Il ritorno della pioggia in Marocco segna una svolta decisiva per il settore agrumicolo, ridando fiducia ai coltivatori dopo anni di siccità estrema. Per la stagione 2025-26, le previsioni indicano una ripresa delle rese e un miglioramento qualitativo dei frutti, con una produzione di arance che si dovrebbe attestare sulle 970.000 tonnellate, mantenendo una sostanziale stabilità rispetto all’anno precedente.
Le precipitazioni recenti, particolarmente abbondanti nelle regioni di Gharb e Beni Mellal, hanno favorito lo sviluppo di calibri maggiori e una colorazione più uniforme dei frutti. Questi fattori sono considerati fondamentali per rilanciare la competitività delle varietà Navel e Valencia, oltre che delle tardive Maroc Late, su mercati strategici come il Regno Unito e gli Stati Uniti. Parallelamente al miglioramento climatico, il settore beneficia del sostegno pubblico attraverso incentivi diretti per ettaro, volti a favorire l’aggregazione dei piccoli produttori e la coltivazione biologica.
Sul piano commerciale, l’export di arance fresche dovrebbe stabilizzarsi intorno alle 85.000 tonnellate. La sfida principale rimane la forte concorrenza di Egitto e Turchia, che operano con costi di produzione inferiori. Tuttavia, la possibile risoluzione della crisi nel Mar Rosso entro la primavera del 2026 viene vista con ottimismo dagli operatori marocchini: il ritorno delle arance egiziane verso le rotte asiatiche potrebbe infatti allentare la pressione dell’offerta sui mercati europei, creando uno scenario più equilibrato per il prodotto del Marocco.
Inoltre, si registra un rafforzamento dell’industria nazionale di trasformazione. La produzione di succo d’arancia è prevista in crescita fino a 6.500 tonnellate, grazie a un’espansione della capacità produttiva volta a ridurre la dipendenza dalle importazioni di concentrato. Nonostante le prospettive favorevoli, gli esperti non prevedono nel breve termine un aumento delle superfici coltivate: l’obiettivo prioritario del settore resta il recupero delle rese per ettaro, puntando a ritornare ai livelli di produttività registrati cinque anni fa per consolidare il valore di un comparto vitale per l’economia agricola nazionale.


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