Il settore caffeicolo brasiliano dà importanti segnali di ripresa con un incremento delle esportazioni del 3,1% a settembre, mese in cui sono stati spediti 3,894 milioni di sacchi da 60 chilogrammi rispetto ai 3,778 milioni dello stesso periodo del 2025. La spinta decisiva arriva dal sblocco del canale commerciale con gli Stati Uniti, favorito dal definitivo superamento delle incertezze doganali dopo la cancellazione delle tariffe sull’importazione di caffè solubile approvata lo scorso luglio, che ha completato l’esenzione già concessa al caffè verde nel novembre 2025. Questa chiarezza normativa ha provocato un vero e proprio balzo delle spedizioni verso il mercato statunitense, volate a settembre a 625.192 sacchi con un incremento dell’86,4% su base annua.
L’impatto positivo dello sblocco e l’arrivo dei nuovi raccolti sul mercato si riflettono in maniera marcata sull’avvio della campagna agricola 2026/27. Nei primi tre mesi del ciclo stagionale, da luglio a settembre, il volume complessivo esportato dal Paese sudamericano ha toccato quota 11,210 milioni di sacchi, segnando un aumento del 15,5% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente e generando un fatturato di 3,561 miliardi di dollari, in crescita dello 0,8%.
Considerando il bilancio cumulato dell’anno solare da gennaio a settembre 2026, i volumi complessivi si mantengono su livelli sostanzialmente stabili con 29,095 milioni di sacchi (-0,2%), mentre le entrate totali in valuta estera registrano una flessione dell’8,6%, scendendo a 10,113 miliardi di dollari contro gli 11,065 miliardi dei primi nove mesi del 2025. Anche su singola mensilità di settembre si osserva una contrazione del fatturato del 7,1%, per complessivi 1,282 miliardi di dollari. Come spiegato dalla presidenza del Consiglio brasiliano degli esportatori di caffè (Cecafé), questo calo dei ricavi è da attribuire alla combinazione di quotazioni internazionali più basse, ai danni qualitativi causati dalle piogge di luglio sui primi lotti di Arabica e soprattutto al deciso aumento della quota di varietà Robusta/Canephora, caratterizzata da un prezzo medio inferiore.
Nel dettaglio delle tipologie commercializzate nei primi nove mesi dell’anno, l’Arabica continua a rappresentare la quota maggioritaria con 20,739 milioni di sacchi (pari al 71,3% del totale, pur in calo del 10,7%), seguita dalla varietà Canephora che balza a 5,162 milioni di sacchi grazie a una crescita del 68,3%. Il segmento del caffè solubile si attesta a 3,141 milioni di sacchi (10,8%), mentre il tostato e macinato raggiunge 53.412 sacchi. Una flessione interessa anche i caffè speciali e certificati, scesi a 4,95 milioni di sacchi (-16,3%), pur continuando a generare il 20% dei ricavi complessivi con un fatturato di 2,020 miliardi di dollari grazie a un valore medio di 408,07 dollari a sacco.
Sui mercati di destinazione globale, le recenti performance hanno consentito agli Stati Uniti di controrimontare la Germania e riprendere la testa della classifica dei partner commerciali con 3,805 milioni di sacchi assorbiti da inizio anno (il 13,1% delle esportazioni totali). La Germania scivola in seconda posizione con 3,307 milioni di sacchi (11,4%), seguita dall’Italia, che registra un incremento dell’11,6% raggiungendo 2,597 milioni di sacchi. Chiudono la cinquina delle principali destinazioni il Belgio con 2,463 milioni di sacchi (+44,5%) e il Giappone con 1,451 milioni (-23,3%). Per quanto riguarda le infrastrutture di imbarco, lo scalo di Santos si conferma lo snodo strategico principale movimentando 20,573 milioni di sacchi, pari al 70,7% delle spedizioni nazionali, seguito dal complesso portuale di Rio de Janeiro (25,2%) e da Paranaguá (1,1%).










