Categoria: Succo d’arancia

  • Turchia: al via la stagione delle arance tra ripresa dei volumi e incognite sul Mar Nero

    Turchia: al via la stagione delle arance tra ripresa dei volumi e incognite sul Mar Nero

    Si apre all’insegna di un quadro articolato la nuova campagna agrumicola in Turchia. Dopo le contrazioni registrate nella scorsa annata, la produzione nazionale di arance mostra chiari segnali di ripresa, con una maggiore disponibilità di frutti e prezzi decisamente più competitivi sui mercati internazionali. Tuttavia, le buone prospettive legate ai volumi del raccolto devono fare i conti con un contesto di mercato complesso e, soprattutto, con severe criticità sul fronte della logistica e delle rotte commerciali.

    L’elemento di maggiore criticità per l’esportazione delle arance turche è rappresentato dalle tensioni sulla sicurezza nel Mar Nero. L’intensificarsi degli attacchi contro le navi mercantili nella regione ha spinto molte compagnie di navigazione a cancellare i collegamenti marittimi diretti tra i porti turchi e le principali destinazioni russe, prima fra tutte lo scalo di Novorossiysk. Poiché la Russia costituisce uno dei mercati di sbocco storicamente più importanti per gli agrumi turchi, l’interruzione di queste rotte marittime fondamentali rischia di determinare un calo inevitabile dei volumi esportati.

    La crisi dei collegamenti navali crea una complessa strozzatura logistica che difficilmente potrà essere compensata dal trasporto terrestre. Le alternative su gomma presentano limiti strutturali evidenti: durante i periodi di massima domanda e picco della raccolta, la rete stradale non è in grado di assorbire l’intero flusso di merci solitamente gestito via mare, innescando forti pressioni e prolungati ingorghi ai valichi di frontiera. In assenza di un corridoio marittimo sicuro, il settore si trova ad affrontare sia il rischio di mancata copertura della domanda russa, sia un progressivo aumento dei costi di spedizione, in un contesto già penalizzato dalla pressione sui tassi di cambio.

    Oltre ai nodi del trasporto, la campagna iniziale risente di una domanda globale complessivamente debole, condizionata dall’accumulo di stock di agrumi provenienti dall’emisfero australe e da un calo generalizzato dei consumi che richiede nuove strategie di promozione sul valore nutrizionale del frutto. Per fronteggiare la combinazione tra instabilità geopolitica, ostacoli logistici e fluttuazioni del mercato, l’intera filiera agricola sta puntando con decisione sull’innovazione tecnologica: l’impiego di sistemi digitali di tracciabilità integrata, il monitoraggio costante lungo i porti e l’uso dell’intelligenza artificiale per l’analisi dei dati di trasporto e conservazione si stanno rivelando strumenti indispensabili per ottimizzare i tempi di consegna e garantire la freschezza delle arance sui mercati esteri.

  • Arance d’importazione: l’83% dei campioni contiene residui vietati nell’Unione Europea

    Arance d’importazione: l’83% dei campioni contiene residui vietati nell’Unione Europea

    Un’indagine condotta dall’organizzazione agricola Unió de Llauradors sui frutti venduti nei principali supermercati ed ipermercati valenciani ha riacceso il dibattito sulle disparità normative tra le produzioni locali e le importazioni da paesi terzi. L’analisi di laboratorio si è concentrata su dodici campioni di arance prelevati presso le catene Carrefour, Consum e Mercadona. I risultati mostrano che la quasi totalità della merce d’importazione esaminata presenta residui di sostanze chimiche la cui coltivazione è ormai vietata agli agricoltori dell’Unione Europea.

    Dei dodici lotti di arance analizzati, dieci — pari all’83% del totale — contenevano residui di almeno un principio attivo non autorizzato nell’Unione Europea per l’uso fitosanitario. La quasi totalità delle partite esaminate proveniva dal Sudafrica, eccezione fatta per due lotti privi di indicazione di provenienza e uno etichettato come spagnolo, la cui origine reale è stata tuttavia messa in dubbio nel rapporto a causa delle caratteristiche del frutto.

    Un elemento di forte discussione riguarda la presenza simultanea di molteplici sostanze chimiche nella medesima arancia. Nei campioni analizzati sono stati rilevati da quattro a nove principi attivi differenti. I tecnici dell’organizzazione sottolineano che ciascun valore riscontrato rispetta individualmente i Limiti Massimi di Residui (LMR) previsti dalla legge, e che pertanto le arance commerciali non risultano illegali o pericolose per la salute. Tuttavia, la convivenza di così tanti trattamenti nello stesso frutto solleva interrogativi sull’opportunità dei controlli.

    La discrepanza nasce dal funzionamento del sistema normativo europeo. Se da un lato l’Unione vieta ai propri agricoltori l’impiego di determinate sostanze fitosanitarie per proteggere le piante, dall’altro continua a consentire l’ingresso di arance straniere che contengono tracce di quegli stessi prodotti chimici, purché entro i limiti legali stabiliti per l’importazione. Tra i principi attivi rintracciati spiccano lo spirotetramat, vietato nell’Unione dal maggio 2024 e presente nel 75% dei campioni, e il metossifenozide, fuori fuorilegge nell’Unione dall’aprile 2026 e rintracciato nel 58% delle arance analizzate.

    L’organizzazione di categoria ha annunciato l’intenzione di trasmettere i dati analitici all’Agenzia Spagnola per la Sicurezza Alimentare e la Nutrizione e al Ministero dell’Agricoltura per chiedere una revisione della politica commerciale europea. La richiesta principale riguarda l’adozione del principio del cosiddetto zero tecnico per le sostanze non autorizzate nell’Unione, imponendo che le arance importate debbano rispettare le medesime restrizioni produttive applicate ai frutti coltivati nell’Europa meridionale.

  • El Niño spinge il consumo di arance

    El Niño spinge il consumo di arance

    Il meteo e le dinamiche stagionali si confermano i principali fattori in grado di orientare il mercato brasiliano delle arance nel mese di ottobre. Secondo quanto evidenziato dai ricercatori del Centro di Studi Avanzati in Economia Applicata (Cepea), le alte temperature previste nel Paese, associate all’influenza del fenomeno El Niño, dovrebbero stimolare in modo significativo il consumo del frutto fresco, contribuendo così a frenare, seppur temporaneamente, il calo dei listini sul mercato interno.

    L’andamento dell’ultimo mese ha mostrato chiaramente come il fattore climatico incida in modo diretto sulle quotazioni della materia prima. A settembre, le precipitazioni hanno condizionato la disponibilità di prodotto sui campi e la regolarità delle operazioni di raccolta, portando l’arancia da tavola a un prezzo medio di 31,25 real per cassa da 40,8 chilogrammi, valore che segna una lievissima flessione dello 0,32% rispetto ai livelli registrati ad agosto.

    Nel corso delle settimane si sono osservate due fasi distinte. Durante la prima metà di settembre, i prezzi hanno trovato sostegno nella limitata disponibilità delle varietà precoci, giunte ormai alle battute finali del ciclo di raccolta, unitamente ai ritardi nei campi causati dal maltempo. Nella seconda parte del mese, invece, la risalita delle temperature ha accelerato le operazioni per le varietà di metà stagione, incrementando l’offerta globale sul mercato e generando una progressiva pressione al ribasso sui listini.

    Per assistere a un incremento più sostanziale dei volumi di frutta disponibili nello Stato di San Paolo, principale polo produttivo della regione, occorrerà attendere la metà dell’autunno. Le proiezioni di Cepea indicano infatti che un aumento significativo dell’offerta si manifesterà soltanto a partire dal mese di novembre.

  • Export agrumicolo dal Brasile: volumi in ripresa (+9,6%), fatturato giù del 34%

    Export agrumicolo dal Brasile: volumi in ripresa (+9,6%), fatturato giù del 34%

    Le esportazioni di succo d’arancia brasiliano dal porto di Santos registrano una ripresa nei volumi spediti, ma scontano un brusco calo degli incassi sul mercato internazionale. Nel primo trimestre della campagna agricola 2026/27, compreso tra luglio e settembre, le spedizioni complessive di succo concentrato congelato (FCOJ equivalente a 66° Brix) hanno raggiunto le 203,2 tonnellate. Il dato segna una crescita del 9,6% rispetto alle 185,4 tonnellate registrate nello stesso trimestre dell’annata precedente. Tuttavia, le entrate totali generate dal settore sono precipitate a 489,7 milioni di dollari, mettendo a segno un calo del 34,4% su base annua.

    L’andamento complessivo del comparto riflette un quadro complesso sul fronte dell’offerta globale. Come evidenziato dal direttore esecutivo di CitrusBR, Ibiapaba Netto, sebbene la crescita rispetto alla scorsa stagione rappresenti un segnale positivo, il volume esportato resta ancora inferiore del 14% rispetto alla media quinquennale di 237 tonnellate. Le elaborazioni di CitrusBR, basate sui dati ufficiali forniti dalla Segreteria del Commercio Estero del Ministero dell’Industria, del Commercio e dei Servizi (MDIC), tracciano una fotografia dettagliata dei principali sbocchi commerciali del prodotto brasiliano.

    Nord America ed Europa continuano a rappresentare i pilastri fondamentali della domanda di succo d’arancia dal Brasile, assorbendo insieme oltre il 92% dei volumi complessivi esportati via mare dal terminal di Santos. Gli Stati Uniti e il Canada si confermano la prima destinazione geografica con 96,0 tonnellate importate, pari al 47,2% del totale. Il dato segna un incremento del 6,4% in volume rispetto alle 90,2 tonnellate dello stesso periodo della stagione 2025/26, mentre il valore economico è sceso del 32,7%, passando da 337,0 a 226,6 milioni di dollari. Nel contesto di un orizzonte temporale più ampio a partire dalla campagna 2022/23, il volume destinato al mercato nordamericano risulta tuttavia in crescita del 53,6%.

    Un andamento analogo si registra nel Vecchio Continente, dove le importazioni si sono attestate a 91,8 tonnellate, pari al 45,2% del totale esportato dal Brasile. Pur registrando un aumento del 4,8% rispetto alle 87,6 tonnellate del trimestre 2025/26, il fatturato generato sul mercato europeo ha subito una contrazione del 39,7%, fermandosi a 222,7 milioni di dollari contro i 369,3 milioni del periodo precedente. A differenza di quanto osservato per il Nord America, l’analisi su scala quinquennale evidenzia per l’Europa un drastico calo delle richieste, con volumi contratti del 48,7% rispetto alla stagione 2022/23.

    Sui mercati asiatici le dinamiche commerciali mostrano forti variazioni percentuali nei volumi, ma pesi ancora marginali sulle quote totali di export. La Cina ha raddoppiato le sue richieste raggiungendo 7,3 tonnellate, pari al 3,6% del totale esportato, con un incremento volumetrico del 111,5% rispetto alle 3,4 tonnellate dell’anno precedente; il fatturato si è invece contratto del 4,7% a 18,0 milioni di dollari, mentre il trend quinquennale registra un calo del 52,6%. In Giappone le spedizioni sono cresciute del 66,9% a 2,7 tonnellate per un fatturato di 7,3 milioni di dollari, con un calo del valore del 22,5% e un ridimensionamento del 66,6% nell’arco delle ultime cinque campagne. La Corea del Sud ha segnato un modesto ritorno sul mercato con 135 tonnellate equivalenti e 308 dollari di fatturato dopo l’assenza totale dello scorso anno, mentre l’India non ha registrato alcun flusso commerciale. Gli altri mercati minori hanno assorbito 5,3 tonnellate generatrici di 14,8 milioni di dollari.

    Infine, il bilancio del trimestre comprende i dati dedicati ai sottoprodotti della lavorazione degli agrumi. La farina di polpa d’agrumi ha registrato un calo del 29,4% in volume rispetto all’anno scorso con 39.347 tonnellate per 20,3 milioni di dollari, posizionandosi del 21,5% sotto la media quinquennale. Al contrario, l’olio essenziale d’arancia ha mostrato un vero e proprio balzo con 5.088 tonnellate per 58,6 milioni di dollari, in rialzo del 138,6% rispetto alla campagna 2025/26 e del 24,7% sopra la media storica. Per quanto riguarda i derivati minori, i terpeni sono saliti del 41,9% a 2.578 tonnellate e 25,7 milioni di dollari, mentre le cellule d’agrumi sono crollate del 74,6% rispetto alla stagione precedente, attestandosi a 28 tonnellate e 46 milioni di dollari.

  • Sudafrica, crisi nell’industria delle arance: costi alle stelle e mercati saturi

    Sudafrica, crisi nell’industria delle arance: costi alle stelle e mercati saturi

    L’industria agrumicola sudafricana si trova ad affrontare una fase di profonda difficoltà con la campagna di raccolta che giunge al termine e le aziende agricole che devono fare i conti con tassi di cambio sfavorevoli, aumento dei costi e una marcata assenza di liquidità.

    Il perdurare dei conflitti in Medio Oriente e in Russia — mercati tradizionali di sbocco per la produzione sudafricana — ha provocato un netto rincaro dei costi logistici di esportazione. Le difficoltà di spedizione verso l’area mediorientale hanno ridotto i volumi inviati ad appena il 15-20% dei flussi ordinari, spingendo le aziende agricole a cercare alternative per non lasciare il prodotto sui rami.

    In questo scenario, il conferimento delle arance agli impianti di spremitura e trasformazione in succo non offre più una sostenibilità economica. A causa della saturazione delle fabbriche, il compenso riconosciuto ai produttori per una tonnellata di arance da industria è crollato dagli storici 2.000-2.500 Rand (circa 107-134 euro) di due anni fa agli attuali 400-500 Rand (circa 30 euro), senza alcuna garanzia che la merce venga effettivamente accettata. Con i costi di trasporto integrali a carico degli agricoltori e un margine di guadagno nullo, molti coltivatori hanno scelto di deviare ingenti quantitativi di sacchi di arance verso il mercato fresco locale nel tentativo di recuperare almeno parte dei costi di coltivazione sostenuti nei frutteti.

  • Import arance UE 2025/26: il boom dell’Egitto e il calo del Sudafrica

    Import arance UE 2025/26: il boom dell’Egitto e il calo del Sudafrica

    Il mercato dell’importazione di arance fresche nell’Unione Europea nella campagna 2025/26 registra un balzo delle forniture egiziane e una contrazione delle spedizioni dal Sudafrica. I dati aggiornati a settembre 2026 tracciano un quadro preciso dei flussi commerciali, dei principali paesi fornitori e dell’andamento dei prezzi nei mercati europei.

    Nel corso della stagione 2025/26, l’Unione Europea ha importato complessivamente oltre 770 mila tonnellate di arance fresche. Un volume in linea con la stagione precedente, ma che segna un incremento del 3,9% rispetto alla media degli ultimi cinque anni. A spingere le importazioni durante i mesi invernali e primaverili è stato in particolare il flusso proveniente dall’Egitto, diventato il primo fornitore dell’Unione con oltre 437 mila tonnellate. La presenza egiziana sul mercato europeo ha registrato una crescita del 26,7% rispetto alla stagione 2024/2025 e del 20,6% rispetto alla media quinquennale, toccando i picchi di consegna tra marzo e maggio con volumi mensili stabilmente superiori alle 80 mila tonnellate. Gran parte della merce egiziana è transitata attraverso i porti dei Paesi Bassi, che da soli ne hanno accolto oltre 190 mila tonnellate, seguiti dalla Spagna con circa 50 mila tonnellate.

    In parallelo si osserva una contrazione delle importazioni dal Sudafrica, tradizionale leader delle forniture estive ed autunnali. Con circa 251 mila tonnellate registrate fino ad agosto, i volumi sudafricani segnano un calo del 24,4% rispetto alla stagione precedente e dell’8,1% rispetto alla media quinquennale. I Paesi Bassi rimangono il principale punto d’accesso anche per gli agrumi sudafricani, assorbendo 170 mila tonnellate, mentre quote minori sono state dirette verso Portogallo e Francia. Tra gli altri paesi esportatori verso l’UE figurano lo Zimbabwe con oltre 26 mila tonnellate, l’Argentina con 11 mila tonnellate, la Turchia con 10,6 mila tonnellate e il Marocco con circa 8,5 mila tonnellate.

    L’andamento dei prezzi all’ingrosso nell’Unione Europea riflette la forte domanda e le dinamiche dell’offerta. Il prezzo medio ponderato europeo per le arance fresche ha mantenuto livelli sostenuti durante tutta la stagione, oscillando tra i 91 euro per 100 kg di ottobre 2025 e il picco di 108,32 euro toccato a maggio 2026, ben al di sopra della media quinquennale di riferimento che si attestava a 85 euro nello stesso mese. Tra i paesi membri si rilevano marcate differenze: l’Italia ha registrato le quotazioni medie più elevate, superando i 150 euro per 100 kg nei mesi di aprile e maggio 2026, mentre in Spagna e Portogallo i prezzi si sono mantenuti su livelli più contenuti, oscillando mediamente tra gli 80 e i 95 euro.

  • Mercato del succo d’arancia: il Brasile punta sull’Asia per battere la crisi

    Mercato del succo d’arancia: il Brasile punta sull’Asia per battere la crisi

    Tra prezzi di vendita ancora inferiori ai costi di produzione, un calo dei consumi nei mercati occidentali e l’incognita del clima sulle prossime annate, il settore del succo d’arancia brasiliano affronta una fase di profonda riorganizzazione. Nonostante le forti pressioni sui margini degli agrumicoltori, la catena di trasformazione inizia tuttavia a registrare i primi segnali di ripresa sui listini commerciali e finanziari.

    I prezzi spot delle arance destinate all’industria hanno registrato un incremento, passando dai 25 real per cassa di maggio ai 31 real per cassa rilevati ad agosto, equivalenti a un passaggio da circa 4,30 a 6,03 dollari USA per cassa. Nonostante questo recupero, i valori correnti continuano a collocarsi al di sotto dei costi di produzione per un’ampia quota di agrumicoltori. Sul mercato finanziario di New York, i contratti futures del succo d’arancia concentrato congelato hanno mostrato un moderato rialzo fino a quota 1,58 dollari per libbra a fine agosto, distanziandosi dal minimo annuale di 1,32 dollari toccato nel mese di luglio. Nelle contrattazioni sul mercato europeo, il succo concentrato viene scambiato a circa 2.800 dollari per tonnellata, mentre il succo non da concentrato si attesta intorno ai 950 dollari per tonnellata.

    Mentre le scorte globali sono tornate su livelli prossimi alla normalità, l’attenzione degli operatori si concentra sui volumi di vendita al dettaglio nei principali bacini di consumo. Negli Stati Uniti i prezzi al dettaglio continuano a mostrare aumenti rispetto all’annata precedente, accompagnati da una contrazione dei volumi venduti: le quotazioni del succo d’arancia sono salite dell’8,5% a fronte di un calo dei volumi del 6,4%, quelle del prodotto fresco registrano un incremento del 10% con volumi in flessione del 3%, mentre per il prodotto ricostituito i prezzi crescono dell’1,9% con una contrazione delle vendite del 9,7%. Una recente stabilizzazione dei prezzi al dettaglio sta tuttavia fornendo i primi indizi di un possibile livellamento della domanda.

    L’ampia disponibilità di frutta nella stagione in corso garantisce all’industria materia prima idonea a soddisfare le specifiche esigenze degli imbottigliatori, ma il quadro produttivo futuro rimane incerto. Le proiezioni climatiche indicano la possibilità di un intenso fenomeno El Niño, con prolungati periodi di secco a fine inverno e temperature superiori alla media. Tali condizioni, unite ai ridotti margini di profitto dei coltivatori e a una conseguente contrazione degli investimenti nella gestione agronomica delle piantagioni, rendono probabile una riduzione dei volumi per le prossime annate.

    Su scala nazionale, la produzione di arance del Brasile ammonta a 13,5 milioni di tonnellate, prevalentemente concentrate nello stato di San Paolo. La trasformazione industriale genera 1,032 milioni di tonnellate di succo d’arancia, con un volume destinato al commercio estero pari a 973.000 tonnellate, che comprende anche l’invio di 6.366 contenitori TEU di succo concentrato congelato.

    Di fronte alla contrazione dei consumi nei mercati tradizionali registrata dopo gli anni record compresi tra il 2022 e il 2025, le autorità governative e i rappresentanti del comparto agrumicolo hanno avviato consultazioni a Brasilia per incrementare la competitività del settore ed espandere le esportazioni verso nuove direttrici geografiche. Tra le destinazioni strategiche figurano Giappone e Corea del Sud, nel quadro dei negoziati commerciali che coinvolgono il blocco del Mercosur. Essendo i prodotti brasiliani generalmente privi di barriere di natura sanitaria, l’attenzione delle trattative è focalizzata sulla riduzione dei dazi doganali, individuati come il principale ostacolo all’accesso commerciale nei mercati asiatici.

  • Raccolto di arance in aumento del 3,1% tra piogge e ritardi

    Raccolto di arance in aumento del 3,1% tra piogge e ritardi

    La prima stima rivista della produzione agrumicola per la stagione 2026/27 nella fascia di San Paolo e nel Triângulo/Sudoeste Mineiro traccia un quadro di luci e ombre per il settore ortofrutticolo brasiliano. I dati pubblicati da Fundecitrus in settembre indicano un raccolto complessivo di 263,15 milioni di casse di arance da 40,8 chili ciascuna, segnando un incremento del 3,1% rispetto alle proiezioni iniziali diffuse a maggio. Questo aumento dei volumi totali è riconducibile principalmente al maggior peso e al calibro superiore sviluppati dalle varietà precoci e di mezza stagione, una condizione che ha ampiamente compensato le perdite dovute al fenomeno della caduta prematura dei frutti.

    L’andamento stagionale ha risentito in modo determinante di un ritmo di raccolta insolitamente lento. A metà agosto risultava raccolto solo il 27% della produzione stimata, una quota significativamente inferiore alle medie storiche. A ritardare le operazioni in campo sono stati una presenza marcata di frutti derivanti da una seconda fioritura e la scelta strategica degli agricoltori di attendere il punto ideale di maturazione. L’attività si è intensificata soltanto con l’arrivo di agosto, prolungando il periodo di permanenza degli agrumi sulle piante in coincidenza con un inverno caratterizzato da precipitazioni particolarmente abbondanti.

    Proprio la combinazione tra piogge superiori alla media stagionale e il rinvio della raccolta ha favorito l’ingrossamento del raccolto. Analizzando la media globale di tutte le varietà, la stima è passata dai 255 frutti per cassa previsti a maggio (pari a 160 grammi per arancia) agli attuali 246 frutti (166 grammi per elemento). L’incremento di peso è stato evidente soprattutto nei gruppi Hamlin, Westin e Rubi, per i quali il numero di arance necessarie a riempire una cassa è sceso da 289 a 268 unità, con un peso medio salito da 141 a 152 grammi. Per le altre varietà precoci si registra un passaggio da 251 a 243 frutti per cassa (da 163 a 168 grammi), mentre per la varietà Pera la stima si attesta ora a 243 frutti per cassa (168 grammi contro i 160 iniziali). Per contro, le stime relative alle varietà tardive raccolte in quota ridotta rimangono invariate: Valencia e Folha Murcha si confermano a 239 frutti per cassetta (171 grammi) e Natal a 241 frutti (169 grammi).

    Accanto all’incremento ponderale dei frutti, il quadro meteorologico e la prolungata esposizione sulle piante hanno sollevato forti preoccupazioni fitosanitarie. La percentuale media di caduta prematura è stata rivista al rialzo, passando dal 23,7% di maggio al 24,1%. A pesare sull’andamento della produzione è l’impatto crescente del greening degli agrumi, unito a incidenze di lebbra e cancro agrumico superiori ai parametri storici, che hanno provocato perdite consistenti soprattutto a partire dal mese di agosto.

    Gli analisti del Centro di Studi Avanzati in Economia Applicata (Cepea) confermano che le piogge recenti presentano una doppia opzione per il comparto. Se da un lato l’apporto idrico accresce la resa volumetrica e prepara il terreno per la campagna 2027/28, dall’altro la frequenza dei rovesci crea forti ostacoli logistici alle operazioni di raccolta, favorisce la proliferazione di agenti patogeni e rischia di compromettere la resa industriale e la qualità complessiva del succo. Qualora le precipitazioni mantengano un regime idrico favorevole nel medio periodo, la stagione successiva potrebbe beneficiare di una prima fioritura più consistente, consentendo così di anticipare l’avvio della raccolta 2027 rispetto ai ritardi accumulati nei due cicli precedenti.

  • HLB: tra emergenza brasiliana e robotica americana

    HLB: tra emergenza brasiliana e robotica americana

    La lotta al greening, noto anche come inverdimento degli agrumi o HLB, sta segnando profondamente la produzione mondiale di arance, imponendo nuove strategie che spaziano dalla gestione in campo in Sudamerica fino alla prevenzione e alla ricerca tecnologica negli Stati Uniti.

    In Brasile, secondo l’ultima indagine annuale condotta da Fundecitrus, si registra un rallentamento nel tasso di crescita delle nuove infezioni, ma la gravità della malattia continua ad aggravarsi sugli aranceti esistenti. La gravità media ha raggiunto il 27% negli agrumeti di tutte le età e il 31% negli impianti in produzione, con oltre un quarto degli alberi malati che presenta più della metà della chioma gravemente compromessa. Questo peggioramento è dovuto principalmente ai bassi tassi di eradicazione delle piante infette nei frutteti più vecchi, una prassi che provoca la riduzione dei frutti per albero e l’aumento della caduta prematura delle arance. Il quadro appare fortemente disomogeneo a livello geografico: regioni ad alta incidenza come Limeira toccano punte di gravità del 54,7%, mentre le aree più calde del nord e settori come il Triângulo Mineiro registrano impatti minimi grazie a una minore presenza del vettore psillide. Sul fronte delle altre patologie, la clorosi variegata resta a livelli trascurabili, mentre il cancro degli agrumi interessa oltre il 36% degli agrumeti e la lebbra colpisce più di 14 milioni di alberi.

    Negli Stati Uniti, la minaccia del greening richiede interventi di contenimento tempestivi. Il Servizio di ispezione sanitaria degli animali e delle piante del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, in collaborazione con le autorità della California, ha ampliato le aree di quarantena nelle contee di Ventura, Riverside e San Diego a seguito del riscontro dell’agente patogeno in campioni vegetali domestici. Il provvedimento limita la movimentazione interstatale del materiale vegetale per proteggere gli acri di aranceti commerciali non ancora infestati.

    Sul piano della difesa e dell’innovazione, la ricerca scientifica sta lavorando per rendere sostenibili le terapie contro l’HLB. I ricercatori dell’Università della Florida stanno sviluppando un sistema automatizzato per l’iniezione intratecale nel tronco di ossitetraciclina, un trattamento efficace per la salute e la produttività delle arance ma finora penalizzato da elevati costi di manodopera, che incidono per oltre il 50% sulle operazioni manuali. Il nuovo prototipo, montato su veicoli agricoli e gestibile da un singolo operatore, impiega un meccanismo telescopico ad aghi capace di praticare l’iniezione su due lati del tronco contemporaneamente in pochi secondi. Questa automazione non solo promette di velocizzare l’applicazione e abbattere i costi di gestione, ma risolve il problema della distribuzione settoriale del prodotto nella chioma dell’albero, inserendosi in un piano globale di ricerca che comprende lo studio di peptidi antimicrobici e la selezione di aranci resistenti.

  • Dazi USA e ostacoli fitosanitari: le sfide delle arance sudafricane

    Dazi USA e ostacoli fitosanitari: le sfide delle arance sudafricane

    Gli esportatori sudafricani di agrumi stanno affrontando una campagna commerciale particolarmente complessa, segnata da barriere tariffarie, problemi fitosanitari e criticità logistiche nei porti. Un elemento di forte incertezza è rappresentato dall’introduzione, a partire dal 24 luglio 2026, di un dazio addizionale del 12,5% imposto dagli Stati Uniti a seguito di un’indagine dell’USTR sulla presunta carenza nei controlli contro l’importazione di prodotti da lavoro forzato. Sebbene l’Associazione dei coltivatori di agrumi dell’Africa meridionale abbia accolto con favore la proroga fino al 2028 dell’AGOA — il programma che garantisce l’accesso preferenziale a dazio zero al mercato americano —, la nuova tariffa riduce i margini di profitto e la competitività del settore. La misura pesa in modo significativo sui produttori del Capo Occidentale e del Capo Settentrionale, le uniche province autorizzate a spedire oltreoceano per via dei rigidi requisiti di biosicurezza. Le arance costituiscono infatti una quota rilevante delle esportazioni agroalimentari verso gli Stati Uniti, un mercato strategico che assorbe circa il 5% del totale degli agrumi sudafricani e che richiede stabilità e investimenti pluriennali per la gestione dei frutteti e della catena del freddo.

    Oltre alla questione tariffaria americana, i coltivatori e gli operatori del settore devono fare i conti con le restrizioni legate alla macchia nera degli agrumi, avversità che complica l’accesso ad altri mercati chiave come l’Unione Europea. Aziende esportatrici come Fresh Union Exports segnalano una rigorosa selezione della merce destinata ai Paesi europei per garantire partite prive dell’infezione, mentre destinazioni come il Regno Unito non applicano normative specifiche su questo problema. In questa fase finale della campagna, la richiesta di arance sul mercato internazionale si mantiene comunque sostenuta, favorita dal momentaneo vuoto di offerta lasciato dalla produzione egiziana, la cui disponibilità ripartirà solo a dicembre. Ciò sta consentendo di collocare gli ultimi volumi di arance tardive e Valencia provenienti da regioni come il KwaZulu-Natal.

    A completare un quadro operativo già rigido si aggiungono le storiche inefficienze della rete logistica nazionale. Durante l’intera stagione, e in particolare presso lo snodo marittimo di Durban, si sono verificati pesanti ritardi causati dalla carenza di attrezzature, dalla congestione e dagli arretrati nell’accumulo delle merci. Tali rallentamenti hanno posticipato le partenze delle navi anche di diverse settimane, mettendo a dura prova la regolarità delle forniture e la tenuta economica delle imprese esportatrici.