoritmi

    Volatilità del caffè: la regia degli algoritmi

    I primi dieci giorni di luglio hanno segnato per il mercato del caffè una delle fasi più turbolente degli ultimi anni, caratterizzata da una volatilità eccezionale che ha visto i prezzi passare rapidamente da circa 250 a 360 dollari. Di fronte a oscillazioni così estreme e apparentemente prive di una motivazione legata alla produzione reale, l’analisi delle dinamiche operative rivela come gran parte di questi movimenti sia ormai guidata dalla finanza quantitativa e dall’uso massiccio di algoritmi di trading.

    La spiegazione di questo fenomeno risiede in un profondo cambio di struttura dei mercati delle commodities. Se un tempo le quotazioni del caffè dipendevano quasi esclusivamente dai dati fondamentali — come le gelate in Brasile, la produzione in Vietnam o le giacenze nei magazzini —, oggi il mercato risponde in misura crescente ai flussi dei fondi speculativi e dei Commodity Trading Advisors. Questi attori istituzionali impiegano modelli matematici e sistematici in grado di elaborare enormi volumi di dati in tempo reale. Quando un algoritmo rileva un cambio di tendenza o il superamento di determinati livelli critici di prezzo, fa scattare ordini automatici di acquisto o vendita che amplificano l’oscillazione, innescando reazioni a catena e impennate improvvise.

    Non si tratta di manipolazioni, ma dell’impatto diretto di un mercato dominato dall’automazione. In questo nuovo scenario, la sola esperienza personale o l’analisi della materia prima fisica non sono più sufficienti. Le decisioni basate esclusivamente sull’intuito risultano estremamente rischiose, poiché gli operatori si trovano a convivere con sistemi speculativi che muovono capitali ingenti a prescindere dal valore reale del prodotto sottostante.

    Questa trasformazione evidenzia una forte spaccatura culturale a livello geografico. Se nei mercati esteri, a partire da quello statunitense, l’integrazione di modelli analitici avanzati per la gestione del rischio e la copertura dei prezzi è una prassi ampiamente consolidata, l’approccio italiano rimane ancora fortemente legato alla tradizione. Molti torrefattori e compratori nazionali continuano ad affidarsi all’esperienza personale, alla conoscenza diretta della materia prima e a relazioni commerciali storiche per gestire gli acquisti di caffè. Esiste una naturale diffidenza verso l’adozione di metodologie quantitative e strumenti finanziari complessi, con il rischio di subire passivamente le fiammate dei prezzi.

    L’andamento delle quotazioni su varietà come arabica e robusta dimostra tuttavia che l’estrema instabilità non costituisce più un’anomalia temporanea, ma la nuova normalità del settore. Nell’immediato futuro, solo il confronto tra la conferma dei dati reali sui raccolti e la successiva reazione dei flussi finanziari algoritmici permetterà di comprendere verso quali nuovi assetti si orienteranno i prezzi della materia prima.

  • Brasile: El Niño rischia di tagliare la resa dei chicchi di caffè

    Brasile: El Niño rischia di tagliare la resa dei chicchi di caffè

    Il rischio che il fenomeno climatico El Niño rappresenta per la coltivazione del caffè in Brasile è legato all’alterazione dei modelli di precipitazione e all’insorgere di ondate di calore, in particolare durante i periodi critici di crescita come la fase di maturazione dei chicchi. Secondo le analisi di mercato, il fenomeno potrebbe non variare necessariamente il totale delle precipitazioni mensili, ma una concentrazione delle piogge in tempi ridotti rischierebbe di compromettere la produzione complessiva. Quando El Niño si manifesta in modo intenso o prolungato, il calore eccessivo e l’apporto idrico irregolare possono danneggiare la fioritura del caffè Arabica, oltre alle successive fasi di espansione e riempimento del chicco. I modelli climatici indicano una probabilità del 97% che il fenomeno persista fino al 2027, con un picco atteso tra ottobre e dicembre di quest’anno. Per la regione del Minas Gerais meridionale, snodo fondamentale per la produzione di Arabica, i periodi a maggior rischio di precipitazioni irregolari e temperature elevate sono individuati tra settembre e novembre.

    Storicamente, gli eventi El Niño hanno sempre comportato lievi riduzioni nell’offerta globale di caffè. Durante l’episodio registrato tra il 2023 e il 2024, classificato come intenso, si sono toccati record di temperatura globale legati anche al contesto generale del riscaldamento del pianeta. Attualmente il fenomeno presenta un’intensità moderata, ma il costante aumento delle temperature nell’Oceano Pacifico segnala la probabilità che le anomalie climatiche proseguano durante la fase critica del riempimento dei chicchi, momento in cui la carenza d’acqua può ridurre drasticamente la resa finale. Il monitoraggio costante delle previsioni meteorologiche a breve, medio e lungo termine si conferma quindi indispensabile per valutare l’impatto effettivo sul raccolto. Per quanto riguarda la varietà Robusta, i produttori dello stato dell’Espírito Santo hanno risposto alle recenti sfide idriche incrementando gli investimenti nell’irrigazione, la cui superficie è raddoppiata o triplicata rispetto alla grave siccità del periodo 2014-2016, pur dovendo affrontare i costi legati al dispendio energetico e allo stoccaggio delle riserve idriche.

  • Prezzi del caffè in aumento: le coperture short spingono le quotazioni

    Prezzi del caffè in aumento: le coperture short spingono le quotazioni

    I prezzi del caffè sui mercati internazionali continuano a mostrare un’ampia oscillazione, caratterizzata tuttavia da una tendenza al rialzo. A sostenere il sentiment dei listini è il progressivo accumulo di ritardi nella raccolta in Brasile, il principale Paese produttore al mondo, che ha spinto gli operatori finanziari ad aumentare le posizioni short per coprirsi dai rischi di contrazione dell’offerta.

    Le precipitazioni inaspettate registrate e previste nelle regioni chiave del Paese, in particolare nel Minas Gerais e nel Cerrado Mineiro, stanno ostacolando gravemente le operazioni sul campo. I dati diffusi dalla Cooperativa dei Coltivatori di Caffè del Cerrado mostrano come, a fine luglio, la raccolta del caffè Arabica nell’area servita dalla cooperativa abbia raggiunto il 66% delle piantagioni, evidenziando un chiaro ritardo rispetto al 70% registrato nello stesso periodo del 2025.

    Le piogge cadute di recente sono risultate persino superiori alle previsioni iniziali in diverse zone, bagnando il terreno proprio durante la fase di massima raccolta. L’eccessiva umidità del suolo ha causato l’interruzione temporanea di diverse attività agricole, rendendo particolarmente difficoltosi il trasporto, la raccolta meccanica e il recupero dei chicchi caduti a terra. Anche le rilevazioni dell’Istituto Nazionale di Meteorologia confermano il persistere di instabilità atmosferiche tra il Minas Gerais e lo stato di San Paolo, con un impatto diretto sulla regolarità dei lavori nei campi.

    Sul fronte della lavorazione, la cooperativa riferisce che il 46% del volume finora raccolto è già stato lavorato, con una resa media di 500 litri per sacco da 60 chilogrammi. Dal punto di vista qualitativo, si registra un ulteriore aumento della percentuale di chicchi selezionati, che si mantiene sopra la soglia del 15% complessivo. Tuttavia, le spedizioni continuano a presentare un’elevata proporzione di chicchi verdi e caffè macinato, fattori che incidono negativamente sulla qualità fisica dei lotti e della bevanda finale, imponendo maggiore cura e attenzione durante le fasi di classificazione e lavorazione.

    Questa combinazione tra rallentamenti logistici sul terreno, complessità nella gestione della qualità e avversità meteorologiche continua a frenare il ritmo delle forniture brasiliane destinate all’esportazione, alimentando la spinta rialzista sui mercati globali.

  • Quando i software muovono il mercato: la nuova era del trading sul caffè

    Quando i software muovono il mercato: la nuova era del trading sul caffè

    Il mercato del caffè sta vivendo una fase di fluttuazioni senza precedenti, dettata da dinamiche che si sono gradualmente allontanate dai soli fattori legati alla produzione agricola e ai consumi. Sempre più spesso, i prezzi stabiliti nelle borse finanziarie di Londra e New York rispondono alle mosse dei grandi fondi d’investimento e degli ETF. I trader tradizionali e gli esportatori, che trattano il prodotto fisico, si trovano così a dover competere con sofisticati programmi informatici e algoritmi di trading finanziario capaci di muovere ingenti masse di capitale con estrema rapidità.

    Sebbene la presenza dei computer nelle borse valori non sia una novità e affondi le sue radici nei decenni scorsi, la dimensione del fenomeno ha raggiunto una scala del tutto inedita. Negli ultimi anni, la diffusione dell’intelligenza artificiale, del trading ad alta frequenza e l’enorme afflusso di capitale nei fondi indicizzati hanno trasformato la velocità e la portata di queste operazioni. Un algoritmo moderno non applica più soltanto una regola fissa, ma analizza milioni di dati al microsecondo e impara a reagire in tempo reale alle mosse degli altri software. Questo ha creato una concentrazione di potenza di calcolo mai vista prima, che ha trasformato le oscillazioni di prezzo da occasionali sbalzi a vere e proprie montagne russe quotidiane e violente.

    A questo quadro si aggiunge il peso crescente degli ETF e della cosiddetta finanza passiva. Negli ultimi anni si è assistito a un’esplosione monumentale dei fondi indicizzati, dove milioni di piccoli e grandi risparmiatori in tutto il mondo versano denaro invece di acquistare singole azioni o materie prime. Per gestire e indirizzare questi fiumi di capitale verso i mercati, gli ETF si affidano interamente agli algoritmi. Il risultato è che enormi masse finanziarie entrano ed escono dal mercato del caffè, del cacao o del petrolio in modo del tutto sordo e automatico, senza che a monte vi sia una valutazione umana su quale sia il reale valore della materia prima.

    Se i coltivatori e gli esportatori di caffè valutano fattori concreti come il meteo in Brasile, lo stato dei raccolti, le scorte nei porti o la domanda delle torrefazioni, i modelli matematici dei grandi fondi speculativi analizzano esclusivamente variabili finanziarie come grafici, medie mobili, volumi di scambio o livelli tecnici di supporto e resistenza. Quando il prezzo del caffè rompe una determinata soglia numerica, centinaia di algoritmi si attivano nello stesso istante per eseguire la medesima decisione di acquisto o di vendita, generando un effetto valanga che spinge i prezzi a rialzi o ribassi estremi privi di un legame con l’economia reale.

    A complicare ulteriormente la situazione intervengono le regole stesse delle borse valori e la gestione del rischio. Quando le quotazioni oscillano in modo troppo violento, le piattaforme di scambio aumentano i margini, ossia le garanzie in denaro necessarie per mantenere aperte le posizioni. Gli algoritmi dei fondi, programmati per rispettare parametri di rischio rigidi e automatizzati, liquidano e chiudono all’istante migliaia di contratti per rientrare nei limiti. È proprio questa reazione a catena e priva di intervento umano a provocare le repentine e drammatiche variazioni nei listini del caffè, lasciando chi lavora con il prodotto reale del tutto spiazzato e trasferendo infine i maggiori costi sui consumatori.

  • Tensioni Usa-Nicaragua: nuovi rischi di rincari per il caffè americano

    Tensioni Usa-Nicaragua: nuovi rischi di rincari per il caffè americano

    I consumatori di caffè negli Stati Uniti, già alle prese con i prezzi al dettaglio più alti dell’ultimo decennio, rischiano di subire le conseguenze economiche delle crescenti tensioni politiche tra Washington e il Nicaragua. La decisione del presidente nicaraguense Daniel Ortega di sospendere i processi elettorali nel paese centroamericano ha infatti scatenato la dura reazione del governo statunitense, che ha lasciato intendere possibili ripercussioni nelle relazioni bilaterali e l’introduzione di sanzioni o forti dazi commerciali.

    Il Nicaragua ha da tempo nel caffè uno dei principali pilastri della propria economia, incassando circa mezzo miliardo di dollari all’anno dalle esportazioni globali. Gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato di sbocco, assorbendo da soli il 35% di tutte le spedizioni all’estero del chicco nicaraguense. Un eventuale blocco o un inasprimento tariffario da parte di Washington colpirebbe duramente i piccoli agricoltori e l’economia del paese latinoamericano, ma al contempo finirebbe per appesantire ulteriormente il mercato interno americano.

    Negli Stati Uniti i prezzi della materia prima rimangono eccezionalmente elevati, con medie al dettaglio giunte a 9,45 dollari al chilo a causa dei problemi di approvvigionamento degli ultimi anni e delle tariffe commerciali già in vigore. In questo scenario, le associazioni di categoria dell’industria del caffè statunitense stanno intensificando le pressioni sulle istituzioni affinché la bevanda venga esentata da qualsiasi nuova restrizione o dazio, riuscendo già a far inserire anche il caffè istantaneo nell’elenco dei beni esenti dalle tariffe. Con circa due terzi della popolazione americana che consuma caffè quotidianamente, l’andamento dei prezzi è diventato una questione economica e politica di primaria importanza, strettamente monitorata anche dal Congresso in vista delle prossime scadenze elettorali per evitare un ulteriore rincaro del costo della vita.

  • Caffè: report USDA semestrale, offerta e consumi al massimo storico

    Caffè: report USDA semestrale, offerta e consumi al massimo storico

    La produzione globale di caffè è proiettata verso un record storico nella stagione 2026/27. Secondo il recente report semestrale del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA), il raccolto mondiale registrerà un incremento di 10,8 milioni di sacchi da 60 chilogrammi, raggiungendo la quota record di 189,7 milioni di sacchi. Questo picco di offerta globale è guidato principalmente dalle eccezionali performance produttive di Brasile, Etiopia, Uganda e Vietnam, le cui metriche riescono a compensare ampiamente i cali di produzione riscontrati in India e Indonesia. Come diretta conseguenza dell’incremento delle disponibilità globali negli ultimi mesi, le quotazioni del caffè hanno mostrato una flessione del 25%, misurata dall’indice dei prezzi compositi dell’International Coffee Organization.

    Il motore principale della ripresa globale è rappresentato dal Brasile, che da solo copre quasi il 40% della produzione mondiale. Il raccolto combinato brasiliano di arabica e robusta è stimato in crescita di 8,9 milioni di sacchi, per un totale record di 71,9 milioni. La spinta decisiva arriva dalla varietà arabica, il cui output è previsto in balzo di 9,5 milioni di sacchi, toccando quota 47,5 milioni. Questo risultato mette fine a un quinquennio di sotto-performance della produzione brasiliana causato da condizioni meteorologiche avverse, tra cui siccità, gelate e temperature estreme che avevano ridotto drasticamente i volumi. Le precipitazioni puntuali arrivate tra settembre e ottobre nelle fasi di fioritura hanno garantito uno sviluppo ottimale dei frutti, portando le rese della regione del Minas Gerais — dove si coltiva oltre il 70% dell’arabica nazionale — a livelli vicini ai massimi storici. Per quanto riguarda la robusta brasiliana, dopo il record dello scorso anno si attende una lieve contrazione di 600 mila sacchi, scendendo a 24,4 milioni a causa di temperature più rigide ed elevate piogge nello stato di Espírito Santo. L’ampia disponibilità interna consentirà al Brasile di spingere le proprie esportazioni di chicchi al record di 45,0 milioni di sacchi.

    Sul fronte asiatico e africane, diverse nazioni registrano traguardi produttivi rilevanti. Il Vietnam prevede un raccolto record di 32,5 milioni di sacchi, sostenuto dall’espansione delle superfici coltivate e dai maggiori investimenti dei coltivatori in fertilizzanti, resi possibili dalle recenti quotazioni elevate. In Africa, l’Etiopia tocca quota 12,1 milioni di sacchi grazie al rinnovo di oltre la metà delle aree coltivate con varietà a più alta resa negli ultimi quattro anni, mentre l’Uganda sale a 7,16 milioni di sacchi. Di contro, l’Indonesia subisce una flessione di 1,0 milione di sacchi, fermandosi a 11,4 milioni totali a causa delle precipitazioni eccessive che hanno compromesso la fioritura della robusta nelle aree pianeggianti di Giava e Sumatra meridionale.

    La crescita dei volumi produttivi si riflette direttamente sul commercio e sui consumi mondiali. Le esportazioni globali di chicchi di caffè aumenteranno di 11,9 milioni di sacchi, arrivando al picco storico di 131,4 milioni. Contestualmente, i consumi mondiali toccheranno il livello record di 179,7 milioni di sacchi, guidati dall’aumento della domanda nell’Unione Europea, stimata a 42,5 milioni di sacchi, e negli Stati Uniti, previsti a 26,95 milioni. Questo deciso incremento dell’offerta globale permetterà anche un secondo anno consecutivo di ricostituzione delle scorte finali mondiali, che saliranno a 26,3 milioni di sacchi, pur rimanendo ancora al di sotto delle medie storiche di lungo periodo dopo i prelievi massicci degli anni precedenti.