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  • Arance e irrigazione: come l’acqua influenza dimensioni e acidità

    Arance e irrigazione: come l’acqua influenza dimensioni e acidità

    La quantità d’acqua ricevuta dalle piante di agrumi durante le fasi decisive di accrescimento dei frutti si conferma un fattore determinante per le dimensioni e la qualità organolettica finale delle arance. Secondo una recente ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Horticulturae, la gestione dell’irrigazione gioca un ruolo cruciale nel bilanciare il livello di zuccheri e la componente acida all’interno della polpa, offrendo nuove indicazioni strategiche per le tecniche di coltivazione in campo e in serra.

    Dalle analisi condotte confrontando alberi regolarmente irrigati con esemplari sottoposti a stress idrico moderato o grave durante lo sviluppo del frutto, è emerso come la carenza d’acqua impatti in modo diretto sulla crescita. In presenza di una forte siccità, la produzione registra arance notevolmente più piccole e leggere. Diversamente, un deficit idrico di modesta entità mostra un impatto contenuto sulla pezzatura del frutto, pur apportando variazioni significative alla sua composizione interna.

    Sia lo stress idrico moderato sia quello grave determinano un incremento dei solidi solubili, ovvero della concentrazione zuccherina nelle arance. Tuttavia, la scarsità d’acqua provoca al contempo un innalzamento dei livelli di acidità, un fenomeno che si fa particolarmente marcato nei casi di siccità prolungata. Se da un lato un contenuto zuccherino più elevato può migliorare la dolcezza e il profilo aromatico del frutto, dall’altro un’acidità eccessiva rischia di compromettere la gradevolezza al palato e la commerciabilità del prodotto sul mercato del fresco. Un controllo dosato dell’irrigazione può quindi ottimizzare la qualità, mentre una grave carenza d’acqua riduce il valore complessivo del raccolto.

    L’indagine ha approfondito il fenomeno anche a livello molecolare, analizzando la risposta genetica delle piante allo stress ambientale. I dati indicano che la siccità altera la regolazione degli ormoni vegetali preposti alla divisione e all’espansione cellulare nei frutti, riducendone l’attivazione e limitando di conseguenza la crescita dimensionale delle arance. Parallelamente, la scarsità idrica stimola i geni coinvolti nella sintesi e nell’accumulo dell’acido citrico, spiegando la marcata acidità riscontrata nei frutti cresciuti in condizioni critiche.

    Per i produttori di arance l’indicazione tecnica appare netta: dosare l’apporto idrico in precisi momenti dello sviluppo del frutto può rappresentare uno strumento utile per calibrare il grado di dolcezza senza penalizzare la resa. La comprensione dei meccanismi genetici e fisiologici legati allo stress idrico apre inoltre la strada allo sviluppo di future varietà di arance capaci di mantenere standard qualitativi ed estetici elevati anche di fronte a periodi di siccità sempre più frequenti.

  • Quando i software muovono il mercato: la nuova era del trading sul caffè

    Quando i software muovono il mercato: la nuova era del trading sul caffè

    Il mercato del caffè sta vivendo una fase di fluttuazioni senza precedenti, dettata da dinamiche che si sono gradualmente allontanate dai soli fattori legati alla produzione agricola e ai consumi. Sempre più spesso, i prezzi stabiliti nelle borse finanziarie di Londra e New York rispondono alle mosse dei grandi fondi d’investimento e degli ETF. I trader tradizionali e gli esportatori, che trattano il prodotto fisico, si trovano così a dover competere con sofisticati programmi informatici e algoritmi di trading finanziario capaci di muovere ingenti masse di capitale con estrema rapidità.

    Sebbene la presenza dei computer nelle borse valori non sia una novità e affondi le sue radici nei decenni scorsi, la dimensione del fenomeno ha raggiunto una scala del tutto inedita. Negli ultimi anni, la diffusione dell’intelligenza artificiale, del trading ad alta frequenza e l’enorme afflusso di capitale nei fondi indicizzati hanno trasformato la velocità e la portata di queste operazioni. Un algoritmo moderno non applica più soltanto una regola fissa, ma analizza milioni di dati al microsecondo e impara a reagire in tempo reale alle mosse degli altri software. Questo ha creato una concentrazione di potenza di calcolo mai vista prima, che ha trasformato le oscillazioni di prezzo da occasionali sbalzi a vere e proprie montagne russe quotidiane e violente.

    A questo quadro si aggiunge il peso crescente degli ETF e della cosiddetta finanza passiva. Negli ultimi anni si è assistito a un’esplosione monumentale dei fondi indicizzati, dove milioni di piccoli e grandi risparmiatori in tutto il mondo versano denaro invece di acquistare singole azioni o materie prime. Per gestire e indirizzare questi fiumi di capitale verso i mercati, gli ETF si affidano interamente agli algoritmi. Il risultato è che enormi masse finanziarie entrano ed escono dal mercato del caffè, del cacao o del petrolio in modo del tutto sordo e automatico, senza che a monte vi sia una valutazione umana su quale sia il reale valore della materia prima.

    Se i coltivatori e gli esportatori di caffè valutano fattori concreti come il meteo in Brasile, lo stato dei raccolti, le scorte nei porti o la domanda delle torrefazioni, i modelli matematici dei grandi fondi speculativi analizzano esclusivamente variabili finanziarie come grafici, medie mobili, volumi di scambio o livelli tecnici di supporto e resistenza. Quando il prezzo del caffè rompe una determinata soglia numerica, centinaia di algoritmi si attivano nello stesso istante per eseguire la medesima decisione di acquisto o di vendita, generando un effetto valanga che spinge i prezzi a rialzi o ribassi estremi privi di un legame con l’economia reale.

    A complicare ulteriormente la situazione intervengono le regole stesse delle borse valori e la gestione del rischio. Quando le quotazioni oscillano in modo troppo violento, le piattaforme di scambio aumentano i margini, ossia le garanzie in denaro necessarie per mantenere aperte le posizioni. Gli algoritmi dei fondi, programmati per rispettare parametri di rischio rigidi e automatizzati, liquidano e chiudono all’istante migliaia di contratti per rientrare nei limiti. È proprio questa reazione a catena e priva di intervento umano a provocare le repentine e drammatiche variazioni nei listini del caffè, lasciando chi lavora con il prodotto reale del tutto spiazzato e trasferendo infine i maggiori costi sui consumatori.

  • Florida, tornano a crescere le arance: raccolto a +6% rispetto ad aprile

    Florida, tornano a crescere le arance: raccolto a +6% rispetto ad aprile

    Il settore agrumicolo statunitense chiude la stagione 2025-26 con una spinta positiva concentrata interamente sulla produzione di arance. Secondo le stime definitive diffuse dal Servizio nazionale di statistica agricola del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA NASS), i volumi finali di arance hanno superato le proiezioni diffuse nello scorso mese di aprile, confermando un trend di ripresa in tutti i principali stati produttori del Paese.

    In Florida, la stima finale per il raccolto di arance ha raggiunto i 12,92 milioni di casse, segnando un incremento del 6% rispetto ai 12,2 milioni preventivati in primavera. Il dato complessivo include 4,77 milioni di casse di varietà non Valencia e 8,15 milioni di casse di arance Valencia. La crescita riflette un generale miglioramento della salute degli alberi e della qualità dei frutti registrato lungo tutto l’arco della stagione, consentendo alle coltivazioni locali di superare le difficoltà derivanti dalle passate gelate storiche.

    Il quadro positivo per le arance trova conferma anche negli altri centri di produzione americani. La California, leader nazionale per volumi, ha registrato un rialzo della stima finale a 49,5 milioni di casse, rispetto ai 48,5 milioni ipotizzati ad aprile. Contestualmente, anche il Texas ha mostrato un incremento significativo, con una stima definitiva salita a 1,09 milioni di casse contro le 910.000 previste nella precedente rilevazione.

  • Tensioni Usa-Nicaragua: nuovi rischi di rincari per il caffè americano

    Tensioni Usa-Nicaragua: nuovi rischi di rincari per il caffè americano

    I consumatori di caffè negli Stati Uniti, già alle prese con i prezzi al dettaglio più alti dell’ultimo decennio, rischiano di subire le conseguenze economiche delle crescenti tensioni politiche tra Washington e il Nicaragua. La decisione del presidente nicaraguense Daniel Ortega di sospendere i processi elettorali nel paese centroamericano ha infatti scatenato la dura reazione del governo statunitense, che ha lasciato intendere possibili ripercussioni nelle relazioni bilaterali e l’introduzione di sanzioni o forti dazi commerciali.

    Il Nicaragua ha da tempo nel caffè uno dei principali pilastri della propria economia, incassando circa mezzo miliardo di dollari all’anno dalle esportazioni globali. Gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato di sbocco, assorbendo da soli il 35% di tutte le spedizioni all’estero del chicco nicaraguense. Un eventuale blocco o un inasprimento tariffario da parte di Washington colpirebbe duramente i piccoli agricoltori e l’economia del paese latinoamericano, ma al contempo finirebbe per appesantire ulteriormente il mercato interno americano.

    Negli Stati Uniti i prezzi della materia prima rimangono eccezionalmente elevati, con medie al dettaglio giunte a 9,45 dollari al chilo a causa dei problemi di approvvigionamento degli ultimi anni e delle tariffe commerciali già in vigore. In questo scenario, le associazioni di categoria dell’industria del caffè statunitense stanno intensificando le pressioni sulle istituzioni affinché la bevanda venga esentata da qualsiasi nuova restrizione o dazio, riuscendo già a far inserire anche il caffè istantaneo nell’elenco dei beni esenti dalle tariffe. Con circa due terzi della popolazione americana che consuma caffè quotidianamente, l’andamento dei prezzi è diventato una questione economica e politica di primaria importanza, strettamente monitorata anche dal Congresso in vista delle prossime scadenze elettorali per evitare un ulteriore rincaro del costo della vita.

  • Caffè: report USDA semestrale, offerta e consumi al massimo storico

    Caffè: report USDA semestrale, offerta e consumi al massimo storico

    La produzione globale di caffè è proiettata verso un record storico nella stagione 2026/27. Secondo il recente report semestrale del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA), il raccolto mondiale registrerà un incremento di 10,8 milioni di sacchi da 60 chilogrammi, raggiungendo la quota record di 189,7 milioni di sacchi. Questo picco di offerta globale è guidato principalmente dalle eccezionali performance produttive di Brasile, Etiopia, Uganda e Vietnam, le cui metriche riescono a compensare ampiamente i cali di produzione riscontrati in India e Indonesia. Come diretta conseguenza dell’incremento delle disponibilità globali negli ultimi mesi, le quotazioni del caffè hanno mostrato una flessione del 25%, misurata dall’indice dei prezzi compositi dell’International Coffee Organization.

    Il motore principale della ripresa globale è rappresentato dal Brasile, che da solo copre quasi il 40% della produzione mondiale. Il raccolto combinato brasiliano di arabica e robusta è stimato in crescita di 8,9 milioni di sacchi, per un totale record di 71,9 milioni. La spinta decisiva arriva dalla varietà arabica, il cui output è previsto in balzo di 9,5 milioni di sacchi, toccando quota 47,5 milioni. Questo risultato mette fine a un quinquennio di sotto-performance della produzione brasiliana causato da condizioni meteorologiche avverse, tra cui siccità, gelate e temperature estreme che avevano ridotto drasticamente i volumi. Le precipitazioni puntuali arrivate tra settembre e ottobre nelle fasi di fioritura hanno garantito uno sviluppo ottimale dei frutti, portando le rese della regione del Minas Gerais — dove si coltiva oltre il 70% dell’arabica nazionale — a livelli vicini ai massimi storici. Per quanto riguarda la robusta brasiliana, dopo il record dello scorso anno si attende una lieve contrazione di 600 mila sacchi, scendendo a 24,4 milioni a causa di temperature più rigide ed elevate piogge nello stato di Espírito Santo. L’ampia disponibilità interna consentirà al Brasile di spingere le proprie esportazioni di chicchi al record di 45,0 milioni di sacchi.

    Sul fronte asiatico e africane, diverse nazioni registrano traguardi produttivi rilevanti. Il Vietnam prevede un raccolto record di 32,5 milioni di sacchi, sostenuto dall’espansione delle superfici coltivate e dai maggiori investimenti dei coltivatori in fertilizzanti, resi possibili dalle recenti quotazioni elevate. In Africa, l’Etiopia tocca quota 12,1 milioni di sacchi grazie al rinnovo di oltre la metà delle aree coltivate con varietà a più alta resa negli ultimi quattro anni, mentre l’Uganda sale a 7,16 milioni di sacchi. Di contro, l’Indonesia subisce una flessione di 1,0 milione di sacchi, fermandosi a 11,4 milioni totali a causa delle precipitazioni eccessive che hanno compromesso la fioritura della robusta nelle aree pianeggianti di Giava e Sumatra meridionale.

    La crescita dei volumi produttivi si riflette direttamente sul commercio e sui consumi mondiali. Le esportazioni globali di chicchi di caffè aumenteranno di 11,9 milioni di sacchi, arrivando al picco storico di 131,4 milioni. Contestualmente, i consumi mondiali toccheranno il livello record di 179,7 milioni di sacchi, guidati dall’aumento della domanda nell’Unione Europea, stimata a 42,5 milioni di sacchi, e negli Stati Uniti, previsti a 26,95 milioni. Questo deciso incremento dell’offerta globale permetterà anche un secondo anno consecutivo di ricostituzione delle scorte finali mondiali, che saliranno a 26,3 milioni di sacchi, pur rimanendo ancora al di sotto delle medie storiche di lungo periodo dopo i prelievi massicci degli anni precedenti.

  • Caffè tra volatilità speculativa e meteo brasiliano

    Caffè tra volatilità speculativa e meteo brasiliano

    Un’ondata di forte volatilità sta caratterizzando il mercato globale del caffè, guidata da fattori tecnici, posizionamenti speculativi dei fondi di investimento e persistenti rischi legati all’offerta. Le quotazioni rimangono estremamente sensibili a ogni aggiornamento sul fronte produttivo e finanziario, muovendosi tra pressioni ribassiste di breve termine e timori strutturali di lungo periodo.

    L’andamento di luglio ha mostrato fluttuazioni di portata eccezionale. All’inizio del mese, i contratti futures sull’arabica hanno registrato uno dei maggiori rincari giornalieri della storia, sfiorando i 360 centesimi per libbra, accompagnati da rialzi significativi anche per la robusta. Tale dinamica è stata innescata principalmente da fattori tecnici: la rottura di livelli chiave di resistenza, il trading algoritmico e l’innalzamento dei margini di garanzia richiesti dall’Intercontinental Exchange, che ha ridotto la liquidità e costretto gli operatori a coprire le posizioni.

    Sui prezzi pesano dinamiche divergenti sul fronte delle scorte certificate ICE. Da un lato, il recente incremento dei depositi di robusta, giunti ai livelli più alti degli ultimi quattro mesi, ha contribuito a spingere al ribasso le quotazioni di questa varietà. Dall’altro, le giacenze certificate di arabica continuano a mostrare un calo marcato — con una riduzione di oltre 120 mila sacchi nel solo mese di luglio —, complice il ricorso ai depositi per adempiere alle consegne e l’offerta limitata dalle altre origini.

    Sullo sfondo restano elementi di incertezza legati alle operazioni di campo in Brasile e ai rischi climatici generati da El Niño per le prossime annate. Nel paese sudamericano il raccolto 2026/27 procede a rilento: l’arabica si attesta attorno al 54% della produzione stimata contro una media quinquennale del 61%, mentre per la robusta l’avanzamento ha raggiunto l’84% contro l’87% storico. Anche le vendite da parte dei produttori si mantengono al di sotto dei livelli stagionali.

    Il quadro meteorologico brasiliano per la seconda metà della settimana delinea condizioni contrastanti per le aree caffeicole. L’attività di un sistema frontale e le relative aree di instabilità porteranno rovesci e temporali nello stato di San Paolo e nel sud del Minas Gerais tra giovedì e venerdì, accompagnati da un calo delle temperature. Al contrario, nel centro-nord del Minas Gerais continuerà a prevalere un clima asciutto con bassi livelli di umidità relativa. La combinazione tra vendite a rilento, scorte sbilanciate e ridotta liquidità sui mercati finanziari mantiene gli operatori in attesa dei prossimi dati ufficiali su esportazioni e stime di produzione.

  • Dazi USA al 25% sul Brasile: esentati succo d’arancia e caffè

    Dazi USA al 25% sul Brasile: esentati succo d’arancia e caffè

    Gli Stati Uniti si apprestano a introdurre una nuova stretta commerciale nei confronti del Brasile, confermando l’entrata in vigore, a partire da oggi 22 luglio 2026, di una tariffa aggiuntiva del 25% su un’ampia selezione di merci provenienti dal Paese sudamericano. Il provvedimento arriva a conclusione di un’articolata indagine condotta ai sensi della Sezione 301 della legge sul commercio (Trade Act del 1974) da parte dell’Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (USTR).

    Nonostante l’inasprimento generale delle barriere doganali, la misura finale prevede una lista strategica di prodotti totalmente esentati, all’interno della quale spiccano i due pilastri della prima colazione americana: il succo d’arancia e il caffè. Secondo le linee guida ufficiali del governo statunitense, il “carve-out” si applica a quelle materie prime che non sono prodotte in volumi sufficienti all’interno dei confini nazionali o la cui assenza finirebbe per devastare le catene di approvvigionamento interne, scatenando un’ondata inflazionistica a danno dei consumatori.

    Nel caso del caffè, l’esenzione rappresenta un successo cruciale per la filiera. Inizialmente rimasto esposto al rischio dei dazi, anche il caffè istantaneo (compreso quello solubile non aromatizzato) è stato inserito all’ultimo momento nella lista delle merci protette. Un sospiro di sollievo per l’associazione degli esportatori brasiliani (Cecafe) e la National Coffee Association statunitense, che attraverso intense audizioni a Washington sono riuscite a tutelare un flusso d’importazione dal valore stimato tra i 2 e i 2,5 miliardi di dollari all’anno. Gli Stati Uniti, incapaci di soddisfare la domanda interna con coltivazioni locali, dipendono massicciamente dal raccolto brasiliano.

    Parallelamente, la protezione accordata al succo d’arancia (sia concentrato che non) risponde alle forti criticità produttive della Florida, penalizzata negli ultimi anni da eventi climatici estremi e dalla piaga del greening degli agrumi. Senza le forniture dal Brasile, le aziende di trasformazione e i distributori alimentari statunitensi non sarebbero stati in grado di garantire le scorte sui scaffali dei supermercati.

    Se da un lato la decisione dell’amministrazione americana preserva l’esportazione dei due prodotti simbolo dell’agricoltura brasiliana, dall’altro la nuova tariffa del 25% andrà a colpire duro altri comparti industriali di Brasilia, quali l’etanolo, la manifattura, i macchinari e il settore calzaturiero. Una mossa a doppio binario che prova a esercitare pressione politica ed economica sul governo brasiliano, evitando però di far pagare il conto finale ai cittadini americani direttamente al tavolo della colazione.

  • Agrumi, svolta negli USA: soglia Brix giù al 10%

    Agrumi, svolta negli USA: soglia Brix giù al 10%

    Le autorità federali statunitensi hanno ufficializzato un’importante modifica normativa destinata a trasformare il settore agrumicolo nazionale: il requisito minimo del grado Brix per il succo d’arancia pastorizzato è stato ridotto dal 10,5% al 10%. Il provvedimento, stabilito attraverso una norma definitiva della Food and Drug Administration (FDA) con entrata in vigore prevista per il 20 luglio, risponde a una richiesta formale inoltrata originariamente nel giugno del 2022 dalla Florida Citrus Processors Association e dalla Florida Citrus Mutual.

    Oltre a rivedere la soglia di concentrazione zuccherina, la nuova regolamentazione consente ai produttori di miscelare nel succo d’arancia pastorizzato una quota di succo di Citrus reticulata, o dei relativi ibridi, fino a un limite massimo del 15% sul volume totale. L’annuncio è stato dato ufficialmente a Lakeland, in Florida, dal Segretario del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti, Robert F. Kennedy Jr., unitamente al Commissario ad interim della FDA, Kyle Diamantas.

    La decisione dell’agenzia federale nasce dall’esigenza di supportare una filiera messa a dura prova negli ultimi anni. Stando a quanto riportato dalla stessa FDA, i pareri favorevoli raccolti a sostegno del cambio di normativa hanno evidenziato come i raccolti statunitensi abbiano subito un costante calo dei livelli naturali di Brix a causa di severe criticità agricole, in particolare la diffusione dell’HLB (il fenomeno noto come greening degli agrumi), aggravata dal frequente verificarsi di eventi meteorologici estremi.

  • COCOBOD azzera i debiti e lancia aiuti ai coltivatori

    COCOBOD azzera i debiti e lancia aiuti ai coltivatori

    Il Ghana Cocoa Board (COCOBOD) ha avviato una vasta manovra strategica volta a risanare le proprie finanze e a rilanciare l’intera filiera produttiva del cacao, muovendosi contemporaneamente sul fronte del debito finanziario e del sostegno diretto ai coltivatori. Questa duplice azione punta a restituire stabilità e competitività globale a uno dei settori più cruciali per l’economia del Paese, recentemente messo a dura prova da forti turbolenze economiche.

    Dal punto di vista finanziario, l’ente regolatore ha annunciato il saldo integrale di 162 milioni di GH¢ a favore dei singoli detentori di titoli del cacao (Cocoa Bill) che avevano deciso di non aderire al Programma di scambio del debito interno (DDEP) attuato dal governo nel 2023. A causa delle difficoltà di bilancio riscontrate negli ultimi anni, questi rimborsi erano rimasti in sospeso. Con questo pagamento definitivo, COCOBOD punta a onorare i propri impegni pregressi e a ripristinare la piena fiducia degli investitori istituzionali e privati nella sostenibilità finanziaria del comparto.

    In parallelo al risanamento dei conti, l’ente ha dato il via a una capillare campagna nazionale di informazione e assistenza rivolta direttamente alle comunità agricole. I primi incontri, partiti dalle regioni del Sud-Ovest e di Ashanti, hanno lo scopo di illustrare una serie di riforme strutturali e, in particolare, la reintroduzione del programma di distribuzione gratuita di fertilizzanti e input agricoli nell’ambito del piano di controllo delle malattie e dei parassiti (CODAPEC/HITECH). Questo nuovo intervento statale segna un cambio di rotta rispetto al passato, sostituendo il vecchio sistema di sussidi con una fornitura interamente finanziata dal governo, pensata per abbattere i costi di gestione dei piccoli coltivatori e incrementare la produttività dei terreni.

    Per garantire la massima trasparenza ed evitare i fenomeni di contrabbando o favoritismo che hanno penalizzato il settore in passato, l’accesso agli input gratuiti sarà strettamente regolamentato. Potranno beneficiare del programma solo i produttori iscritti al Sistema di Gestione del Cacao (CMS) le cui piantagioni risultino attive e produttive. Saranno quindi escluse le aziende agricole abbandonate, quelle colpite dal virus del germoglio gonfio (CSSVD) o le aree minacciate dall’estrazione mineraria illegale e dalla riconversione edilizia. Inoltre, la distribuzione dei fertilizzanti seguirà criteri agronomici rigorosi basati sull’età delle piante: le piantagioni più giovani riceveranno nutrienti fogliari, mentre quelle in piena produzione o più mature beneficeranno di formule granulari specifiche per preservarne la resa.

    Anche la logistica della distribuzione è stata rivoluzionata, passando dal vecchio modello gestito dalle cooperative a una rete decentralizzata di 247 centri comunitari presidiati da gruppi di lavoro locali. Questo sistema prevede il monitoraggio sul campo, la pubblicazione delle liste dei beneficiari e l’obbligo di riconsegna dei sacchi vuoti, riducendo al minimo il rischio di dispersioni illecite della merce. Per tutelare la salute degli operatori sul campo, COCOBOD ha inoltre avviato la consegna di 89.000 kit di dispositivi di protezione individuale alle squadre addette ai trattamenti e, per la prima volta, ai responsabili delle cooperative agricole.

    Durante le assemblee con i coltivatori, i portavoce dell’ente hanno affrontato anche il tema dei ritardi nei pagamenti dei raccolti, spiegando che i rinvii sono stati causati dalle forti tensioni finanziarie legate al precedente crollo dei prezzi sui mercati internazionali. Tuttavia, COCOBOD ha confermato di aver già trasferito importanti risorse alle società di acquisto autorizzate per sbloccare i pagamenti arretrati in tempi brevi, consentendo agli agricoltori di disporre della liquidità necessaria per pianificare la prossima stagione di raccolta.

    Sul fronte normativo, l’ente sta promuovendo una profonda riforma legislativa attraverso un disegno di legge attualmente all’esame del Parlamento. La nuova legge mira a ridefinire i meccanismi di determinazione dei prezzi alla produzione, i canali di finanziamento dei raccolti, la governance interna e a introdurre tutele penali più severe contro l’estrazione mineraria illegale che devasta le piantagioni.

  • Brasile, più cacao ma meno trasformazione

    Brasile, più cacao ma meno trasformazione

    L’industria brasiliana del cacao sta registrando una decisa ripresa sul fronte dell’approvvigionamento interno, pur dovendo fare i conti con una domanda di prodotti trasformati che fatica ancora a decollare. Secondo i dati elaborati da SindiDados – Campos Consultores e diffusi dall’Associazione Nazionale delle Industrie di Trasformazione del Cacao (AIPC), nella prima metà del 2026 le aziende di trasformazione del Paese hanno ricevuto 95.108 tonnellate di materia prima. Si tratta di un balzo significativo, pari a un incremento del 63,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, che riporta i volumi sostanzialmente ai livelli registrati prima della grave crisi di offerta che ha colpito il settore nel 2023.

    A trainare questo deciso incremento è stato in particolare il secondo trimestre dell’anno, durante il quale gli arrivi di cacao hanno toccato le 66.503 tonnellate, segnando una crescita del 64,5% rispetto al corrispondente periodo del 2025. Dalla dirigenza dell’AIPC si sottolinea come questi numeri rappresentino un chiaro segnale di ripresa per la produzione agricola nazionale, anche se sarà necessario attendere i prossimi cicli colturali per consolidare strutturalmente questo trend positivo.

    Tuttavia, questo incremento nella disponibilità di materia prima non si è ancora riflesso pienamente sull’attività industriale di trasformazione. Nel primo semestre del 2026, la lavorazione complessiva si è attestata a 101.426 tonnellate, registrando una crescita contenuta di appena il 3,6% rispetto all’anno precedente. Un volume che rimane inferiore del 19,8% se confrontato con i livelli dello stesso periodo del 2023, prima che iniziasse la fase di scarsità di cacao sul mercato. Secondo l’associazione di categoria, questa discrepanza tra la forte crescita degli arrivi e la timida ripresa della macinazione dimostra che la maggiore offerta di fave non si è ancora tradotta in un reale rilancio della domanda di derivati del cacao. Dal punto di vista industriale, l’aumento della produzione agricola rappresenta solo il primo passo, poiché il vero rafforzamento della filiera si realizza quando la materia prima viene trasformata in prodotti a maggior valore aggiunto.

    Sul fronte del commercio estero, l’aumento dei raccolti interni ha drasticamente ridotto la dipendenza dalle importazioni. Nella prima metà dell’anno, il Brasile ha importato soltanto 18,1 tonnellate di fave di cacao, con un calo del 57,1% rispetto allo stesso periodo del 2025. Tra aprile e giugno, inoltre, per la prima volta negli ultimi quattro anni, non è stato necessario importare alcun carico di materia prima dall’estero. Dall’AIPC si precisa, tuttavia, che questo traguardo è il risultato combinato del miglioramento della produzione locale e di un ritmo di consumo industriale ancora moderato, e non va quindi interpretato come il raggiungimento di una definitiva autosufficienza.

    Le esportazioni di derivati hanno invece deluso le aspettative, con spedizioni che nel primo semestre si sono fermate a 26.739 tonnellate, registrando una contrazione del 7% su base annua. L’Argentina si è confermata il partner commerciale di riferimento per l’industria brasiliana, assorbendo il 45% dei volumi esportati, seguita dagli Stati Uniti con il 19% e dal Cile con il 9%. A livello geografico interno, lo Stato di Bahia si è confermato leader assoluto nella fornitura di materia prima all’industria nazionale, coprendo il 56,8% dei consumi interni, mentre lo Stato di Pará ha visto salire la propria quota al 38,8%, consolidando l’espansione produttiva della regione settentrionale.

    In chiave globale, l’andamento del mercato risente di dinamiche simili. Gli analisti evidenziano come il progressivo recupero dell’offerta mondiale stia esercitando una pressione al ribasso sui listini internazionali. Ciononostante, le prospettive per la stagione di raccolto 2026/2027 rimangono fortemente condizionate dalle incertezze meteorologiche. Il timore di un possibile ritorno del fenomeno climatico El Niño continua infatti a mantenere un premio di rischio sui prezzi del cacao, a causa dei potenziali effetti negativi sulla produzione nei principali bacini dell’Africa occidentale.