Lo scontro nel settore del cacao ivoriano si sposta dai porti alle aule di tribunale. Moussa Koné e Koffi Kanga, leader rispettivamente dei sindacati Synapci e Anaproci, sono stati rinviati a giudizio con le accuse di diffamazione e calunnia ai danni del Consiglio del Caffè e del Cacao (CCC), l’organismo regolatore del settore.
L’arresto, avvenuto lunedì 2 febbraio, è scattato a seguito di una denuncia presentata dal direttore generale del CCC, Yves Brahima Koné. Al centro della disputa ci sono le dichiarazioni dei sindacalisti riguardo alla crisi che attanaglia l’oro bruno, risorsa che rappresenta il 14% del PIL nazionale. Secondo l’accusa, i due leader avrebbero diffuso cifre totalmente inesatte parlando di 700.000 tonnellate di cacao invenduto nelle savane e di centinaia di camion bloccati nei porti di San Pedro e Abidjan. Per il CCC, queste affermazioni avrebbero innescato un panico finanziario, contribuendo a un calo del 30% dei prezzi globali del cacao. Non ci sono camion fermi, ha ribadito con fermezza il direttore Koné, mettendo in dubbio la buona fede dei sindacalisti e chiedendosi quali interessi si celino dietro le loro proteste.
Non si è fatta attendere la replica della difesa. L’avvocato dei sindacalisti, Hermann Coulibaly, respinge ogni accusa, definendo le tesi del CCC infondate. Secondo la difesa, il calo dei prezzi internazionali era iniziato ben prima delle denunce sindacali, un trend già confermato in precedenza persino dalle autorità governative. Coulibaly sottolinea inoltre che le stime dei sindacalisti non erano arbitrarie, ma basate sui dati della Transcao, filiale dello stesso CCC, che a gennaio segnalava circa 600 polizze di carico bloccate. La realtà sul campo sembrerebbe dare ragione ai lavoratori: giornalisti e osservatori internazionali hanno riferito di blocchi logistici e molti produttori denunciano di non percepire pagamenti dallo scorso novembre.
Paradossalmente, mentre la Procura di Abidjan procede contro i sindacalisti per aver denunciato l’invenduto, il Governo ha recentemente annunciato un piano di emergenza per riacquistare circa 100.000 tonnellate di cacao giacenti nelle zone di produzione. Una mossa che, pur essendo di portata inferiore rispetto alle cifre denunciate dai sindacati, conferma l’esistenza di un surplus difficile da smaltire. In un mercato che ha visto i prezzi passare dai picchi di 12.000 dollari a tonnellata della fine del 2024 a un brusco rallentamento, la tensione in Costa d’Avorio resta altissima. Resta ora da fissare la data di un processo che promette di scuotere i vertici dell’economia ivoriana.


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