La scarsità di offerta che arriva dalla Colombia, secondo produttore mondiale di arabica, sta sostenendo i prezzi internazionali di questa varietà pregiata e spingendo le quotazioni sui mercati finanziari, dove la scadenza di dicembre ha recentemente guadagnato lo 0,72% a fronte di un calo dello 0,55% per il robusta.
I dati presentati dal direttore generale Germán Bahamón per l’annata caffeicola 2025-2026, conclusasi a settembre, tracciano un bilancio difficile per la Colombia: la produzione complessiva è diminuita del 15% rispetto al ciclo precedente, fermandosi a 12,65 milioni di sacchi da 60 chilogrammi, con una perdita netta di circa 2,22 milioni di sacchi. Di riflesso, le esportazioni totali sono calate del 12% raggiungendo quota 11,78 milioni di sacchi, mentre la Federazione Nazionale dei Coltivatori di Caffè ha gestito direttamente l’invio all’estero di 2,54 milioni di sacchi, elevando la propria quota sul totale al 21,5%.
Nonostante la flessione complessiva, il mese di settembre ha registrato una momentanea ripresa, con una produzione in aumento del 6% e spedizioni estere cresciute del 9%. Questo recupero non è bastato però a riequilibrare il deficit cumulato nei primi nove mesi dell’anno, che hanno visto una contrazione del 10% della produzione nazionale. Sul mercato interno, il consumo si è attestato a 2,32 milioni di sacchi a fronte di 1,61 milioni di sacchi importati negli ultimi dodici mesi.
A condizionare l’andamento del comparto si aggiungono gli eventi fisici e climatici. Lo scorso agosto, un violento terremoto ha colpito le regioni produttrici, danneggiando infrastrutture di lavorazione, depositi e snodi viari strategici. Sebbene l’industria caffeicola colombiana sia riuscita gradualmente a superare l’impatto e l’emergenza immediata causata dal sisma, l’attenzione resta altissima per una minaccia di natura meteorologica ritenuta ben più insidiosa e devastante nel lungo periodo: il fenomeno El Niño. Le anomalie climatiche rischiano infatti di causare siccità e ritardare le piogge stagionali di settembre e ottobre anche in Brasile, compromettendo la fioritura e i raccolti futuri dell’intero continente. Come evidenziato dalla Federazione, la tutela della produttività e la tenuta economica delle famiglie produttrici saranno determinanti per garantire la stabilità delle forniture mondiali nei prossimi mesi.


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