Categoria: Caffè

  • Caffè: la fine dell’era dei rincari

    Caffè: la fine dell’era dei rincari

    Il mercato globale del caffè ha vissuto un febbraio 2026 all’insegna di una correzione profonda e strutturale, segnando quello che molti analisti definiscono il tramonto di un lungo ciclo di prezzi elevati. Il cuore pulsante di questa inversione di tendenza risiede nei dati forniti dall’International Coffee Organization, che mostrano come l’ICO Composite Indicator Price (I-CIP) sia crollato a una media di 267,57 centesimi di dollaro per libbra, con una flessione mensile netta del 9,9%. Questa discesa non è stata un evento isolato o erratico, ma il risultato di una pressione costante che ha visto i prezzi toccare un massimo di 289,30 centesimi il 2 febbraio per poi scivolare inesorabilmente fino a un minimo di 254,49 centesimi il 24 febbraio. Ad alimentare questo pessimismo tra i venditori è stata soprattutto la revisione al rialzo delle stime produttive brasiliane: la CONAB ha infatti previsto un raccolto record di 66,2 milioni di sacchi per la stagione 2026, un balzo del 17,1% che ha letteralmente inondato il mercato di aspettative di surplus.

    Le diverse varietà di caffè hanno risentito in modo differente di questa ondata ribassista, sebbene nessuna sia rimasta immune. I Colombian Milds e gli Other Milds hanno subito i colpi più duri, perdendo rispettivamente l’11,0% e l’11,7% del loro valore, attestandosi a medie di 330,89 e 321,35 centesimi. I Brazilian Naturals hanno seguito a ruota con un calo del 10,2%, scendendo a 308,62 centesimi. Al contrario, il Robusta ha mostrato una resilienza maggiore, limitando le perdite al 6,6% e chiudendo a 179,73 centesimi. Questa tenuta del Robusta è spiegabile con un fenomeno di mercato cruciale: l’effetto sostituzione. Con i prezzi dell’Arabica ancora storicamente alti, i torrefattori globali hanno continuato a incrementare la quota di Robusta nelle loro miscele per preservare i margini di profitto, sostenendo così la domanda per questa varietà meno pregiata ma più economica. Nel frattempo, la volatilità del mercato ha subito un’impennata, con l’indicatore intraday dell’I-CIP che è salito dal 7,9% di gennaio al 9,9% di febbraio, riflettendo l’incertezza degli operatori di fronte a un quadro macroeconomico in rapido mutamento.

    Analizzando i flussi commerciali, emerge un paradosso geografico: mentre il Sud America ha registrato una contrazione delle esportazioni del 21,3% a gennaio 2026, il resto del mondo ha accelerato in modo impressionante. Il Brasile, in particolare, ha visto le sue spedizioni ridursi del 25,5%, scendendo a 3,32 milioni di sacchi, un calo dettato sia da fattori logistici sia da una fase di transizione tra i raccolti. Di contro, l’Asia e l’Oceania hanno vissuto un vero e proprio boom, con un incremento delle esportazioni del 54,4%, portando il totale regionale a 5,23 milioni di sacchi. Il Vietnam è stato la locomotiva di questa crescita, esportando 4,33 milioni di sacchi (+73,3%), approfittando della fine del periodo festivo del Capodanno lunare per svuotare i magazzini e capitalizzare sui prezzi internazionali ancora attraenti prima del crollo definitivo di febbraio. Anche l’Africa ha mostrato segnali di vigore, con un aumento delle spedizioni del 15,3%, trainata dalle ottime performance dell’Uganda e dell’Etiopia.

    Un capitolo a parte merita l’analisi dei costi per il consumatore finale e le dinamiche dei mercati a termine. Sebbene i prezzi delle materie prime stiano scendendo, i dati relativi agli Stati Uniti mostrano che i prezzi al dettaglio del caffè a gennaio 2026 erano ancora più alti del 18,3% rispetto all’anno precedente e di un incredibile 47,0% rispetto a cinque anni prima. Questa discrepanza tra il mercato all’ingrosso e il dettaglio è alimentata da costi accessori elevati e da una domanda che, nonostante i rincari, rimane elastica solo fino a un certo punto. Sul fronte dei futures, l’arbitraggio tra i mercati di Londra e New York si è ridotto del 20,7%, segno che il divario di prezzo tra Arabica e Robusta si sta lentamente colmando. Le scorte certificate nei magazzini dell’ICE hanno registrato piccoli incrementi, con New York che ha visto salire i livelli dello 0,8% e Londra dello 0,4%, ma i volumi restano storicamente bassi, suggerendo che il mercato non è ancora in una condizione di totale sicurezza e che ogni intoppo climatico futuro potrebbe innescare nuove fiammate di prezzo, nonostante il trend attuale sia chiaramente orientato verso il basso.

  • Mercato del caffè tra record produttivi e crisi logistica

    Mercato del caffè tra record produttivi e crisi logistica

    Il mercato globale del caffè attraversa una fase di forte volatilità, segnata dal netto contrasto tra le previsioni di una produzione brasiliana senza precedenti e le gravi interruzioni della logistica marittima. Mentre le stime sui raccolti spingono i prezzi dei futures verso il basso, le criticità nello scacchiere geopolitico mantengono elevati i costi di importazione.

    Le ultime analisi di settore, confermate dai dati StoneX e dai ricercatori del Cepea, delineano uno scenario di estrema abbondanza per il Brasile. Per la stagione 2026/27, la produzione è stimata alla cifra record di 75,3 milioni di sacchi, con un incremento del 20,8% rispetto all’annata precedente. A trainare questa crescita è soprattutto la varietà Arabica, che dovrebbe toccare i 50,2 milioni di sacchi, con un balzo del 37,5% su base annua. Anche la varietà Robusta, nonostante una lieve flessione rispetto ai picchi del 2025, si manterrà su livelli storicamente elevati con 25,1 milioni di sacchi. Questo ottimismo trova conferma nelle condizioni meteorologiche favorevoli: nel Minas Gerais, cuore produttivo dell’Arabica, le precipitazioni recenti hanno superato del 39% la media storica e hanno favorito la maturazione dei chicchi.

    Sulle piazze internazionali, i prezzi riflettono questa pressione produttiva. Le scorte monitorate dall’ICE hanno raggiunto i massimi degli ultimi sei mesi e si sono attestate a 585.621 sacchi. Tuttavia, l’andamento delle quotazioni rimane polarizzato. L’Arabica ha chiuso mercoledì in ribasso dello 0,63%, con l’indicatore Cepea che fissa il prezzo a circa 334,18 dollari per sacco. Al contrario, la riduzione delle scorte di Robusta, scese ai minimi degli ultimi due mesi, ha innescato operazioni di copertura che hanno portato il prezzo a circa 171,60 dollari per sacco, con un rialzo dell’1,47%.

    Nonostante il calo dei futures, gli analisti avvertono che i torrefattori beneficeranno di una riduzione dei costi solo a partire dall’inizio del 2027. Il settore permane in uno stato di stress finanziario, poiché i forti rincari subiti lo scorso anno sono stati trasferiti solo in minima parte sui listini al consumo.

    A bilanciare l’effetto ribassista dei raccolti record interviene la crisi logistica. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha interrotto i flussi del trasporto marittimo globale e ha provocato un’impennata delle tariffe di spedizione, dei costi assicurativi e del carburante. Per gli importatori e i torrefattori, questi oneri logistici agiscono come un freno alla discesa dei prezzi e mantengono alta la pressione sull’intera filiera nonostante l’ottima disponibilità di materia prima proveniente dal Sudamerica.

  • Vietnam, il coraggio delle aziende del caffè contro il caos geopolitico

    Vietnam, il coraggio delle aziende del caffè contro il caos geopolitico

    In un mercato globale segnato da un’estrema volatilità, l’industria del caffè vietnamita sta dimostrando una resilienza fuori dal comune. Nonostante il calo dei prezzi internazionali e le crescenti tensioni geopolitiche, il Vietnam ha aperto il 2026 con risultati record, consolidando la sua posizione come secondo pilastro dell’agricoltura nazionale dopo il settore del legno.

    Nei primi 45 giorni dell’anno, il Dipartimento delle Dogane ha registrato l’esportazione di 330.000 tonnellate di chicchi, per un valore complessivo di 1,53 miliardi di dollari. Questo successo arriva dopo anni di incertezza e prezzi imprevedibili che hanno messo a dura prova la tenuta delle aziende esportatrici. La strategia vietnamita sembra aver pagato: oltre a mantenere salde le proprie quote di mercato in Europa (con Germania, Spagna e Italia in prima fila), il Paese ha espanso i propri orizzonti verso la Corea del Sud e la Cina, dove le esportazioni sono aumentate del 150% rispetto allo scorso anno.

    Tuttavia, il quadro economico generale rimane complesso. I prezzi dei futures sulle borse di New York e Londra hanno subito una netta correzione rispetto ai picchi del 2025. L’Arabica è scesa del 23% e la Robusta del 6%, allontanando il prezzo interno vietnamita dalla soglia psicologica dei 120 milioni di VND per tonnellata. Questo calo è alimentato dalle previsioni di un’offerta abbondante: il Brasile stima un raccolto record superiore ai 66 milioni di sacchi, mentre anche l’associazione dei produttori vietnamiti prevede un incremento della produzione del 10%.

    A complicare ulteriormente i piani degli esportatori concorrono due variabili esterne: la politica tariffaria degli Stati Uniti e la crisi in Medio Oriente. Washington ha recentemente generato incertezza annunciando nuove imposte sulle importazioni, che potrebbero oscillare tra il 10% e il 15%, dopo un confuso balletto normativo che aveva visto prima l’imposizione di dazi punitivi e poi il loro smantellamento. Questa instabilità amministrativa rappresenta un ostacolo significativo per il flusso di caffè verso il mercato americano, che assorbe annualmente oltre 1,3 milioni di tonnellate di prodotto.

    Sul fronte geopolitico, l’escalation militare in Medio Oriente tra l’Iran e l’asse composto da Israele e Stati Uniti sta scuotendo una regione che rappresenta un mercato di sbocco in forte crescita. Gli operatori temono che un eventuale collasso della catena di approvvigionamento a causa del conflitto possa ribaltare l’attuale equilibrio tra domanda e offerta, riportando i prezzi su livelli critici.

    Per le aziende del settore, i restanti dieci mesi del 2026 si preannunciano come una prova di forza. Sebbene l’abbondanza di prodotto spinga i prezzi verso il basso, l’instabilità delle rotte commerciali e l’incertezza fiscale rendono ogni transazione un rischio calcolato. Come suggerisce un antico proverbio riadattato per l’occasione: se il fuoco mette alla prova l’oro, le difficoltà di quest’anno metteranno alla prova la resistenza dell’oro nero vietnamita.

  • Caffè brasiliano: spedizioni giù del 27% nel primo bimestre

    Caffè brasiliano: spedizioni giù del 27% nel primo bimestre

    Il commercio internazionale di caffè brasiliano sta attraversando una fase di contrazione nei volumi spediti, pur riuscendo a mantenere una tenuta economica grazie alla dinamica dei prezzi globali. Secondo gli ultimi dati diffusi dal Cecafé, il Consiglio degli esportatori di caffè del Brasile, il mese di febbraio si è chiuso con la spedizione di 2,6 milioni di sacchi da 60 chili, segnando un calo del 23,5% rispetto allo stesso mese del 2025. Questo rallentamento riflette un trend più ampio visibile nel primo bimestre dell’anno, dove l’export complessivo di 5,41 milioni di sacchi ha registrato una flessione del 27,29% rispetto al periodo precedente. Nonostante la riduzione delle quantità fisiche, il fatturato del mese di febbraio si è attestato a 1,061 miliardi di dollari, contenendo la perdita in termini di valore al 14,7%.

    Analizzando l’intero periodo di raccolta, che va da luglio 2025 a febbraio 2026, emerge un contrasto significativo tra volumi e ricavi. A fronte di un calo delle esportazioni totali pari al 22,6%, con 26,038 milioni di sacchi spediti, il valore complessivo è invece cresciuto del 5,3%, raggiungendo la cifra di 10,301 miliardi di dollari. La geografia delle esportazioni vede la Germania confermarsi come principale mercato di destinazione, nonostante una riduzione degli acquisti del 20%. Seguono gli Stati Uniti, che hanno registrato una brusca frenata del 45%, l’Italia, il Belgio e il Giappone. Queste nazioni rimangono i pilastri della domanda esterna, pur in un contesto di generale flessione degli ordini.

    Entrando nel dettaglio delle tipologie di prodotto, il caffè Arabica continua a dominare la scena rappresentando il 78,9% delle spedizioni totali di febbraio, sebbene abbia subito una contrazione del 28,9%. Anche il caffè Robusta ha mostrato segnali di sofferenza, con un calo analogo che ha portato il totale mensile a 2,907 milioni di sacchi. Una nota in controtendenza arriva invece dal caffè solubile, le cui esportazioni sono aumentate del 13,8%, arrivando a coprire il 12% dell’export nazionale e compensando parzialmente le perdite delle altre varietà. Al contrario, il segmento del caffè tostato e macinato rimane marginale, con una quota dello 0,1% del totale e una diminuzione del 20,9%.

    Dal punto di vista logistico, l’infrastruttura portuale brasiliana vede ancora una volta il porto di Santos nel ruolo di protagonista assoluto. Da questo snodo è transitato il 77,7% del caffè esportato nel primo bimestre, pari a 5,780 milioni di sacchi. Il complesso portuale di Rio de Janeiro segue con una quota del 18%, mentre il porto di Paranaguá gestisce circa l’1,1% dei volumi. Questi dati confermano la centralità dello scalo di Santos per la filiera caffeicola, in un momento in cui il settore cerca di bilanciare la riduzione dei flussi con la necessità di mantenere alta la redditività delle esportazioni.

  • Caffè in guerra: lo Stretto di Hormuz blocca i chicchi

    Caffè in guerra: lo Stretto di Hormuz blocca i chicchi

    Il mercato globale del caffè sta vivendo una fase di profonda incertezza, sospeso tra le rassicuranti previsioni produttive del Sudamerica e l’instabilità geopolitica derivante dal conflitto in Iran. Fino a poche settimane fa, il settore guardava al 2026 con ottimismo, grazie a stime di raccolti record in Brasile che promettevano un’ampia eccedenza di offerta. Tuttavia, l’escalation militare in Medio Oriente ha cambiato radicalmente lo scenario, trasformando una potenziale fase di ribasso in una complessa sfida logistica ed economica.

    Il fulcro della crisi risiede nella chiusura dello Stretto di Hormuz, un passaggio vitale attraverso cui transita circa il 20% del petrolio e del gas naturale mondiale. Poiché l’industria della torrefazione è un settore ad alto consumo energetico, l’impennata dei costi del gas si riflette direttamente sui margini di produzione. A questo si aggiunge l’impatto sui fertilizzanti azotati, prodotti proprio a partire dal metano in Medio Oriente, la cui scarsità rischia di compromettere la resa agricola dei prossimi anni. Anche il transito attraverso il Canale di Suez risulta compromesso, costringendo le navi cariche di caffè proveniente dall’Asia a circumnavigare l’Africa. Questo cambio di rotta aumenta i tempi di navigazione di circa due settimane, facendo lievitare noli marittimi, premi assicurativi e costi del carburante.

    I riflessi sui mercati finanziari non si sono fatti attendere. Nella prima decade di marzo, i contratti Arabica a New York e Robusta a Londra hanno registrato rialzi superiori al 4%, recuperando gran parte delle perdite subite a febbraio. In Brasile, il prezzo per sacco ha segnato un balzo del 6,73% nei primi dieci giorni del mese, spinto anche dal rafforzamento del dollaro rispetto al real. Nonostante questa pressione al rialzo, nelle ultime sedute si è osservata una parziale correzione tecnica: i prezzi sono leggermente scesi grazie a condizioni meteorologiche favorevoli in Brasile e a un temporaneo aumento delle scorte monitorate dall’ICE, che hanno raggiunto i massimi degli ultimi mesi offrendo un momentaneo cuscinetto al mercato.

    Per il consumatore finale, il rischio di rincari strutturali rimane concreto. L’Italia, in particolare, è vulnerabile a causa della sua dipendenza dalle rotte asiatiche per il caffè Robusta, essenziale per le miscele da espresso. Se il blocco delle vie d’acqua e l’instabilità energetica dovessero protrarsi, l’aumento dei costi logistici e di produzione finirà inevitabilmente per consolidarsi nei prezzi al dettaglio. La geopolitica ha dunque interrotto un quadro che appariva improntato alla serenità, aggiungendo una variabile complessa che minaccia di annullare i benefici di un’annata agricola che si preannunciava abbondante.

  • Tracciabilità e AI: il nuovo piano brasiliano per il caffè a deforestazione zero

    Tracciabilità e AI: il nuovo piano brasiliano per il caffè a deforestazione zero

    La National Supply Company (Conab) ha ufficialmente presentato la Coffee Park Platform, un avanzato strumento digitale volto a garantire la tracciabilità della filiera caffeicola brasiliana. L’iniziativa nasce con l’obiettivo strategico di certificare la produzione nazionale come libera da deforestazione, allineandosi ai rigorosi standard internazionali e, in particolare, alla normativa anti-deforestazione dell’Unione Europea (EUDR).

    La piattaforma rappresenta una risposta diretta alle scadenze legislative di Bruxelles, che entro la fine dell’anno richiederanno prove certe che i prodotti importati non provengano da aree disboscate dopo il 31 dicembre 2020. Grazie a questo strumento, i produttori rurali, le cooperative e le aziende esportatrici potranno ottenere gratuitamente una dichiarazione di conformità, un vero e proprio sigillo di sostenibilità fondamentale per mantenere l’accesso al mercato comune europeo.

    Il cuore tecnologico del progetto, sviluppato in collaborazione con l’Università Federale del Minas Gerais (UFMG), risiede nell’integrazione di database governativi e tecnologie di analisi d’avanguardia. La piattaforma utilizza il deep learning e reti neurali convoluzionali (CNN) per analizzare immagini satellitari ad alta risoluzione. Questo sistema di intelligenza artificiale simula la visione umana per mappare in tempo reale le piantagioni, distinguendo tra colture in produzione e in fase di sviluppo.

    Lo strumento è in grado di monitorare i cicli biologici della pianta, come fioritura e germinazione, incrociando i dati con i cambiamenti del suolo avvenuti negli ultimi cinque anni. Il sistema si interfaccia inoltre con il Progetto Prodes e il Registro Ambientale Rurale (CAR) per verificare che non vi siano sovrapposizioni tra le piantagioni e i territori indigeni, unità di conservazione o aree disboscate illegalmente dopo la data limite stabilita dall’UE.

    Oltre alla mappatura, la Coffee Park Platform funziona tramite interfacce API che permettono uno scambio di dati sicuro tra diverse applicazioni software. Questo garantisce agli importatori europei l’accesso a report dettagliati e certificati, dimostrando la provenienza legale dei lotti di caffè. Secondo i vertici della Conab, l’integrazione di queste tecnologie non solo tutela l’ambiente, ma rafforza la competitività del caffè brasiliano, garantendo che le porte del mercato comune europeo restino aperte attraverso una gestione dei dati trasparente e standardizzata.

  • Caffè: la guerra in Iran spinge i rincari di marzo

    Caffè: la guerra in Iran spinge i rincari di marzo

    Dopo un finale di febbraio caratterizzato da una fase calante, il mercato globale del caffè ha aperto il mese di marzo 2026 con un deciso rimbalzo. A trainare i listini non sono solo i fondamentali agricoli, ma soprattutto un quadro geopolitico internazionale sempre più critico che sta ridisegnando le rotte commerciali e gonfiando i costi logistici.

    Il fattore scatenante dell’attuale rally risiede nelle crescenti tensioni in Medio Oriente. La chiusura dello Stretto di Hormuz a causa del conflitto in Iran ha generato un pericoloso collo di bottiglia non solo per le forniture di greggio e gas naturale, ma per l’intera catena di approvvigionamento globale. Il blocco ha innescato una reazione a catena che ha portato all’impennata del prezzo del petrolio, facendo lievitare i noli marittimi e i premi assicurativi. Le principali compagnie di navigazione, avendo sospeso i transiti attraverso lo Stretto di Suez, sono costrette a dirottare le navi verso il Capo di Buona Speranza, allungando i tempi di consegna e aumentando i consumi di carburante. Questi costi supplementari si riflettono direttamente sui prezzi pagati dagli importatori e dai torrefattori, spingendo verso l’alto le quotazioni alle borse di New York e Londra.

    Nella sessione di mercoledì 4 marzo, il caffè Arabica (maggio – KCK26) ha chiuso in rialzo dell’1,09%, consolidando il recupero già iniziato a inizio settimana. Tuttavia, è il comparto del Robusta a far registrare i guadagni più significativi: a Londra, il contratto di maggio (RMK26) è balzato dell’1,78% nell’ultima seduta, dopo aver toccato lunedì un picco di 3.772 dollari, il valore massimo delle ultime due settimane con un balzo del 4,1%.

    Il rimbalzo di marzo arriva dopo un mese di febbraio difficile per i produttori brasiliani. Secondo i dati del Cepea (Center for Advanced Studies in Applied Economics), il prezzo medio dell’Arabica a febbraio ha toccato il livello più basso dal luglio 2025. Questa flessione è stata causata dalle previsioni per il raccolto 2026/27, che potrebbe far segnare un record storico per il Brasile, evento che non si verificava dal 2021. A febbraio, l’indicatore Cepea/Esalq per il caffè Arabica ha raggiunto una media di 1.864,51 R$ per sacco da 60 chili, con un calo del 14,3% rispetto a gennaio. Nonostante questo calo congiunturale, gli esperti sottolineano che i prezzi rimangono storicamente elevati: quella dello scorso mese è stata la terza media più alta per febbraio dal 1996 a oggi.

    Mentre l’industria osserva con attenzione l’evolversi della situazione militare in Iran e l’efficacia delle nuove campagne di comunicazione varate dall’ICO (International Coffee Organization) per il 2026, il mercato resta estremamente volatile. Se la logistica globale rimarrà ostaggio delle tensioni geopolitiche, la pressione rialzista sui prezzi al consumo potrebbe diventare strutturale, indipendentemente dall’abbondanza dei prossimi raccolti sudamericani.

  • Il miracolo del caffè vietnamita: un export da 9 miliardi di dollari

    Il miracolo del caffè vietnamita: un export da 9 miliardi di dollari

    L’industria del caffè vietnamita sta vivendo una stagione di successi senza precedenti, trasformando quello che era un semplice commercio di materie prime in una vera e propria potenza economica globale. Al 23 febbraio 2026, i dati confermano che il settore ha generato un guadagno record di quasi 9 miliardi di dollari, grazie a una strategia che punta sempre più sulla qualità e sulla lavorazione industriale piuttosto che sulla sola quantità di chicchi crudi esportati.

    Il 2025 è stato l’anno della svolta, con le esportazioni che hanno raggiunto 1,6 milioni di tonnellate per un valore di 8,92 miliardi di dollari, il livello più alto mai registrato nella storia del Paese. Questa crescita non si è fermata con il nuovo anno: nel solo mese di gennaio 2026, il Vietnam ha incassato 1,09 miliardi di dollari, segnando un aumento del 39,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il prezzo medio all’esportazione è rimasto stabile su livelli elevati, toccando i 5.450 dollari a tonnellata e rendendo il caffè il secondo prodotto agricolo più redditizio della nazione.

    Il protagonista assoluto di questo boom è il caffè Robusta, che da solo rappresenta oltre il 73% del fatturato totale, con ricavi per 6,59 miliardi di dollari. Il Vietnam si conferma il leader mondiale di questa varietà, sempre più apprezzata dai torrefattori internazionali per le miscele e il caffè istantaneo. Tuttavia, la vera “miniera d’oro” è rappresentata dal caffè lavorato: grazie a massicci investimenti in tecnologie avanzate, le aziende vietnamite hanno incrementato del 50% il valore delle esportazioni di caffè tostato, macinato e solubile, raggiungendo la cifra record di 1,78 miliardi di dollari.

    Un esempio emblematico di questa evoluzione verso l’economia circolare è il successo del tè alla cascara, una tisana ricavata dalle bucce delle ciliegie di caffè che un tempo venivano scartate. Oggi, questo sottoprodotto viene venduto a prezzi quattro volte superiori a quelli del caffè crudo in mercati esigenti come Italia, Germania e Paesi Bassi. Le province di Dak Lak, Lam Dong e Gia Lai rimangono il cuore pulsante della produzione, coprendo il 95% del raccolto nazionale, ma con la superficie coltivata ormai prossima al limite massimo di 710.000 ettari, il futuro del settore dipenderà sempre più dalla capacità di trasformare ogni singolo chicco in un prodotto ad alto valore aggiunto.

    Secondo gli esperti, l’obiettivo dei 10 miliardi di dollari di export è ormai a portata di mano, a patto di proseguire nel percorso di diversificazione e sostenibilità. Le aziende locali non accettano più il ruolo di semplici fornitori a basso prezzo, ma competono sui mercati internazionali con prodotti finiti che, in molti casi, registrano una domanda tale da superare le scorte disponibili.

  • Febbraio nero in Brasile: piogge record e stato di calamità nelle zone del caffè

    Febbraio nero in Brasile: piogge record e stato di calamità nelle zone del caffè

    Il Brasile si prepara ad affrontare un’annata agricola di estrema complessità, sospesa tra le stime di un raccolto record per il ciclo 2026/27 e l’impatto devastante di eventi climatici estremi che hanno colpito il Paese nelle ultime settimane. Secondo le proiezioni diffuse a febbraio 2026 dalla Companhia Nacional de Abastecimento (Conab), la produzione complessiva dovrebbe attestarsi sui 66,2 milioni di sacchi, segnando una crescita del 17,2% rispetto alla stagione precedente. Nello specifico, la varietà Arabica è stimata in 44,1 milioni di sacchi, grazie a una fase di fioritura che aveva beneficiato di condizioni inizialmente ideali, mentre il Robusta prosegue la sua espansione con una previsione di 22,1 milioni di sacchi, sostenuta da investimenti in irrigazione e nuove tecnologie.

    Tuttavia, questo scenario di abbondanza è stato messo a dura prova da un’ondata di maltempo eccezionale che ha travolto il sud-est del Paese. Piogge torrenziali, con accumuli che in diverse località hanno superato i 150 millimetri in meno di ventiquattr’ore, hanno colpito il Minas Gerais, centro nevralgico della produzione caffeicola mondiale. Tra il 23 e il 25 febbraio, la situazione è precipitata: le inondazioni e le frane hanno causato decine di vittime e migliaia di sfollati, portando il governo federale a dichiarare lo stato di calamità il 24 febbraio. Le aree di Mogiana Paulista e del sud del Minas Gerais, cruciali per la qualità dell’Arabica, hanno registrato precipitazioni record che hanno saturato i terreni e danneggiato le infrastrutture rurali.

    Se le piogge di gennaio erano state considerate benefiche per il riempimento dei chicchi, l’eccesso idrico della seconda metà di febbraio introduce ora rischi fitosanitari significativi. Gli esperti segnalano che l’umidità persistente potrebbe favorire la diffusione di malattie fungine, compromettendo la qualità del raccolto proprio nelle fasi finali dello sviluppo. Mentre nelle regioni settentrionali dell’Espírito Santo le precipitazioni si sono parzialmente attenuate dopo un gennaio critico, l’allerta resta massima nelle zone interne, dove il maltempo ha rallentato le operazioni di manutenzione delle colture. Gli operatori del mercato monitorano ora con estrema cautela l’evolversi delle condizioni meteorologiche di marzo: la possibilità di raggiungere il traguardo storico dei 60 milioni di sacchi dipenderà dalla capacità di tenuta delle piantagioni di fronte a un clima sempre più volatile.

  • Caffè, la Corte Suprema ferma Trump: dichiarati illegali i dazi presidenziali

    Caffè, la Corte Suprema ferma Trump: dichiarati illegali i dazi presidenziali

    Il commercio mondiale di caffè ha appena registrato una svolta storica che promette di ribaltare nuovamente gli equilibri tra produttori e consumatori. Il 20 febbraio 2026, con un verdetto di sei a tre, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegale la politica tariffaria aggressiva del presidente Donald Trump, stabilendo che l’istituzione di dazi non può avvenire tramite semplice decreto presidenziale senza una specifica autorizzazione del Congresso. Questa decisione ha annullato i pesanti dazi punitivi in vigore dall’aprile 2025, che avevano drasticamente ridisegnato i flussi globali del chicco e penalizzato duramente le esportazioni sudamericane.

    Durante l’anno di validità delle tariffe ora dichiarate incostituzionali, il Brasile ha subito perdite senza precedenti nel mercato americano. Le spedizioni di caffè verde verso gli Stati Uniti erano crollate del 55% nel periodo di picco tra agosto e novembre 2025, causando uno storico sorpasso commerciale: la Germania è diventata il principale acquirente di caffè brasiliano, strappando il primato agli USA per la prima volta dopo decenni. Il segmento del caffè solubile è stato il più colpito in assoluto, subendo una tariffa del 50% che ha causato una contrazione delle vendite del 40% nell’arco dell’ultimo anno. Anche i dati di gennaio 2026 confermavano questa crisi profonda, con flessioni costanti sia per il prodotto lavorato che per quello grezzo.

    Tuttavia, la vittoria dei produttori brasiliani e degli importatori americani è stata immediatamente frenata da una nuova mossa della Casa Bianca. In risposta alla sentenza, Trump ha firmato un nuovo ordine esecutivo basato sulla Sezione 122 del Trade Act del 1974, imponendo a partire dal 24 febbraio 2026 un dazio globale del 10% su tutte le merci importate. Questa misura, presentata come temporanea per una durata di 150 giorni, cambia nuovamente le regole per il settore del caffè. Da un lato il prodotto brasiliano non è più soggetto alle tariffe punitive del 50% e rientra nella quota generalizzata del 10%, recuperando competitività; dall’altro permane un clima di forte incertezza dovuto alla minaccia di innalzare questa tariffa al 15% entro la fine del mese.

    Il settore accoglie con favore il ripristino della legalità costituzionale, ma osserva con cautela la nuova strategia dei 150 giorni adottata dall’amministrazione americana. Mentre i legali delle aziende esportatrici studiano come recuperare parte dei 175 miliardi di dollari incassati illegalmente dal governo statunitense sotto forma di dazi annullati, il mercato deve fare i conti con listini prezzi ancora volatili. Il Brasile torna a guardare agli Stati Uniti come a un partner fondamentale, ma con la consapevolezza che il costo finale della tazzina americana rimarrà condizionato dallo scontro politico a Washington almeno fino all’estate del 2026.