Categoria: Caffè

  • Brasile, export di caffè a +3,1% a settembre

    Brasile, export di caffè a +3,1% a settembre

    Il settore caffeicolo brasiliano dà importanti segnali di ripresa con un incremento delle esportazioni del 3,1% a settembre, mese in cui sono stati spediti 3,894 milioni di sacchi da 60 chilogrammi rispetto ai 3,778 milioni dello stesso periodo del 2025. La spinta decisiva arriva dal sblocco del canale commerciale con gli Stati Uniti, favorito dal definitivo superamento delle incertezze doganali dopo la cancellazione delle tariffe sull’importazione di caffè solubile approvata lo scorso luglio, che ha completato l’esenzione già concessa al caffè verde nel novembre 2025. Questa chiarezza normativa ha provocato un vero e proprio balzo delle spedizioni verso il mercato statunitense, volate a settembre a 625.192 sacchi con un incremento dell’86,4% su base annua.

    L’impatto positivo dello sblocco e l’arrivo dei nuovi raccolti sul mercato si riflettono in maniera marcata sull’avvio della campagna agricola 2026/27. Nei primi tre mesi del ciclo stagionale, da luglio a settembre, il volume complessivo esportato dal Paese sudamericano ha toccato quota 11,210 milioni di sacchi, segnando un aumento del 15,5% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente e generando un fatturato di 3,561 miliardi di dollari, in crescita dello 0,8%.

    Considerando il bilancio cumulato dell’anno solare da gennaio a settembre 2026, i volumi complessivi si mantengono su livelli sostanzialmente stabili con 29,095 milioni di sacchi (-0,2%), mentre le entrate totali in valuta estera registrano una flessione dell’8,6%, scendendo a 10,113 miliardi di dollari contro gli 11,065 miliardi dei primi nove mesi del 2025. Anche su singola mensilità di settembre si osserva una contrazione del fatturato del 7,1%, per complessivi 1,282 miliardi di dollari. Come spiegato dalla presidenza del Consiglio brasiliano degli esportatori di caffè (Cecafé), questo calo dei ricavi è da attribuire alla combinazione di quotazioni internazionali più basse, ai danni qualitativi causati dalle piogge di luglio sui primi lotti di Arabica e soprattutto al deciso aumento della quota di varietà Robusta/Canephora, caratterizzata da un prezzo medio inferiore.

    Nel dettaglio delle tipologie commercializzate nei primi nove mesi dell’anno, l’Arabica continua a rappresentare la quota maggioritaria con 20,739 milioni di sacchi (pari al 71,3% del totale, pur in calo del 10,7%), seguita dalla varietà Canephora che balza a 5,162 milioni di sacchi grazie a una crescita del 68,3%. Il segmento del caffè solubile si attesta a 3,141 milioni di sacchi (10,8%), mentre il tostato e macinato raggiunge 53.412 sacchi. Una flessione interessa anche i caffè speciali e certificati, scesi a 4,95 milioni di sacchi (-16,3%), pur continuando a generare il 20% dei ricavi complessivi con un fatturato di 2,020 miliardi di dollari grazie a un valore medio di 408,07 dollari a sacco.

    Sui mercati di destinazione globale, le recenti performance hanno consentito agli Stati Uniti di controrimontare la Germania e riprendere la testa della classifica dei partner commerciali con 3,805 milioni di sacchi assorbiti da inizio anno (il 13,1% delle esportazioni totali). La Germania scivola in seconda posizione con 3,307 milioni di sacchi (11,4%), seguita dall’Italia, che registra un incremento dell’11,6% raggiungendo 2,597 milioni di sacchi. Chiudono la cinquina delle principali destinazioni il Belgio con 2,463 milioni di sacchi (+44,5%) e il Giappone con 1,451 milioni (-23,3%). Per quanto riguarda le infrastrutture di imbarco, lo scalo di Santos si conferma lo snodo strategico principale movimentando 20,573 milioni di sacchi, pari al 70,7% delle spedizioni nazionali, seguito dal complesso portuale di Rio de Janeiro (25,2%) e da Paranaguá (1,1%).

  • Caffè: l’offerta della Colombia frena e spinge i prezzi dell’arabica

    Caffè: l’offerta della Colombia frena e spinge i prezzi dell’arabica

    La scarsità di offerta che arriva dalla Colombia, secondo produttore mondiale di arabica, sta sostenendo i prezzi internazionali di questa varietà pregiata e spingendo le quotazioni sui mercati finanziari, dove la scadenza di dicembre ha recentemente guadagnato lo 0,72% a fronte di un calo dello 0,55% per il robusta.

    I dati presentati dal direttore generale Germán Bahamón per l’annata caffeicola 2025-2026, conclusasi a settembre, tracciano un bilancio difficile per la Colombia: la produzione complessiva è diminuita del 15% rispetto al ciclo precedente, fermandosi a 12,65 milioni di sacchi da 60 chilogrammi, con una perdita netta di circa 2,22 milioni di sacchi. Di riflesso, le esportazioni totali sono calate del 12% raggiungendo quota 11,78 milioni di sacchi, mentre la Federazione Nazionale dei Coltivatori di Caffè ha gestito direttamente l’invio all’estero di 2,54 milioni di sacchi, elevando la propria quota sul totale al 21,5%.

    Nonostante la flessione complessiva, il mese di settembre ha registrato una momentanea ripresa, con una produzione in aumento del 6% e spedizioni estere cresciute del 9%. Questo recupero non è bastato però a riequilibrare il deficit cumulato nei primi nove mesi dell’anno, che hanno visto una contrazione del 10% della produzione nazionale. Sul mercato interno, il consumo si è attestato a 2,32 milioni di sacchi a fronte di 1,61 milioni di sacchi importati negli ultimi dodici mesi.

    A condizionare l’andamento del comparto si aggiungono gli eventi fisici e climatici. Lo scorso agosto, un violento terremoto ha colpito le regioni produttrici, danneggiando infrastrutture di lavorazione, depositi e snodi viari strategici. Sebbene l’industria caffeicola colombiana sia riuscita gradualmente a superare l’impatto e l’emergenza immediata causata dal sisma, l’attenzione resta altissima per una minaccia di natura meteorologica ritenuta ben più insidiosa e devastante nel lungo periodo: il fenomeno El Niño. Le anomalie climatiche rischiano infatti di causare siccità e ritardare le piogge stagionali di settembre e ottobre anche in Brasile, compromettendo la fioritura e i raccolti futuri dell’intero continente. Come evidenziato dalla Federazione, la tutela della produttività e la tenuta economica delle famiglie produttrici saranno determinanti per garantire la stabilità delle forniture mondiali nei prossimi mesi.

  • L’ICO lancia una nuova piattaforma digitale per i dati globali del caffè

    L’ICO lancia una nuova piattaforma digitale per i dati globali del caffè

    In occasione della 142ª sessione dell’International Coffee Council tenutasi a Ginevra, l’Organizzazione Internazionale del Caffè ha presentato ufficialmente la nuova piattaforma di intelligence sul mercato. Si tratta di uno strumento digitale interattivo e ad accesso gratuito pensato per centralizzare i dati del settore globale e offrire a produttori, commercianti, analisti e istituzioni un unico punto di riferimento informativo. Il lancio è avvenuto in concomitanza con la campagna promozionale incentrata sulla sostenibilità e intitolata “Il caffè è parte della soluzione”.

    Storicamente frammentate tra varie pubblicazioni e banche dati commerciali, le metriche chiave del settore convergono ora all’interno di una sola architettura digitale. Il portale include l’indicatore composito ICO e i quattro prezzi di gruppo, le quotazioni dei futures dei mercati di New York e Londra, lo stato delle scorte certificate presso le borse e i volumi dettagliati degli scambi paese per paese. A completare l’offerta vi sono le statistiche annuali su produzione e consumi visibili tramite un globo tridimensionale interattivo, le cui rilevazioni per l’anno in corso sono liberamente consultabili.

    Il fondamento metodologico si basa sul patrimonio statistico dell’organizzazione, alimentato dai certificati di origine e dalle rendicontazioni mensili inviate dai Paesi membri esportatori e importatori. Per garantire la massima attendibilità, il Segretariato dell’ICO armonizza e incrocia questi flussi con le registrazioni doganali dei partner commerciali, le banche dati internazionali e i bilanci interni tra domanda e offerta, ricorrendo a stime dirette nei casi in cui manchino serie di dati nazionali specifiche.

    La direttrice esecutiva dell’ICO, Vanúsia Nogueira, ha sottolineato come la disponibilità di dati credibili e condivisi, pur non cancellando la volatilità fisiologica dei mercati, sia fondamentale per ridurre l’incertezza. L’obiettivo è supportare i processi decisionali lungo una catena del valore complessa che garantisce il sostentamento a oltre dodici milioni e mezzo di famiglie nel mondo, aiutando ad esempio i coltivatori a valutare investimenti in terreni o macchinari di lavorazione.

    Sotto il profilo dell’accessibilità, le dashboard consentono la consultazione gratuita dei dati su prezzi e scorte per l’anno in corso, oltre alle statistiche aggregate su produzione e scambi dell’ultimo biennio. La fruizione delle serie storiche a partire dal 1963 rimane invece riservata ai membri dell’organizzazione, pur restando accessibile su richiesta a ricercatori e organismi intergovernativi, mentre gli operatori commerciali che necessitano di grandi volumi di dati storici ed elaborabili potranno fare riferimento ai pacchetti di abbonamento statistico offerti dall’ente.

  • Caffè brasiliano da record: nel 2026 la produzione sale a 67,6 milioni di sacchi

    Caffè brasiliano da record: nel 2026 la produzione sale a 67,6 milioni di sacchi

    Un’annata da record per il caffè brasiliano. La produzione per il 2026 della maggiore potenza caffeicola mondiale si attesta a 67,6 milioni di sacchi lavorati, registrando un incremento del 19,6% rispetto al 2025. I dati provengono dalla terza rilevazione ufficiale della Compagnia Nazionale di Approvvigionamento (Conab), pubblicata lo scorso 24 settembre, quando la campagna di raccolta aveva ormai raggiunto il 99% della superficie coltivata e si avviava alla sua definitiva conclusione. Il risultato storico è frutto della concomitanza tra l’avvio della fase positiva del ciclo biennale della pianta, un ampliamento della superficie agricola e un consistente salto di qualità nella produttività media.

    L’espansione dei terreni coltivati ha toccato circa 1,95 milioni di ettari, evidenziando una crescita del 5,1% spinta principalmente dalle piantagioni di Arabica. Parallelamente, la resa media nazionale è salita a 34,6 sacchi per ettaro, con un balzo del 13,8% rispetto ai 30,4 dell’anno precedente. A determinare questo progresso hanno concorso una gestione agronomica sempre più tecnologica e un quadro meteorologico favorevole, con piogge ben distribuite prima della fioritura e temperature stabili nelle fasi chiave dello sviluppo dei frutti.

    L’Arabica guida l’impennata produttiva con una quota pari al 70% del totale complessivo. Per questa varietà si stimano 48,2 milioni di sacchi, vale a dire un incremento del 34,8% su base annua. Il motore principale della crescita si conferma lo stato del Minas Gerais, capace di da solo di fornire 34,96 milioni di sacchi, di cui quasi la metà concentrati nelle regioni del sud e del centro-ovest. Ottimi riscontri giungono anche da San Paolo, dove le precipitazioni regolari successive ai periodi di secca hanno spinto il raccolto a 6,19 milioni di sacchi.

    Andamento opposto si registra invece per la varietà Robusta, la cui produzione cala del 6,6% fermandosi a 19,4 milioni di sacchi, nonostante un aumento del 4% delle aree destinate alla coltivazione. A zavorrare il comparto è stato il calo di resa nello stato di Espírito Santo, primario distretto del Robusta, dove basse temperature fuori stagione hanno causato fioriture irregolari e ridotto il volume raccolto del 14,3%, per un totale di 12,1 milioni di sacchi. Nello stesso stato, per contro, l’Arabica ha guadagnato il 33% toccando i 4,38 milioni di sacchi. Performance stabili si segnalano in Bahia, con 4,49 milioni di sacchi complessivi tra le due specie, mentre in Rondônia la raccolta del Robusta si è chiusa con un balzo del 24% a quota 2,88 milioni di sacchi.

    Il buon momento dell’agricoltura brasiliana trova riscontro immediato sul fronte del commercio estero. I dati del Ministero dello Sviluppo, dell’Industria, del Commercio e dei Servizi indicano che ad agosto le esportazioni hanno toccato il massimo storico per il mese, raggiungendo 3,8 milioni di sacchi da 60 kg, con un aumento del 25,8% su luglio e del 43,2% su agosto 2025. Il dato progressivo da inizio anno mostra tuttavia un totale cumulato di 24,6 milioni di sacchi tra gennaio e agosto, in flessione del 6,6% rispetto all’analogo periodo dello scorso anno.

    Sul piano globale, le stime del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti prefigurano una produzione record per la stagione 2026/27 pari a 189,7 milioni di sacchi, in crescita del 6,1%. La domanda mondiale continua a sostenere il settore, con consumi stimati a 179,7 milioni di sacchi grazie alle spinte combinate dei mercati tradizionali europei e americani e alla forte espansione in Cina. L’arrivo del maxi-raccolto brasiliano, unito alle prossime produzioni di Vietnam e Colombia, esercita una pressione al ribasso sui listini internazionali, sebbene scorte ridotte e incognite legate al fenomeno climatico El Niño mantengano i prezzi complessivamente stabili.

  • FAO, 1° ottobre 2026: inaugurata la prima Giornata del Caffè targata Nazioni Unite

    FAO, 1° ottobre 2026: inaugurata la prima Giornata del Caffè targata Nazioni Unite

    Oggi, giovedì 1° ottobre 2026, segna una svolta storica per la Giornata Internazionale del Caffè, celebrata per la prima volta sotto l’egida ufficiale delle Nazioni Unite. L’appuntamento inaugurale di questo nuovo corso si tiene proprio in queste ore a Roma presso la sede della FAO, dove il direttore generale QU Dongyu apre le celebrazioni allo Sheikh Zayed Centre. A seguito della risoluzione A/RES/80/248, approvata dall’Assemblea generale dell’ONU il 10 marzo scorso su proposta avanzata dalla Conferenza della FAO nel 2025, la data del 1° ottobre entra formalmente nel calendario delle ricorrenze internazionali, coincidendo con il momento che segna tradizionalmente l’inizio dell’anno del caffè e l’avvio del raccolto in molte regioni del pianeta.

    La decisione delle Nazioni Unite amplia il significato di una ricorrenza che non vuole celebrare soltanto una bevanda entrata nella quotidianità e nella socialità globale, ma desidera accendere i riflettori sulla filiera e sulle comunità rurali che la sostengono. Per molti Paesi produttori il caffè non rappresenta una semplice coltura da esportazione, bensì la fonte primaria di sostentamento per milioni di persone e piccoli agricoltori. Attraverso la collaborazione con l’International Coffee Organization, la FAO intende sfruttare questa piattaforma per promuovere un settore più equo, inclusivo e resiliente di fronte alle sfide dei cambiamenti climatici, facilitando l’accesso dei piccoli produttori ai mercati, la tracciabilità e l’adozione di tecniche sostenibili come l’agroforestazione.

    L’evento romano propone oggi un ricco programma di iniziative volte a esplorare l’universo del caffè sotto ogni profilo. Tra gli appuntamenti della giornata risalta l’iniziativa Degusta il mondo del caffè, allestita nella Sala del Kazakistan, dove gli ospiti possono assaggiare miscele provenienti da diversi continenti. Il percorso prosegue poi al FAO MuNe FoodS Lab con la sessione Il mondo in una tazza, dedicata alle tecniche tradizionali di preparazione e infusione affiancate da momenti di storytelling, mentre una visita guidata intitolata Il caffè attraverso le culture permette di esplorare la memoria storica e la ricchezza antropologica legate a questo prodotto. Unendo diplomazia, economia e cultura, la prima celebrazione ONU punta a fare del 1° ottobre uno spazio permanente di dialogo tra governi, settore privato e comunità agricole, unendo ideale e pratico nella salvaguardia di chi lavora dietro le quinte di ogni singola tazzina.

  • Caffè, rally dei listini: non solo siccità, scattano le ricoperture speculative

    Caffè, rally dei listini: non solo siccità, scattano le ricoperture speculative

    I prezzi del caffè hanno chiuso in deciso rialzo mercoledì, spingendo le quotazioni dell’arabica al massimo delle ultime tre settimane e quelle della robusta al livello più alto da un mese a questa parte. A fare da sfondo al rally di mercato ci sono indubbiamente i persistenti timori legati alle condizioni meteorologiche in Brasile, dove la siccità e l’impatto del fenomeno El Niño minacciano la cruciale fase di fioritura delle piante e rischiano di compromettere il raccolto dell’annata 2026/27, specie nella regione chiave del Minas Gerais dove il meteorologo Climatempo prevede scarse precipitazioni per la prossima settimana. Tuttavia, al di là dell’allarme climatico, la vera forza trainante dietro la risalita dei prezzi degli ultimi giorni è di natura squisitamente finanziaria. La spinta decisiva è infatti arrivata dalle ricoperture speculative seguite alla diffusione dei dati del Cot Report della settimana trascorsa, che avevano evidenziato un’accresciuta esposizione corta da parte degli operatori finanziari. Ritrovandosi con una presenza eccessiva di scommesse al ribasso proprio mentre le notizie sul tempo in Sudamerica cominciavano a destare preoccupazione, gli speculatori sono stati costretti a correre ai ripari riacquistando rapidamente i contratti sul mercato per limitare le perdite, innescando così una reazione a catena che ha alimentato ulteriormente la corsa dei listini.

  • Prezzi in calo e stabilità dell’offerta: il consumo di caffè accelera in Brasile

    Prezzi in calo e stabilità dell’offerta: il consumo di caffè accelera in Brasile

    Il mercato interno del caffè in Brasile sta registrando una netta accelerazione della domanda, sostenuta dalla normalizzazione delle forniture e da un sensibile calo dei prezzi al consumo. Secondo i dati diffusi dall’Associazione Brasiliana dell’Industria del Caffè, il consumo nazionale è aumentato del 2,29% tra gennaio e agosto rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo un volume totale di 13,68 milioni di sacchi da 60 chilogrammi. Le stime preliminari per l’intero anno indicano una crescita del 2,5%, che porterebbe i volumi complessivi a sfiorare i 21,9 milioni di sacchi.

    L’andamento del settore mostra un ritmo di ripresa via via più sostenuto. Se nei primi quattro mesi dell’anno l’incremento si era attestato al 2,44%, nel periodo compreso tra maggio e agosto l’aumento delle vendite ha toccato il 4,65% su base annua, con un volume di 7,02 milioni di sacchi assorbiti dal mercato domestico. La dirigenza dell’associazione di categoria attribuisce questo slancio alla maggiore stabilità dell’offerta di materia prima, sia per la varietà arabica che per la robusta, che a partire dal mese di giugno ha consentito all’industria di regolarizzare la produzione e calmierare i listini al dettaglio.

    I benefici di questo riequilibrio si sono trasferiti direttamente sui carrelli della spesa, dove la maggior parte delle tipologie di caffè ha registrato una flessione dei prezzi nel confronto tra agosto 2026 e lo stesso mese del 2025. Il calo più marcato riguarda il caffè tostato e macinato nelle sue varianti tradizionali ed extra-forti, i cui prezzi sono scesi del 21,22%, passando da una media di 62,83 a 49,50 real al chilo. Tale contrazione ha permesso alle catene distributive di promuovere offerte speciali, dando un impulso decisivo agli acquisti. In controtendenza si segnalano soltanto i segmenti del decaffeinato, cresciuto del 4%, e delle capsule monodose, che hanno registrato un rincaro del 7,73% nello stesso arco temporale.

    Oltre alla leva del prezzo, l’industria della trasformazione sta puntando sul fattore innovazione per stimolare la domanda e intercettare nuove fasce di consumatori. L’introduzione sul mercato di bevande pronte da bere, caffè freddi e barrette proteiche aromatizzate risponde alla volontà di ampliare le occasioni di consumo, sfruttando la crescita dei prodotti rinfrescanti per la stagione estiva.

    Resta tuttavia un margine di incertezza legato alle variabili climatiche e alle dinamiche dei mercati finanziari. Il settore continua a monitorare con estrema attenzione gli sviluppi del fenomeno El Niño, poiché le condizioni meteo determineranno la tenuta della ripresa anche nel terzo trimestre. Sebbene la fioritura attuale si presenti particolarmente intensa, le proiezioni per il raccolto del 2027 delineano una maggiore pressione sull’offerta di arabica, condizionata dall’annata di bassa produttività nel ciclo biennale della pianta, a fronte di una sostanziale tenuta per la varietà robusta. Per contenere l’impatto della volatilità dei prezzi internazionali, che ha visto i futures di New York calare di circa il 15% nell’ultimo mese, le aziende di trasformazione hanno modificato la propria gestione strategica, riducendo la copertura delle scorte di magazzino dalle storiche otto-dodici settimane a livelli stimati tra le quattro e le sette settimane.

  • Brasile, fine raccolto: si guarda alla nuova fioritura

    Brasile, fine raccolto: si guarda alla nuova fioritura

    La campagna caffeicola in Brasile si avvia verso le battute finali, spostando rapidamente il focus degli operatori di settore e dei mercati internazionali dalle operazioni di raccolta alle prospettive del prossimo ciclo produttivo. Negli ultimi giorni, i lavori nei campi hanno registrato un inevitabile rallentamento, legato sia al naturale completamento delle attività sulle piante sia all’arrivo improvviso delle prime piogge di settembre.

    I rilevamenti condotti dalle principali realtà cooperative mostrano un quadro ormai quasi consolidato. I dati diffusi dalla Cooperativa Regionale dei Coltivatori di Caffè di Guaxupé indicano che le operazioni hanno raggiunto il 98,6% delle superfici associate, evidenziando soltanto un leggero ritardo rispetto all’annata precedente, quando il raccolto era già stato portato a termine quasi ovunque. A guidare l’avanzamento dei lavori è lo Stato di San Paolo con il 99,2% delle coltivazioni completate, seguito dal Cerrado Mineiro al 98,8%, dal Sul de Minas al 98,7% e dalle aree di Matas de Minas, fermatesi al 95%.

    Nel Cerrado Mineiro, l’andamento del lavoro sul campo è stato direttamente condizionato dalle precipitazioni registrate a metà mese. Nella zona d’influenza della cooperativa Expocacer, dove la raccolta si attesta al 99% del programma e la produzione già lavorata tocca il 91%, le piogge hanno temporaneamente bloccato le operazioni di recupero del caffè caduto a terra. Questa specifica quota di prodotto rappresenta circa il 30% del volume totale della regione ed è stata già raccolta per l’81%. Nonostante le interruzioni meteo, la resa media si conferma eccellente, attestandosi sui 455 litri per ogni sacco da 60 chilogrammi, tra i valori più alti registrati nelle recenti stagioni.

    Le stesse precipitazioni che hanno rallentato gli ultimi stacchi hanno però impresso una svolta fondamentale per la stagione futura, favorendo l’apertura anticipata di una significativa prima fioritura. Questo passaggio delicato richiede un immediato adeguamento della gestione agronomica per la difesa pre e post-fioritura. Il quadro climatico degli ultimi giorni è stato tuttavia caratterizzato da una forte disomogeneità, accompagnato in alcune zone da intense grandinate e forti venti che hanno colpito distretti come Patos de Minas, Perdizes, Serra do Salitre e Araxá. I danni arrecati a foglie, rami e boccioli rischiano di favorire l’ingresso di agenti patogeni e malattie batteriche, spingendo i tecnici a raccomandare interventi fitosanitari preventivi e una nutrizione bilanciata del suolo attraverso l’impiego di calcare, gesso e fertilizzanti organici.

    Sul fronte generale, la chiusura quasi totale della campagna 2026/27 ha spostato tutta l’attenzione del mercato sulle prospettive della stagione 2027/28. L’accumulo di piogge nel mese di settembre, superiore alla media dell’ultimo decennio nella maggior parte delle regioni caffeicole brasiliane, ha ripristinato l’umidità nei terreni, ponendo premesse favorevoli per lo sviluppo delle colture. Gli analisti di Hedgepoint Global Markets evidenziano che, sebbene sia prematuro definire le stime di produzione, l’ampliamento delle superfici coltivate negli ultimi anni e il meteo propizio potrebbero compensare in parte l’effetto della fase di bassa produttività biennale tipica dell’arabica.

    A livello globale, il quadro dell’offerta resta fortemente intrecciato all’andamento meteorologico e alla dinamica dei grandi Paesi esportatori. Nel segmento della robusta, il Vietnam ha registrato ad agosto esportazioni record per 2,1 milioni di sacchi, portando il totale dell’annata agraria a 27,7 milioni di sacchi, in crescita del 19,6% su base annua. Tuttavia, con scorte interne ormai ridotte ai minimi termini e con gli effetti del fenomeno El Niño che minacciano di prolungare la stagione secca e ridurre la disponibilità idrica per l’irrigazione nel Sud-est asiatico, le precipitazioni dei prossimi mesi rimarranno l’elemento chiave per determinare il reale equilibrio tra domanda e offerta sui mercati mondiali.

  • Caffè, i mercati frenano: in arrivo i volumi dal Brasile per riempire le scorte ICE

    Caffè, i mercati frenano: in arrivo i volumi dal Brasile per riempire le scorte ICE

    I mercati internazionali del caffè si stanno gradualmente stabilizzando al ribasso, ponendo fine alle violente fiammate speculative che avevano caratterizzato l’estate. La tendenza discendente dei prezzi trova origine sia nelle proiezioni di un ritorno al surplus globale di produzione, sia nell’avvio concreto delle operazioni da parte dei grandi commercianti per reintegrare le scorte ufficiali delle borse internazionali.

    Nelle ultime settimane i contratti futures sono stati sottoposti a una costante pressione venditrice. Il benchmark del caffè arabica con scadenza a dicembre scambiato all’Intercontinental Exchange di New York ha ceduto il 9,4% dai massimi di inizio mese, muovendosi nella fascia compresa tra i 270 e i 280 centesimi per libbra e toccando minimi che non si registravano dal mese di giugno. Parallelamente, il mercato del robusta a Londra per la scadenza di novembre ha registrato una flessione dell’1,9%, zavorrato anche dal fatto che i suoi stock certificati hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi dieci mesi.

    A guidare questa fase di ridimensionamento dei prezzi è innanzitutto il quadro fondamentale disegnato dall’Organizzazione Internazionale del Caffè, che per la stagione 2025/26 stima la produzione globale a un livello record di 183,6 milioni di sacchi, in crescita del 4,4% su base annua. Poiché il consumo complessivo è stimato in leggero calo dello 0,9% a 180,6 milioni di sacchi, il settore si avvia verso un surplus di 3 milioni di sacchi, segnando il primo attivo di bilancio dopo quattro anni consecutivi di deficit d’offerta.

    A rafforzare il clima di distensione contribuisce l’accelerazione dei flussi logistici dal Brasile, il principale produttore ed esportatore mondiale. Ad agosto le spedizioni brasiliane di caffè verde e lavorato hanno stabilito un record mensile toccando i 4,16 milioni di sacchi, con un incremento del 31% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. All’interno di questo volume, le esportazioni di arabica sono salite a 2,8 milioni di sacchi, mentre le esportazioni di conilon e robusta hanno toccato un massimo storico di oltre 953 mila sacchi. L’andamento favorevole del meteo, con precipitazioni di settembre superiori alla media decennale nelle aree agricole chiave, sta inoltre alimentando un cauto ottimismo sulle prospettive del raccolto futuro.

    Questo massiccio flusso di merce in uscita dai porti brasiliani sta risolvendo in modo diretto la grave crisi di liquidità fisica che aveva spinto le scorte della borsa di New York ai minimi degli ultimi ventisei anni. Per cogliere le opportunità di arbitraggio e rassicurare il mercato, i grandi colossi internazionali del trading, tra cui spiccano Olam e Louis Dreyfus Company, hanno dato il via al trasferimento di cospicui volumi di caffè arabica verso i depositi accreditati dell’ICE. Le due società pianificano di accreditare tra i 150 mila e i 200 mila sacchi ciascuna, per un volume complessivo stimato in circa 300 mila sacchi.

    L’impatto di questa operazione comincia a riflettersi sui numeri della borsa. Dopo aver toccato il minimo storico di 217.646 sacchi a metà mese, le giacenze certificate di arabica a New York sono già risalite oltre la soglia dei 258 mila sacchi. La direttrice principale di questo flusso è il porto di Anversa, hub fondamentale per le scorte europee dell’ICE, che insieme agli Stati Uniti figura tra le primissime destinazioni dell’export brasiliano di agosto. Nei magazzini belgi sono già arrivate decine di migliaia di sacchi di origine brasiliana in attesa di graduazione, un processo di controllo qualità e analisi della dimensione dei chicchi necessario prima che la merce possa essere formalmente integrata nel bilancio dei contratti futures.

    Sebbene i volumi di caffè certificato rimangano storicamente bassi e continuino a offrire un supporto di fondo alle quotazioni, il combinato disposto tra il ritmo elevato dell’export brasiliano, la progressione dei lotti in fase di certificazione ad Anversa e le previsioni di surplus globale indica che il caffè sta finalmente raggiungendo i mercati di consumo, allentando le tensioni lungo l’intera catena di fornitura.

  • Caffè in Cina: la spinta di Shanghai e il polo industriale di Kunshan nei dati USDA

    Caffè in Cina: la spinta di Shanghai e il polo industriale di Kunshan nei dati USDA

    Il report del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti mostra come la Cina stia diventando un punto di riferimento fondamentale per il mercato globale del caffè, trasformandosi in una grande potenza sia per i consumi sia per la gestione delle forniture.

    I numeri della città di Shanghai raccontano la crescita rapida di questa passione: nel 2025 i locali attivi hanno superato quota dieci mila, con una media di una caffetteria ogni duemila abitanti. Un cittadino di Shanghai beve in media 106 tazzine di caffè all’anno, una cifra tre volte più alta rispetto al resto della Cina, dove la media si ferma a 29. Anche il mercato delle consegne a domicilio ha numeri da record, con un giro d’affari di 260 milioni di dollari, contro i 104 milioni della capitale Pechino. Se da un lato i grandi marchi economici dominano le vendite di massa — come la catena Luckin che conta da sola più di 1.600 negozi in città —, dall’altro cresce l’interesse per i caffè pregiati e rari, fino a picchi di 1.912 dollari a tazzina per lotti speciali acquistati all’asta.

    Ancora più importanti sono i dati che riguardano la strada che fa il caffè prima di arrivare nelle tazzine. Shanghai e la sua regione sono il vero portone d’ingresso del caffè grezzo nel paese:

    • Il solo porto di Shanghai gestisce il 28% di tutto il caffè verde importato in Cina, quota che sale al 52% se si considera l’intera area circostante.
    • A soli 40 chilometri da Shanghai si trova la città di Kunshan, il più grande centro di lavorazione e tostatura dell’Asia. Nel 2025 vi sono state tostate oltre 180 mila tonnellate di caffè, ovvero il 60% dell’intera produzione cinese. In pratica, due tazzine di caffè su tre consumate in Cina vengono lavorate qui.
    • Kunshan ospita anche il primo grande centro logistico dell’area con magazzini a temperatura e umidità controllate pensati appositamente per conservare i chicchi verdi, dove lavorano oltre 40 aziende internazionali.

    Questi dati confermano come i grandi produttori e le catene stiano iniziando a comprare il caffè direttamente nei paesi d’origine, saltando i vecchi intermediari per gestire in prima persona sia la lavorazione sia la vendita finale.