Il settore del cacao in Ecuador è diviso tra le complesse dinamiche ribassiste dei mercati finanziari globali e una storica svolta scientifica sul fronte dell’innovazione genetica. Sebbene nel primo trimestre dell’anno le esportazioni complessive del Paese siano cresciute del 3,7%, il cacao ha registrato una netta contrazione rispetto ai massimi storici degli anni precedenti, posizionandosi a quota 441 milioni di dollari. Un dato che contrasta con i picchi registrati nel recente passato – come il miliardo e 208 milioni del 2015 – e che riflette il progressivo riallineamento dei valori internazionali della materia prima.
Secondo le autorità governative e l’Associazione Nazionale degli Esportatori di Cacao dell’Ecuador (Anecacao), la riduzione del valore dell’export non indica un indebolimento strutturale, ma risponde a un andamento ciclico e alla forte volatilità delle borse. Dopo aver toccato i massimi storici nel dicembre 2024 superando gli 11.000 dollari a tonnellata, i prezzi si sono stabilizzati tra i 7.000 e gli 8.000 dollari nel 2025, per poi proseguire la tendenza al ribasso fino ai circa 4.000 dollari a tonnellata registrati alla Borsa di New York per i contratti di luglio. Questa flessione ha impattato sui flussi commerciali verso le destinazioni storiche del prodotto ecuadoriano: sebbene gli Stati Uniti e l’Unione Europea rimangano i partner di riferimento insieme a Russia e Canada, le loro importazioni non oleose dall’Ecuador hanno subito una contrazione rispettivamente dello 0,2% e del 4,8%. Gli analisti collegano questa volatilità ai movimenti speculativi e alle variazioni dell’offerta in Africa occidentale, ma l’Ecuador poggia su solide basi grazie agli investimenti effettuati nel ripristino delle piantagioni, nella sostenibilità e nella tracciabilità.
Proprio sul fronte della competitività e della risposta ai cambiamenti climatici, il comparto agricolo ha segnato una svolta fondamentale. Il 20 maggio, nella provincia meridionale di El Oro, è stata ufficialmente presentata una nuova varietà di cacao denominata CECA-13. Lo sviluppo di questo clone è il risultato di un lunghissimo processo di selezione e miglioramento genetico iniziato su base osservativa negli anni ’60 e proseguito con vigore dagli anni ’90, quando l’intensificarsi di fenomeni meteo estremi, l’eccesso di umidità e la pressione delle malattie fitosanitarie hanno iniziato a minacciare la stabilità delle piantagioni tradizionali.
La varietà CECA-13 si distingue per un’elevata produttività in condizioni di campo reali, con rese annue comprese tra 1,8 e 2 tonnellate per ettaro nella zona di origine, e potenziali proiezioni tra i 30 e i 35 quintali (circa 1.360-1.588 kg) per ettaro in altre località, a seconda della gestione agronomica. Il vero punto di forza di questo materiale genetico risiede nella sua spiccata resistenza alle principali malattie fungine che storicamente decimano i raccolti tropicali, come la monilia, la fitophthora e la scopa delle streghe. Questa tolleranza consente di azzerare quasi le perdite in campo nelle aree a elevata umidità, garantendo una costanza produttiva superiore rispetto alle varietà tradizionali.
Oltre ai vantaggi agronomici, la nuova varietà promette di impattare positivamente sulle esportazioni grazie a un profilo organolettico fine e aromatico molto marcato. L’Ecuador, che detiene la leadership mondiale nella produzione di cacao pregiato, punta su questo clone per consolidare la propria posizione nei segmenti di mercato internazionali a più alto valore aggiunto, come l’industria del cioccolato d’origine e i produttori specializzati nella filosofia “dalla fava alla tavoletta” (bean-to-bar). In un contesto macroeconomico globale caratterizzato da prezzi in calo e forte incertezza climatica, l’introduzione di varietà ad alta tecnologia biologica rappresenta la strategia con cui il Paese andino punta a difendere la redditività dei propri agricoltori e gli standard qualitativi richiesti dai mercati occidentali.


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