Il rischio che il fenomeno climatico El Niño rappresenta per la coltivazione del caffè in Brasile è legato all’alterazione dei modelli di precipitazione e all’insorgere di ondate di calore, in particolare durante i periodi critici di crescita come la fase di maturazione dei chicchi. Secondo le analisi di mercato, il fenomeno potrebbe non variare necessariamente il totale delle precipitazioni mensili, ma una concentrazione delle piogge in tempi ridotti rischierebbe di compromettere la produzione complessiva. Quando El Niño si manifesta in modo intenso o prolungato, il calore eccessivo e l’apporto idrico irregolare possono danneggiare la fioritura del caffè Arabica, oltre alle successive fasi di espansione e riempimento del chicco. I modelli climatici indicano una probabilità del 97% che il fenomeno persista fino al 2027, con un picco atteso tra ottobre e dicembre di quest’anno. Per la regione del Minas Gerais meridionale, snodo fondamentale per la produzione di Arabica, i periodi a maggior rischio di precipitazioni irregolari e temperature elevate sono individuati tra settembre e novembre.
Storicamente, gli eventi El Niño hanno sempre comportato lievi riduzioni nell’offerta globale di caffè. Durante l’episodio registrato tra il 2023 e il 2024, classificato come intenso, si sono toccati record di temperatura globale legati anche al contesto generale del riscaldamento del pianeta. Attualmente il fenomeno presenta un’intensità moderata, ma il costante aumento delle temperature nell’Oceano Pacifico segnala la probabilità che le anomalie climatiche proseguano durante la fase critica del riempimento dei chicchi, momento in cui la carenza d’acqua può ridurre drasticamente la resa finale. Il monitoraggio costante delle previsioni meteorologiche a breve, medio e lungo termine si conferma quindi indispensabile per valutare l’impatto effettivo sul raccolto. Per quanto riguarda la varietà Robusta, i produttori dello stato dell’Espírito Santo hanno risposto alle recenti sfide idriche incrementando gli investimenti nell’irrigazione, la cui superficie è raddoppiata o triplicata rispetto alla grave siccità del periodo 2014-2016, pur dovendo affrontare i costi legati al dispendio energetico e allo stoccaggio delle riserve idriche.










