Categoria: Caffè

  • Oltre il volume: la strategia vietnamita per il 2050

    Oltre il volume: la strategia vietnamita per il 2050

    La recente Conferenza scientifica internazionale sul caffè, svoltasi nell’ambito del Global Coffee Heritage Festival, ha tracciato una rotta chiara per il futuro dell’industria vietnamita e globale. Il messaggio emerso dai lavori è univoco: il settore si trova di fronte a una ristrutturazione obbligatoria che sposta il focus dai volumi di produzione alla creazione di valore aggiunto e alla sostenibilità ambientale.

    Uno dei punti cardine discussi riguarda l’evoluzione del caffè istantaneo. Gli esperti hanno evidenziato come il mercato si stia allontanando dal concetto di prodotto puramente funzionale per abbracciare il segmento premium. La sfida tecnologica si è spostata sulla liofilizzazione avanzata e sull’efficienza energetica, con l’obiettivo di preservare la qualità del sapore e garantire la tracciabilità, requisiti ormai indispensabili per i consumatori moderni attenti all’origine e all’impatto etico del prodotto.

    Sul piano strategico, i leader del settore hanno sollevato il problema della distribuzione del valore lungo la filiera. Nonostante il Vietnam sia il secondo produttore mondiale e fornisca il 20% della Robusta globale, il ruolo del Paese è rimasto a lungo legato all’esportazione di materia prima grezza, lasciando ai coltivatori solo una minima parte del prezzo finale. La visione emersa per il 2050 punta a scardinare questo modello attraverso l’uso di intelligenza artificiale e blockchain per rendere la catena di approvvigionamento trasparente ed equa.

    Un altro tema centrale è stato l’adattamento alle nuove normative internazionali, a partire dal Regolamento Anti-Deforestazione dell’Unione Europea. Ciò che prima era considerato opzionale è diventato un test obbligatorio: la conformità agli standard ambientali e la digitalizzazione dei dati della filiera sono ormai condizioni necessarie per restare sul mercato globale. Il piano d’azione prevede ora una graduale riduzione delle esportazioni di caffè crudo — che storicamente hanno pesato per oltre il 90% — a favore di prodotti lavorati e della promozione di un marchio nazionale forte.

    In prospettiva, l’industria punta a stabilizzare le aree di coltivazione e a investire su varietà più resistenti ai cambiamenti climatici. L’obiettivo finale non è solo mantenere le quote di mercato in Europa, ma espandersi in Asia e Medio Oriente, trasformando il caffè da semplice merce di scambio a pilastro di un ecosistema che unisca cultura, turismo ed eccellenza produttiva.

  • Brasile, siccità e Real forte sostengono i prezzi del caffè

    Brasile, siccità e Real forte sostengono i prezzi del caffè

    Prezzi dell’Arabica ai vertici delle ultime quattro settimane. Nonostante le previsioni ottimistiche per il raccolto 2026/27, l’inizio dell’anno è segnato da una forte volatilità e scarse piogge nel Minas Gerais.

    Il mercato globale del caffè apre il 2026 all’insegna di una forte tensione sui prezzi. Dopo un 2025 turbolento, le prime sedute di gennaio confermano che la volatilità resterà la protagonista assoluta del settore. A trainare i rialzi è soprattutto la varietà Arabica, che mercoledì ha consolidato i guadagni toccando i massimi dell’ultimo mese, spinta da un mix di fattori climatici e valutari.

    Il principale motore del rialzo è la siccità che sta colpendo il Brasile, primo produttore mondiale. Nel Minas Gerais, cuore pulsante della coltivazione di Arabica, le precipitazioni registrate nella settimana a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno sono state pari a soli 47,9 mm, ovvero il 67% della media storica.

    Questo deficit idrico ha innescato una corsa agli acquisti sui futures di New York, dove il contratto di marzo ha segnato balzi significativi, chiudendo mercoledì a quota 373,85 centesimi. Anche la varietà Robusta ha risentito del clima d’incertezza: a Londra i prezzi hanno superato la soglia psicologica dei 4.000 dollari per tonnellata per la prima volta dallo scorso dicembre, nonostante una lieve correzione tecnica registrata nella seduta di mercoledì.

    A complicare il quadro contribuiscono fattori macroeconomici legati alla valuta. Il Real brasiliano ha raggiunto il massimo mensile rispetto al dollaro, rendendo le esportazioni meno remunerative per i produttori locali e spingendoli a trattenere il prodotto in attesa di condizioni migliori.

    Secondo i dati del Cepea (Centro di Studi Avanzati in Economia Applicata), il mercato fisico in Brasile appare attualmente congelato: i venditori sono quasi assenti e gli scambi sono limitati alla copertura delle spese correnti a breve termine.

    Se il presente è caratterizzato da scorte limitate e prezzi elevati — l’indicatore Cepea per l’Arabica è già salito del 2,89% rispetto alla chiusura del 2025 — le prospettive a lungo termine offrono uno spiraglio di luce. Gli analisti prevedono per il raccolto 2026/27 una produzione record che potrebbe superare i 70 milioni di sacchi. Le condizioni climatiche per il prossimo raccolto sono considerate più favorevoli rispetto agli ultimi cinque anni, segnati da avversità meteo. Il 2026 sarà infatti un anno di ciclo biennale positivo per le piante di caffè, il che fa sperare in una solida ripresa produttiva sia per l’Arabica che per la Robusta.

    Nonostante l’ottimismo per il raccolto che inizierà a maggio, gli esperti avvertono che la pressione sui prezzi potrebbe persistere finché non ci sarà maggiore chiarezza sul riempimento dei chicchi nelle piantagioni brasiliane. Fino ad allora, l’equilibrio tra domanda e offerta resterà vulnerabile a ogni variazione meteorologica.

  • Dazi rimossi, ma il prezzo del caffè non scende

    Dazi rimossi, ma il prezzo del caffè non scende

    Negli Stati Uniti la speranza di vedere presto calare il prezzo della tazzina di caffè nonostante la recente riduzione dei dazi sulle importazioni si sta rivelando illusoria per molti consumatori e operatori del settore. A novembre 2025 l’amministrazione statunitense ha emesso ordini esecutivi che eliminano gran parte delle tariffe aggiuntive imposte quest’anno su prodotti agricoli importati, incluso il caffè verde proveniente dal Brasile, principale fornitore degli USA. Le esenzioni tariffarie sono retroattive al 13 novembre e comportano anche un possibile rimborso dei dazi già versati su merci entrate negli Stati Uniti dopo quella data.

    Tuttavia, l’effetto sui prezzi al dettaglio è stato finora limitato. I prezzi del caffè all’ingrosso e sui mercati internazionali hanno reagito alla notizia con un calo delle quotazioni dell’Arabica e del Robusta, riflettendo una maggiore offerta e aspettative di surplus produttivi nelle stagioni agricole 2025/26 e 2026/27 che dovrebbero contribuire ad alleviare le tensioni sui mercati fisici. Anche i dati di export brasiliani suggeriscono un rallentamento nel calo delle spedizioni verso gli Stati Uniti dopo l’abolizione dei dazi, con perdite minori rispetto ai mesi precedenti.

    Nonostante ciò, il rimbalzo dei prezzi internazionale non si è tradotto in riduzioni immediate al supermercato o nei bar. Gli aumenti al dettaglio registrati negli ultimi mesi del 2025, come l’incremento di oltre il 18% su base annua fino a novembre, sono principalmente attribuibili alle carenze di chicchi grezzi dell’anno precedente e ai costi di approvvigionamento già sostenuti lungo la filiera, piuttosto che alle tariffe doganali introdotte in estate.

    Gli esperti del settore sottolineano che esiste un notevole ritardo tra l’andamento dei prezzi dei chicchi alla fonte e il loro impatto sulle quotazioni nei punti vendita, dovuto ai tempi di stoccaggio, tostatura, confezionamento e alle trattative di prezzo serrate tra torrefattori e rivenditori, che spesso si basano su cicli trimestrali.

    Alcune grandi torrefazioni hanno annunciato che non prevedono ulteriori aumenti dei prezzi invernali per compensare i costi tariffari, segno che la rimozione dei dazi può contribuire ad arrestare il ritmo di crescita dei prezzi nel breve periodo. Tuttavia, pur con segnali di allentamento delle pressioni sui prezzi all’origine, il consumatore statunitense potrebbe continuare a sostenere costi elevati per il caffè nel corso del 2026. I tempi di trasmissione dei ribassi dei prezzi lungo la filiera e le dinamiche dei mercati internazionali indicano infatti che solo graduali e prolungati miglioramenti dell’offerta potranno tradursi in un sollievo percepibile alla cassa, con effetti che potrebbero protrarsi ben oltre la fine dell’anno corrente.

  • Caffè africano sotto la lente: Volcafe promuove collaborazione e standard comuni

    Caffè africano sotto la lente: Volcafe promuove collaborazione e standard comuni

    Volcafe, una delle principali aziende internazionali nel commercio e nella fornitura di caffè verde, ha recentemente tenuto un workshop regionale focalizzato sulla qualità del caffè in Africa orientale, riunendo team provenienti da Etiopia, Kenya, Tanzania e Uganda. L’iniziativa ha avuto l’obiettivo di uniformare gli standard di valutazione del caffè, condividere esperienze tra le diverse origini e rafforzare l’allineamento tra produzione locale e mercati globali.

    Il workshop ha permesso di discutere e calibrare metodologie di punteggio, sistemi di degustazione e criteri di valutazione, con l’intento di garantire coerenza e affidabilità lungo l’intera catena del valore. Particolare attenzione è stata rivolta all’approccio orientato al cliente, valutando i caffè non come prodotti generici, ma come soluzioni personalizzate per soddisfare esigenze specifiche dei torrefattori e dei mercati di riferimento.

    L’iniziativa ha anche promosso la collaborazione transfrontaliera tra i team locali, creando una rete regionale più resiliente e facilitando la condivisione di competenze e migliori pratiche. La degustazione comparativa di caffè africani e provenienti da altre origini come Brasile e Colombia ha fornito un contesto globale, migliorando la comprensione dei punti di forza e delle sfide dei caffè dell’Africa orientale.

    Il workshop ha rafforzato i tre pilastri del programma di qualità di Volcafe: standard, competenza e partnership. Gli standard assicurano coerenza nella valutazione, la competenza viene sviluppata attraverso formazione e scambio di conoscenze, mentre la partnership con i clienti garantisce che le valutazioni siano sempre allineate alle loro aspettative.

    L’evento ha consolidato la collaborazione regionale e creato opportunità per applicare la valutazione sensoriale nella differenziazione dei caffè, ottimizzando l’assegnazione dei lotti ai mercati più appropriati. L’iniziativa contribuisce a rafforzare la qualità del caffè prodotto nella regione e a supportare la sua competitività sui mercati internazionali.

  • Brasile, boom dei caffè speciali e delle micro-torrefazioni

    Brasile, boom dei caffè speciali e delle micro-torrefazioni

    La crescente domanda di caffè speciali sta trasformando il panorama produttivo nazionale e favorendo la nascita di un numero sempre maggiore di micro-torrefazioni. L’interesse dei consumatori per prodotti di alta qualità, tracciabili e legati al territorio ha spinto molti produttori a investire nella tostatura artigianale e nella creazione di marchi propri, segnando un progressivo allontanamento dal modello del caffè come semplice commodity.

    Il fenomeno è particolarmente evidente nel Minas Gerais, lo Stato che da solo concentra il 45,6% della produzione di caffè del Paese. Qui, solo nel corso dell’ultimo anno, sono state aperte 50 nuove aziende di torrefazione e macinazione, con un aumento del 48% rispetto all’anno precedente. Complessivamente, il settore conta 863 imprese, di cui 728 rientrano nella categoria delle microimprese. Le micro-torrefazioni operano su scala ridotta, con lotti che arrivano fino a 30 sacchi, e propongono il prodotto in confezioni che vanno dai 200 grammi ai 3 chili, puntando su lavorazioni curate e su un rapporto diretto con il consumatore finale.

    Questo modello consente un controllo più accurato di tutte le fasi della tostatura, permettendo di valorizzare le caratteristiche sensoriali dei chicchi e di esprimere al meglio le peculiarità delle diverse origini. La proliferazione di nuovi marchi contribuisce inoltre a rafforzare il valore delle indicazioni geografiche, trasformando il caffè in un prodotto identitario, legato alla storia e alle specificità dei territori di produzione.

    Alla base di questa evoluzione c’è un cambiamento nelle abitudini di consumo. Il mercato mostra un interesse crescente per i caffè speciali e per le bevande di origine controllata, con una maggiore attenzione ai metodi di coltivazione e di lavorazione. Questa domanda ha aperto nuove opportunità di business per i produttori, che sempre più spesso scelgono di integrare la fase agricola con quella di trasformazione, accorciando la filiera e aumentando il valore aggiunto del prodotto.

    In diverse regioni del Minas Gerais stanno così nascendo micro-torrefazioni legate direttamente alle aziende agricole, spesso a conduzione familiare. Molti coltivatori hanno iniziato a sperimentare processi di lavorazione innovativi, adattando le strutture esistenti per produrre caffè speciali. Tra questi si distinguono metodi come il “miele nero”, in cui una parte della mucillagine del chicco viene mantenuta durante l’essiccazione al sole, conferendo alla bevanda una marcata dolcezza naturale, corpo vellutato e note che richiamano miele, caramello, cioccolato e zucchero di canna. Un’altra variante è il “miele rosso”, caratterizzato da uno strato più sottile di mucillagine, che dà origine a un caffè dal profilo più brillante, con un equilibrio tra dolcezza e acidità.

  • Rischio per il caffè alluvionato in Vietnam, ma la produzione nazionale resta alta

    Rischio per il caffè alluvionato in Vietnam, ma la produzione nazionale resta alta

    Il raccolto di caffè in Vietnam centro-meridionale ha subito un duro colpo a novembre, quando piogge torrenziali e alluvioni hanno superato ogni record degli ultimi 50 anni. Tra il 15 e il 21 novembre, accumuli di oltre 1.500 mm in alcune aree hanno inondato fiumi storicamente monitorati come il Ky Lo, il Ba e il Dinh Ninh Hoa, mettendo a dura prova terreni già saturi da precipitazioni precedenti.

    Le condizioni estreme stanno incidendo sulla raccolta di caffè nelle Highlands centrali, cuore della produzione nazionale. Secondo le stime aggiornate a dicembre 2025, la produzione nazionale prevista per la stagione 2025/26 resta elevata, circa 30,8 milioni di sacchi da 60 kg, in aumento rispetto alla stagione precedente. Danni localizzati hanno colpito oltre 411 ettari di piantagioni, con perdite stimate per la Tổng Công ty Cà phê Việt Nam superiori a 117 miliardi di VND, causate da inondazioni e piogge persistenti. L’umidità elevata compromette la qualità delle fave, aumentando il rischio di muffe e fermentazioni indesiderate durante l’essiccazione. I prezzi interni del caffè sono in calo a inizio dicembre, segno che la raccolta sta comunque avvenendo, ma con rallentamenti in alcune aree. Le esportazioni di Robusta sono aumentate del 50% nella prima metà di dicembre, nonostante il maltempo, generando pressione ribassista sui mercati globali.

    Nonostante le difficoltà locali, la produzione nazionale complessiva non subirà un calo drastico, ma le operazioni di raccolta e la qualità del caffè restano vulnerabili a ulteriori piogge o eventi estremi nelle prossime settimane. Gli esperti avvertono che la combinazione di terreni già saturi e precipitazioni intense può ancora aggravare i danni, anche se i dati aggiornati suggeriscono che la campagna 2025/26 si manterrà su livelli relativamente alti.

    Il quadro attuale conferma la crescente instabilità climatica nel Vietnam centro-meridionale, con fenomeni sempre più intensi e tardivi rispetto agli schemi storici.

  • Produzione e consumo di caffè da record, ma le scorte restano ai minimi

    Produzione e consumo di caffè da record, ma le scorte restano ai minimi

    Il mercato mondiale del caffè si avvia verso un nuovo record produttivo nell’annata 2025/26, confermando una dinamica strutturale di crescita sia dell’offerta sia della domanda. Secondo le stime del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, la produzione globale è prevista a 178,8 milioni di sacchi da 60 chilogrammi, in aumento di 3,5 milioni rispetto all’anno precedente. Si tratta del livello più alto mai registrato, nonostante alcune difficoltà produttive in aree chiave. Parallelamente, il consumo mondiale continua a crescere e dovrebbe raggiungere 173,9 milioni di sacchi, segnando anch’esso un massimo storico. Questo equilibrio solo apparente tra produzione e consumo è però fortemente condizionato dal livello delle scorte, che risultano in calo per il quinto anno consecutivo e sono stimate a fine stagione in appena 20,1 milioni di sacchi, uno dei valori più bassi degli ultimi decenni.

    Il progressivo assottigliamento delle riserve ha contribuito a una forte tensione sui prezzi internazionali. L’indice composito mensile dell’International Coffee Organization mostra che le quotazioni sono quasi triplicate negli ultimi anni, riflettendo la difficoltà del mercato nel ricostituire stock adeguati. Anche sul fronte commerciale si registra una crescita: le esportazioni mondiali di caffè in grani sono previste a 123,8 milioni di sacchi, con un aumento di 2,3 milioni rispetto all’annata precedente. L’espansione degli scambi è sostenuta da una domanda più vivace nei principali mercati di consumo, in particolare nelle economie avanzate e in alcuni Paesi emergenti, dove il caffè sta diventando una bevanda sempre più diffusa. In questo contesto, il mercato globale appare caratterizzato da una struttura fragile, in cui anche lievi shock produttivi o climatici possono tradursi rapidamente in pressioni sui prezzi.

    Accanto alla visione d’insieme, l’analisi per singolo Paese evidenzia andamenti molto differenziati tra i principali produttori. Il Brasile, primo produttore mondiale, è atteso in calo a 63 milioni di sacchi complessivi nell’annata 2025/26, con una contrazione di circa 2 milioni rispetto all’anno precedente. La flessione è dovuta soprattutto alla riduzione della produzione di Arabica, penalizzata da siccità e temperature elevate che hanno compromesso fioritura e sviluppo dei frutti nelle principali aree produttive. Questa diminuzione è solo in parte compensata dal forte aumento del Robusta, che raggiunge livelli record grazie a condizioni climatiche più favorevoli. Anche le esportazioni brasiliane risultano in calo, riflettendo la minore disponibilità di prodotto.

    Il Vietnam, secondo produttore mondiale, prosegue invece il suo percorso di recupero produttivo, con una stima di 30,8 milioni di sacchi. I buoni risultati sono attribuiti a rese più elevate, sostenute da condizioni meteorologiche favorevoli e da un maggiore utilizzo di fertilizzanti, reso possibile dai prezzi elevati. La produzione resta fortemente concentrata sul Robusta e consente al Paese di aumentare le esportazioni. Andamento positivo anche per l’Indonesia, che raggiunge una produzione complessiva di 12,45 milioni di sacchi, con un forte rimbalzo del Robusta grazie a un miglioramento delle rese e a una gestione più intensiva della manodopera durante il raccolto. L’Etiopia registra un nuovo record produttivo a 11,6 milioni di sacchi, sostenuto dalla diffusione di varietà più produttive e da pratiche agronomiche migliorate.

    Di segno opposto la situazione della Colombia, dove la produzione scende a 13,8 milioni di sacchi. Le piogge eccessive e la copertura nuvolosa hanno disturbato la fase di fioritura, riducendo le rese, anche se la diffusione di varietà resistenti ha limitato l’impatto delle malattie. In America Centrale e in Messico, invece, la produzione complessiva è prevista in aumento, trainata soprattutto dal recupero dell’Honduras. Sul fronte dei consumi, l’Unione europea e gli Stati Uniti restano i principali mercati mondiali, con livelli elevati e in crescita, mentre Paesi come Cina, Vietnam e Filippine mostrano un’espansione significativa della domanda interna.

  • Caffè brasiliano, produzione 2025 ai massimi storici grazie al Robusta

    Caffè brasiliano, produzione 2025 ai massimi storici grazie al Robusta

    La produzione di caffè in Brasile nel 2025 è stimata in 56,5 milioni di sacchi da 60 chilogrammi, un risultato di rilievo che, pur inserendosi in un anno di biennio negativo per il ciclo produttivo della pianta, rappresenta il terzo volume più alto mai registrato. A certificarlo è il 4° Coffee Survey 2025, diffuso dalla Compagnia Nazionale di Fornitura (Conab).

    Il dato segna un incremento del 4,3% rispetto al raccolto dello scorso anno e si colloca alle spalle soltanto delle annate 2020 e 2018, entrambe caratterizzate da un biennio positivo. Alla base di questo risultato c’è la combinazione tra una lieve contrazione dell’area in produzione, stimata in 1,85 milioni di ettari (-1,2%), e un deciso miglioramento della produttività media nazionale, prevista a 30,4 sacchi per ettaro. Un andamento che riflette soprattutto le buone performance del caffè conilon.

    A trainare il comparto è infatti il Robusta, che nel 2025 raggiunge una produzione record di 20,8 milioni di sacchi. Si tratta del valore più alto mai registrato nelle serie storiche della Conab, superando il precedente primato del 2022, quando la produzione si era attestata a 18,2 milioni di sacchi. Rispetto al raccolto precedente, l’aumento è del 42,1%, favorito da condizioni climatiche regolari che hanno rafforzato il vigore delle piante e sostenuto un elevato carico produttivo.

    Di segno opposto l’andamento del caffè Arabica. Il biennio negativo, unito a periodi di scarsità idrica durante la fase di sviluppo delle colture, ha inciso sul potenziale produttivo. La superficie coltivata è scesa dell’1,5%, fermandosi a 1,49 milioni di ettari, mentre la produttività media è diminuita dell’8,4%, a 24,1 sacchi per ettaro. Di conseguenza, il raccolto di Arabica per il 2025 è stimato in 35,76 milioni di sacchi, con una flessione del 9,7% rispetto alla stagione precedente.

    Sul fronte del mercato estero, da gennaio a ottobre il Brasile ha esportato circa 34,2 milioni di sacchi di caffè, con un calo del 17,8% rispetto allo stesso periodo del 2024, secondo i dati del Ministero dello Sviluppo, dell’Industria, del Commercio e dei Servizi (MDIC). Nonostante la contrazione dei volumi, il valore delle esportazioni ha raggiunto i 12,9 miliardi di dollari nei primi dieci mesi del 2025, superando già il totale registrato in tutto il 2024 e stabilendo un nuovo record annuale, anche senza considerare gli ultimi due mesi dell’anno.

    Guardando al contesto internazionale, le prospettive indicano un aumento della produzione globale di caffè nell’annata 2025/26, secondo le analisi del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA). Tuttavia, non sono attese riduzioni significative dei prezzi. Il motivo è il livello estremamente basso delle scorte mondiali residue dal ciclo precedente: all’inizio della nuova annata, le giacenze globali sono stimate in 21,8 milioni di sacchi, il valore più basso degli ultimi 25 anni. Un fattore destinato a continuare a sostenere le quotazioni sul mercato internazionale.

  • Brasile: ciclo biennale positivo e piogge spingono il raccolto

    Brasile: ciclo biennale positivo e piogge spingono il raccolto

    Il raccolto di caffè brasiliano 2026/27 si avvia verso un deciso recupero, sostenuto da condizioni climatiche più favorevoli e da un ciclo produttivo positivo per l’Arabica, mentre la Robusta dovrebbe registrare un ridimensionamento dopo il picco della stagione precedente. Le piogge di ottobre e novembre hanno infatti favorito una buona fioritura dell’Arabica, mentre la Robusta ha continuato a mostrare uno sviluppo complessivamente solido nelle principali aree di coltivazione, pur con volumi attesi inferiori rispetto al massimo raggiunto nel 2025/26.

    Le prime stime indicano una produzione di Arabica compresa tra 46,5 e 49,0 milioni di sacchi, in netto aumento rispetto ai 37,7 milioni della scorsa stagione. La produzione di Robusta è invece stimata tra 24,6 e 25,4 milioni di sacchi, in calo rispetto ai 27,0 milioni del 2025/26. Nel complesso, il Brasile potrebbe così produrre tra 71,0 e 74,4 milioni di sacchi nel 2026/27.

    L’aumento dell’Arabica, stimato tra il 23,3% e il 30,0% su base annua, è sostenuto dall’entrata in produzione di nuove aree, da una migliore gestione delle piantagioni e da un ciclo biennale favorevole in diverse regioni. Tuttavia, la produttività resta disomogenea sul territorio. Per il conilon, invece, è previsto un calo compreso tra il 5,9% e l’8,9% rispetto alla stagione precedente, dopo un ciclo eccezionale, in parte compensato dall’espansione e dalla ristrutturazione delle superfici avviate negli ultimi anni.

    Sul fronte climatico, il periodo compreso tra agosto e inizio ottobre è stato caratterizzato da siccità, che ha ritardato la fioritura e causato perdite nelle prime emissioni floreali in alcune zone. A partire da metà ottobre, il ritorno di precipitazioni più abbondanti nelle aree di coltivazione dell’Arabica ha però consentito una seconda fioritura, contribuendo a ristabilire prospettive più favorevoli per la stagione 2026/27. Nelle regioni del conilon, precipitazioni regolari e buoni livelli dei bacini idrici hanno sostenuto la fioritura e la fase di riempimento dei chicchi.

    Dal punto di vista del mercato, la ripresa della produzione di Arabica e una disponibilità di Robusta ancora elevata potrebbero favorire una graduale ricostituzione delle scorte globali. Tuttavia, il quadro rimane provvisorio: indicazioni più precise arriveranno solo dopo il completamento della fase di riempimento dei chicchi, prevista tra dicembre e marzo. Fino ad allora, il mercato resterà sensibile a eventuali condizioni meteorologiche avverse e soggetto a fasi di volatilità, in un contesto in cui le prospettive di maggiore offerta tendono a esercitare una pressione ribassista sui prezzi, bilanciata nel breve termine dalle dinamiche delle scorte e delle esportazioni.

  • EUDR, ritardo confermato: più tempo per le filiere di cacao e caffè

    EUDR, ritardo confermato: più tempo per le filiere di cacao e caffè

    La Regolamentazione Europea sulla Deforestazione (EUDR) subirà un rinvio ufficiale di un anno, con nuove scadenze che spostano l’entrata in vigore al 30 dicembre 2026 per le imprese di grandi dimensioni e al 30 giugno 2027 per micro e piccole imprese. La decisione, approvata dal Parlamento europeo, prevede anche una revisione della Commissione entro aprile 2026 per semplificare la normativa prima della sua applicazione.

    Il rinvio riguarda in particolare le filiere di prodotti ad alto rischio di deforestazione, tra cui cacao e caffè, due delle principali materie prime importate dall’UE. Le aziende del settore dovranno comunque implementare sistemi di tracciabilità e due diligence per garantire che i prodotti non provengano da zone deforestate illegalmente.

    Le reazioni sono contrastanti. Molte aziende del settore cacao e caffè accolgono con favore il rinvio, sottolineando che la complessità delle filiere e le difficoltà logistiche richiedono più tempo per adeguarsi agli obblighi normativi. Al contrario, le organizzazioni ambientaliste denunciano il ritardo come un freno alla lotta contro la deforestazione tropicale, sottolineando che ogni posticipo può avere effetti negativi sulle foreste in America Latina e Africa occidentale, principali aree di coltivazione di cacao e caffè.

    Il rinvio rischia di creare un periodo di incertezza per le aziende e i fornitori internazionali, con possibili ripercussioni sui prezzi e sulle strategie di approvvigionamento. La revisione prevista dalla Commissione europea dovrà trovare un equilibrio tra semplificazione burocratica e rispetto degli standard ambientali, in modo da garantire che cacao e caffè importati nell’UE non contribuiscano alla deforestazione.