L’introduzione di una tariffa doganale del 50% da parte degli Stati Uniti ha interrotto la scia record di esportazioni di caffè solubile brasiliano. Secondo i dati diffusi dall’Associazione Brasiliana dell’Industria del Caffè Solubile (Abics), il 2025 si è chiuso con 85.100 tonnellate spedite, circa 3,69 milioni di sacchi, segnando una contrazione del 10,6% in termini di volume rispetto all’anno precedente.
Il mercato statunitense, storicamente il principale sbocco per il prodotto istantaneo brasiliano, ha registrato una flessione del 28,2% su base annua. Il dato appare ancora più critico se si analizza il solo periodo compreso tra agosto e dicembre, mesi di vigenza del nuovo dazio, durante i quali il crollo delle spedizioni verso gli USA ha toccato il 40%. L’imposizione fiscale ha ridotto la competitività del prodotto nazionale, spingendo gli importatori americani a rivolgersi verso paesi concorrenti. Nonostante il calo dei volumi, il valore totale delle esportazioni globali è comunque cresciuto del 14,4%, raggiungendo la cifra record di 1,099 miliardi di dollari, trainato dal rialzo dei prezzi internazionali della materia prima.
Per compensare le perdite nel mercato nordamericano, l’industria brasiliana sta guardando a rotte alternative. L’Argentina è diventata il secondo acquirente globale con 291.900 sacchi importati, un aumento del 40,2%, seguita dalla Russia con un incremento del 9,8%. L’Unione Europea è considerata l’area con il maggior potenziale a medio termine grazie all’accordo Mercosur-UE. Nel 2025, l’Europa ha assorbito il 17,5% dell’export, generando un fatturato di 184 milioni di dollari, nonostante una tariffa attuale del 9%.
In controtendenza rispetto all’export, il mercato domestico brasiliano ha segnato un record storico con 27.000 tonnellate consumate, in crescita del 9,5%. La performance è stata favorita da un’inflazione più contenuta rispetto al caffè tostato, pari al 34% contro il 75%, rendendo il solubile un’alternativa economica e attraente per i consumatori locali.
Tuttavia, all’orizzonte del 2027 appare una nuova criticità legata alla riforma fiscale che eliminerà i crediti d’imposta per il caffè lavorato destinato all’estero. Questa modifica normativa potrebbe tradursi in una perdita stimata di circa 75 milioni di dollari, corrispondenti a 430 milioni di R$, aumentando i costi di esportazione e mettendo a rischio la competitività internazionale del settore proprio a causa della mancanza di indennizzi per la cessazione dei crediti presunti.


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