Report Cecafé: crescono i volumi di caffè brasiliano ma pesano i costi logistici

Secondo i dati recentemente diffusi dal Consiglio degli Esportatori di Caffè del Brasile, nel report CECAFE di maggio, nel mese di maggio 2026 le esportazioni complessive di caffè dal Paese sudamericano hanno registrato una crescita del 3,6% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, raggiungendo un totale di 3.089.000 sacchi da 60 kg. Nonostante l’incremento nei volumi spediti, i ricavi valutari mensili hanno subito una contrazione del 16% nel medesimo intervallo temporale, attestandosi a 1,050 miliardi di dollari, a causa di una flessione del prezzo medio per sacco che è sceso a 340,06 dollari. Guardando all’anno civile, nel primo quinquemestre del 2026 il Brasile ha esportato complessivamente 14.745.000 sacchi, segnando un calo del 12,4% rispetto allo stesso periodo del 2022. Parallelamente, gli introiti complessivi da inizio anno si sono ridotti del 14,6%, fermandosi a 5,552 miliardi di dollari.

I vertici di Cecafé spiegano nel documento CECAFEdi maggio che le performance attuali riflettono una fase fisiologica di transizione tra la fine della vecchia stagione commerciale e l’arrivo del nuovo raccolto. La lieve ripresa evidenziata a maggio è trainata principalmente dall’ingresso sul mercato dei primi caffè raccolti nell’anno in corso, in particolare le varietà della specie canephora, come il conilon e il robusta. Nei primi 5 mesi dell’anno, le spedizioni di questa tipologia di caffè hanno registrato una crescita eccezionale dell’86,5%, superando 1,891 milioni di sacchi. Al contrario, il caffè arábica, pur confermando il proprio primato assoluto con oltre 11 milioni di sacchi e una quota pari al 75,5% dell’export totale, ha evidenziato una flessione del 21,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso come conseguenza di un’annata produttiva storicamente inferiore.

Sul fronte meteorologico, si registra tuttavia un netto cambio di scenario rispetto al periodo coperto dal report: se a maggio le proiezioni restavano ottimistiche grazie a condizioni climatiche allora favorevoli in gran parte della cintura caffeicola brasiliana, il quadro attuale ha subìto un brusco peggioramento. Le recenti e persistenti piogge invernali e le anomalie termiche stanno ora rallentando le operazioni di raccolta e mettendo a rischio la qualità dei chicchi lasciati ad asciugare nei cortili. Oltre a questa recente ondata di maltempo, la relazione CECAFE evidenzia altri fattori di rischio strutturali che continuano a pesare sul comparto, a partire dalle forti tensioni geopolitiche internazionali. I conflitti in corso nel Medio Oriente stanno provocando un sensibile aumento dei costi dei noli marittimi per i clienti internazionali. A ciò si aggiungono le storiche inefficienze logistiche e la carenza di infrastrutture nei porti brasiliani, che generano ritardi nelle partenze e perdite milionarie per le aziende esportatrici, oltre alle incertezze commerciali legate alle politiche tariffarie degli Stati Uniti, che spingono molti partner commerciali a rallentare temporaneamente i flussi di acquisto in attesa di un quadro normativo più stabile.

L’analisi geografica delle esportazioni elaborata nel report CECAFE conferma la Germania come principale mercato di destinazione del caffè brasiliano da inizio anno, con 1,911 milioni di sacchi assorbiti, pari al 13% del totale esportato. Al secondo posto si posizionano gli Stati Uniti con 1,771 milioni di sacchi, seguiti dall’Italia, che si piazza al terzo posto registrando un incremento del 3,2% con 1,420 milioni di sacchi. A chiudere il gruppo dei primi 5 partner commerciali sono il Belgio, in forte crescita, e il Giappone. Per quanto riguarda le rotte di uscita interne al Paese, il Porto di Santos mantiene la leadership assoluta gestendo il 72,8% dei carichi totali, seguito dal polo portuale di Rio de Janeiro con il 23,2% e dal porto di Paranaguá.

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