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  • Cacao: la Costa d’Avorio conferma il prezzo a 1.200 franchi CFA

    Cacao: la Costa d’Avorio conferma il prezzo a 1.200 franchi CFA

    La Costa d’Avorio, leader mondiale nella produzione di cacao, ha deciso di mantenere invariato il prezzo garantito ai produttori a 1.200 franchi CFA al chilo per il nuovo raccolto principale. La tariffa alla produzione, riservata al prodotto correttamente fermentato, essiccato e selezionato, conferma così il livello già fissato a marzo per il raccolto intermedio, nonostante le aspettative di un incremento da parte degli agricoltori dopo mesi di forti tensioni nel settore.

    La scelta del governo ha generato scontento tra le organizzazioni di categoria, con i coltivatori che auspicavano un listino compreso tra i 1.500 e i 2.000 franchi CFA al chilo per far fronte alle fluttuazioni dei mercati e sostenere i propri redditi. Alcuni rappresentanti del settore, pur riconoscendo la complessità della decisione governativa, hanno espresso delusione per il mancato adeguamento economico. Il cacao rappresenta uno dei pilastri fondamentali dell’economia ivoriana e costituisce la principale fonte di sussistenza per milioni di persone. In questo scenario, la stabilizzazione del prezzo d’acquisto si inserisce nel delicato tentativo di tutelare le entrate dei coltivatori e, al contempo, garantire l’equilibrio finanziario di una filiera strategica esposta alle oscillazioni dei prezzi internazionali.

  • Raccolto del cacao in contrazione: confermate le stime al ribasso

    Raccolto del cacao in contrazione: confermate le stime al ribasso

    La nuova stagione del cacao, ufficialmente avviata il 1° settembre in Ghana e Costa d’Avorio, si apre all’insegna di una forte incertezza e di un ridimensionamento delle stime di produzione globale. L’ente regolatore del settore ghanese, COCOBOD, prevede un calo della produzione di almeno il 16% per l’annata 2026-2027. Secondo i rilevamenti sul campo, i volumi in Ghana dovrebbero attestarsi intorno alle 650.000 tonnellate, rispetto alle 750.000 della stagione precedente. A contrazione della resa concorrono diversi fattori climatici, tra cui forti piogge e gli effetti del fenomeno El Niño, unitamente al ciclo biologico naturale delle piante. Pesano inoltre problematiche strutturali diffuse come la malattia del germoglio gonfio, il progressivo invecchiamento delle piantagioni e la costante perdita di terreni agricoli a causa dell’estrazione illegale di oro. Per contenere le perdite, le autorità locali hanno attivato programmi di ripristino delle colture, potenziato i trattamenti fitosanitari e ripristinato la distribuzione gratuita di fertilizzanti.

    La tensione sull’offerta riguarda anche la Costa d’Avorio, il primo produttore mondiale della materia prima. Nel paese ivoriano si attende un ritardo compreso tra le 8 e le 10 settimane nelle spedizioni principali, con una disponibilità di cacao grezzo fortemente limitata nei primi mesi dell’anno agricolo. Il raccolto principale ivoriano, atteso entro la fine di febbraio 2027, è stimato tra 1,4 e 1,45 milioni di tonnellate. Le difficoltà congiunte dei due maggiori paesi esportatori stanno riducendo significativamente l’equilibrio globale del mercato. L’eccedenza mondiale per la stagione 2026-2027 rischia infatti di contrarsi a poche decine di migliaia di tonnellate, una cifra nettamente inferiore alle stime iniziali che avvicina il settore a una condizione di parità tra domanda e offerta. Nonostante le prospettive di deficit produttivo e la vulnerabilità dell’Africa occidentale ai cambiamenti climatici, la presenza di scorte ancora elevate e una domanda debole sul mercato europeo mantengono incerte le prospettive dei prezzi, prefigurando una persistente fluttuazione dei costi per gli acquirenti di massa di cacao, burro di cacao e cioccolato nei mesi a venire.

  • Caffè in Cina: la spinta di Shanghai e il polo industriale di Kunshan nei dati USDA

    Caffè in Cina: la spinta di Shanghai e il polo industriale di Kunshan nei dati USDA

    Il report del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti mostra come la Cina stia diventando un punto di riferimento fondamentale per il mercato globale del caffè, trasformandosi in una grande potenza sia per i consumi sia per la gestione delle forniture.

    I numeri della città di Shanghai raccontano la crescita rapida di questa passione: nel 2025 i locali attivi hanno superato quota dieci mila, con una media di una caffetteria ogni duemila abitanti. Un cittadino di Shanghai beve in media 106 tazzine di caffè all’anno, una cifra tre volte più alta rispetto al resto della Cina, dove la media si ferma a 29. Anche il mercato delle consegne a domicilio ha numeri da record, con un giro d’affari di 260 milioni di dollari, contro i 104 milioni della capitale Pechino. Se da un lato i grandi marchi economici dominano le vendite di massa — come la catena Luckin che conta da sola più di 1.600 negozi in città —, dall’altro cresce l’interesse per i caffè pregiati e rari, fino a picchi di 1.912 dollari a tazzina per lotti speciali acquistati all’asta.

    Ancora più importanti sono i dati che riguardano la strada che fa il caffè prima di arrivare nelle tazzine. Shanghai e la sua regione sono il vero portone d’ingresso del caffè grezzo nel paese:

    • Il solo porto di Shanghai gestisce il 28% di tutto il caffè verde importato in Cina, quota che sale al 52% se si considera l’intera area circostante.
    • A soli 40 chilometri da Shanghai si trova la città di Kunshan, il più grande centro di lavorazione e tostatura dell’Asia. Nel 2025 vi sono state tostate oltre 180 mila tonnellate di caffè, ovvero il 60% dell’intera produzione cinese. In pratica, due tazzine di caffè su tre consumate in Cina vengono lavorate qui.
    • Kunshan ospita anche il primo grande centro logistico dell’area con magazzini a temperatura e umidità controllate pensati appositamente per conservare i chicchi verdi, dove lavorano oltre 40 aziende internazionali.

    Questi dati confermano come i grandi produttori e le catene stiano iniziando a comprare il caffè direttamente nei paesi d’origine, saltando i vecchi intermediari per gestire in prima persona sia la lavorazione sia la vendita finale.

  • Cerrado Mineiro, arabica a fine corsa: resa record per il raccolto e fioritura al via

    Cerrado Mineiro, arabica a fine corsa: resa record per il raccolto e fioritura al via

    La raccolta del caffè arabica nella regione del Cerrado Mineiro è ormai alle battute finali. Secondo i dati forniti dalla Cooperativa dei Coltivatori di Caffè del Cerrado, all’inizio di settembre i lavori hanno raggiunto il 96% del totale stimato, mantenendosi su livelli sostanzialmente in linea con il 98% registrato nello stesso periodo dello scorso anno. Del volume raccolto nei primi giorni del mese, l’83% dei chicchi risulta già lavorato, evidenziando una resa media di 480 litri per sacco da 60 kg, una delle performance più elevate viste negli ultimi anni. Il ritmo delle operazioni sta progressivamente rallentando poiché la maggior parte delle aziende agricole ha già completato il processo, lasciando solo poche aree ancora attive nella fase conclusiva della spogliatura degli alberi.

    Un fattore rilevante di questa campagna riguarda il raccolto di terra. Circa il 30% dei frutti è caduto a causa delle piogge verificatesi durante la fase di raccolta, ma le squadre sul campo ne hanno già recuperato il 67%. La pulizia del terreno rimane infatti tra le attività primarie in corso e sta influenzando la qualità complessiva del prodotto: la percentuale media di chicchi selezionati ricevuti si mantiene sopra il 20%, sostenuta proprio dalla quota di caffè bonificato.

    Parallelamente alla chiusura della raccolta, l’attenzione degli agricoltori si è spostata rapidamente sulla fioritura per il ciclo 2026/27. Le precipitazioni registrate tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre hanno interrotto il letargo delle gemme, innescando una fioritura diffusa e particolarmente abbondante, la più marcata osservata finora per questa annata. Il fenomeno risulta particolarmente concentrato nelle piantagioni più giovani, in quelle sottoposte a potatura drastica e nelle aree che avevano registrato una resa medio-bassa nella stagione precedente. Negli ultimi giorni le piogge si sono distribuite in modo disomogeneo nell’area: mentre a Patrocínio sono caduti circa 9 millimetri di acqua, altre località hanno visto apporti più consistenti, come Araxá con quasi 30 millimetri, Patos de Minas con circa 25 e Monte Carmelo con quasi 18.

    Per la settimana dall’8 al 15 settembre, le ultime stime dell’Istituto Nazionale di Meteorologia confermano il ritorno dell’instabilità nella regione sud-orientale: nel sud del Minas Gerais sono attesi accumuli d’acqua attorno ai 30 millimetri, con rovesci isolati nel resto dello stato, un quadro pluviometrico favorevole che promette di sostenere adeguatamente lo sviluppo della nuova fioritura.

  • Caffè, mercato a due velocità: giù l’arabica ai minimi da due mesi, sale il robusta

    Caffè, mercato a due velocità: giù l’arabica ai minimi da due mesi, sale il robusta

    Nelle ultime contrattazioni di ieri, i futures sul caffè arabica con scadenza a dicembre hanno registrato una flessione di 4,30 punti (-1,45%), scivolando verso i minimi degli ultimi due mesi, mentre il robusta con consegna a novembre ha chiuso in territorio positivo (+1,56%).

    A spingere al ribasso le quotazioni dell’arabica è stato l’aumento dei flussi in uscita dal Brasile. I dati del Ministero del Commercio brasiliano mostrano che ad agosto le esportazioni del paese sono balzate del 44,6% su base annua, toccando quota 206.618 tonnellate metriche, il valore più alto degli ultimi otto mesi. Quest’ondata di forniture ha parzialmente raffreddato il rally osservato durante l’estate.

    Nel mese di agosto, infatti, l’indicatore Cepea/Esalq per l’arabica aveva raggiunto una media di circa 348 dollari per sacco da 60 kg, segnando il picco nominale più alto degli ultimi quattro mesi. Secondo il Centro di Studi Avanzati di Economia Applicata, la spinta sui prezzi era stata alimentata dai bassi livelli delle scorte certificate alla Borsa di New York e dalle preoccupazioni per la qualità del raccolto 2026/27. Le forti piogge di giugno e luglio nelle principali regioni agricole brasiliane hanno infatti compromesso la resa dei chicchi, riducendo la quota di caffè di alta qualità e di grande calibro a favore di pezzature più piccole.

    Sebbene le stime indichino volumi record per l’annata in corso, la disponibilità effettiva di arabica pregiato resta contratta. Tuttavia, con la conclusione della raccolta a fine agosto e il conseguente aumento dell’offerta interna, i listini hanno iniziato ad allentare la presa, chiudendo il mese a circa 343 dollari al sacco e proseguendo la discesa all’inizio di settembre a circa 340 dollari al sacco (-1,02% giornaliero), fino a toccare i recenti minimi.

    Sul fronte del robusta, la dinamica appare opposta e condizionata dai rischi meteorologici in Asia. I prezzi hanno ripreso a salire a causa delle previsioni di abbondanti precipitazioni sugli Altipiani Centrali del Vietnam, il cuore produttivo del paese, che minacciano di allagare le piantagioni. La preoccupazione per i possibili tagli all’offerta futura ha prevalso sui dati relativi alle spedizioni passate: tra gennaio e agosto le esportazioni vietnamite sono cresciute del 13,7% su base annua, raggiungendo 1,33 milioni di tonnellate.

  • Caffè brasiliano: luglio in ripresa, ma il bilancio 2026 resta in calo

    Caffè brasiliano: luglio in ripresa, ma il bilancio 2026 resta in calo

    Nel mese di luglio le esportazioni di caffè brasiliano hanno registrato un incremento del 9,9%, raggiungendo 3,03 milioni di sacchi da 60 chili e segnando un avvio positivo per la campagna agricola 2026/27. Nonostante il recupero mensile, il bilancio complessivo dei primi sette mesi dell’anno evidenzia un calo del 5,9% nei volumi totali spediti, attestatisi a 20,897 milioni di sacchi. Contestualmente, le entrate in valuta estera hanno subito una contrazione del 13,1%, scendendo a 7,449 miliardi di dollari a causa della combinazione tra minori volumi complessivi e un prezzo medio per sacco inferiore del 7,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

    A frenare una ripresa più marcata nel mese di luglio sono stati il ritardo della raccolta e i problemi infrastrutturali. Le precipitazioni nelle principali aree di coltivazione dell’Arabica hanno rallentato le operazioni sul campo, mentre le criticità logistiche nei porti nazionali continuano a causare ritardi e costi aggiuntivi per le aziende esportatrici. Tuttavia, l’avanzamento dei lavori di raccolta nella seconda metà di agosto e la capitalizzazione accumulata dai produttori grazie ai listini favorevoli dovrebbero garantire un flusso costante e un progressivo recupero dei volumi spediti entro la fine dell’anno.

    Sul fronte dei mercati internazionali, gli Stati Uniti si confermano la principale destinazione per il caffè brasiliano con 2,59 milioni di sacchi importati da inizio anno, pur registrando una flessione del 30,5%. Seguono Germania, Italia, Belgio e Giappone, con il mercato italiano in controtendenza grazie a un aumento dell’8,3% degli acquisti. La recente eliminazione dei dazi statunitensi su tutte le tipologie di caffè dal Brasile è destinata a dare nuovo impulso alle spedizioni verso l’America del Nord nei prossimi mesi.

    Per quanto riguarda le varietà esportate, il caffè Arabica costituisce il 71,7% del totale pur segnando un calo del 16,6%, mentre la tipologia Canephora, comprensiva di conilon e robusta, ha registrato una forte espansione con un aumento del 73,5% rispetto al 2025. I caffè speciali, apprezzati per i requisiti di qualità e sostenibilità, hanno generato 1,468 miliardi di dollari pur evidenziando un calo nei volumi, con Stati Uniti e Germania in testa alla classifica degli acquirenti. La quasi totalità delle merci ha lasciato il Paese attraverso il porto di Santos, che da solo gestisce oltre il 70% dei volumi, seguito dal complesso portuale di Rio de Janeiro.

  • California e Georgia blindano le arance contro l’infezione della psilla

    California e Georgia blindano le arance contro l’infezione della psilla

    La diffusione dell’huanglongbing, nota anche come greening degli agrumi o HLB, continua ad avanzare negli Stati Uniti, mettendo a dura prova la coltivazione delle arance e la filiera del succo d’arancia. La patologia, veicolata dall’insetto psilla asiatica degli agrumi, provoca il blocco dei canali linfatici dell’albero, la caduta precoce dei frutti e il deperimento finale delle piante. L’infezione ha già provocato in passato un calo superiore al 90% nella produzione di arance in Florida, e le autorità fitosanitarie stanno attualmente intensificando i controlli per evitare un impatto analogo in altri territori ad alta vocazione agrumicola come la California e la Georgia.

    In California, il Dipartimento dell’Agricoltura ha ampliato l’area di quarantena nella contea di San Diego a causa del rilevamento di nuovi alberi infetti. La misura coinvolge oltre ottanta coltivatori commerciali e quaranta vivai, obbligando i produttori di arance a sottoscrivere specifici accordi di conformità per poter raccogliere, vendere o avviare alla trasformazione industriale il proprio prodotto. Contestualmente, in Georgia si registra la comparsa della malattia sia in contesti residenziali sia all’interno di piantagioni commerciali. Gli esperti evidenziano come gli alberi privati o non gestiti rappresentino il principale vettore di diffusione dell’infezione verso gli agrumeti commerciali, compromettendo gli sforzi dei produttori per preservare i frutteti destinati sia al consumo fresco sia alla spremitura.

    Sul fronte scientifico, un recente studio condotto dai ricercatori dell’Università della Florida ha fornito per la prima volta un atlante microscopico dettagliato sul meccanismo di sviluppo dell’infezione all’interno della pianta. La ricerca rivela che il batterio responsabile dell’HLB danneggia in modo selettivo i tessuti fotosintetici, ostruendo il trasporto dei nutrienti nella corteccia, nelle foglie e nell’albedo dei frutti. Questo blocco causa un eccessivo accumulo di amido nella chioma e la progressiva degenarazione dei cloroplasti, mentre le radici subiscono un rapido deperimento per carenza di carbonio. La comprensione della sequenza biologica con cui la patologia intacca lo sviluppo delle arance rappresenta un passaggio fondamentale per mettere a punto nuove strategie di difesa a tutela della produzione globale di succo d’arancia.

  • Arance sudafricane: prezzi giù del 48% e più volumi al succo

    Arance sudafricane: prezzi giù del 48% e più volumi al succo

    Il settore sudafricano delle arance affronta una fase di forte pressione al culmine della stagione di commercializzazione, caratterizzata da un deciso calo dei prezzi globali e da riduzioni nelle stime di esportazione. Le condizioni favorevoli della stagione precedente avevano inizialmente incrementato l’offerta, ma la contrazione della domanda globale, appesantita da un decennio di prezzi al dettaglio elevati, sta ora trascinando al ribasso le quotazioni delle arance. I prezzi internazionali sono scesi ai livelli del 2022, toccando i 0,78 dollari al chilogrammo e registrando una flessione su base annua che raggiunge il 48,7%, riducendo drasticamente i margini di guadagno dei produttori.

    In questo contesto, l’Associazione dei coltivatori di agrumi dell’Africa meridionale ha rivisto al ribasso le stime totali per le spedizioni all’estero, influenzata da avversità meteorologiche come le recenti inondazioni nelle regioni del Capo Occidentale e Orientale. Per quanto riguarda le arance Navel, la previsione è stata ridotta di 4,6 milioni di cartoni rispetto alle stime iniziali, pur a fronte di frutti di dimensioni maggiori e con circa tre quarti del raccolto già confezionato. Le stime per le arance Valencia mostrano invece variazioni contenute: ad alte rese per ettaro nelle province settentrionali si contrappongono volumi inferiori al Sud. Una parte considerevole del raccolto di arance Valencia viene assorbita dagli stabilimenti per la trasformazione in succo d’arancia, con un picco di lavorazione previsto per le prossime settimane e una stagione che si preannuncia più lunga del solito.

    Oltre alla caduta dei prezzi e alle anomalie climatiche, la commercializzazione delle arance sudafricane deve fare i conti con gravi intoppi logistici e geopolitici. I volumi elevati della stagione mettono a dura prova la capacità dei porti locali, generando ritardi nello scalo di Durban. Al contempo, il conflitto in Medio Oriente e le tensioni nell’area del Mar Rosso creano ostacoli lungo le rotte marittime verso una destinazione che assorbe storicamente circa un quinto delle spedizioni. Per mantenere la propria competitività sui mercati chiave di Unione Europea e Stati Uniti, i produttori sudafricani si trovano costretti ad affrontare anche l’aumento dei costi dei fattori produttivi, dal carburante ai fertilizzanti, e la gestione delle problematiche legate alla reperibilità della manodopera.

  • Siccità e caldo record: a rischio il raccolto di arance in Cina

    Siccità e caldo record: a rischio il raccolto di arance in Cina

    Anche la regione cinese del Sichuan-Chongqing affronta da luglio una grave ondata di caldo con scarse precipitazioni e temperature oltre i 40°C, con un impatto diretto sulla coltivazione delle arance e sulla produzione di succo d’arancia. Il periodo estivo risulta cruciale per lo sviluppo dei frutti, ma il clima secco rallenta la crescita degli alberi e provoca una significativa caduta delle arance prima della maturazione, rendendo altamente probabile una contrazione del raccolto.

    L’impatto del caldo varia a seconda della tipologia di gestione dei frutteti. Le piccole piantagioni prive di impianti d’irrigazione fissi registrano le perdite maggiori, con una contrazione della resa stimata tra il 20% e il 30%. Al contrario, le strutture più ampie dotate di sistemi di irrigazione a goccia riescono a limitare i danni al 5-15%. Anche la resistenza delle singole varietà di arance influisce sull’esito della produzione, con i frutti a buccia più sottile maggiormente esposti ai danni solari rispetto alle varietà a buccia spessa.

    Oltre alla quantità, la preoccupazione principale riguarda il calo della qualità delle arance. L’esposizione prolungata al sole causa diffuse scottature sulla buccia, rendendo i frutti non idonei al mercato del fresco e destinandoli principalmente alle industrie di trasformazione per la produzione di succo d’arancia a prezzi contenuti. Nei frutteti non protetti la percentuale di arance danneggiate raggiunge il 30%, mentre la quota di frutti di prima scelta e di grandi dimensioni subisce una flessione fino al 22%. Un ulteriore elemento di rischio per il raccolto è rappresentato dalla spaccatura dei frutti, un fenomeno che potrebbe verificarsi in caso di piogge improvvise in autunno dopo la prolungata siccità estiva.

    Lo scenario attuale influenza direttamente le dinamiche commerciali previste per la fine dell’anno. La scarsità di arance di qualità elevata spingerà verso l’alto i prezzi della frutta fresca di prima scelta, con gli acquirenti pronti ad assicurarsi le forniture in anticipo. Diversamente, la grande disponibilità di arance di calibro ridotto o danneggiate dal sole aumenterà l’offerta destinata ai canali di trasformazione per il succo d’arancia, dove la forte presenza di materia prima di seconda scelta manterrà i prezzi a livelli contenuti, accentuando la spaccatura del mercato tra prodotto fresco di alta gamma e derivati industriali.

  • Agrumi brasiliani: produzione in calo ma prezzi a terra

    Agrumi brasiliani: produzione in calo ma prezzi a terra

    Il settore agrumicolo brasiliano affronta la stagione di raccolta 2026/27 in uno scenario di offerta ridotta, senza tuttavia margini per una significativa ripresa dei prezzi. La combinazione di un ciclo biennale negativo, condizioni meteorologiche sfavorevoli, scorte industriali elevate e una domanda internazionale più debole mantiene i prezzi delle arance su livelli bassi, mentre l’aumento dei costi di produzione pesa sui produttori.

    Il raccolto di arance per il 2026/27 nella fascia agrumicola di San Paolo e nel Triângulo/Sudoeste Mineiro è stimato a 255 milioni di casse, in calo rispetto ai 295 milioni della stagione precedente e al di sotto dei 300 milioni considerati adeguati dal mercato. Il calo, dovuto all’alternanza d’annata e a precipitazioni irregolari con alte temperature che hanno danneggiato la fioritura e l’allegagione, ha portato la produttività media a 697 casse per ettaro, con una flessione del 14%.

    Le esportazioni brasiliane di succo d’arancia mostrano un progresso limitato, nonostante oltre il 95% della produzione sia destinato all’estero. Le spedizioni sono cresciute solo del 3,7%, raggiungendo 805 mila tonnellate equivalenti di succo concentrato congelato (FCOJ) per 2,54 miliardi di dollari, a fronte di un aumento produttivo del 27% nell’annata precedente. La contrazione della domanda proviene soprattutto dall’Unione Europea, con un calo del 5,8% nelle consegne. Negli Stati Uniti, invece, le importazioni sono aumentate a causa della crisi produttiva in Florida, dove fattori climatici e patologie hanno ridotto la produzione a soli 13 milioni di casse.

    La ricostituzione delle scorte industriali di succo d’arancia concentrato congelato ha allentato la pressione di acquisto all’inizio della nuova stagione, frenando qualsiasi reazione al rialzo dei prezzi sul mercato spot. Il prezzo delle arance destinate all’industria ha subito un calo del 30% in un anno, scendendo a 30,57 R$ a cassa, mentre le quotazioni del succo alla Borsa di New York sono crollate del 40%. Nonostante la flessione della materia prima, il prezzo al dettaglio negli Stati Uniti è rimasto elevato, toccando i 4,87 dollari a lattina di concentrato, fattore che ha causato una contrazione dell’8,3% nei consumi americani di succo d’arancia. In questo contesto, il succo d’arancia non concentrato (NFC) continua ad acquistare quote di mercato, arrivando a rappresentare il 43% delle esportazioni brasiliane.

    I margini di profitto sono ulteriormente compressi dall’aumento dei costi per fertilizzanti, carburante e per i trattamenti fitosanitari necessari a contrastare il greening degli agrumi, una malattia batterica che nella sola stagione 2025/26 ha causato la perdita di quasi 50 milioni di casse di arance. Per sfuggire all’elevata incidenza dell’infezione, la coltivazione delle arance si sta progressivamente spostando verso nuove aree geografiche, sebbene le sfide fitosanitarie e i rischi legati alle anomalie climatiche rimangano elevati anche in vista delle future stagioni produttive.