Categoria: Cacao

  • Ghana, carcere fino a 20 anni per chi riconverte le piantagioni di cacao

    Ghana, carcere fino a 20 anni per chi riconverte le piantagioni di cacao

    Il Parlamento del Ghana ha approvato una nuova legge volta a tutelare le piantagioni di cacao, prevedendo pene detentive fino a 20 anni per i produttori che destinano le proprie terre ad altri usi senza previa autorizzazione governativa. Il provvedimento, in attesa della firma del presidente John Mahama per la definitiva entrata in vigore, conferisce uno status protetto a tutte le aziende cacaofile nazionali, trasformando in reato penale qualsiasi riconversione non autorizzata del suolo agricolo. Le sanzioni più severe sono orientate a contrastare l’estrazione mineraria illegale dell’oro, fenomeno noto localmente come galamsey, e stabiliscono la reclusione tra i 10 e i 20 anni, unitamente a pesanti sanzioni pecuniarie per ciascun albero di cacao coinvolto.

    La misura ha sollevato forti perplessità tra le associazioni di categoria, tra cui la Ghana Cooperative Cocoa Farmers and Marketing Association. I rappresentanti dei coltivatori evidenziano il forte contrasto tra i severi vincoli penali e i limitati sostegni finanziari garantiti dalle istituzioni. Gli agricoltori sottolineano infatti di dover investire risorse private per acquistare, bonificare e gestire i terreni per anni prima di ottenere un rendimento economico. La richiesta del settore è che, se il cacao deve essere tutelato normativamente come bene strategico nazionale, lo Stato debba contestualmente farsi carico di una quota dei costi di produzione e dei rischi d’impresa, anziché limitarsi a sanzionare chi tenta di diversificare l’attività.

    Da parte loro, le autorità governative difendono la rigidità delle pene ritenendola indispensabile per frenare la perdita di terreni agricoli a favore delle miniere abusive. Parallelamente all’inasprimento delle sanzioni, il quadro di riforme include iniziative volte a garantire ai coltivatori una quota minima pari ad almeno il 70% del prezzo di mercato internazionale e a incentivare la lavorazione industriale della materia prima direttamente all’interno del Paese.

  • Allarme cacao in Africa occidentale: stime in calo per la nuova stagione

    Allarme cacao in Africa occidentale: stime in calo per la nuova stagione

    Il settore globale del cacao si appresta ad affrontare mesi di forte incertezza a causa delle previsioni di una marcata contrazione della produzione nell’Africa occidentale, l’area geografica da cui proviene la maggior parte dell’approvvigionamento mondiale della materia prima.

    In Ghana, secondo quanto reso noto dall’ente regolatore di settore COCOBOD, si stima un calo del raccolto di almeno il 16% per la stagione agricola 2026-2027. La riduzione dei volumi è riconducibile a una combinazione di fattori climatici, fisiologici e strutturali. Da un lato pesano le precipitazioni eccessive registrate nei mesi di maggio e giugno, l’impatto atteso del fenomeno meteorologico El Niño e il ciclo naturale d’alternanza dell’albero del cacao, caratterizzato da fasi altalenanti di resa. Nelle regioni occidentali e nord-occidentali, che insieme rappresentano oltre la metà della produzione nazionale, è stata riscontrata una ridotta presenza di piccoli baccelli destinati a maturazione, fenomeno confermato anche dai segnali d’allarme già lanciati dagli agricoltori locali.

    A tali problematiche fisiche e meteorologiche si sommano criticità strutturali di lunga data, quali la diffusione della malattia del germoglio gonfio, il progressivo invecchiamento delle piantagioni e l’espansione del fenomeno della galamsey, l’estrazione mineraria illegale dell’oro che sottrae costantemente terreni alle coltivazioni agricole. Per mitigare le perdite nel ciclo di dodici mesi al via da settembre, il regolatore statale ha disposto un piano di interventi che include il ripristino delle piantagioni infette, il potenziamento dei trattamenti con insetticidi e fungicidi e il ripristino di un programma nazionale per la distribuzione gratuita di fertilizzanti.

    La flessione delle stime ghanesi si inserisce in un quadro di sofferenza esteso anche alla vicina Costa d’Avorio, primo produttore mondiale della materia prima, dove le previsioni indicano una contrazione del raccolto superiore al 10% per la prossima stagione. Nel Paese ivoriano la situazione rimane complessa e fortemente legata all’evoluzione delle condizioni atmosferiche. A seguito di precipitazioni inferiori alla media quinquennale e di un calo generale delle temperature, i coltivatori evidenziano la necessità di un clima più soleggiato tra settembre e febbraio per garantire il corretto sviluppo del raccolto principale.

    Nonostante l’umidità del suolo rimanga sufficiente a sostenere gli alberi e la presenza di frutti sulle piante risulti al momento promettente in diverse aree del Paese, compresi i distretti di Soubre, Agboville, Divo e Abengourou, gli agricoltori avvertono che l’esito della campagna dipenderà dall’impiego tempestivo di fertilizzanti e pesticidi. Un eccesso di piogge nel mese di settembre o temperature troppo rigide potrebbero infatti favorire la diffusione di malattie e compromettere la maturazione del prodotto, riducendo ulteriormente le aspettative sull’offerta complessiva dei mercati internazionali.

  • Costa d’Avorio: finito il maxi-riacquisto di cacao per superare la crisi

    Costa d’Avorio: finito il maxi-riacquisto di cacao per superare la crisi

    Il governo della Costa d’Avorio ha completato ufficialmente l’operazione di riacquisto delle scorte di cacao rimaste bloccate nei magazzini, annunciando la conclusione del piano straordinario da 280 miliardi di franchi CFA (circa 426 milioni di euro). È questo il passaggio fondamentale con cui le autorità ivoriane contano di chiudere una fase di grave stallo per il primo produttore mondiale della materia prima.

    L’intervento pubblico ha portato al ritiro di 100.000 tonnellate di fave di cacao al prezzo garantito di 2.800 franchi CFA al chilo, una misura concordata all’inizio dell’anno per sbloccare le filiere e sostenere la liquidità dei produttori. Il blocco dei magazzini si era generato a seguito del forte divario tra le quotazioni internazionali, crollate a metà del 2025 dopo i picchi del 2024, e i prezzi interni fissati dallo Stato, situazione che aveva causato un brusco rallentamento delle esportazioni e lasciato circa cinque milioni di persone senza entrate.

    Con la chiusura del programma gestito dal Consiglio del Caffè e del Cacao, l’esecutivo punta a ripristinare la normale operatività del settore, che da solo rappresenta il 14% del PIL nazionale. Restano tuttavia le perplessità di alcune sigle sindacali, secondo le quali i volumi ancora giacenti nelle cooperative supererebbero la quota rilevata dallo Stato.

  • Svolta in Ghana: stop ai prestiti esteri per finanziare il cacao

    Svolta in Ghana: stop ai prestiti esteri per finanziare il cacao

    Il settore del cacao in Ghana sta avviando un profondo rinnovamento della propria struttura economica e finanziaria, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dai mercati esteri, valorizzare la materia prima locale e proteggersi dalla volatilità dei prezzi e dai rischi climatici. La riorganizzazione del comparto s’inserisce nel più ampio programma di riforme e stabilizzazione promosso dal Fondo Monetario Internazionale, che ha recentemente completato l’ultima revisione del piano di sostegno da tre miliardi di dollari destinato al paese africano.

    La novità principale riguarda il superamento del tradizionale sistema di finanziamento annuale basato su prestiti sindacati con banche estere, utilizzato per oltre un trentennio. L’ente regolatore locale del cacao, il Ghana Cocoa Board, ha deciso di passare a un modello di raccolta di fondi interni già a partire dalla campagna agricola 2026/27. Attraverso l’aiuto di consulenti e gestori di fondi, la nuova strategia prevede l’impiego dei fondi pensione nazionali e l’emissione di titoli commerciali in valuta locale per acquistare i raccolti dai contadini. Questo cambio di rotta mira a eliminare i costi legati agli interessi sui debiti esteri e a proteggere il settore dagli sbalzi dei listini mondiali, un fattore che in passato arrivava a bloccare quasi l’80% della produzione a garanzia dei crediti.

    Accanto al nuovo assetto finanziario, la strategia ghanese punta a sostenere le aziende di trasformazione locali per incrementare il valore aggiunto della filiera, riducendo progressivamente l’esportazione delle sole fave grezze. Per rafforzare questa posizione sui mercati internazionali, il Ghana sta inoltre lavorando per ampliare l’alleanza strategica già attiva con la Costa d’Avorio, promuovendo l’ingresso di altri importanti produttori della regione come Nigeria e Camerun. Un’intesa a quattro permetterebbe a questi paesi di mantenere un controllo condiviso su oltre il 70% della produzione globale di cacao, favorendo l’industria di trasformazione locale e garantendo una maggiore tutela ai coltivatori.

  • Mercati del cacao: la disponibilità cresce ma i prezzi restano instabili

    Mercati del cacao: la disponibilità cresce ma i prezzi restano instabili

    Il mercato globale del cacao attraversa una fase caratterizzata da un apparente paradosso: da un lato il miglioramento della disponibilità fisica della materia prima e dall’altro la persistenza di una fortissima instabilità dei prezzi. Dopo il grave deficit registrato nella stagione 2023/24, pari a circa 492.000 tonnellate, l’annata 2024/25 si è archiviata con un leggero surplus, stimato a maggio 2026 in circa 48.000 tonnellate. La produzione mondiale ha toccato i 4,723 milioni di tonnellate a fronte di una lavorazione di 4,628 milioni, portando le scorte finali a 1,320 milioni di tonnellate. Nonostante questo incremento e le previsioni di un ulteriore avanzo per il 2025/26, le quotazioni continuano a reagire con estrema nervosità alle notizie meteorologiche e alle stime sui futuri raccolti.

    I prezzi rimangono la componente più imprevedibile del settore. Nell’arco di dodici mesi i futures a New York hanno oscillato tra meno di 3.000 e quasi 9.000 dollari a tonnellata, ben al di sotto del picco storico di quasi 13.000 dollari sfiorato a fine 2024, ma comunque soggetti a sbalzi repentini. Durante il mese di luglio 2026 si sono verificate impennate di oltre il 13% in una sola seduta, con quotazioni che hanno superato i 6.400 dollari per poi crollare del 6% il giorno successivo e riassestarsi sotto i 6.000 dollari. Tale dinamica dimostra che la sola disponibilità di magazzino non basta a garantire la stabilità e che la scelta del momento in cui acquistare è diventata fondamentale per gli operatori.

    Sul fronte dell’offerta, l’Africa occidentale continua a rappresentare il baricentro e, al tempo stesso, il principale elemento di incertezza per l’equilibrio globale. Se da un lato la Costa d’Avorio ha registrato un netto recupero delle spedizioni verso i porti, superando i 2,09 milioni di tonnellate con un aumento del 21% rispetto alla stagione precedente, dall’altro le prospettive per il ciclo 2026/27 rimangono incerte. Le piogge intense di inizio estate hanno ostacolato il lavoro nelle piantagioni ivoriane e ghanesi, aumentando il rischio di malattie fungine. A ciò si aggiunge l’alta probabilità dello sviluppo di un fenomeno El Niño di forte intensità, capace di alterare l’alternanza tra precipitazioni e periodi secchi. Il Ghana deve inoltre fare i conti con problemi strutturali come il virus del rigonfiamento dei germogli, l’invecchiamento delle piante e la perdita di terreni agricoli dovuta all’estrazione mineraria illegale.

    In questo contesto si inserisce la rapida ascesa dell’America Latina, guidata dall’Ecuador. Grazie a rese medie per ettaro decisamente superiori a quelle africane e a un modello commerciale che garantisce ai coltivatori una quota maggiore del prezzo globale, l’Ecuador prevede di esportare oltre 623.000 tonnellate nel 2026. Le proiezioni di produzione per la stagione 2026/27 indicano che il paese potrebbe superare le 650.000 tonnellate, insidiando il Ghana come secondo produttore mondiale.

    La domanda globale mostra intanto profonde divergenze geografiche. La lavorazione del cacao in Europa ha subito un netto rallentamento, segnando un calo del 4,6% nel secondo trimestre del 2026 e chiudendo il primo semestre con 642.261 tonnellate, in flessione del 6,3% rispetto all’anno precedente. Al contrario, l’Asia sta vivendo una fase di forte espansione, con un aumento dell’attività di macinazione del 25,1% nel secondo trimestre, raggiungendo le 224.646 tonnellate. Negli Stati Uniti i dati più recenti mostrano invece una contrazione contenuta del 3,8%. Per far fronte ai costi elevati della materia prima, molti produttori di cioccolato hanno modificato le ricette e ridotto il peso delle confezioni, senza che ciò si sia tradotto in un calo omogeneo della domanda su scala globale.

    Oltre alle dinamiche di mercato e al clima, la filiera sta riorganizzando le proprie rotte di approvvigionamento in vista dell’applicazione del Regolamento Europeo sulla Deforestazione (EUDR). La normativa, che entrerà ufficialmente in vigore a fine dicembre 2026 per i grandi operatori e a metà 2027 per le realtà più piccole, impone la tracciabilità geografica dei lotti e la verifica dell’assenza di deforestazione. L’obbligo di documentare l’origine esatta della materia prima sta trasformando la tracciabilità in un requisito d’accesso indispensabile per il mercato europeo, ridefinendo le strategie di acquisto e la gestione della catena di fornitura a livello globale.

  • Mercato del cacao: l’Europa riduce la macinazione nel 2026

    Mercato del cacao: l’Europa riduce la macinazione nel 2026

    Il settore della lavorazione del cacao in Europa registra un netto ridimensionamento della domanda industriale, evidenziando una contrazione progressiva dell’attività di macinazione. Secondo i dati pubblicati dall’European Cocoa Association (ECA), nel secondo trimestre del 2026 i volumi di fave di cacao lavorate si sono attestati a 316.366 tonnellate, segnando un calo rispetto alle 331.762 tonnellate trasformate nello stesso periodo dell’anno precedente. Tale flessione conferma la tendenza già emersa nei primi tre mesi dell’anno, quando il volume macinato era sceso a 325.895 tonnellate rispetto alle 353.522 del primo trimestre del 2025. Analizzando il consuntivo dei primi sei mesi del 2026, il quantitativo complessivo di materia prima trasformata si attesta a 642.261 tonnellate, registrando una flessione rispetto all’anno precedente, quando nello stesso arco temporale si erano superate le 685.000 tonnellate. Questo rallentamento appare ancora più evidente se confrontato con la traiettoria degli anni passati, evidenziando come l’industria europea stia progressivamente riducendo i ritmi di lavorazione rispetto ai picchi raggiunti tra il 2021 e il 2023. Il calo dell’attività industriale riflette una fase di incertezza per l’intero comparto, influenzato dal ridimensionamento dei consumi globali e dall’adeguamento delle catene di approvvigionamento al nuovo contesto economico del settore.

  • Il cacao tra aumento delle scorte e rischi di El niño

    Il cacao tra aumento delle scorte e rischi di El niño

    I mercati internazionali del cacao attraversano una fase di profonda instabilità, caratterizzata da repentine oscillazioni dei prezzi e forti tensioni speculative sostenute dalle dinamiche valutarie e dai timori climatici. Nel breve termine, le quotazioni hanno registrato un recupero dai minimi delle ultime tre settimane e mezzo, trainato principalmente dalle operazioni di ricopertura delle posizioni short seguite al calo dell’indice del dollaro dai suoi massimi mensili. Questo balzo giunge a margine di una pressione ribassista prolungata, alimentata da segnali di crescita dell’offerta globale. I dati provenienti dalla Costa d’Avorio indicano che le spedizioni verso i porti nell’attuale anno commerciale hanno raggiunto quota 2,11 milioni di tonnellate, segnando un incremento del 21% rispetto all’anno precedente, mentre le esportazioni della Nigeria hanno mostrato un balzo del 30% su base annua. A consolidare la pressione sui listini contribuisce anche l’accumulo delle scorte registrate presso l’ICE, giunte al livello più alto degli ultimi due anni.

    Nonostante questo temporaneo aumento delle scorte, la tendenza di medio e lungo periodo rimane fortemente esposta all’imminente arrivo del fenomeno climatico El Niño, che sta surriscaldando i mercati e ridisegnando i rischi di approvvigionamento per i paesi produttori. In Ecuador, dove la coltivazione si concentra lungo la costa a forte rischio inondazioni, il settore esportatore monitora con apprensione le previsioni internazionali, avvertendo che la volatilità potrebbe superare i livelli storici. L’impatto finanziario di questo evento climatico si sviluppa tipicamente in tre fasi ben definite: un’immediata reazione speculativa sui mercati dei future, una successiva contrazione della raccolta fisica con difficoltà di approvvigionamento, e un finale trasferimento dei maggiori costi sui prodotti alimentari destinati al consumatore, con un effetto che può protrarsi fino a venti mesi.

    I timori che El Niño possa causare gravi siccità nell’Africa occidentale, in particolare in Costa d’Avorio e Ghana, spingono gli operatori ad acquisti anticipati a scopo di copertura, alimentando il nervosismo sui contratti internazionali. Un evento atmosferico di forte intensità ridurrebbe drasticamente il raccolto di fine anno, invertendo la fase di stabilizzazione seguita ai record storici compresi tra i 10.000 e i 12.000 dollari a tonnellata. Sebbene le quotazioni si siano temporaneamente assestate attorno ai 5.400 dollari a tonnellata, la pressione rialzista resta evidente nei dati di periodo, che evidenziano un incremento dei prezzi del cacao dell’8,1% nell’ultimo mese e una crescita del 56,6% nell’arco dei sei mesi precedenti.

  • COCOBOD azzera i debiti e lancia aiuti ai coltivatori

    COCOBOD azzera i debiti e lancia aiuti ai coltivatori

    Il Ghana Cocoa Board (COCOBOD) ha avviato una vasta manovra strategica volta a risanare le proprie finanze e a rilanciare l’intera filiera produttiva del cacao, muovendosi contemporaneamente sul fronte del debito finanziario e del sostegno diretto ai coltivatori. Questa duplice azione punta a restituire stabilità e competitività globale a uno dei settori più cruciali per l’economia del Paese, recentemente messo a dura prova da forti turbolenze economiche.

    Dal punto di vista finanziario, l’ente regolatore ha annunciato il saldo integrale di 162 milioni di GH¢ a favore dei singoli detentori di titoli del cacao (Cocoa Bill) che avevano deciso di non aderire al Programma di scambio del debito interno (DDEP) attuato dal governo nel 2023. A causa delle difficoltà di bilancio riscontrate negli ultimi anni, questi rimborsi erano rimasti in sospeso. Con questo pagamento definitivo, COCOBOD punta a onorare i propri impegni pregressi e a ripristinare la piena fiducia degli investitori istituzionali e privati nella sostenibilità finanziaria del comparto.

    In parallelo al risanamento dei conti, l’ente ha dato il via a una capillare campagna nazionale di informazione e assistenza rivolta direttamente alle comunità agricole. I primi incontri, partiti dalle regioni del Sud-Ovest e di Ashanti, hanno lo scopo di illustrare una serie di riforme strutturali e, in particolare, la reintroduzione del programma di distribuzione gratuita di fertilizzanti e input agricoli nell’ambito del piano di controllo delle malattie e dei parassiti (CODAPEC/HITECH). Questo nuovo intervento statale segna un cambio di rotta rispetto al passato, sostituendo il vecchio sistema di sussidi con una fornitura interamente finanziata dal governo, pensata per abbattere i costi di gestione dei piccoli coltivatori e incrementare la produttività dei terreni.

    Per garantire la massima trasparenza ed evitare i fenomeni di contrabbando o favoritismo che hanno penalizzato il settore in passato, l’accesso agli input gratuiti sarà strettamente regolamentato. Potranno beneficiare del programma solo i produttori iscritti al Sistema di Gestione del Cacao (CMS) le cui piantagioni risultino attive e produttive. Saranno quindi escluse le aziende agricole abbandonate, quelle colpite dal virus del germoglio gonfio (CSSVD) o le aree minacciate dall’estrazione mineraria illegale e dalla riconversione edilizia. Inoltre, la distribuzione dei fertilizzanti seguirà criteri agronomici rigorosi basati sull’età delle piante: le piantagioni più giovani riceveranno nutrienti fogliari, mentre quelle in piena produzione o più mature beneficeranno di formule granulari specifiche per preservarne la resa.

    Anche la logistica della distribuzione è stata rivoluzionata, passando dal vecchio modello gestito dalle cooperative a una rete decentralizzata di 247 centri comunitari presidiati da gruppi di lavoro locali. Questo sistema prevede il monitoraggio sul campo, la pubblicazione delle liste dei beneficiari e l’obbligo di riconsegna dei sacchi vuoti, riducendo al minimo il rischio di dispersioni illecite della merce. Per tutelare la salute degli operatori sul campo, COCOBOD ha inoltre avviato la consegna di 89.000 kit di dispositivi di protezione individuale alle squadre addette ai trattamenti e, per la prima volta, ai responsabili delle cooperative agricole.

    Durante le assemblee con i coltivatori, i portavoce dell’ente hanno affrontato anche il tema dei ritardi nei pagamenti dei raccolti, spiegando che i rinvii sono stati causati dalle forti tensioni finanziarie legate al precedente crollo dei prezzi sui mercati internazionali. Tuttavia, COCOBOD ha confermato di aver già trasferito importanti risorse alle società di acquisto autorizzate per sbloccare i pagamenti arretrati in tempi brevi, consentendo agli agricoltori di disporre della liquidità necessaria per pianificare la prossima stagione di raccolta.

    Sul fronte normativo, l’ente sta promuovendo una profonda riforma legislativa attraverso un disegno di legge attualmente all’esame del Parlamento. La nuova legge mira a ridefinire i meccanismi di determinazione dei prezzi alla produzione, i canali di finanziamento dei raccolti, la governance interna e a introdurre tutele penali più severe contro l’estrazione mineraria illegale che devasta le piantagioni.

  • Brasile, più cacao ma meno trasformazione

    Brasile, più cacao ma meno trasformazione

    L’industria brasiliana del cacao sta registrando una decisa ripresa sul fronte dell’approvvigionamento interno, pur dovendo fare i conti con una domanda di prodotti trasformati che fatica ancora a decollare. Secondo i dati elaborati da SindiDados – Campos Consultores e diffusi dall’Associazione Nazionale delle Industrie di Trasformazione del Cacao (AIPC), nella prima metà del 2026 le aziende di trasformazione del Paese hanno ricevuto 95.108 tonnellate di materia prima. Si tratta di un balzo significativo, pari a un incremento del 63,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, che riporta i volumi sostanzialmente ai livelli registrati prima della grave crisi di offerta che ha colpito il settore nel 2023.

    A trainare questo deciso incremento è stato in particolare il secondo trimestre dell’anno, durante il quale gli arrivi di cacao hanno toccato le 66.503 tonnellate, segnando una crescita del 64,5% rispetto al corrispondente periodo del 2025. Dalla dirigenza dell’AIPC si sottolinea come questi numeri rappresentino un chiaro segnale di ripresa per la produzione agricola nazionale, anche se sarà necessario attendere i prossimi cicli colturali per consolidare strutturalmente questo trend positivo.

    Tuttavia, questo incremento nella disponibilità di materia prima non si è ancora riflesso pienamente sull’attività industriale di trasformazione. Nel primo semestre del 2026, la lavorazione complessiva si è attestata a 101.426 tonnellate, registrando una crescita contenuta di appena il 3,6% rispetto all’anno precedente. Un volume che rimane inferiore del 19,8% se confrontato con i livelli dello stesso periodo del 2023, prima che iniziasse la fase di scarsità di cacao sul mercato. Secondo l’associazione di categoria, questa discrepanza tra la forte crescita degli arrivi e la timida ripresa della macinazione dimostra che la maggiore offerta di fave non si è ancora tradotta in un reale rilancio della domanda di derivati del cacao. Dal punto di vista industriale, l’aumento della produzione agricola rappresenta solo il primo passo, poiché il vero rafforzamento della filiera si realizza quando la materia prima viene trasformata in prodotti a maggior valore aggiunto.

    Sul fronte del commercio estero, l’aumento dei raccolti interni ha drasticamente ridotto la dipendenza dalle importazioni. Nella prima metà dell’anno, il Brasile ha importato soltanto 18,1 tonnellate di fave di cacao, con un calo del 57,1% rispetto allo stesso periodo del 2025. Tra aprile e giugno, inoltre, per la prima volta negli ultimi quattro anni, non è stato necessario importare alcun carico di materia prima dall’estero. Dall’AIPC si precisa, tuttavia, che questo traguardo è il risultato combinato del miglioramento della produzione locale e di un ritmo di consumo industriale ancora moderato, e non va quindi interpretato come il raggiungimento di una definitiva autosufficienza.

    Le esportazioni di derivati hanno invece deluso le aspettative, con spedizioni che nel primo semestre si sono fermate a 26.739 tonnellate, registrando una contrazione del 7% su base annua. L’Argentina si è confermata il partner commerciale di riferimento per l’industria brasiliana, assorbendo il 45% dei volumi esportati, seguita dagli Stati Uniti con il 19% e dal Cile con il 9%. A livello geografico interno, lo Stato di Bahia si è confermato leader assoluto nella fornitura di materia prima all’industria nazionale, coprendo il 56,8% dei consumi interni, mentre lo Stato di Pará ha visto salire la propria quota al 38,8%, consolidando l’espansione produttiva della regione settentrionale.

    In chiave globale, l’andamento del mercato risente di dinamiche simili. Gli analisti evidenziano come il progressivo recupero dell’offerta mondiale stia esercitando una pressione al ribasso sui listini internazionali. Ciononostante, le prospettive per la stagione di raccolto 2026/2027 rimangono fortemente condizionate dalle incertezze meteorologiche. Il timore di un possibile ritorno del fenomeno climatico El Niño continua infatti a mantenere un premio di rischio sui prezzi del cacao, a causa dei potenziali effetti negativi sulla produzione nei principali bacini dell’Africa occidentale.

  • Cacao, accordo storico: Nigeria, Ghana, Costa d’Avorio e Camerun si alleano per sfidare i mercati internazionali

    Cacao, accordo storico: Nigeria, Ghana, Costa d’Avorio e Camerun si alleano per sfidare i mercati internazionali

    I quattro colossi africani del cacao hanno ufficialmente unito le forze ad Abuja, gettando le fondamenta di una storica alleanza strategica per ridisegnare gli equilibri del mercato globale. Nel corso del Cocoa Value Addition Summit, svoltosi il 14 luglio presso il BAT International Conference Centre della capitale nigeriana e co-organizzato dal Ministero federale dell’Industria, del Commercio e degli Investimenti insieme alla Bank of Industry, i rappresentanti di Nigeria, Costa d’Avorio, Ghana e Camerun hanno siglato la Dichiarazione di Abuja. Questo passo sancisce la nascita dell’Alleanza per la valorizzazione del cacao, un blocco unito che rappresenta circa i due terzi, ossia il 66%, della produzione mondiale. L’obiettivo principale è superare la frammentazione del passato per coordinare le politiche di settore, armonizzare gli standard e negoziare con i colossi industriali internazionali con una sola voce.

    L’iniziativa rappresenta l’evoluzione di un percorso di cooperazione intergovernativa avviato nel 2018 tra Costa d’Avorio e Ghana, i quali insieme controllano quasi il 60% dell’offerta globale. Lo scorso 16 giugno, durante un vertice bilaterale ad Abidjan, il presidente ivoriano Alassane Ouattara e il presidente ghanese John Dramani Mahama avevano rinnovato il proprio impegno, concordando di estendere l’accordo ai vicini Nigeria e Camerun e pianificando l’armonizzazione dei prezzi alla produzione e dei calendari di commercializzazione a partire dalla stagione 2026/2027. Questo allargamento avviene sul modello consolidato di altri mercati di materie prime, volto a incrementare il potere negoziale dei produttori, sebbene in questa fase non siano ancora stati introdotti meccanismi di controllo della produzione o delle esportazioni tipici dei cartelli tradizionali.

    La necessità di fare fronte comune è resa urgente da una fortissima volatilità dei mercati che ha messo a dura prova la tenuta economica dei paesi coltivatori. Dopo aver toccato il picco storico di 12.906 dollari a tonnellata nel dicembre del 2024, le quotazioni del cacao sono crollate drasticamente fino a una forchetta compresa tra i 3.000 e i 4.000 dollari nella prima metà del 2026, prima di rimbalzare a circa 6.000 dollari all’inizio di luglio. Questa altalena dei prezzi ha imposto dolorose contromisure: il Ghana ha dovuto tagliare i prezzi alla produzione del 28,6% e la Costa d’Avorio ha ridotto il prezzo del raccolto intermedio del 57%. La disparità tra questi tagli ha innescato un massiccio contrabbando transfrontaliero verso i mercati più redditizi, alimentando attriti legati anche alle differenze strutturali nella gestione commerciale, affidata rispettivamente all’ente pubblico COCOBOD in Ghana e al consiglio per il caffè e il cacao in Costa d’Avorio.

    Al di là delle dispute commerciali, la vera sfida per i produttori è trattenere il valore aggiunto sul territorio. Storicamente, l’Africa si è limitata a esportare la materia prima grezza, lasciando le redditizie fasi di trasformazione finale e commercializzazione del cioccolato ai paesi di consumo. Come ricordato dal Ministro di Stato per l’Industria della Nigeria, John Owan Enoh, nel suo discorso di apertura, per cento anni l’Africa ha esportato il suo cacao in sacchi. Per invertire questa tendenza, la Nigeria ha affiancato alla dichiarazione regionale un Accordo sulla valorizzazione del cacao a livello nazionale, che obbliga il governo federale, i governatori degli stati produttori, le associazioni dei coltivatori e le istituzioni finanziarie a pubblicare rapporti annuali sui progressi. In questo contesto di industrializzazione spicca la costruzione di un impianto di trasformazione da 70.000 tonnellate a Sagamu, nello stato di Ogun, destinato a diventare nel 2027 il polo industriale più grande del paese.

    Infine, l’alleanza dovrà affrontare la complessa partita delle nuove normative sul commercio globale. Il Regolamento dell’Unione Europea sulla Deforestazione, che entrerà in vigore il 30 dicembre 2026 per le grandi e medie imprese, impone la rigorosa tracciabilità del cacao fino alla singola piantagione per l’accesso al mercato europeo, che assorbe circa il 60% delle esportazioni globali. I paesi produttori sottolineano come i gravosi costi di conformità non debbano ricadere interamente sui piccoli agricoltori locali. La riuscita di questa ambiziosa alleanza dipenderà tuttavia dalla capacità di superare le divergenze latenti tra Ghana e Costa d’Avorio sulle politiche di prezzo e commercializzazione, solide fondamenta necessarie a sostenere il peso di questa nuova architettura regionale.