Mentre come abbiamo visto nell’articolo precedente, le grandi istituzioni internazionali scommettono su numeri strabilianti per l’oro verde del Brasile, le agenzie governative locali scelgono la via della prudenza. Se da un lato il report del ministero americano USDA si spinge a ipotizzare un raccolto record da ben 71,9 milioni di sacchi, Conab fissa l’asticella a una quota più moderata, stimando che la produzione nazionale per l’annata si attesterà a 66,7 milioni di sacchi da 60 chilogrammi.
Nonostante la forbice prudenziale rispetto alle valutazioni estere, i dati brasiliani restano storici. Quel volume di 66,7 milioni di sacchi rappresenta comunque un incremento eccezionale del 18% rispetto alla stagione precedente e, se confermato a fine ciclo, si tradurrà nel raccolto più consistente mai registrato nell’intera serie storica della Conab, superando del 5,74% il precedente primato stabilito nel 2020. Questa performance senza precedenti è sostenuta da un’espansione della superficie totale destinata alla coltura, che cresce del 3,9% raggiungendo i 2,34 milioni di ettari, e da un balzo del 13% nella produttività media nazionale, che sale a 34,4 sacchi per ettaro.
A fare la parte del leone in questa stagione di rinascita è la varietà arabica. Grazie agli effetti positivi del ciclo biennale e a condizioni meteorologiche decisamente favorevoli, Conab prevede per l’arabica una produzione di 45,8 milioni di sacchi, segnando un balzo del 28% rispetto all’anno scorso. Per il caffè robusta la crescita è decisamente più timida, fermandosi allo 0,8% con un raccolto stimato di 20,9 milioni di sacchi. In questo caso, l’aumento della superficie coltivata è riuscito a compensare una contrazione del 3,5% nella resa media causata da fattori climatici avversi.
La mappa della produzione evidenzia dinamiche molto diverse a seconda delle aree geografiche. Il Minas Gerais si conferma il motore trainante del Paese: grazie a piogge ben distribuite prima della fioritura e a un clima perfetto fino a marzo, lo stato prevede di raccogliere 33,4 milioni di sacchi complessivi, con un aumento vicino al 30% rispetto alla passata stagione. Ottimi risultati si registrano anche nello stato di San Paolo, dedicato alla sola arabica, che spera in una crescita del 24,6% per 5,9 milioni di sacchi. Spostandosi a Rondônia, la coltivazione esclusiva di robusta mette a segno un +19,4% arrivando a 2,8 milioni di sacchi, un traguardo raggiunto grazie al rinnovo dei materiali genetici con piante clonali più produttive e al meteo favorevole sin dall’inizio del ciclo.
Nello stato dell’Espírito Santo, secondo produttore mondiale, la crescita complessiva si ferma a un più modesto 3%, pari a 18 milioni di sacchi. Se da un lato l’arabica vola grazie a una fiammata della produttività del 27,9%, le piantagioni di robusta, localmente chiamato conilon, subiscono una riduzione del 4,2%. Questo rallentamento fisiologico è dovuto sia all’eccezionale sforzo produttivo registrato nel 2025, che ha limitato il potenziale della stagione in corso, sia a temperature costantemente inferiori alla media che hanno condizionato lo sviluppo delle piante. Ciononostante, la resa stimata resta la seconda più alta mai verificata nello stato. In Bahia, invece, stabilità meteorologica e maggiori investimenti dei coltivatori si traducono in un incremento del 5,9%, con un totale di 4,7 milioni di sacchi.
Sul fronte commerciale, i flussi verso l’estero risentono ancora dei vuoti lasciati dal passato. I dati ufficiali del Ministero dello Sviluppo, dell’Industria, del Commercio e dei Servizi indicano che il Brasile ha esportato 11,5 milioni di sacchi tra gennaio e aprile, registrando una flessione del 22,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questa contrazione non è legata a una mancanza di acquirenti, bensì al livello straordinariamente basso delle scorte interne residue, prosciugate dalla produzione limitata dei cicli passati e da una domanda internazionale rimasta sempre altissima. Gli analisti prevedono comunque una decisa inversione di tendenza e una forte ripresa delle spedizioni nella seconda metà dell’anno, quando il super raccolto nazionale entrerà pienamente sul mercato.
Uno sguardo agli scenari globali rivela che, nonostante il dipartimento americano stimi un aumento del 2% della produzione mondiale di caffè per il ciclo attuale, i consumatori difficilmente vedranno cali significativi nei prezzi al dettaglio. I listini internazionali rimarranno sostenuti a causa della debolezza delle scorte globali ereditate dagli anni scorsi e di una domanda planetaria di chicchi che continua a correre, con una crescita stimata dell’1,3% che porterà i consumatori di tutto il mondo a richiedere ben 173,9 milioni di sacchi.


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