Cacao, accordo storico: Nigeria, Ghana, Costa d’Avorio e Camerun si alleano per sfidare i mercati internazionali

I quattro colossi africani del cacao hanno ufficialmente unito le forze ad Abuja, gettando le fondamenta di una storica alleanza strategica per ridisegnare gli equilibri del mercato globale. Nel corso del Cocoa Value Addition Summit, svoltosi il 14 luglio presso il BAT International Conference Centre della capitale nigeriana e co-organizzato dal Ministero federale dell’Industria, del Commercio e degli Investimenti insieme alla Bank of Industry, i rappresentanti di Nigeria, Costa d’Avorio, Ghana e Camerun hanno siglato la Dichiarazione di Abuja. Questo passo sancisce la nascita dell’Alleanza per la valorizzazione del cacao, un blocco unito che rappresenta circa i due terzi, ossia il 66%, della produzione mondiale. L’obiettivo principale è superare la frammentazione del passato per coordinare le politiche di settore, armonizzare gli standard e negoziare con i colossi industriali internazionali con una sola voce.

L’iniziativa rappresenta l’evoluzione di un percorso di cooperazione intergovernativa avviato nel 2018 tra Costa d’Avorio e Ghana, i quali insieme controllano quasi il 60% dell’offerta globale. Lo scorso 16 giugno, durante un vertice bilaterale ad Abidjan, il presidente ivoriano Alassane Ouattara e il presidente ghanese John Dramani Mahama avevano rinnovato il proprio impegno, concordando di estendere l’accordo ai vicini Nigeria e Camerun e pianificando l’armonizzazione dei prezzi alla produzione e dei calendari di commercializzazione a partire dalla stagione 2026/2027. Questo allargamento avviene sul modello consolidato di altri mercati di materie prime, volto a incrementare il potere negoziale dei produttori, sebbene in questa fase non siano ancora stati introdotti meccanismi di controllo della produzione o delle esportazioni tipici dei cartelli tradizionali.

La necessità di fare fronte comune è resa urgente da una fortissima volatilità dei mercati che ha messo a dura prova la tenuta economica dei paesi coltivatori. Dopo aver toccato il picco storico di 12.906 dollari a tonnellata nel dicembre del 2024, le quotazioni del cacao sono crollate drasticamente fino a una forchetta compresa tra i 3.000 e i 4.000 dollari nella prima metà del 2026, prima di rimbalzare a circa 6.000 dollari all’inizio di luglio. Questa altalena dei prezzi ha imposto dolorose contromisure: il Ghana ha dovuto tagliare i prezzi alla produzione del 28,6% e la Costa d’Avorio ha ridotto il prezzo del raccolto intermedio del 57%. La disparità tra questi tagli ha innescato un massiccio contrabbando transfrontaliero verso i mercati più redditizi, alimentando attriti legati anche alle differenze strutturali nella gestione commerciale, affidata rispettivamente all’ente pubblico COCOBOD in Ghana e al consiglio per il caffè e il cacao in Costa d’Avorio.

Al di là delle dispute commerciali, la vera sfida per i produttori è trattenere il valore aggiunto sul territorio. Storicamente, l’Africa si è limitata a esportare la materia prima grezza, lasciando le redditizie fasi di trasformazione finale e commercializzazione del cioccolato ai paesi di consumo. Come ricordato dal Ministro di Stato per l’Industria della Nigeria, John Owan Enoh, nel suo discorso di apertura, per cento anni l’Africa ha esportato il suo cacao in sacchi. Per invertire questa tendenza, la Nigeria ha affiancato alla dichiarazione regionale un Accordo sulla valorizzazione del cacao a livello nazionale, che obbliga il governo federale, i governatori degli stati produttori, le associazioni dei coltivatori e le istituzioni finanziarie a pubblicare rapporti annuali sui progressi. In questo contesto di industrializzazione spicca la costruzione di un impianto di trasformazione da 70.000 tonnellate a Sagamu, nello stato di Ogun, destinato a diventare nel 2027 il polo industriale più grande del paese.

Infine, l’alleanza dovrà affrontare la complessa partita delle nuove normative sul commercio globale. Il Regolamento dell’Unione Europea sulla Deforestazione, che entrerà in vigore il 30 dicembre 2026 per le grandi e medie imprese, impone la rigorosa tracciabilità del cacao fino alla singola piantagione per l’accesso al mercato europeo, che assorbe circa il 60% delle esportazioni globali. I paesi produttori sottolineano come i gravosi costi di conformità non debbano ricadere interamente sui piccoli agricoltori locali. La riuscita di questa ambiziosa alleanza dipenderà tuttavia dalla capacità di superare le divergenze latenti tra Ghana e Costa d’Avorio sulle politiche di prezzo e commercializzazione, solide fondamenta necessarie a sostenere il peso di questa nuova architettura regionale.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *