Categoria: Caffè

  • Caffè: la nuova mappa della produzione globale

    Caffè: la nuova mappa della produzione globale

    Dimenticate la vecchia geografia della tazzina dominata esclusivamente dai colossi sudamericani. I dati dell’ultimo report di gennaio 2026 fotografano un mercato in piena metamorfosi, dove le rotte commerciali si spostano verso est e nuovi protagonisti riscrivono le gerarchie della produzione globale, approfittando di un momento di stasi dei leader storici.

    La Classifica della Produzione

    L’analisi dei volumi movimentati nell’ultimo trimestre rivela una competizione serrata, con il Sud-est asiatico e l’Africa che guadagnano terreno su un Sud America in momentanea difficoltà.

    1. Brasile: Nonostante rimanga il primo produttore mondiale, ha chiuso dicembre 2025 con un calo dell’11,1% nelle esportazioni. La causa è la ciclicità negativa del raccolto di Arabica e piogge abbondanti nel Minas Gerais che, pur promettendo bene per il futuro, hanno rallentato le operazioni attuali.
    2. Vietnam: Con un balzo del 31,1%, consolida la sua posizione. Non solo esporta chicchi, ma domina il mercato del caffè solubile, di cui è il primo fornitore mondiale.
    3. Colombia: Mantiene il podio, ma con segnali di stanchezza. Le esportazioni sono calate del 18,9%, suggerendo che il Paese abbia raggiunto un tetto produttivo difficile da superare senza nuovi investimenti strutturali.
    4. Indonesia: In netta ripresa (+58,4%), trainata dalla forte domanda di varietà Robusta.
    5. Uganda: È il Paese con la crescita più solida e strutturale. Ha esportato oltre 8 milioni di sacchi nell’ultima annata e punta ai 20 milioni entro il 2030.
    6. India: Pilastro della regione Asia-Oceania, che complessivamente è cresciuta del 32,6%.
    7. Honduras: Protagonista di un recupero record (+215%), dopo anni segnati da tempeste tropicali.
    8. Etiopia: Cresce del 3,2%, riuscendo a sottrarre quote di mercato al Brasile nel segmento dei Brazilian Naturals.
    9. Perù: Sfrutta l’anno di carica del suo ciclo biologico biennale per segnare un +62%.
    10. Nicaragua: Chiude la top 10 con un incremento del 133%, a dimostrazione che il Centro America è tornato pienamente in gioco.

    Chi sale e chi scende: l’analisi dei trend

    Il dato più sorprendente riguarda la geografia delle esportazioni. Il Sud America è l’unica regione al mondo ad aver registrato il segno meno (-15,0%), appesantito dalle performance negative di Brasile e Colombia. Al contrario, l’Asia e l’Oceania volano con un +38,4%, seguite da un’Africa rinvigorita.

    L’Uganda merita una menzione speciale: il report evidenzia come la sua crescita non sia un caso isolato o stagionale, ma il risultato di una strategia di lungo periodo che la sta rendendo il nuovo hub africano del caffè.

    Prezzi e Logistica: le sfide del 2026

    Nonostante la produzione in alcuni Paesi sia abbondante, il mercato deve fare i conti con i colli di bottiglia logistici. Dopo un tentativo di ripresa dei transiti durato circa tre settimane tra la metà di gennaio e l’inizio di febbraio 2026, la situazione nel Mar Rosso è tornata instabile a causa di nuove tensioni geopolitiche, costringendo il settore a convivere con rotte deviate e costi logistici strutturalmente superiori ai livelli pre-crisi.

    Sul fronte dei prezzi, l’ICO Composite Indicator Price (I-CIP) è sceso del 2,6% a gennaio, assestandosi su una media di 296,89 centesimi di dollaro per libbra. È un valore che gli esperti definiscono di equilibrio: abbastanza alto da permettere agli agricoltori di investire nelle piantagioni, ma non così eccessivo da frenare i consumi globali.

    In conclusione, il 2026 si apre come l’anno della diversificazione. Mentre il Brasile attende il prossimo ciclo di carica, il mondo sta imparando a bere sempre più caffè ugandese, vietnamita e indonesiano, ridisegnando una tazzina sempre più globale e meno dipendente dai singoli giganti sudamericani.

  • Colombia: l’hi-tech sfida il riscaldamento globale nel settore del caffè

    Colombia: l’hi-tech sfida il riscaldamento globale nel settore del caffè

    Il settore del caffè colombiano sembra stretto in una morsa tra l’inarrestabile riscaldamento globale e una rivoluzione tecnologica che cerca di salvarne la qualità. Se da un lato i termometri segnano record preoccupanti nelle piantagioni, dall’altro l’innovazione digitale e l’eccellenza produttiva, tracciano la rotta per la sopravvivenza dell’oro nero.

    Il cambiamento climatico ha smesso di essere una proiezione futura per diventare un nemico quotidiano. Un rapporto di Climate Central evidenzia come le principali regioni caffeicole stiano affrontando un aumento drastico dei giorni con temperature superiori ai 30°C, soglia critica per la salute delle varietà Arabica e Robusta. In media, i 25 principali paesi produttori hanno registrato circa 47 giorni aggiuntivi di calore nocivo all’anno a causa delle emissioni di carbonio. Il Brasile è il più colpito con 70 giorni extra di stress termico, seguito da Indonesia (70) e Vietnam (59). Questo eccesso di calore non riduce solo la resa dei raccolti, ma degrada la sintesi degli aromi nei chicchi e rende le piante facili prede di parassiti e malattie. In questo scenario, i piccoli produttori – che garantiscono fino all’80% della produzione mondiale – restano i più vulnerabili, avendo ricevuto meno dell’1% dei finanziamenti globali necessari per l’adattamento climatico.

    Nonostante la pressione termica, ci sono oasi di eccellenza che resistono e prosperano. La città colombiana di Ibagué si è consolidata come leader mondiale del caffè speciale. Con oltre 9.200 ettari coltivati e una base di 5.000 produttori, la regione sfrutta condizioni agroclimatiche ideali per produrre profili sensoriali unici. Il successo è confermato dai numeri delle aste internazionali: lotti prodotti da agricoltori locali come Milton Leonardo Monroy e José Anargel Rodríguez hanno raggiunto quotazioni record, venendo battuti rispettivamente a 60,50 dollari alla libbra e 50,50 dollari al chilo. Questi risultati dimostrano che, nonostante le sfide ambientali, la cura maniacale del processo produttivo può ancora generare un valore aggiunto altissimo.

    Per rispondere alla crisi climatica e alla necessità di standardizzazione, la coltivazione sta diventando una scienza di precisione. Progetti innovativi come Latin Coffee Tech, nato dalla collaborazione tra esperti in Colombia e in Asia, stanno portando strumenti d’avanguardia direttamente nelle mani dei coltivatori. L’obiettivo è trasformare l’esperienza empirica in dati certi. Strumenti come il CoffMeter per densità e umidità, i sensori TDS per il controllo delle estrazioni e i fermentatori controllati permettono di ridurre i rischi legati alla volatilità ambientale. A Pitalito, nel cuore della produzione colombiana, queste tecnologie non vengono solo vendute, ma integrate nei processi agricoli attraverso formazione e assistenza tecnica. In un’industria dove la qualità è minacciata da temperature sempre più ostili, la capacità di misurare, analizzare e proteggere il chicco attraverso il controllo tecnologico e lo stoccaggio avanzato rappresenta l’unica vera difesa. Il futuro del caffè dipenderà da questo equilibrio: la resistenza delle piante al calore e la capacità dell’uomo di usare la tecnologia per preservare l’aroma in un mondo che cambia.

  • Caffè: crollo dei prezzi e fuga dei capitali

    Caffè: crollo dei prezzi e fuga dei capitali

    Il mercato globale del caffè sta attraversando una fase di profonda correzione, segnata da un paradosso climatico e da una fuga di capitali che non si vedeva dall’inizio dell’anno. Mentre le piogge abbondanti in Brasile alimentano le speranze per un raccolto record, l’eccesso di umidità sta scatenando malattie fungine che minacciano la qualità finale del prodotto. Nel frattempo, i grandi fondi d’investimento hanno deciso di invertire la rotta, ritirando miliardi di dollari dal settore.

    Dopo i picchi dei mesi scorsi, i listini internazionali hanno subito una brusca frenata. I futures del caffè Arabica, con scadenza maggio, sono scivolati sotto la soglia psicologica dei 3 dollari, toccando i minimi degli ultimi 15 mesi. Una tendenza simile ha investito la varietà Robusta, che a Londra ha registrato i livelli più bassi dalla scorsa estate. La causa principale di questa flessione è la massiccia liquidazione delle posizioni lunghe da parte degli speculatori. Dal 15 febbraio ad oggi, i dati indicano che la pressione di vendita è rimasta costante: complessivamente, gli investitori hanno rimosso circa 2,7 miliardi di dollari dal comparto del caffè, segnando la più grande fuga di capitali nel settore agricolo del 2026, con l’unica eccezione del comparto della soia.

    Il Brasile, primo produttore mondiale, si trova al centro di questa tempesta. Le previsioni ufficiali della Conab indicano un raccolto potenziale di 66,2 milioni di sacchi, favorito dal passaggio meteorologico verso il fenomeno El Niño. Tuttavia, l’abbondanza di precipitazioni si sta rivelando un’arma a doppio taglio. Nelle regioni chiave come il Triangolo Mineiro e l’Alta Mogiana, le piogge di gennaio e febbraio hanno superato del 30-40% le medie storiche.

    L’umidità persistente ha favorito la diffusione della ruggine del caffè e della maculatura fogliare da Phoma. In alcune aree critiche, come Varginha e Mantiqueira de Minas, si stima che le malattie colpiscano ormai fino al 70% delle proprietà. Le macchine agricole faticano a muoversi su terreni saturi d’acqua, impedendo i trattamenti necessari e la gestione del suolo. Gli esperti avvertono che, senza un rapido intervento e un miglioramento del clima, la produttività potrebbe subire perdite fino al 50% in alcuni lotti, vanificando le stime iniziali di un’annata storica.

    Oltre ai dati tecnici sul raccolto, la speculazione sta reagendo a un mutamento del sentiment macroeconomico. Se fino a gennaio il caffè era visto come un bene rifugio contro l’inflazione, le rassicurazioni sulle scorte globali hanno spinto i gestori di fondi a monetizzare i profitti. Nonostante il pessimismo dei mercati finanziari, la situazione sul campo resta fluida. La graduale riduzione dell’umidità prevista da maggio in poi potrebbe favorire le operazioni di raccolta, ma il danno qualitativo causato dai funghi in queste settimane resta l’incognita principale per i prezzi dei prossimi mesi.

  • Espansione canephora: il Brasile diversifica la produzione

    Espansione canephora: il Brasile diversifica la produzione

    L’industria caffeicola brasiliana sta vivendo una fase di profonda trasformazione geografica e strutturale. Sebbene l’inizio del 2026 sia caratterizzato da una correzione al ribasso dei prezzi internazionali, con l’indicatore composto ICO sceso sotto la soglia dei 3 dollari e i minimi semestrali toccati a febbraio, l’espansione della varietà Canephora, che include conilon e robusta, non accenna a fermarsi. Questo fenomeno è alimentato da una redditività che, nonostante il recente calo, rimane storicamente superiore alle medie del decennio scorso, rendendo il caffè un’alternativa estremamente attraente per gli stati brasiliani tradizionalmente legati ad altre colture o che in precedenza non producevano affatto questa materia prima.

    Il Brasile, storicamente leader mondiale nell’arabica, la varietà dal sapore più delicato e quotazioni solitamente più alte, sta ricalibrando la propria produzione nazionale. La varietà canephora sta guadagnando terreno grazie alla resilienza e alla resa delle piante. A differenza dell’arabica, più soggetto a cicli biennali marcati e sensibile al clima, il robusta offre rese per ettaro superiori. Gli analisti segnalano inoltre che la qualità del canephora brasiliano è migliorata sensibilmente, contribuendo a sostenere la domanda industriale e delle caffetterie. Solo un anno fa, i prezzi del canephora avevano raggiunto il record di 5.849 dollari a tonnellata e, sebbene oggi siano diminuiti, restano elevati rispetto ai livelli storici.

    Il movimento migratorio del caffè verso nuovi territori è supportato dai dati della National Supply Company (Conab) e riflette una pianificazione agricola strategica che coinvolge stati come il Minas Gerais. Sebbene questa regione sia il cuore della produzione di arabica, si prevede che la produzione di canephora nello stato raggiungerà i 602.200 sacchi da 60 chili nel 2026, segnando un aumento del 94% rispetto al 2020.

    Parallelamente, il Mato Grosso sta prendendo ispirazione dalla vicina Rondonia, nota per la sua alta produttività di robusta. Mentre il Mato Grosso registra attualmente una media di 23 sacchi per ettaro, l’obiettivo è raggiungere i 50 sacchi per ettaro già ottenuti in Rondonia attraverso il miglioramento delle cure agricole. Le proiezioni Conab indicano che quest’anno la produzione di canephora nel Mato Grosso raggiungerà i 298.700 sacchi, contro i 158.400 del 2020.

    Anche lo stato del Ceara, situato nel nord del Brasile, sta emergendo come nuovo polo produttivo. La sua posizione geografica strategica, vicina a porti moderni e infrastrutture di trasporto efficienti, lo rende ideale per l’esportazione. Le autorità locali prevedono di raggiungere una superficie coltivata di circa mille ettari di caffè conilon nel 2026, con il potenziale di espandersi fino a 5.000 ettari. Più in generale, la produzione combinata di aree emergenti come Acre, Para e Ceara dovrebbe toccare i 118.700 sacchi nel 2026, quasi il triplo rispetto ai 40.000 sacchi registrati nel 2020 per la medesima categoria statistica.

    Nonostante l’attuale fase di prezzi sotto pressione dovuta alle previsioni di un raccolto record complessivo di 66,2 milioni di sacchi, il settore agricolo brasiliano vede nell’espansione del canephora una strategia fondamentale per la stabilità economica futura. L’aumento delle aree piantate e l’adozione di varietà come la robusta amazonica suggeriscono che il Brasile stia consolidando uno spazio produttivo permanente per queste varietà, rispondendo a una domanda globale in costante evoluzione.

  • Prezzi in calo e Real forte: il Brasile rallenta l’export di caffè

    Prezzi in calo e Real forte: il Brasile rallenta l’export di caffè

    Le esportazioni brasiliane di caffè hanno registrato una significativa battuta d’arresto a gennaio 2026, con 2,78 milioni di sacchi spediti all’estero, segnando un calo del 30,8% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Secondo il Consiglio brasiliano degli esportatori di caffè (Cecafé), i ricavi valutari sono scesi dell’11,7%, attestandosi a 1,175 miliardi di dollari. Questa riduzione è attribuibile alla combinazione tra la caduta dei prezzi internazionali e il rafforzamento del real sul dollaro, che ha spinto i produttori, già ben capitalizzati, a trattenere il prodotto o a privilegiare il mercato interno in attesa del nuovo raccolto record.

    Analizzando le tipologie esportate a gennaio, l’arabica rimane il prodotto principale con 2,347 milioni di sacchi (84,4% del totale), nonostante un calo del 29,1%. Il caffè istantaneo segue con 249.148 sacchi, mentre il caffè canephora (conilon e robusta) ha subito una contrazione del 45,6%, fermandosi a 181.559 sacchi. Anche i caffè speciali hanno registrato una flessione del 41,9% nel volume, con 588.259 sacchi venduti a un prezzo medio di 463,53 dollari, generando ricavi per 272,7 milioni di dollari. Tra le destinazioni principali, la Germania guida la classifica con il 14,1% del totale, seguita da Stati Uniti (13,9%), Italia (10,3%), Belgio (6,5%) e Giappone (6,1%). In controtendenza, le importazioni dell’Italia sono aumentate del 6% rispetto all’anno precedente.

    Dal punto di vista logistico, il porto di Santos ha gestito l’81% delle spedizioni, seguito da Rio de Janeiro (15,7%) e Paranaguá (1,1%). Nonostante il calo di gennaio, il dato cumulato da luglio 2025 a gennaio 2026 mostra che, a fronte di una riduzione del 22,5% dei volumi esportati (23,406 milioni di sacchi), i ricavi complessivi sono cresciuti dell’8,1%, raggiungendo i 9,235 miliardi di dollari grazie ai prezzi elevati dei mesi precedenti. Gli esperti di Cepea segnalano che l’attuale svalutazione sul mercato nazionale potrebbe favorire la ricostituzione delle scorte globali, che negli ultimi anni sono risultate estremamente ridotte. Si prevede una ripresa dei flussi di esportazione per il robusta a partire da maggio e per l’arabica da luglio, in linea con l’avvio del nuovo ciclo produttivo.

  • Sovrapproduzione e Canale di Suez: perché il prezzo del caffè sta crollando nel 2026

    Sovrapproduzione e Canale di Suez: perché il prezzo del caffè sta crollando nel 2026

    I prezzi del caffè hanno subito una forte pressione ribassista nelle ultime due settimane, con il caffè robusta e l’arabica che hanno toccato i minimi degli ultimi sei mesi rispettivamente mercoledì e lunedì scorsi. Questo trend discendente, iniziato a dicembre, è confermato dal report mensile dell’Ico che segnala come l’indicatore composto sia tornato sotto la soglia dei 3 dollari, registrando a gennaio una flessione del 2,6%. Nonostante un picco iniziale di 307,11 centesimi registrato il 7 gennaio, i prezzi sono crollati fino al minimo mensile di 283,02 centesimi a fine mese.

    La causa principale di questo ribasso risiede nelle previsioni di un raccolto brasiliano eccezionale. L’agenzia nazionale Conab stima per il 2026 una produzione record di 66,2 milioni di sacchi, con un aumento del 17,2% su base annua. Nel dettaglio, l’arabica dovrebbe crescere del 23,2% raggiungendo i 44,1 milioni di sacchi, mentre il robusta aumenterebbe del 6,3% arrivando a 22,1 milioni. Alcuni analisti privati sono ancora più ottimisti del governo, prevedendo un raccolto fino a 74 milioni di sacchi. Il miglioramento delle condizioni meteorologiche ha giocato un ruolo chiave: nella prima settimana di febbraio, la regione del Minas Gerais ha ricevuto 72,6 mm di pioggia, pari al 113% della media storica, attenuando i timori per la siccità.

    Parallelamente, l’offerta mondiale è sostenuta dall’impennata delle esportazioni dal Vietnam, primo produttore di robusta, che a gennaio ha registrato un aumento del 38,3% con 198.000 tonnellate spedite. A livello logistico, la situazione nel canale di Suez sta gradualmente tornando alla normalità. Negli ultimi anni, la rotta era stata pesantemente compromessa dagli attacchi dei ribelli Houthi nel Mar Rosso, che avevano costretto la quasi totalità delle navi portacontainer a circumnavigare l’Africa passando per il Capo di Buona Speranza. Questa deviazione aggiungeva circa 10-15 giorni di navigazione e triplicava i costi di spedizione, creando una carenza di caffè pronto alla consegna in Europa. Il recente cessate il fuoco ha permesso il ripristino dei passaggi diretti attraverso Suez, riducendo i tempi di transito e migliorando la disponibilità immediata di prodotto. Sebbene i prezzi siano in calo, il mercato resta caratterizzato da stock certificati storicamente bassi e da una strategia di acquisto dei torrefattori limitata al breve termine, fattori che finora hanno evitato un collasso totale delle quotazioni.

  • Colombia: meno raccolto ma export in crescita nel 2025

    Colombia: meno raccolto ma export in crescita nel 2025

    Il settore caffeicolo colombiano chiude il 2025 con un bilancio in chiaroscuro, caratterizzato da una contrazione produttiva causata dal fattore climatico e da una decisa crescita sul fronte commerciale. Nonostante le difficoltà nei raccolti, il Paese sudamericano consolida la sua posizione di leader nel mercato mondiale dei caffè leggeri e di alta qualità.


    Secondo i dati ufficiali della Federazione Nazionale dei Coltivatori di Caffè (FNC), la produzione totale dell’anno solare 2025 si è attestata a 13,67 milioni di sacchi da 60 kg, registrando un calo del 2% rispetto all’anno precedente. Questa flessione è attribuibile principalmente alle abbondanti precipitazioni della prima metà dell’anno, che hanno ostacolato la corretta fioritura nelle principali aree agricole. Il rallentamento è apparso ancora più evidente nell’ultimo trimestre (ottobre-dicembre), che ha segnato un crollo del 24%, proiettando per il ciclo 2025/26 un potenziale di raccolto ridotto a circa 12 milioni di sacchi.

    In netto contrasto con il calo produttivo, le esportazioni hanno mostrato una notevole resilienza, crescendo del 7% e raggiungendo i 13,1 milioni di sacchi. Il risultato è stato favorito da una strategia di marketing aggressiva e da un’efficienza logistica che ha permesso di sfruttare i prezzi internazionali, che sono stati a lungo ai massimi storici. La FNC si conferma il principale attore dell’export con una quota del 25,9%, seguita da grandi multinazionali e aziende private che hanno gestito con successo la volatilità dei listini.

    Sul fronte interno, si registra un segnale positivo legato al consumo locale, che ha raggiunto i 2,27 milioni di sacchi, evidenziando una crescente popolarità dei caffè speciali tra i consumatori colombiani. Parallelamente, le importazioni destinate a specifici segmenti industriali si sono fermate a 1,18 milioni di sacchi.

    Per il 2026, l’attenzione del comparto si sposta sul monitoraggio dei cicli di fertilizzazione e sul rinnovo delle piantagioni. La sfida principale sarà tutelare il reddito di oltre 540.000 famiglie di agricoltori, garantendo al contempo una comunicazione trasparente con i mercati esteri per mantenere alta la competitività del chicco colombiano.

  • Caffè solubile: dazi USA e riforma fiscale minacciano l’industria brasiliana

    Caffè solubile: dazi USA e riforma fiscale minacciano l’industria brasiliana

    L’introduzione di una tariffa doganale del 50% da parte degli Stati Uniti ha interrotto la scia record di esportazioni di caffè solubile brasiliano. Secondo i dati diffusi dall’Associazione Brasiliana dell’Industria del Caffè Solubile (Abics), il 2025 si è chiuso con 85.100 tonnellate spedite, circa 3,69 milioni di sacchi, segnando una contrazione del 10,6% in termini di volume rispetto all’anno precedente.


    Il mercato statunitense, storicamente il principale sbocco per il prodotto istantaneo brasiliano, ha registrato una flessione del 28,2% su base annua. Il dato appare ancora più critico se si analizza il solo periodo compreso tra agosto e dicembre, mesi di vigenza del nuovo dazio, durante i quali il crollo delle spedizioni verso gli USA ha toccato il 40%. L’imposizione fiscale ha ridotto la competitività del prodotto nazionale, spingendo gli importatori americani a rivolgersi verso paesi concorrenti. Nonostante il calo dei volumi, il valore totale delle esportazioni globali è comunque cresciuto del 14,4%, raggiungendo la cifra record di 1,099 miliardi di dollari, trainato dal rialzo dei prezzi internazionali della materia prima.

    Per compensare le perdite nel mercato nordamericano, l’industria brasiliana sta guardando a rotte alternative. L’Argentina è diventata il secondo acquirente globale con 291.900 sacchi importati, un aumento del 40,2%, seguita dalla Russia con un incremento del 9,8%. L’Unione Europea è considerata l’area con il maggior potenziale a medio termine grazie all’accordo Mercosur-UE. Nel 2025, l’Europa ha assorbito il 17,5% dell’export, generando un fatturato di 184 milioni di dollari, nonostante una tariffa attuale del 9%.

    In controtendenza rispetto all’export, il mercato domestico brasiliano ha segnato un record storico con 27.000 tonnellate consumate, in crescita del 9,5%. La performance è stata favorita da un’inflazione più contenuta rispetto al caffè tostato, pari al 34% contro il 75%, rendendo il solubile un’alternativa economica e attraente per i consumatori locali.

    Tuttavia, all’orizzonte del 2027 appare una nuova criticità legata alla riforma fiscale che eliminerà i crediti d’imposta per il caffè lavorato destinato all’estero. Questa modifica normativa potrebbe tradursi in una perdita stimata di circa 75 milioni di dollari, corrispondenti a 430 milioni di R$, aumentando i costi di esportazione e mettendo a rischio la competitività internazionale del settore proprio a causa della mancanza di indennizzi per la cessazione dei crediti presunti.

  • Caffè: piogge e super raccolto abbattono i prezzi

    Caffè: piogge e super raccolto abbattono i prezzi

    Il mercato globale del caffè sta attraversando una fase di forte correzione, spinto da un miglioramento delle condizioni meteorologiche in Brasile e da previsioni produttive estremamente ottimistiche per il prossimo biennio. Mercoledì, le quotazioni hanno toccato i minimi degli ultimi mesi: l’Arabica è scesa ai livelli più bassi da quasi sei mesi, mentre la varietà Robusta ha registrato i valori minimi delle ultime sei settimane.


    Dopo un lungo periodo di incertezza legato alla siccità, le recenti piogge nelle principali aree di coltivazione brasiliane hanno allentato la pressione sui mercati. Secondo i dati di Somar Meteorologia, lo Stato del Minas Gerais ha ricevuto precipitazioni pari al 117% della media storica nell’ultima settimana di gennaio.

    Questo scenario ha avuto un impatto immediato sui listini locali monitorati dal Cepea. In Brasile, l’indicatore per il caffè Arabica ha chiuso il mese di gennaio con un calo del 3,7%, attestandosi a una media di circa 364 dollari (2.094,55 R$) per sacco da 60 kg, il valore più basso registrato dallo scorso ottobre.

    Le stime pubblicate mercoledì da Itaú BBA delineano un futuro di abbondanza per il settore. Il raccolto brasiliano 2026/27 è previsto in crescita del 10,1%, raggiungendo i 69,3 milioni di sacchi. A trainare la ripresa è soprattutto l’Arabica, con una produzione di 44,8 milioni di sacchi (+18%), mentre la Robusta dovrebbe attestarsi sui 24,5 milioni di sacchi (-2%). Le esportazioni brasiliane sono previste in aumento del 12%, toccando i 45,6 milioni di sacchi.

    Oltre al clima più mite, i produttori hanno beneficiato di un miglioramento nel rapporto di scambio con i fertilizzanti, che ha permesso di ridurre i costi di produzione e favorire lo sviluppo vegetativo delle piante durante l’estate.

    Su scala mondiale, la produzione dovrebbe toccare i 188 milioni di sacchi (+4,8%), superando ampiamente il consumo globale stimato in 176 milioni di sacchi. Questo squilibrio porterà a un surplus di 11,5 milioni di sacchi, un volume significativamente superiore ai 5 milioni registrati nella stagione 2025/26.

    Nonostante l’ottimismo, gli analisti del Cepea avvertono che il rischio climatico non è del tutto scongiurato. Le alte temperature e la bassa umidità registrate a fine dicembre potrebbero aver causato fenomeni di avvizzimento dei chicchi, rendendo le piogge continue di febbraio un fattore essenziale per garantire il corretto riempimento dei frutti e confermare il potenziale produttivo finale.

  • Logistica in crisi: il caffè brasiliano perde miliardi nei porti obsoleti

    Logistica in crisi: il caffè brasiliano perde miliardi nei porti obsoleti

    L’efficienza logistica del Brasile è sotto accusa dopo la diffusione di un’indagine condotta dal Consiglio degli esportatori di caffè (Cecafé), che rivela perdite economiche devastanti causate dall’obsolescenza dei principali scali portuali del Paese. Solo nel mese di dicembre 2025, la mancata spedizione di 1.475 container carichi di caffè ha generato un danno stimato in 4.631 milioni di real brasiliani (R$). Questo scenario, caratterizzato da code di camion, piazzali sovrappopolati e cronica mancanza di posti, ha costretto il settore a sostenere spese extra per 66,1 milioni di R$ in dodici mesi a causa di stoccaggi aggiuntivi e penali.

    Il quadro descritto evidenzia un sistema in crisi strutturale dove, nel corso del 2025, una media del 55% delle navi ha subito ritardi o variazioni di programma. Tale inefficienza ha impedito l’esportazione mensile di circa 600.000 sacchi di caffè, causando al Brasile una perdita complessiva di entrate valutarie pari a 2,64 miliardi di dollari in un solo anno. Le criticità non colpiscono solo gli esportatori, ma hanno un impatto diretto anche sui coltivatori: poiché il Paese trasferisce ai produttori circa il 90% del valore delle esportazioni, ogni blocco logistico si traduce in una riduzione dei guadagni per le famiglie che lavorano nei campi.

    Nonostante le autorità pubbliche segnalino volumi di movimentazione record, gli operatori denunciano come questi risultati “mascherino” le difficoltà dei segmenti che dipendono dai container, includendo settori come lo zucchero e il cotone. Il porto di Santos, che gestisce quasi l’80% delle spedizioni di caffè, è l’emblema di questo esaurimento infrastrutturale, con il 65% delle navi portacontainer in ritardo a dicembre e tempi di attesa al molo che hanno raggiunto gli 82 giorni. Anche il complesso portuale di Rio de Janeiro ha mostrato segni di cedimento, con ritardi che hanno coinvolto il 41% delle imbarcazioni destinate al trasporto del prodotto.

    Le prospettive per il futuro rimangono incerte, appesantite da lungaggini burocratiche e dispute legali legate all’assegnazione di nuovi spazi portuali. Il settore agroalimentare preme per politiche pubbliche che accelerino la diversificazione dei trasporti, l’ampliamento dei terminal e il dragaggio dei fondali. In questo contesto, l’attivazione di poli logistici alternativi, come quello di Aracruz nello stato di Espírito Santo, viene vista come una delle poche soluzioni immediate per decongestionare le rotte principali e recuperare la competitività internazionale del caffè brasiliano.