Caffè brasiliano da record: nel 2026 la produzione sale a 67,6 milioni di sacchi

Un’annata da record per il caffè brasiliano. La produzione per il 2026 della maggiore potenza caffeicola mondiale si attesta a 67,6 milioni di sacchi lavorati, registrando un incremento del 19,6% rispetto al 2025. I dati provengono dalla terza rilevazione ufficiale della Compagnia Nazionale di Approvvigionamento (Conab), pubblicata lo scorso 24 settembre, quando la campagna di raccolta aveva ormai raggiunto il 99% della superficie coltivata e si avviava alla sua definitiva conclusione. Il risultato storico è frutto della concomitanza tra l’avvio della fase positiva del ciclo biennale della pianta, un ampliamento della superficie agricola e un consistente salto di qualità nella produttività media.

L’espansione dei terreni coltivati ha toccato circa 1,95 milioni di ettari, evidenziando una crescita del 5,1% spinta principalmente dalle piantagioni di Arabica. Parallelamente, la resa media nazionale è salita a 34,6 sacchi per ettaro, con un balzo del 13,8% rispetto ai 30,4 dell’anno precedente. A determinare questo progresso hanno concorso una gestione agronomica sempre più tecnologica e un quadro meteorologico favorevole, con piogge ben distribuite prima della fioritura e temperature stabili nelle fasi chiave dello sviluppo dei frutti.

L’Arabica guida l’impennata produttiva con una quota pari al 70% del totale complessivo. Per questa varietà si stimano 48,2 milioni di sacchi, vale a dire un incremento del 34,8% su base annua. Il motore principale della crescita si conferma lo stato del Minas Gerais, capace di da solo di fornire 34,96 milioni di sacchi, di cui quasi la metà concentrati nelle regioni del sud e del centro-ovest. Ottimi riscontri giungono anche da San Paolo, dove le precipitazioni regolari successive ai periodi di secca hanno spinto il raccolto a 6,19 milioni di sacchi.

Andamento opposto si registra invece per la varietà Robusta, la cui produzione cala del 6,6% fermandosi a 19,4 milioni di sacchi, nonostante un aumento del 4% delle aree destinate alla coltivazione. A zavorrare il comparto è stato il calo di resa nello stato di Espírito Santo, primario distretto del Robusta, dove basse temperature fuori stagione hanno causato fioriture irregolari e ridotto il volume raccolto del 14,3%, per un totale di 12,1 milioni di sacchi. Nello stesso stato, per contro, l’Arabica ha guadagnato il 33% toccando i 4,38 milioni di sacchi. Performance stabili si segnalano in Bahia, con 4,49 milioni di sacchi complessivi tra le due specie, mentre in Rondônia la raccolta del Robusta si è chiusa con un balzo del 24% a quota 2,88 milioni di sacchi.

Il buon momento dell’agricoltura brasiliana trova riscontro immediato sul fronte del commercio estero. I dati del Ministero dello Sviluppo, dell’Industria, del Commercio e dei Servizi indicano che ad agosto le esportazioni hanno toccato il massimo storico per il mese, raggiungendo 3,8 milioni di sacchi da 60 kg, con un aumento del 25,8% su luglio e del 43,2% su agosto 2025. Il dato progressivo da inizio anno mostra tuttavia un totale cumulato di 24,6 milioni di sacchi tra gennaio e agosto, in flessione del 6,6% rispetto all’analogo periodo dello scorso anno.

Sul piano globale, le stime del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti prefigurano una produzione record per la stagione 2026/27 pari a 189,7 milioni di sacchi, in crescita del 6,1%. La domanda mondiale continua a sostenere il settore, con consumi stimati a 179,7 milioni di sacchi grazie alle spinte combinate dei mercati tradizionali europei e americani e alla forte espansione in Cina. L’arrivo del maxi-raccolto brasiliano, unito alle prossime produzioni di Vietnam e Colombia, esercita una pressione al ribasso sui listini internazionali, sebbene scorte ridotte e incognite legate al fenomeno climatico El Niño mantengano i prezzi complessivamente stabili.

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