Caffè, report USDA: la robusta vietnamita cresce ma El Niño minaccia i raccolti

Il Vietnam accelera sul sentiero della competitività globale e rimodella le proprie strategie produttive per consolidare la sua posizione nel mercato del caffè. Secondo quanto emerge dal rapporto ufficiale USDA, curato dalla sede di Ho Chi Minh City del dipartimento statunitense dell’agricoltura, per l’annata commerciale 2026/27 la produzione complessiva del Paese asiatico è prevista in aumento fino a 32,5 milioni di sacchi equivalenti in grani verdi. Questa imponente crescita dell’offerta risulta trainata dall’espansione dei terreni coltivati, stimolata dai picchi storici dei prezzi registrati nel biennio precedente, e si comporrà nello specifico di 31,4 milioni di sacchi della varietà robusta e di 1,1 milioni di sacchi di arabica.

I dati diffusi dal Ministero dell’Agricoltura e dell’Ambiente indicano che la superficie totale destinata alle piantagioni ha ormai raggiunto i 730.000 ettari. A dare un forte impulso ai raccolti è l’entrata in fase di produzione stabile e ad alto rendimento delle aree rinnovate tra il 2021 e il 2023 nell’ambito del programma statale di reimpianto, che si avvale di varietà ad alta produttività e resilienti ai cambiamenti climatici. Tuttavia, gli scienziati dell’Istituto di Scienze Agricole e Forestali degli Altopiani Occidentali avvertono che circa il 30% delle piante in attività ha superato i vent’anni di vita e necessita di urgenti interventi di rinnovo per evitare un declino della qualità. A sostenere lo slancio del comparto concorre anche l’attivismo di grandi gruppi privati che stanno ampliando le proprie operazioni sul campo.

Se da un lato l’euforia per i guadagni passati ha spinto gli investimenti, dall’altro emergono rischi per la sostenibilità a lungo termine. Molti agricoltori degli Altopiani Centrali, nel tentativo di massimizzare le rese immediate, hanno ecceduto nell’applicazione di fertilizzanti chimici, provocando un sovraccarico di azoto, fosforo e potassio nei terreni. Allo stesso modo, il ricorso a irrigazioni premature o eccessive rischia di impoverire le falde acquifere e far lievitare i costi gestionali, che nell’ultimo anno hanno già subito una forte impennata: le spese per concimi e carburanti sono aumentate di circa il 30%, mentre i costi della manodopera sono cresciuti del 33%. Sullo sfondo rimangono le forti preoccupazioni per l’andamento meteo. Se gli ultimi mesi del 2025 avevano registrato piogge superiori alla norma, l’inizio del 2026 ha portato una forte siccità nelle principali province produttrici come Dak Lak, Gia Lai e Lam Dong, con i meteorologi americani che stimano al 62% le probabilità di un imminente consolidamento di El Niño, fenomeno tipicamente associato a ondate di caldo torrido e scarse precipitazioni nel Sud-est asiatico.

Nonostante le sfide climatiche, il Vietnam sta portando avanti una profonda trasformazione qualitativa, orientandosi verso la tracciabilità e la sostenibilità e abbandonando la vecchia logica dei soli volumi commerciali. Circa il 40% dei terreni ha già ottenuto prestigiose certificazioni internazionali e le autorità sono attivamente al lavoro insieme alle aziende esportatrici per soddisfare i severi requisiti del regolamento dell’Unione Europea sulla deforestazione, che entrerà in vigore alla fine del 2026. Un compito non semplice, considerando che la filiera coinvolge oltre 600.000 nuclei familiari di piccoli coltivatori. Sul piano agricolo si registra inoltre il superamento della tradizionale monocoltura a favore di sistemi di coltivazione mista, in cui il caffè viene piantato insieme a pepe, macadamia, avocado o durian. Quest’ultimo in passato aveva spinto molti contadini a espiantare il caffè a causa di profitti tre volte superiori, ma il successivo boom dei listini dei chicchi ha invertito la tendenza, e oggi l’intercropping permette alle famiglie di diversificare le entrate e resistere meglio alle oscillazioni del mercato.

I consumi interni mostrano una notevole dinamicità, con una previsione di 5 milioni di sacchi per la nuova stagione. La crescita è sostenuta dall’espansione della classe media e da un forte sviluppo economico, che ha visto il prodotto interno lordo del Paese crescere oltre l’8% e il turismo internazionale toccare i 21 milioni di visitatori. Tra i giovani consumatori urbani cambiano anche i gusti: cresce la richiesta di arabica speciale e robusta di alta qualità, aumentano i metodi di preparazione moderni e si afferma una forte tendenza alla torrefazione e alla preparazione domestica con macchine intelligenti.

Le esportazioni complessive per la stagione 2026/27 sono stimata in moderata crescita a 28,95 milioni di sacchi. Nel primo semestre dell’anno commerciale precedente, le spedizioni all’estero avevano registrato un balzo del 27,5%, trainate dall’ottima tenuta dei mercati storici come Germania, Italia e Stati Uniti, ma anche da una straordinaria esplosione della domanda in altre aree asiatiche, con l’India che ha segnato una crescita di oltre il 1.000% e la Cambogia di oltre il 470%. I chicchi verdi costituiscono ancora la quota maggioritaria dell’export, ma i prodotti lavorati come il caffè solubile e torrefatto coprono ormai il 13% del totale, offrendo margini più elevati che aiutano ad ammortizzare i cali dei prezzi della materia prima grezza.

L’andamento dei prezzi sui mercati internazionali risente intanto dell’aumento dell’offerta globale garantito dai buoni raccolti di altri giganti mondiali come il Brasile. Questo fattore ha determinato una flessione dei listini medi all’esportazione del 9% rispetto ai picchi del biennio precedente, con il prezzo medio di marzo sceso a 4.553 dollari per tonnellata. Una dinamica simile ha colpito il mercato interno degli Altopiani Centrali, dove il prezzo della robusta in grani ha registrato una contrazione del 16% attestandosi a circa 102.800 dong per chilogrammo. Questo trend discendente ha spinto gli intermediari e gli esportatori a liberare rapidamente le scorte di magazzino prima di incorrere in ulteriori svalutazioni, determinando una progressiva riduzione degli stock nazionali che si prevede scenderanno a 489.000 sacchi alla fine della nuova annata commerciale.

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