Caffè: crollo dei prezzi e fuga dei capitali

Il mercato globale del caffè sta attraversando una fase di profonda correzione, segnata da un paradosso climatico e da una fuga di capitali che non si vedeva dall’inizio dell’anno. Mentre le piogge abbondanti in Brasile alimentano le speranze per un raccolto record, l’eccesso di umidità sta scatenando malattie fungine che minacciano la qualità finale del prodotto. Nel frattempo, i grandi fondi d’investimento hanno deciso di invertire la rotta, ritirando miliardi di dollari dal settore.

Dopo i picchi dei mesi scorsi, i listini internazionali hanno subito una brusca frenata. I futures del caffè Arabica, con scadenza maggio, sono scivolati sotto la soglia psicologica dei 3 dollari, toccando i minimi degli ultimi 15 mesi. Una tendenza simile ha investito la varietà Robusta, che a Londra ha registrato i livelli più bassi dalla scorsa estate. La causa principale di questa flessione è la massiccia liquidazione delle posizioni lunghe da parte degli speculatori. Dal 15 febbraio ad oggi, i dati indicano che la pressione di vendita è rimasta costante: complessivamente, gli investitori hanno rimosso circa 2,7 miliardi di dollari dal comparto del caffè, segnando la più grande fuga di capitali nel settore agricolo del 2026, con l’unica eccezione del comparto della soia.

Il Brasile, primo produttore mondiale, si trova al centro di questa tempesta. Le previsioni ufficiali della Conab indicano un raccolto potenziale di 66,2 milioni di sacchi, favorito dal passaggio meteorologico verso il fenomeno El Niño. Tuttavia, l’abbondanza di precipitazioni si sta rivelando un’arma a doppio taglio. Nelle regioni chiave come il Triangolo Mineiro e l’Alta Mogiana, le piogge di gennaio e febbraio hanno superato del 30-40% le medie storiche.

L’umidità persistente ha favorito la diffusione della ruggine del caffè e della maculatura fogliare da Phoma. In alcune aree critiche, come Varginha e Mantiqueira de Minas, si stima che le malattie colpiscano ormai fino al 70% delle proprietà. Le macchine agricole faticano a muoversi su terreni saturi d’acqua, impedendo i trattamenti necessari e la gestione del suolo. Gli esperti avvertono che, senza un rapido intervento e un miglioramento del clima, la produttività potrebbe subire perdite fino al 50% in alcuni lotti, vanificando le stime iniziali di un’annata storica.

Oltre ai dati tecnici sul raccolto, la speculazione sta reagendo a un mutamento del sentiment macroeconomico. Se fino a gennaio il caffè era visto come un bene rifugio contro l’inflazione, le rassicurazioni sulle scorte globali hanno spinto i gestori di fondi a monetizzare i profitti. Nonostante il pessimismo dei mercati finanziari, la situazione sul campo resta fluida. La graduale riduzione dell’umidità prevista da maggio in poi potrebbe favorire le operazioni di raccolta, ma il danno qualitativo causato dai funghi in queste settimane resta l’incognita principale per i prezzi dei prossimi mesi.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *