Il paradosso del cacao ivoriano: produzione al top ora, ma i campi futuri sono a secco

Dopo tre stagioni consecutive di contrazione, la produzione di cacao in Costa d’Avorio si avvia verso una decisa inversione di tendenza. Secondo le ultime stime ufficiali diffuse dai vertici del Coffee and Cocoa Council (CCC), l’attuale stagione 2025/26 – che si concluderà a fine settembre – dovrebbe attestarsi su una quota compresa tra 2 e 2,1 milioni di tonnellate metriche. Se i dati venissero confermati, si registrerebbe un incremento del 10,5% rispetto all’anno precedente, segnando il primo segno positivo per il principale produttore mondiale dopo anni di crisi causati da meteo avverso, invecchiamento delle piantagioni e dalla rapida diffusione della malattia del “germoglio gonfio” (swollen shoot).

I dati attuali superano nettamente le aspettative degli operatori di mercato: i sondaggi di consenso condotti tra analisti e trader lo scorso marzo indicavano infatti una previsione prudente ferma a 1,8 milioni di tonnellate. A trainare la ripresa del settore agricolo ivoriano sono stati gli elevati prezzi internazionali registrati nelle ultime due stagioni. I forti guadagni commerciali hanno permesso ai coltivatori locali di disporre della liquidità necessaria per acquistare e utilizzare maggiori quantità di fertilizzanti e per migliorare la gestione complessiva delle piantagioni. L’impatto di questi investimenti si riflette direttamente nei flussi logistici verso i porti commerciali di Abidjan e San Pedro, dove le consegne hanno già superato la soglia di 1,7 milioni di tonnellate, evidenziando un andamento nettamente più dinamico rispetto al recente passato.

Nonostante il recupero della produzione, la filiera interna deve fare i conti con forti tensioni commerciali ed ingenti volumi di prodotto che rimangono ancora invenduti nei magazzini. Fonti del trading europeo evidenziano come una parte significativa del raccolto sia rimasta a terra a causa di una duplice resistenza: da un lato, gli esportatori ivoriani hanno preferito trattenere le scorte in attesa di un rialzo del mercato finanziario; dall’altro, gli agricoltori si sono opposti alla cessione del prodotto a causa di prezzi franco azienda giudicati troppo bassi. La recente ripresa delle vendite da parte della Costa d’Avorio potrebbe far emergere con maggiore chiarezza l’entità di questa eccedenza nei magazzini europei già nel corso delle prossime settimane.

Se l’orizzonte a breve termine mostra un aumento dell’offerta, le prospettive per la prossima stagione 2026/27 destano invece forti preoccupazioni tra gli addetti ai lavori. I primi monitoraggi sul campo segnalano tassi di sopravvivenza delle cabosse leggermente inferiori rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. I fiori e i giovani frutti stanno impiegando fino a 33 settimane per giungere a maturazione, sollevando dubbi non solo sulla coda dell’attuale campagna, ma soprattutto sull’avvio del prossimo raccolto principale. I conteggi eseguiti dagli ispettori e le testimonianze degli agricoltori nelle aree rurali concordano sulla minore presenza di frutti e fiori sui rami, un deficit causato principalmente dai danni provocati dalla siccità. L’evoluzione delle condizioni meteorologiche rimane sotto stretta osservazione, rappresentando la principale incognita per la stabilità della produzione del prossimo anno.

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