Colombia, stime USDA: produzione di caffè in aumento del 7,2%

La caffeicoltura in Colombia si appresta a vivere una netta inversione di tendenza per l’annata commerciale 2026/2027, lasciandosi alle spalle una stagione complessa segnata dal maltempo. Secondo le ultime proiezioni USDA contenute nel rapporto annuale pubblicato, la produzione nazionale di chicchi verdi registrerà un incremento del 7,2%, raggiungendo la quota di 13,4 milioni di sacchi da 60 chili equivalenti.

Questo atteso rimbalzo produttivo è legato a un radicale cambiamento dello scenario meteorologico, caratterizzato dalla transizione dal fenomeno umido di La Niña a una fase di forte El Niño. Sebbene a livello internazionale questo surriscaldamento ciclico delle acque del Pacifico equatoriale susciti frequenti timori, per i coltivatori colombiani di caffè arabica rappresenta storicamente una congiuntura favorevole. Le piante di caffè dimostrano infatti un’ottima capacità di tollerare lo stress idrico e le temperature elevate tipiche di El Niño, specialmente se coltivate in terreni dotati di una buona ritenzione idrica naturale in grado di scongiurare deficit critici per il fusto.

La Federazione nazionale dei coltivatori (Fedecafe) ha comunque diffuso una serie di linee guida per aiutare gli oltre 550.000 produttori del Paese a ottimizzare i raccolti sotto il nuovo regime climatico.

I dati ottimistici per il ciclo 2026/2027 giungono dopo un’annata 2025/2026 decisamente negativa, chiusasi con una contrazione del 9,4% che ha fatto scivolare la produzione a 12,5 milioni di sacchi. In quel caso, a compromettere i raccolti sono state le piogge torrenziali e incessanti che hanno colpito le principali regioni caffeicole, interrompendo il naturale ciclo riproduttivo vegetale basato su brevi periodi di secca necessari all’induzione floreale. L’eccesso di umidità ha causato la caduta precoce dei fiori e ha innalzato i tassi di infezione della ruggine fogliare. Ciononostante, la situazione fitosanitaria complessiva del Paese resta sotto controllo grazie alla massiccia adozione di varietà resistenti, che oggi coprono l’87% della superficie a caffè contro il magro 35% del 2010. Tra le ultime novità introdotte dai centri di ricerca spicca la varietà “Umbral”, specificamente progettata per tollerare il forte calore e coltivabile a partire dagli 850 metri di altitudine, una fascia collinare storicamente preclusa alla caffeicoltura.

Sul fronte dei mercati, i prezzi interni del caffè in Colombia hanno subito una decisa flessione a causa del rinnovato ottimismo sulle forniture globali e del tasso di cambio della valuta locale rispetto al dollaro. A febbraio 2026, il valore di un sacco da 125 chili si è attestato a poco più di 2,17 milioni di pesos colombiani, segnando un calo del 30% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Sebbene questa riduzione comprima i ricavi immediati delle aziende agricole, gli analisti evidenziano come la discesa dei listini offra una finestra strategica controciclica per il rinnovo delle piantagioni. Quando i prezzi sono molto alti i produttori tendono a posticipare le potature per massimizzare la raccolta corrente, mentre con i margini ridotti diventa più conveniente procedere al ringiovanimento degli alberi anziani per garantirsi rese superiori nel lungo termine. Restano stabili i timori legati all’aumento dei costi dei fertilizzanti a causa delle tensioni in Medio Oriente e all’impennata di oltre il 20% del salario minimo nazionale, una voce pesante se si considera che la manodopera assorbe il 69% delle spese totali di produzione.

Le dinamiche commerciali rifletteranno da vicino l’andamento dei raccolti interni. Grazie alla ripresa produttiva, le esportazioni totali colombiane per l’annata 2026/2027 sono destinate a risalire a 13,4 milioni di sacchi, mettendo a segno un progresso del 4,6% rispetto alla flessione registrata nel ciclo precedente. Gli Stati Uniti si confermano il principale mercato di sbocco assorbendo oltre il 40% dei volumi, seguiti dall’Unione Europea e dal Giappone.

Parallelamente, la ripresa del raccolto nazionale permetterà alla Colombia di ridurre del 18% le importazioni di caffè a basso costo, destinate a scendere a 2 milioni di sacchi nel 2026/2027 dopo il picco straordinario di 2,4 milioni toccato nel periodo di crisi precedente. Questi flussi in entrata, provenienti soprattutto da Brasile, Perù ed Ecuador, vengono tradizionalmente impiegati dall’industria locale per soddisfare la domanda interna di caffè solubile e miscele economiche, lasciando le quote pregiate di arabica nazionale libere per i mercati esteri. I consumi interni dei cittadini colombiani rimangono infatti modesti e stabili a 2,2 milioni di sacchi complessivi, pari a circa 3,08 chili pro capite, nonostante i tentativi del governo di incentivare la domanda interna attraverso la recente approvazione della legge 2504 del 2025, che ha elevato il caffè al rango di bevanda nazionale consentendone l’acquisto da parte degli enti pubblici e l’inclusione nei programmi alimentari statali.

Infine, le scorte finali del Paese per la stagione 2026/2027 registreranno una contrazione del 22,6%, scendendo a 670.000 sacchi, poiché la ripresa dell’export assorbirà gran parte delle disponibilità e non sussistono politiche governative volte all’accumulo di stock commerciali sul lungo periodo. Resta intanto alta l’attenzione dei produttori verso i requisiti di tracciabilità imposti dalla normativa dell’Unione Europea sulla deforestazione, con le piccole imprese locali chiamate a conformarsi entro il termine ultimo del 30 giugno 2026; un traguardo per il quale Fedecafe ha già mappato e messo in regola circa il 90% dei lotti agricoli nazionali.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *