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  • Caffè tra volatilità speculativa e meteo brasiliano

    Caffè tra volatilità speculativa e meteo brasiliano

    Un’ondata di forte volatilità sta caratterizzando il mercato globale del caffè, guidata da fattori tecnici, posizionamenti speculativi dei fondi di investimento e persistenti rischi legati all’offerta. Le quotazioni rimangono estremamente sensibili a ogni aggiornamento sul fronte produttivo e finanziario, muovendosi tra pressioni ribassiste di breve termine e timori strutturali di lungo periodo.

    L’andamento di luglio ha mostrato fluttuazioni di portata eccezionale. All’inizio del mese, i contratti futures sull’arabica hanno registrato uno dei maggiori rincari giornalieri della storia, sfiorando i 360 centesimi per libbra, accompagnati da rialzi significativi anche per la robusta. Tale dinamica è stata innescata principalmente da fattori tecnici: la rottura di livelli chiave di resistenza, il trading algoritmico e l’innalzamento dei margini di garanzia richiesti dall’Intercontinental Exchange, che ha ridotto la liquidità e costretto gli operatori a coprire le posizioni.

    Sui prezzi pesano dinamiche divergenti sul fronte delle scorte certificate ICE. Da un lato, il recente incremento dei depositi di robusta, giunti ai livelli più alti degli ultimi quattro mesi, ha contribuito a spingere al ribasso le quotazioni di questa varietà. Dall’altro, le giacenze certificate di arabica continuano a mostrare un calo marcato — con una riduzione di oltre 120 mila sacchi nel solo mese di luglio —, complice il ricorso ai depositi per adempiere alle consegne e l’offerta limitata dalle altre origini.

    Sullo sfondo restano elementi di incertezza legati alle operazioni di campo in Brasile e ai rischi climatici generati da El Niño per le prossime annate. Nel paese sudamericano il raccolto 2026/27 procede a rilento: l’arabica si attesta attorno al 54% della produzione stimata contro una media quinquennale del 61%, mentre per la robusta l’avanzamento ha raggiunto l’84% contro l’87% storico. Anche le vendite da parte dei produttori si mantengono al di sotto dei livelli stagionali.

    Il quadro meteorologico brasiliano per la seconda metà della settimana delinea condizioni contrastanti per le aree caffeicole. L’attività di un sistema frontale e le relative aree di instabilità porteranno rovesci e temporali nello stato di San Paolo e nel sud del Minas Gerais tra giovedì e venerdì, accompagnati da un calo delle temperature. Al contrario, nel centro-nord del Minas Gerais continuerà a prevalere un clima asciutto con bassi livelli di umidità relativa. La combinazione tra vendite a rilento, scorte sbilanciate e ridotta liquidità sui mercati finanziari mantiene gli operatori in attesa dei prossimi dati ufficiali su esportazioni e stime di produzione.

  • Dazi USA al 25% sul Brasile: esentati succo d’arancia e caffè

    Dazi USA al 25% sul Brasile: esentati succo d’arancia e caffè

    Gli Stati Uniti si apprestano a introdurre una nuova stretta commerciale nei confronti del Brasile, confermando l’entrata in vigore, a partire da oggi 22 luglio 2026, di una tariffa aggiuntiva del 25% su un’ampia selezione di merci provenienti dal Paese sudamericano. Il provvedimento arriva a conclusione di un’articolata indagine condotta ai sensi della Sezione 301 della legge sul commercio (Trade Act del 1974) da parte dell’Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (USTR).

    Nonostante l’inasprimento generale delle barriere doganali, la misura finale prevede una lista strategica di prodotti totalmente esentati, all’interno della quale spiccano i due pilastri della prima colazione americana: il succo d’arancia e il caffè. Secondo le linee guida ufficiali del governo statunitense, il “carve-out” si applica a quelle materie prime che non sono prodotte in volumi sufficienti all’interno dei confini nazionali o la cui assenza finirebbe per devastare le catene di approvvigionamento interne, scatenando un’ondata inflazionistica a danno dei consumatori.

    Nel caso del caffè, l’esenzione rappresenta un successo cruciale per la filiera. Inizialmente rimasto esposto al rischio dei dazi, anche il caffè istantaneo (compreso quello solubile non aromatizzato) è stato inserito all’ultimo momento nella lista delle merci protette. Un sospiro di sollievo per l’associazione degli esportatori brasiliani (Cecafe) e la National Coffee Association statunitense, che attraverso intense audizioni a Washington sono riuscite a tutelare un flusso d’importazione dal valore stimato tra i 2 e i 2,5 miliardi di dollari all’anno. Gli Stati Uniti, incapaci di soddisfare la domanda interna con coltivazioni locali, dipendono massicciamente dal raccolto brasiliano.

    Parallelamente, la protezione accordata al succo d’arancia (sia concentrato che non) risponde alle forti criticità produttive della Florida, penalizzata negli ultimi anni da eventi climatici estremi e dalla piaga del greening degli agrumi. Senza le forniture dal Brasile, le aziende di trasformazione e i distributori alimentari statunitensi non sarebbero stati in grado di garantire le scorte sui scaffali dei supermercati.

    Se da un lato la decisione dell’amministrazione americana preserva l’esportazione dei due prodotti simbolo dell’agricoltura brasiliana, dall’altro la nuova tariffa del 25% andrà a colpire duro altri comparti industriali di Brasilia, quali l’etanolo, la manifattura, i macchinari e il settore calzaturiero. Una mossa a doppio binario che prova a esercitare pressione politica ed economica sul governo brasiliano, evitando però di far pagare il conto finale ai cittadini americani direttamente al tavolo della colazione.

  • Agrumi, svolta negli USA: soglia Brix giù al 10%

    Agrumi, svolta negli USA: soglia Brix giù al 10%

    Le autorità federali statunitensi hanno ufficializzato un’importante modifica normativa destinata a trasformare il settore agrumicolo nazionale: il requisito minimo del grado Brix per il succo d’arancia pastorizzato è stato ridotto dal 10,5% al 10%. Il provvedimento, stabilito attraverso una norma definitiva della Food and Drug Administration (FDA) con entrata in vigore prevista per il 20 luglio, risponde a una richiesta formale inoltrata originariamente nel giugno del 2022 dalla Florida Citrus Processors Association e dalla Florida Citrus Mutual.

    Oltre a rivedere la soglia di concentrazione zuccherina, la nuova regolamentazione consente ai produttori di miscelare nel succo d’arancia pastorizzato una quota di succo di Citrus reticulata, o dei relativi ibridi, fino a un limite massimo del 15% sul volume totale. L’annuncio è stato dato ufficialmente a Lakeland, in Florida, dal Segretario del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti, Robert F. Kennedy Jr., unitamente al Commissario ad interim della FDA, Kyle Diamantas.

    La decisione dell’agenzia federale nasce dall’esigenza di supportare una filiera messa a dura prova negli ultimi anni. Stando a quanto riportato dalla stessa FDA, i pareri favorevoli raccolti a sostegno del cambio di normativa hanno evidenziato come i raccolti statunitensi abbiano subito un costante calo dei livelli naturali di Brix a causa di severe criticità agricole, in particolare la diffusione dell’HLB (il fenomeno noto come greening degli agrumi), aggravata dal frequente verificarsi di eventi meteorologici estremi.

  • COCOBOD azzera i debiti e lancia aiuti ai coltivatori

    COCOBOD azzera i debiti e lancia aiuti ai coltivatori

    Il Ghana Cocoa Board (COCOBOD) ha avviato una vasta manovra strategica volta a risanare le proprie finanze e a rilanciare l’intera filiera produttiva del cacao, muovendosi contemporaneamente sul fronte del debito finanziario e del sostegno diretto ai coltivatori. Questa duplice azione punta a restituire stabilità e competitività globale a uno dei settori più cruciali per l’economia del Paese, recentemente messo a dura prova da forti turbolenze economiche.

    Dal punto di vista finanziario, l’ente regolatore ha annunciato il saldo integrale di 162 milioni di GH¢ a favore dei singoli detentori di titoli del cacao (Cocoa Bill) che avevano deciso di non aderire al Programma di scambio del debito interno (DDEP) attuato dal governo nel 2023. A causa delle difficoltà di bilancio riscontrate negli ultimi anni, questi rimborsi erano rimasti in sospeso. Con questo pagamento definitivo, COCOBOD punta a onorare i propri impegni pregressi e a ripristinare la piena fiducia degli investitori istituzionali e privati nella sostenibilità finanziaria del comparto.

    In parallelo al risanamento dei conti, l’ente ha dato il via a una capillare campagna nazionale di informazione e assistenza rivolta direttamente alle comunità agricole. I primi incontri, partiti dalle regioni del Sud-Ovest e di Ashanti, hanno lo scopo di illustrare una serie di riforme strutturali e, in particolare, la reintroduzione del programma di distribuzione gratuita di fertilizzanti e input agricoli nell’ambito del piano di controllo delle malattie e dei parassiti (CODAPEC/HITECH). Questo nuovo intervento statale segna un cambio di rotta rispetto al passato, sostituendo il vecchio sistema di sussidi con una fornitura interamente finanziata dal governo, pensata per abbattere i costi di gestione dei piccoli coltivatori e incrementare la produttività dei terreni.

    Per garantire la massima trasparenza ed evitare i fenomeni di contrabbando o favoritismo che hanno penalizzato il settore in passato, l’accesso agli input gratuiti sarà strettamente regolamentato. Potranno beneficiare del programma solo i produttori iscritti al Sistema di Gestione del Cacao (CMS) le cui piantagioni risultino attive e produttive. Saranno quindi escluse le aziende agricole abbandonate, quelle colpite dal virus del germoglio gonfio (CSSVD) o le aree minacciate dall’estrazione mineraria illegale e dalla riconversione edilizia. Inoltre, la distribuzione dei fertilizzanti seguirà criteri agronomici rigorosi basati sull’età delle piante: le piantagioni più giovani riceveranno nutrienti fogliari, mentre quelle in piena produzione o più mature beneficeranno di formule granulari specifiche per preservarne la resa.

    Anche la logistica della distribuzione è stata rivoluzionata, passando dal vecchio modello gestito dalle cooperative a una rete decentralizzata di 247 centri comunitari presidiati da gruppi di lavoro locali. Questo sistema prevede il monitoraggio sul campo, la pubblicazione delle liste dei beneficiari e l’obbligo di riconsegna dei sacchi vuoti, riducendo al minimo il rischio di dispersioni illecite della merce. Per tutelare la salute degli operatori sul campo, COCOBOD ha inoltre avviato la consegna di 89.000 kit di dispositivi di protezione individuale alle squadre addette ai trattamenti e, per la prima volta, ai responsabili delle cooperative agricole.

    Durante le assemblee con i coltivatori, i portavoce dell’ente hanno affrontato anche il tema dei ritardi nei pagamenti dei raccolti, spiegando che i rinvii sono stati causati dalle forti tensioni finanziarie legate al precedente crollo dei prezzi sui mercati internazionali. Tuttavia, COCOBOD ha confermato di aver già trasferito importanti risorse alle società di acquisto autorizzate per sbloccare i pagamenti arretrati in tempi brevi, consentendo agli agricoltori di disporre della liquidità necessaria per pianificare la prossima stagione di raccolta.

    Sul fronte normativo, l’ente sta promuovendo una profonda riforma legislativa attraverso un disegno di legge attualmente all’esame del Parlamento. La nuova legge mira a ridefinire i meccanismi di determinazione dei prezzi alla produzione, i canali di finanziamento dei raccolti, la governance interna e a introdurre tutele penali più severe contro l’estrazione mineraria illegale che devasta le piantagioni.

  • Brasile, più cacao ma meno trasformazione

    Brasile, più cacao ma meno trasformazione

    L’industria brasiliana del cacao sta registrando una decisa ripresa sul fronte dell’approvvigionamento interno, pur dovendo fare i conti con una domanda di prodotti trasformati che fatica ancora a decollare. Secondo i dati elaborati da SindiDados – Campos Consultores e diffusi dall’Associazione Nazionale delle Industrie di Trasformazione del Cacao (AIPC), nella prima metà del 2026 le aziende di trasformazione del Paese hanno ricevuto 95.108 tonnellate di materia prima. Si tratta di un balzo significativo, pari a un incremento del 63,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, che riporta i volumi sostanzialmente ai livelli registrati prima della grave crisi di offerta che ha colpito il settore nel 2023.

    A trainare questo deciso incremento è stato in particolare il secondo trimestre dell’anno, durante il quale gli arrivi di cacao hanno toccato le 66.503 tonnellate, segnando una crescita del 64,5% rispetto al corrispondente periodo del 2025. Dalla dirigenza dell’AIPC si sottolinea come questi numeri rappresentino un chiaro segnale di ripresa per la produzione agricola nazionale, anche se sarà necessario attendere i prossimi cicli colturali per consolidare strutturalmente questo trend positivo.

    Tuttavia, questo incremento nella disponibilità di materia prima non si è ancora riflesso pienamente sull’attività industriale di trasformazione. Nel primo semestre del 2026, la lavorazione complessiva si è attestata a 101.426 tonnellate, registrando una crescita contenuta di appena il 3,6% rispetto all’anno precedente. Un volume che rimane inferiore del 19,8% se confrontato con i livelli dello stesso periodo del 2023, prima che iniziasse la fase di scarsità di cacao sul mercato. Secondo l’associazione di categoria, questa discrepanza tra la forte crescita degli arrivi e la timida ripresa della macinazione dimostra che la maggiore offerta di fave non si è ancora tradotta in un reale rilancio della domanda di derivati del cacao. Dal punto di vista industriale, l’aumento della produzione agricola rappresenta solo il primo passo, poiché il vero rafforzamento della filiera si realizza quando la materia prima viene trasformata in prodotti a maggior valore aggiunto.

    Sul fronte del commercio estero, l’aumento dei raccolti interni ha drasticamente ridotto la dipendenza dalle importazioni. Nella prima metà dell’anno, il Brasile ha importato soltanto 18,1 tonnellate di fave di cacao, con un calo del 57,1% rispetto allo stesso periodo del 2025. Tra aprile e giugno, inoltre, per la prima volta negli ultimi quattro anni, non è stato necessario importare alcun carico di materia prima dall’estero. Dall’AIPC si precisa, tuttavia, che questo traguardo è il risultato combinato del miglioramento della produzione locale e di un ritmo di consumo industriale ancora moderato, e non va quindi interpretato come il raggiungimento di una definitiva autosufficienza.

    Le esportazioni di derivati hanno invece deluso le aspettative, con spedizioni che nel primo semestre si sono fermate a 26.739 tonnellate, registrando una contrazione del 7% su base annua. L’Argentina si è confermata il partner commerciale di riferimento per l’industria brasiliana, assorbendo il 45% dei volumi esportati, seguita dagli Stati Uniti con il 19% e dal Cile con il 9%. A livello geografico interno, lo Stato di Bahia si è confermato leader assoluto nella fornitura di materia prima all’industria nazionale, coprendo il 56,8% dei consumi interni, mentre lo Stato di Pará ha visto salire la propria quota al 38,8%, consolidando l’espansione produttiva della regione settentrionale.

    In chiave globale, l’andamento del mercato risente di dinamiche simili. Gli analisti evidenziano come il progressivo recupero dell’offerta mondiale stia esercitando una pressione al ribasso sui listini internazionali. Ciononostante, le prospettive per la stagione di raccolto 2026/2027 rimangono fortemente condizionate dalle incertezze meteorologiche. Il timore di un possibile ritorno del fenomeno climatico El Niño continua infatti a mantenere un premio di rischio sui prezzi del cacao, a causa dei potenziali effetti negativi sulla produzione nei principali bacini dell’Africa occidentale.

  • Cacao, accordo storico: Nigeria, Ghana, Costa d’Avorio e Camerun si alleano per sfidare i mercati internazionali

    Cacao, accordo storico: Nigeria, Ghana, Costa d’Avorio e Camerun si alleano per sfidare i mercati internazionali

    I quattro colossi africani del cacao hanno ufficialmente unito le forze ad Abuja, gettando le fondamenta di una storica alleanza strategica per ridisegnare gli equilibri del mercato globale. Nel corso del Cocoa Value Addition Summit, svoltosi il 14 luglio presso il BAT International Conference Centre della capitale nigeriana e co-organizzato dal Ministero federale dell’Industria, del Commercio e degli Investimenti insieme alla Bank of Industry, i rappresentanti di Nigeria, Costa d’Avorio, Ghana e Camerun hanno siglato la Dichiarazione di Abuja. Questo passo sancisce la nascita dell’Alleanza per la valorizzazione del cacao, un blocco unito che rappresenta circa i due terzi, ossia il 66%, della produzione mondiale. L’obiettivo principale è superare la frammentazione del passato per coordinare le politiche di settore, armonizzare gli standard e negoziare con i colossi industriali internazionali con una sola voce.

    L’iniziativa rappresenta l’evoluzione di un percorso di cooperazione intergovernativa avviato nel 2018 tra Costa d’Avorio e Ghana, i quali insieme controllano quasi il 60% dell’offerta globale. Lo scorso 16 giugno, durante un vertice bilaterale ad Abidjan, il presidente ivoriano Alassane Ouattara e il presidente ghanese John Dramani Mahama avevano rinnovato il proprio impegno, concordando di estendere l’accordo ai vicini Nigeria e Camerun e pianificando l’armonizzazione dei prezzi alla produzione e dei calendari di commercializzazione a partire dalla stagione 2026/2027. Questo allargamento avviene sul modello consolidato di altri mercati di materie prime, volto a incrementare il potere negoziale dei produttori, sebbene in questa fase non siano ancora stati introdotti meccanismi di controllo della produzione o delle esportazioni tipici dei cartelli tradizionali.

    La necessità di fare fronte comune è resa urgente da una fortissima volatilità dei mercati che ha messo a dura prova la tenuta economica dei paesi coltivatori. Dopo aver toccato il picco storico di 12.906 dollari a tonnellata nel dicembre del 2024, le quotazioni del cacao sono crollate drasticamente fino a una forchetta compresa tra i 3.000 e i 4.000 dollari nella prima metà del 2026, prima di rimbalzare a circa 6.000 dollari all’inizio di luglio. Questa altalena dei prezzi ha imposto dolorose contromisure: il Ghana ha dovuto tagliare i prezzi alla produzione del 28,6% e la Costa d’Avorio ha ridotto il prezzo del raccolto intermedio del 57%. La disparità tra questi tagli ha innescato un massiccio contrabbando transfrontaliero verso i mercati più redditizi, alimentando attriti legati anche alle differenze strutturali nella gestione commerciale, affidata rispettivamente all’ente pubblico COCOBOD in Ghana e al consiglio per il caffè e il cacao in Costa d’Avorio.

    Al di là delle dispute commerciali, la vera sfida per i produttori è trattenere il valore aggiunto sul territorio. Storicamente, l’Africa si è limitata a esportare la materia prima grezza, lasciando le redditizie fasi di trasformazione finale e commercializzazione del cioccolato ai paesi di consumo. Come ricordato dal Ministro di Stato per l’Industria della Nigeria, John Owan Enoh, nel suo discorso di apertura, per cento anni l’Africa ha esportato il suo cacao in sacchi. Per invertire questa tendenza, la Nigeria ha affiancato alla dichiarazione regionale un Accordo sulla valorizzazione del cacao a livello nazionale, che obbliga il governo federale, i governatori degli stati produttori, le associazioni dei coltivatori e le istituzioni finanziarie a pubblicare rapporti annuali sui progressi. In questo contesto di industrializzazione spicca la costruzione di un impianto di trasformazione da 70.000 tonnellate a Sagamu, nello stato di Ogun, destinato a diventare nel 2027 il polo industriale più grande del paese.

    Infine, l’alleanza dovrà affrontare la complessa partita delle nuove normative sul commercio globale. Il Regolamento dell’Unione Europea sulla Deforestazione, che entrerà in vigore il 30 dicembre 2026 per le grandi e medie imprese, impone la rigorosa tracciabilità del cacao fino alla singola piantagione per l’accesso al mercato europeo, che assorbe circa il 60% delle esportazioni globali. I paesi produttori sottolineano come i gravosi costi di conformità non debbano ricadere interamente sui piccoli agricoltori locali. La riuscita di questa ambiziosa alleanza dipenderà tuttavia dalla capacità di superare le divergenze latenti tra Ghana e Costa d’Avorio sulle politiche di prezzo e commercializzazione, solide fondamenta necessarie a sostenere il peso di questa nuova architettura regionale.

  • Prezzi del cacao ai minimi: la debolezza della domanda europea affossa il mercato

    Prezzi del cacao ai minimi: la debolezza della domanda europea affossa il mercato

    Il mercato globale del cacao è in una fase di forte pressione al ribasso, culminata oggi con il crollo dei prezzi ai minimi da una settimana e mezza. A pesare in modo decisivo sui listini sono i segnali di una debolezza strutturale della domanda globale, evidenziata in particolare dai dati di macinazione giunti dall’Europa. L’European Cocoa Association ha infatti pubblicato ieri il suo rapporto per il secondo trimestre del 2026, rivelando una contrazione dei consumi nel Vecchio Continente decisamente superiore alle aspettative.

    Nel secondo trimestre del 2026, le lavorazioni di cacao in Europa si sono attestate a 316.366 tonnellate, registrando un calo del 4,6% rispetto alle 331.762 tonnellate dello stesso periodo del 2025. Questo dato ha ampiamente superato le previsioni degli analisti, che stimavano una contrazione più contenuta dell’1,5% su base annua, e rappresenta il livello più basso per un secondo trimestre negli ultimi sei anni, avvicinandosi alle 314.108 tonnellate registrate nel secondo trimestre del 2020. Guardando al primo semestre dell’anno, la lavorazione cumulativa dei primi sei mesi del 2026 ha raggiunto le 642.261 tonnellate, segnando un calo del 6,3% su base annua rispetto alle 685.284 tonnellate del primo semestre del 2025. Alla rilevazione di questo trimestre hanno partecipato 19 soggetti industriali, tra cui figurano grandi gruppi internazionali e trasformatori come Barry-Callebaut, Cargill, Ferrero, Nestlé, Mondelez e ICAM. I dati storici mostrano come il comparto stia affrontando una costante parabola discendente rispetto ai picchi del secondo trimestre del 2024 (357.502 tonnellate) e del 2022 (364.081 tonnellate).

    A fronte del marcato rallentamento europeo, i mercati non hanno trovato un sostegno sufficiente a stabilizzare i listini nemmeno nell’ottima performance della domanda asiatica. L’Asian Cocoa Association ha infatti riportato una decisa ripresa dei consumi nell’area nel secondo trimestre, registrando un balzo del 25% su base annua nelle lavorazioni di cacao, salite a 224.646 tonnellate. Si tratta di un risultato straordinario se confrontato con le stime preliminari, che indicavano un progresso più modesto del 9%. Tuttavia, l’entusiasmo per la crescita asiatica è stato frenato dai timori legati alla contrazione della domanda nei mercati occidentali.

    Ad aggravare il quadro complessivo e a deprimere ulteriormente le quotazioni contribuiscono anche i segnali di un progressivo aumento dell’offerta globale della materia prima. Secondo quanto riferito da Bloomberg, le esportazioni di cacao dalla Nigeria hanno registrato un balzo significativo nel mese di giugno, segnando un aumento del 30% su base annua e raggiungendo le 18.922 tonnellate. L’incremento dei flussi da parte di uno dei principali produttori africani acuisce i timori di un potenziale surplus di offerta fisica sul mercato, alimentando il sentiment ribassista tra gli operatori.

  • El Niño minaccia il caffè: raccolto brasiliano a rischio taglio

    El Niño minaccia il caffè: raccolto brasiliano a rischio taglio

    Il mercato globale del caffè si prepara ad affrontare mesi di estrema volatilità a causa della rapida intensificazione di El Niño, che si preannuncia come il principale fattore climatico in grado di condizionare la produzione agricola mondiale nella seconda metà del 2026. Le anomalie termiche registrate nel Pacifico equatoriale, vicine ai 2,0 °C, indicano un evento di forte intensità che sta già alterando i modelli di circolazione atmosferica e la distribuzione delle piogge su scala globale, accrescendo i rischi per le principali aree di coltivazione.

    Il Brasile, leader mondiale nella produzione di caffè, si trova in una posizione particolarmente vulnerabile. Le stime dell’agenzia statale Conab prevedevano inizialmente un raccolto record di 66,7 milioni di sacchi da 60 chilogrammi tra varietà arabica e canephora (che include robusta e conilon). Tuttavia, le proiezioni dell’Associazione brasiliana dell’industria del caffè indicano che il caldo anomalo e le precipitazioni irregolari legate a El Niño rischiano di tagliare dal 15% al 20% della produzione prevista. Un simile calo, pur rientrando nelle oscillazioni standard in tempi normali, assume contorni preoccupanti nell’attuale contesto di mercato.

    I primi segnali di criticità si sono già manifestati nelle scorse settimane, con piogge insolite e superiori ai 50 millimetri registrate nelle regioni dell’arabica. Queste precipitazioni fuori stagione hanno ritardato le operazioni di raccolta, provocando la caduta a terra di una quantità significativa di ciliegie di caffè e compromettendo la qualità complessiva dei chicchi. Anche nello stato di Espírito Santo, polo principale del caffè canephora, i coltivatori registrano una preoccupante irregolarità meteorologica, caratterizzata da lunghi periodi di siccità interrotti da rovesci brevi e violenti. Il timore principale è che la scarsità d’acqua e le temperature sopra la media possano protrarsi fino all’inizio del 2027, ostacolando la corretta maturazione dei frutti.

    L’impatto di El Niño si svilupperà su due fronti temporali distinti. Durante il periodo del raccolto brasiliano, concentrato nei mesi estivi, l’eventuale persistenza di piogge superiori alla norma ostacolerà le delicate fasi di essiccazione e conservazione del prodotto. Successivamente, con l’arrivo di settembre, l’attenzione si sposterà sul delicatissimo periodo della fioritura, una fase biologica che richiede un preciso equilibrio di umidità e temperature. Calore eccessivo e precipitazioni scarse o tardive in questo frangente possono provocare fioriture disomogenee e infruttuose, complicando le future operazioni di raccolta e riducendo ulteriormente la qualità dei raccolti.

    Nonostante lo scenario complesso, i produttori brasiliani dispongono oggi di strumenti di difesa superiori rispetto ai passati episodi di El Niño. Negli ultimi anni gli investimenti in tecnologia agricola sono cresciuti notevolmente, in particolare attraverso la rapida espansione dei sistemi di irrigazione artificiale per ridurre la dipendenza dalle piogge stagionali e la selezione di piante più resistenti agli stress termici.

    Tuttavia, l’efficacia di tali misure di mitigazione dovrà misurarsi con la reale portata del fenomeno nei prossimi mesi. Gli operatori di mercato e le cooperative di produttori mantengono un monitoraggio costante, consapevoli che l’evoluzione del clima nel Centro-Sud del Brasile determinerà l’equilibrio dei prezzi e delle forniture di caffè a livello globale per i mesi a venire.

  • Eudr e caffè solubile: le nuove regole europee dal 2027

    Eudr e caffè solubile: le nuove regole europee dal 2027

    La Commissione europea ha adottato, lunedì 13 luglio 2026, due nuove importanti misure che completano il pacchetto di semplificazione della normativa anti-deforestazione (Eudr), introducendo novità destinate a ridisegnare i flussi commerciali globali, in particolare per quanto riguarda il settore del caffè. I provvedimenti approvati a Bruxelles includono un Regolamento delegato che modifica l’elenco delle materie prime soggette ai controlli e un Regolamento di esecuzione per ottimizzare il funzionamento del Sistema Informativo dell’Unione Europea.

    La novità più rilevante per la filiera caffeicola, annunciata ufficialmente in questa stessa data di lunedì 13 luglio 2026, riguarda l’inclusione formale del caffè istantaneo e solubile tra i prodotti soggetti alle severe restrizioni comunitarie a partire dal 30 dicembre 2027. Questa estensione punta a garantire certezza del diritto e a prevenire la delocalizzazione della deforestazione lungo le catene di approvvigionamento globali, concedendo al contempo alle aziende un periodo di adeguamento per allinearsi ai nuovi standard.

    I produttori internazionali, in particolare in Brasile, che rappresenta il primo esportatore mondiale, non sono stati colti di sorpresa dalla decisione. L’industria del caffè solubile aveva già previsto questo scenario fin dall’inclusione del caffè verde nelle prime bozze del regolamento e ha avviato da tempo i preparativi per conformarsi ai requisiti europei. Le associazioni di categoria spiegano che le aziende stanno già implementando e testando sofisticati sistemi di tracciabilità.

    Questi sistemi incrociano i dati identificativi dei produttori con i registri ambientali rurali e altre banche dati pubbliche, permettendo di verificare con precisione la geolocalizzazione dei terreni. In questo modo è possibile escludere l’esistenza di deforestazione successiva al limite stabilito dalle normative europee, monitorando contemporaneamente il rispetto delle leggi sul lavoro e la regolarità ambientale della proprietà. Oltre alla tracciabilità sul campo, l’industria del caffè solubile sta integrando sistemi di controllo interni agli impianti industriali per monitorare l’intero processo di trasformazione.

    Le preoccupazioni dei produttori non riguardano tanto il rispetto effettivo dei criteri, data la sostanziale assenza di problemi legati alla deforestazione nelle principali aree di coltivazione del caffè, quanto la complessità burocratica delle verifiche che l’Unione Europea andrà ad effettuare.

    La transizione verso le nuove regole avviene in una fase di forte dinamismo commerciale. L’accordo di libero scambio tra il Mercosur e l’Unione Europea, entrato in vigore il primo maggio scorso, prevede infatti una riduzione graduale delle tariffe doganali per il caffè solubile fino al completo azzeramento nell’arco di cinque anni. Questo scenario rende l’adeguamento tempestivo alle norme anti-deforestazione ancora più cruciale per mantenere e rafforzare la competitività del caffè sui mercati europei.

  • Dazi USA sul caffè brasiliano: ore decisive a Washington

    Dazi USA sul caffè brasiliano: ore decisive a Washington

    È arrivato il giorno della verità per la filiera del caffè negli Stati Uniti. Oggi, mercoledì 15 luglio 2026, scade il termine legale entro cui l’Ufficio del Rappresentante del Commercio degli Stati Uniti (USTR) dovrà annunciare la decisione finale sulle sanzioni commerciali contro il Brasile ai sensi della Sezione 301. Mentre l’amministrazione Trump e il governo di Brasilia portano avanti negoziati serratissimi dell’ultimo minuto, l’intera industria del caffè americano si mobilita per scongiurare una nuova ondata tariffaria che minaccia di colpire duramente aziende e consumatori.

    L’appello guidato dalla National Coffee Association (NCA) non è solo una richiesta di clemenza, ma la difesa di una filiera vitale per l’economia nazionale. Secondo i dati presentati dal presidente della NCA, William Murray, il comparto del caffè sostiene l’economia statunitense generando oltre 343 miliardi di dollari e garantendo oltre 2,2 milioni di posti di lavoro. Inoltre, rappresenta l’otto per cento dell’intero valore della ristorazione, con quasi 200 milioni di americani che consumano caffè ogni giorno. La totale dipendenza dalle importazioni, dovuta all’assenza di una produzione interna significativa, rende il settore estremamente vulnerabile a qualsiasi barriera doganale. Il Brasile, d’altronde, copre da solo un terzo del fabbisogno statunitense.

    Se l’azione di lobby della NCA ha ottenuto un primo importante successo con l’inserimento del caffè verde in grani crudi nella lista delle esenzioni strategiche, la vera battaglia si combatte ora sul caffè istantaneo non aromatizzato. Attualmente tassato al 10% globale dopo una sentenza della Corte Suprema che ha annullato i precedenti dazi, il caffè istantaneo rischia ora di essere colpito dalla nuova tariffa del 25%, portando il prelievo complessivo al 35%.

    Questo ingrediente è consumato quotidianamente da circa 30 milioni di americani ed è la materia prima essenziale per i produttori di bevande pronte da bere in lattina, sciroppi, basi liquide e miscele per la ristorazione. Un rincaro di questa portata colpirebbe le imprese più innovative del settore e si scaricherebbe immediatamente sui consumatori sotto forma di nuova inflazione.

    La minaccia dei dazi nasce da un’indagine della Sezione 301 sulle politiche commerciali del Brasile, che Washington contesta in ambiti che spaziano dal commercio digitale, incluso il sistema di pagamento Pix, fino alle politiche sulla deforestazione. Nelle ultime ore, i diplomatici delle due superpotenze hanno lavorato a ritmo serrato per trovare un compromesso. Washington sta usando la leva dei dazi per ottenere concessioni su dossier chiave come l’export di etanolo americano, ma le distanze tra l’amministrazione Trump e il governo brasiliano restano significative.

    Con la scadenza fissata a fine giornata, l’USTR si trova davanti a tre possibili strade. La prima prevede l’applicazione immediata della tariffa del 25% sui prodotti brasiliani non esentati, incluso il caffè istantaneo. La seconda strada è quella di una tregua diplomatica, con una sospensione temporanea dei dazi per consentire il proseguimento dei negoziati bilaterali. La terza è una via di mezzo, che prevede una revisione della lista delle tariffe per accogliere in extremis l’appello della NCA, risparmiando anche il caffè istantaneo per tutelare l’industria domestica. Per i torrefattori e i consumatori americani, non resta che attendere il verdetto di Washington.