Il mercato globale del caffè sta attraversando una fase di forte correzione, spinto da un miglioramento delle condizioni meteorologiche in Brasile e da previsioni produttive estremamente ottimistiche per il prossimo biennio. Mercoledì, le quotazioni hanno toccato i minimi degli ultimi mesi: l’Arabica è scesa ai livelli più bassi da quasi sei mesi, mentre la varietà Robusta ha registrato i valori minimi delle ultime sei settimane.
Dopo un lungo periodo di incertezza legato alla siccità, le recenti piogge nelle principali aree di coltivazione brasiliane hanno allentato la pressione sui mercati. Secondo i dati di Somar Meteorologia, lo Stato del Minas Gerais ha ricevuto precipitazioni pari al 117% della media storica nell’ultima settimana di gennaio.
Questo scenario ha avuto un impatto immediato sui listini locali monitorati dal Cepea. In Brasile, l’indicatore per il caffè Arabica ha chiuso il mese di gennaio con un calo del 3,7%, attestandosi a una media di circa 364 dollari (2.094,55 R$) per sacco da 60 kg, il valore più basso registrato dallo scorso ottobre.
Le stime pubblicate mercoledì da Itaú BBA delineano un futuro di abbondanza per il settore. Il raccolto brasiliano 2026/27 è previsto in crescita del 10,1%, raggiungendo i 69,3 milioni di sacchi. A trainare la ripresa è soprattutto l’Arabica, con una produzione di 44,8 milioni di sacchi (+18%), mentre la Robusta dovrebbe attestarsi sui 24,5 milioni di sacchi (-2%). Le esportazioni brasiliane sono previste in aumento del 12%, toccando i 45,6 milioni di sacchi.
Oltre al clima più mite, i produttori hanno beneficiato di un miglioramento nel rapporto di scambio con i fertilizzanti, che ha permesso di ridurre i costi di produzione e favorire lo sviluppo vegetativo delle piante durante l’estate.
Su scala mondiale, la produzione dovrebbe toccare i 188 milioni di sacchi (+4,8%), superando ampiamente il consumo globale stimato in 176 milioni di sacchi. Questo squilibrio porterà a un surplus di 11,5 milioni di sacchi, un volume significativamente superiore ai 5 milioni registrati nella stagione 2025/26.
Nonostante l’ottimismo, gli analisti del Cepea avvertono che il rischio climatico non è del tutto scongiurato. Le alte temperature e la bassa umidità registrate a fine dicembre potrebbero aver causato fenomeni di avvizzimento dei chicchi, rendendo le piogge continue di febbraio un fattore essenziale per garantire il corretto riempimento dei frutti e confermare il potenziale produttivo finale.


Lascia un commento