Report ICO: caffè tra la riscossa della Robusta e la crisi geopolitica nel Mar Rosso

Il commercio globale del caffè sta attraversando una fase di profonda riorganizzazione, influenzata sia dalle dinamiche di mercato tra le diverse varietà di chicchi, sia dalle pesanti tensioni geopolitiche che ostacolano le rotte marittime. Secondo l’ultimo report pubblicato il 13 luglio dalla International Coffee Organization (ICO), nel mese di maggio 2026 le esportazioni mondiali di caffè verde hanno registrato una flessione del 4,1%, scendendo a 10,8 milioni di sacchi complessivi. Questo calo ha interessato quasi tutte le principali varietà, evidenziando però una vistosa eccezione: la qualità Robusta, le cui spedizioni sono cresciute del 4,8% raggiungendo 4,34 milioni di sacchi. Il motore principale di questa crescita è stato il Brasile, dove le esportazioni di Robusta sono aumentate del 195,6% grazie a un raccolto iniziato in forte anticipo rispetto all’anno precedente. Al contrario, la varietà Arabica ha visto diminuire la propria quota sul mercato complessivo dal 64% al 60,2%. La mappa delle esportazioni evidenzia forti squilibri geografici: se l’India ha registrato un momento positivo con vendite all’estero in crescita del 33,7%, l’intero continente africano ha subito un crollo del 24,1%. Questo calo, guidato da Etiopia e Uganda, si spiega con il confronto rispetto al maggio del 2025, quando i prezzi eccezionalmente alti avevano spinto i produttori a svuotare ogni magazzino. Con prezzi d’acquisto inferiori del 23,4% rispetto a un anno fa, lo stimolo a vendere le scorte straordinarie è venuto meno e i flussi sono tornati a dipendere unicamente dai ritmi del raccolto corrente.

A complicare il quadro degli scambi commerciali si aggiungono i gravi blocchi logistici causati dalle tensioni geopolitiche nel Mar Rosso. Il blocco del transito nello Stretto di Bab-el-Mandeb, la porta d’accesso al Canale di Suez, è diventato critico a partire dal 28 febbraio 2026. Questo passaggio marittimo non è sempre stato chiuso, ma l’aumento del rischio militare ha costretto i cargo che collegano l’Asia all’Europa a evitare l’area, circumnavigando l’Africa attraverso il Capo di Buona Speranza. Tale deviazione forzata allunga i tempi di navigazione di un periodo compreso tra 10 e 14 giorni, gonfiando inevitabilmente tutti i costi logistici. Le conseguenze economiche sulla filiera sono pesanti: i prezzi del carburante per le navi sono cresciuti del 68%, il costo per il noleggio dei container è raddoppiato e persino i fertilizzanti chimici necessari alle piantagioni costano il 25% in più a causa delle difficoltà di approvvigionamento. Nel corso del mese di giugno si era aperto un piccolo spiraglio di ottimismo grazie a un accordo politico che aveva consentito una parziale e temporanea riapertura dei transiti marittimi tra il 22 e il 23 giugno. Tuttavia, la tregua è durata solo 2 giorni: i nuovi attacchi militari contro le navi commerciali Ever Lovely e Kiku, avvenuti rispettivamente il 25 e il 27 giugno, hanno riacceso la tensione. Di conseguenza, sul mercato del caffè continua a pesare una quota di ricarico legata al rischio geopolitico, che contribuisce a mantenere elevato il costo d’acquisto finale.

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