Il miracolo del caffè vietnamita: un export da 9 miliardi di dollari

L’industria del caffè vietnamita sta vivendo una stagione di successi senza precedenti, trasformando quello che era un semplice commercio di materie prime in una vera e propria potenza economica globale. Al 23 febbraio 2026, i dati confermano che il settore ha generato un guadagno record di quasi 9 miliardi di dollari, grazie a una strategia che punta sempre più sulla qualità e sulla lavorazione industriale piuttosto che sulla sola quantità di chicchi crudi esportati.

Il 2025 è stato l’anno della svolta, con le esportazioni che hanno raggiunto 1,6 milioni di tonnellate per un valore di 8,92 miliardi di dollari, il livello più alto mai registrato nella storia del Paese. Questa crescita non si è fermata con il nuovo anno: nel solo mese di gennaio 2026, il Vietnam ha incassato 1,09 miliardi di dollari, segnando un aumento del 39,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il prezzo medio all’esportazione è rimasto stabile su livelli elevati, toccando i 5.450 dollari a tonnellata e rendendo il caffè il secondo prodotto agricolo più redditizio della nazione.

Il protagonista assoluto di questo boom è il caffè Robusta, che da solo rappresenta oltre il 73% del fatturato totale, con ricavi per 6,59 miliardi di dollari. Il Vietnam si conferma il leader mondiale di questa varietà, sempre più apprezzata dai torrefattori internazionali per le miscele e il caffè istantaneo. Tuttavia, la vera “miniera d’oro” è rappresentata dal caffè lavorato: grazie a massicci investimenti in tecnologie avanzate, le aziende vietnamite hanno incrementato del 50% il valore delle esportazioni di caffè tostato, macinato e solubile, raggiungendo la cifra record di 1,78 miliardi di dollari.

Un esempio emblematico di questa evoluzione verso l’economia circolare è il successo del tè alla cascara, una tisana ricavata dalle bucce delle ciliegie di caffè che un tempo venivano scartate. Oggi, questo sottoprodotto viene venduto a prezzi quattro volte superiori a quelli del caffè crudo in mercati esigenti come Italia, Germania e Paesi Bassi. Le province di Dak Lak, Lam Dong e Gia Lai rimangono il cuore pulsante della produzione, coprendo il 95% del raccolto nazionale, ma con la superficie coltivata ormai prossima al limite massimo di 710.000 ettari, il futuro del settore dipenderà sempre più dalla capacità di trasformare ogni singolo chicco in un prodotto ad alto valore aggiunto.

Secondo gli esperti, l’obiettivo dei 10 miliardi di dollari di export è ormai a portata di mano, a patto di proseguire nel percorso di diversificazione e sostenibilità. Le aziende locali non accettano più il ruolo di semplici fornitori a basso prezzo, ma competono sui mercati internazionali con prodotti finiti che, in molti casi, registrano una domanda tale da superare le scorte disponibili.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *