Caffè, la Corte Suprema ferma Trump: dichiarati illegali i dazi presidenziali

Il commercio mondiale di caffè ha appena registrato una svolta storica che promette di ribaltare nuovamente gli equilibri tra produttori e consumatori. Il 20 febbraio 2026, con un verdetto di sei a tre, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegale la politica tariffaria aggressiva del presidente Donald Trump, stabilendo che l’istituzione di dazi non può avvenire tramite semplice decreto presidenziale senza una specifica autorizzazione del Congresso. Questa decisione ha annullato i pesanti dazi punitivi in vigore dall’aprile 2025, che avevano drasticamente ridisegnato i flussi globali del chicco e penalizzato duramente le esportazioni sudamericane.

Durante l’anno di validità delle tariffe ora dichiarate incostituzionali, il Brasile ha subito perdite senza precedenti nel mercato americano. Le spedizioni di caffè verde verso gli Stati Uniti erano crollate del 55% nel periodo di picco tra agosto e novembre 2025, causando uno storico sorpasso commerciale: la Germania è diventata il principale acquirente di caffè brasiliano, strappando il primato agli USA per la prima volta dopo decenni. Il segmento del caffè solubile è stato il più colpito in assoluto, subendo una tariffa del 50% che ha causato una contrazione delle vendite del 40% nell’arco dell’ultimo anno. Anche i dati di gennaio 2026 confermavano questa crisi profonda, con flessioni costanti sia per il prodotto lavorato che per quello grezzo.

Tuttavia, la vittoria dei produttori brasiliani e degli importatori americani è stata immediatamente frenata da una nuova mossa della Casa Bianca. In risposta alla sentenza, Trump ha firmato un nuovo ordine esecutivo basato sulla Sezione 122 del Trade Act del 1974, imponendo a partire dal 24 febbraio 2026 un dazio globale del 10% su tutte le merci importate. Questa misura, presentata come temporanea per una durata di 150 giorni, cambia nuovamente le regole per il settore del caffè. Da un lato il prodotto brasiliano non è più soggetto alle tariffe punitive del 50% e rientra nella quota generalizzata del 10%, recuperando competitività; dall’altro permane un clima di forte incertezza dovuto alla minaccia di innalzare questa tariffa al 15% entro la fine del mese.

Il settore accoglie con favore il ripristino della legalità costituzionale, ma osserva con cautela la nuova strategia dei 150 giorni adottata dall’amministrazione americana. Mentre i legali delle aziende esportatrici studiano come recuperare parte dei 175 miliardi di dollari incassati illegalmente dal governo statunitense sotto forma di dazi annullati, il mercato deve fare i conti con listini prezzi ancora volatili. Il Brasile torna a guardare agli Stati Uniti come a un partner fondamentale, ma con la consapevolezza che il costo finale della tazzina americana rimarrà condizionato dallo scontro politico a Washington almeno fino all’estate del 2026.

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