Caffè: la guerra in Iran spinge i rincari di marzo

Dopo un finale di febbraio caratterizzato da una fase calante, il mercato globale del caffè ha aperto il mese di marzo 2026 con un deciso rimbalzo. A trainare i listini non sono solo i fondamentali agricoli, ma soprattutto un quadro geopolitico internazionale sempre più critico che sta ridisegnando le rotte commerciali e gonfiando i costi logistici.

Il fattore scatenante dell’attuale rally risiede nelle crescenti tensioni in Medio Oriente. La chiusura dello Stretto di Hormuz a causa del conflitto in Iran ha generato un pericoloso collo di bottiglia non solo per le forniture di greggio e gas naturale, ma per l’intera catena di approvvigionamento globale. Il blocco ha innescato una reazione a catena che ha portato all’impennata del prezzo del petrolio, facendo lievitare i noli marittimi e i premi assicurativi. Le principali compagnie di navigazione, avendo sospeso i transiti attraverso lo Stretto di Suez, sono costrette a dirottare le navi verso il Capo di Buona Speranza, allungando i tempi di consegna e aumentando i consumi di carburante. Questi costi supplementari si riflettono direttamente sui prezzi pagati dagli importatori e dai torrefattori, spingendo verso l’alto le quotazioni alle borse di New York e Londra.

Nella sessione di mercoledì 4 marzo, il caffè Arabica (maggio – KCK26) ha chiuso in rialzo dell’1,09%, consolidando il recupero già iniziato a inizio settimana. Tuttavia, è il comparto del Robusta a far registrare i guadagni più significativi: a Londra, il contratto di maggio (RMK26) è balzato dell’1,78% nell’ultima seduta, dopo aver toccato lunedì un picco di 3.772 dollari, il valore massimo delle ultime due settimane con un balzo del 4,1%.

Il rimbalzo di marzo arriva dopo un mese di febbraio difficile per i produttori brasiliani. Secondo i dati del Cepea (Center for Advanced Studies in Applied Economics), il prezzo medio dell’Arabica a febbraio ha toccato il livello più basso dal luglio 2025. Questa flessione è stata causata dalle previsioni per il raccolto 2026/27, che potrebbe far segnare un record storico per il Brasile, evento che non si verificava dal 2021. A febbraio, l’indicatore Cepea/Esalq per il caffè Arabica ha raggiunto una media di 1.864,51 R$ per sacco da 60 chili, con un calo del 14,3% rispetto a gennaio. Nonostante questo calo congiunturale, gli esperti sottolineano che i prezzi rimangono storicamente elevati: quella dello scorso mese è stata la terza media più alta per febbraio dal 1996 a oggi.

Mentre l’industria osserva con attenzione l’evolversi della situazione militare in Iran e l’efficacia delle nuove campagne di comunicazione varate dall’ICO (International Coffee Organization) per il 2026, il mercato resta estremamente volatile. Se la logistica globale rimarrà ostaggio delle tensioni geopolitiche, la pressione rialzista sui prezzi al consumo potrebbe diventare strutturale, indipendentemente dall’abbondanza dei prossimi raccolti sudamericani.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *