Categoria: Succo d’arancia

  • California e Georgia blindano le arance contro l’infezione della psilla

    California e Georgia blindano le arance contro l’infezione della psilla

    La diffusione dell’huanglongbing, nota anche come greening degli agrumi o HLB, continua ad avanzare negli Stati Uniti, mettendo a dura prova la coltivazione delle arance e la filiera del succo d’arancia. La patologia, veicolata dall’insetto psilla asiatica degli agrumi, provoca il blocco dei canali linfatici dell’albero, la caduta precoce dei frutti e il deperimento finale delle piante. L’infezione ha già provocato in passato un calo superiore al 90% nella produzione di arance in Florida, e le autorità fitosanitarie stanno attualmente intensificando i controlli per evitare un impatto analogo in altri territori ad alta vocazione agrumicola come la California e la Georgia.

    In California, il Dipartimento dell’Agricoltura ha ampliato l’area di quarantena nella contea di San Diego a causa del rilevamento di nuovi alberi infetti. La misura coinvolge oltre ottanta coltivatori commerciali e quaranta vivai, obbligando i produttori di arance a sottoscrivere specifici accordi di conformità per poter raccogliere, vendere o avviare alla trasformazione industriale il proprio prodotto. Contestualmente, in Georgia si registra la comparsa della malattia sia in contesti residenziali sia all’interno di piantagioni commerciali. Gli esperti evidenziano come gli alberi privati o non gestiti rappresentino il principale vettore di diffusione dell’infezione verso gli agrumeti commerciali, compromettendo gli sforzi dei produttori per preservare i frutteti destinati sia al consumo fresco sia alla spremitura.

    Sul fronte scientifico, un recente studio condotto dai ricercatori dell’Università della Florida ha fornito per la prima volta un atlante microscopico dettagliato sul meccanismo di sviluppo dell’infezione all’interno della pianta. La ricerca rivela che il batterio responsabile dell’HLB danneggia in modo selettivo i tessuti fotosintetici, ostruendo il trasporto dei nutrienti nella corteccia, nelle foglie e nell’albedo dei frutti. Questo blocco causa un eccessivo accumulo di amido nella chioma e la progressiva degenarazione dei cloroplasti, mentre le radici subiscono un rapido deperimento per carenza di carbonio. La comprensione della sequenza biologica con cui la patologia intacca lo sviluppo delle arance rappresenta un passaggio fondamentale per mettere a punto nuove strategie di difesa a tutela della produzione globale di succo d’arancia.

  • Arance sudafricane: prezzi giù del 48% e più volumi al succo

    Arance sudafricane: prezzi giù del 48% e più volumi al succo

    Il settore sudafricano delle arance affronta una fase di forte pressione al culmine della stagione di commercializzazione, caratterizzata da un deciso calo dei prezzi globali e da riduzioni nelle stime di esportazione. Le condizioni favorevoli della stagione precedente avevano inizialmente incrementato l’offerta, ma la contrazione della domanda globale, appesantita da un decennio di prezzi al dettaglio elevati, sta ora trascinando al ribasso le quotazioni delle arance. I prezzi internazionali sono scesi ai livelli del 2022, toccando i 0,78 dollari al chilogrammo e registrando una flessione su base annua che raggiunge il 48,7%, riducendo drasticamente i margini di guadagno dei produttori.

    In questo contesto, l’Associazione dei coltivatori di agrumi dell’Africa meridionale ha rivisto al ribasso le stime totali per le spedizioni all’estero, influenzata da avversità meteorologiche come le recenti inondazioni nelle regioni del Capo Occidentale e Orientale. Per quanto riguarda le arance Navel, la previsione è stata ridotta di 4,6 milioni di cartoni rispetto alle stime iniziali, pur a fronte di frutti di dimensioni maggiori e con circa tre quarti del raccolto già confezionato. Le stime per le arance Valencia mostrano invece variazioni contenute: ad alte rese per ettaro nelle province settentrionali si contrappongono volumi inferiori al Sud. Una parte considerevole del raccolto di arance Valencia viene assorbita dagli stabilimenti per la trasformazione in succo d’arancia, con un picco di lavorazione previsto per le prossime settimane e una stagione che si preannuncia più lunga del solito.

    Oltre alla caduta dei prezzi e alle anomalie climatiche, la commercializzazione delle arance sudafricane deve fare i conti con gravi intoppi logistici e geopolitici. I volumi elevati della stagione mettono a dura prova la capacità dei porti locali, generando ritardi nello scalo di Durban. Al contempo, il conflitto in Medio Oriente e le tensioni nell’area del Mar Rosso creano ostacoli lungo le rotte marittime verso una destinazione che assorbe storicamente circa un quinto delle spedizioni. Per mantenere la propria competitività sui mercati chiave di Unione Europea e Stati Uniti, i produttori sudafricani si trovano costretti ad affrontare anche l’aumento dei costi dei fattori produttivi, dal carburante ai fertilizzanti, e la gestione delle problematiche legate alla reperibilità della manodopera.

  • Siccità e caldo record: a rischio il raccolto di arance in Cina

    Siccità e caldo record: a rischio il raccolto di arance in Cina

    Anche la regione cinese del Sichuan-Chongqing affronta da luglio una grave ondata di caldo con scarse precipitazioni e temperature oltre i 40°C, con un impatto diretto sulla coltivazione delle arance e sulla produzione di succo d’arancia. Il periodo estivo risulta cruciale per lo sviluppo dei frutti, ma il clima secco rallenta la crescita degli alberi e provoca una significativa caduta delle arance prima della maturazione, rendendo altamente probabile una contrazione del raccolto.

    L’impatto del caldo varia a seconda della tipologia di gestione dei frutteti. Le piccole piantagioni prive di impianti d’irrigazione fissi registrano le perdite maggiori, con una contrazione della resa stimata tra il 20% e il 30%. Al contrario, le strutture più ampie dotate di sistemi di irrigazione a goccia riescono a limitare i danni al 5-15%. Anche la resistenza delle singole varietà di arance influisce sull’esito della produzione, con i frutti a buccia più sottile maggiormente esposti ai danni solari rispetto alle varietà a buccia spessa.

    Oltre alla quantità, la preoccupazione principale riguarda il calo della qualità delle arance. L’esposizione prolungata al sole causa diffuse scottature sulla buccia, rendendo i frutti non idonei al mercato del fresco e destinandoli principalmente alle industrie di trasformazione per la produzione di succo d’arancia a prezzi contenuti. Nei frutteti non protetti la percentuale di arance danneggiate raggiunge il 30%, mentre la quota di frutti di prima scelta e di grandi dimensioni subisce una flessione fino al 22%. Un ulteriore elemento di rischio per il raccolto è rappresentato dalla spaccatura dei frutti, un fenomeno che potrebbe verificarsi in caso di piogge improvvise in autunno dopo la prolungata siccità estiva.

    Lo scenario attuale influenza direttamente le dinamiche commerciali previste per la fine dell’anno. La scarsità di arance di qualità elevata spingerà verso l’alto i prezzi della frutta fresca di prima scelta, con gli acquirenti pronti ad assicurarsi le forniture in anticipo. Diversamente, la grande disponibilità di arance di calibro ridotto o danneggiate dal sole aumenterà l’offerta destinata ai canali di trasformazione per il succo d’arancia, dove la forte presenza di materia prima di seconda scelta manterrà i prezzi a livelli contenuti, accentuando la spaccatura del mercato tra prodotto fresco di alta gamma e derivati industriali.

  • Agrumi brasiliani: produzione in calo ma prezzi a terra

    Agrumi brasiliani: produzione in calo ma prezzi a terra

    Il settore agrumicolo brasiliano affronta la stagione di raccolta 2026/27 in uno scenario di offerta ridotta, senza tuttavia margini per una significativa ripresa dei prezzi. La combinazione di un ciclo biennale negativo, condizioni meteorologiche sfavorevoli, scorte industriali elevate e una domanda internazionale più debole mantiene i prezzi delle arance su livelli bassi, mentre l’aumento dei costi di produzione pesa sui produttori.

    Il raccolto di arance per il 2026/27 nella fascia agrumicola di San Paolo e nel Triângulo/Sudoeste Mineiro è stimato a 255 milioni di casse, in calo rispetto ai 295 milioni della stagione precedente e al di sotto dei 300 milioni considerati adeguati dal mercato. Il calo, dovuto all’alternanza d’annata e a precipitazioni irregolari con alte temperature che hanno danneggiato la fioritura e l’allegagione, ha portato la produttività media a 697 casse per ettaro, con una flessione del 14%.

    Le esportazioni brasiliane di succo d’arancia mostrano un progresso limitato, nonostante oltre il 95% della produzione sia destinato all’estero. Le spedizioni sono cresciute solo del 3,7%, raggiungendo 805 mila tonnellate equivalenti di succo concentrato congelato (FCOJ) per 2,54 miliardi di dollari, a fronte di un aumento produttivo del 27% nell’annata precedente. La contrazione della domanda proviene soprattutto dall’Unione Europea, con un calo del 5,8% nelle consegne. Negli Stati Uniti, invece, le importazioni sono aumentate a causa della crisi produttiva in Florida, dove fattori climatici e patologie hanno ridotto la produzione a soli 13 milioni di casse.

    La ricostituzione delle scorte industriali di succo d’arancia concentrato congelato ha allentato la pressione di acquisto all’inizio della nuova stagione, frenando qualsiasi reazione al rialzo dei prezzi sul mercato spot. Il prezzo delle arance destinate all’industria ha subito un calo del 30% in un anno, scendendo a 30,57 R$ a cassa, mentre le quotazioni del succo alla Borsa di New York sono crollate del 40%. Nonostante la flessione della materia prima, il prezzo al dettaglio negli Stati Uniti è rimasto elevato, toccando i 4,87 dollari a lattina di concentrato, fattore che ha causato una contrazione dell’8,3% nei consumi americani di succo d’arancia. In questo contesto, il succo d’arancia non concentrato (NFC) continua ad acquistare quote di mercato, arrivando a rappresentare il 43% delle esportazioni brasiliane.

    I margini di profitto sono ulteriormente compressi dall’aumento dei costi per fertilizzanti, carburante e per i trattamenti fitosanitari necessari a contrastare il greening degli agrumi, una malattia batterica che nella sola stagione 2025/26 ha causato la perdita di quasi 50 milioni di casse di arance. Per sfuggire all’elevata incidenza dell’infezione, la coltivazione delle arance si sta progressivamente spostando verso nuove aree geografiche, sebbene le sfide fitosanitarie e i rischi legati alle anomalie climatiche rimangano elevati anche in vista delle future stagioni produttive.

  • Arance in Spagna: la morsa del ragnetto rosso

    Arance in Spagna: la morsa del ragnetto rosso

    L’organizzazione agricola La Unió ha richiesto ufficialmente al Ministero dell’Agricoltura spagnolo la predisposizione urgente di un piano statale per contrastare l’avanzata del ragnetto rosso, un parassita che sta mettendo a dura prova la tenuta delle coltivazioni di arance nell’area mediterranea. L’allarme riguarda la progressiva perdita di efficacia dei trattamenti tradizionali e il rapido aumento dei costi necessari per proteggere i frutti, elementi che rischiano di compromettere la redditività e la competitività dell’intero comparto.

    La presenza prolungata dell’acaro sugli alberi d’arancio provoca danni diretti all’apparato fogliare, riducendo la capacità fotosintetica delle piante, indebolendo la vegetazione e causando un marcato deprezzamento estetico e commerciale del prodotto. Per contenere l’infestazione, molte aziende agricole sono costrette a intensificare gli interventi fitosanitari, con spese specifiche per i trattamenti che in diversi casi superano i duemilasettecento euro per ettaro, aggiungendosi a un quadro generale di rincari delle materie prime già particolarmente gravoso.

    La criticità della situazione è accentuata dall’emergere di fenomeni di resistenza da parte del parassita ai pochi principi attivi rimasti disponibili, a seguito delle progressive restrizioni normative adottate a livello europeo. La grande capacità di adattamento biologico dell’acaro, unita alla carenza di molecole alternative, rende indispensabile il coordinamento di una strategia nazionale orientata alla ricerca di nuove soluzioni di controllo chimico e biologico.

    Tra le proposte avanzate per tutelare la produzione di arance figurano l’istituzione di una rete di monitoraggio della sensibilità delle popolazioni del parassita, la semplificazione delle procedure per l’autorizzazione di nuovi prodotti, il ricorso a deroghe eccezionali in assenza di opzioni efficaci e un maggiore impulso allo studio di acari predatori utili per la lotta naturale. Accanto a queste misure, viene sottolineata l’importanza di sostenere la formazione dei tecnici e di promuovere visite sul campo da parte delle autorità ministeriali, così da verificare direttamente l’entità dei danni e garantire la tenuta economica delle coltivazioni di arance.

  • Florida, la svolta delle arance: quasi 13 milioni di casse e segnali di ripresa

    Florida, la svolta delle arance: quasi 13 milioni di casse e segnali di ripresa

    La lotta contro la malattia del greening, la più grave minaccia per la coltura dell’arancio a livello globale, sta attraversando una fase decisiva che vede contrapposte le emergenze stagionali in America Latina e le innovative risposte scientifiche e produttive negli Stati Uniti e in Brasile.

    Con l’inizio della seconda metà dell’anno, gli aranceti entrano in un periodo estremamente delicato per la diffusione del batterio responsabile dell’inverdimento dei frutti. Tra luglio e ottobre si concentra infatti la gran parte della germinazione annuale delle piante d’arancio. Le piogge stagionali intensificano la formazione di giovani germogli che rappresentano il bersaglio ideale per la psilla, l’insetto vettore della patologia. Nelle prime settimane di luglio si registra regolarmente un netto incremento nella presenza dell’insetto, con catture nelle trappole di monitoraggio quasi triplicate rispetto alle medie annuali. Questa impennata della popolazione parassitaria impone un rafforzamento dei trattamenti fitosanitari negli aranceti, indispensabile per proteggere la vegetazione fino a quando le foglie non completano lo sviluppo e diventano meno recettive all’attacco.

    Parallelamente alla difesa immediata sul campo, la ricerca biotecnologica sta lavorando a soluzioni genetiche a lungo termine. A seguito della scoperta di specie di agrumi selvatici e non commerciali resistenti al greening, gli scienziati stanno cercando di trasferire tali meccanismi di difesa nelle varietà di arancio dolce destinate al mercato. Poiché il confronto diretto tra il genoma dell’arancio e quello delle specie resistenti è reso complesso da profonde differenze morfologiche, la strategia attuale si basa su incroci controllati. Analizzando le regioni del DNA associate alla resistenza, note come loci di tratti quantitativi, i ricercatori combinano la selezione vegetale classica con la genetica molecolare per guidare la prole. Attraverso successive generazioni di reincroci con specie progenitrici dell’arancio moderno, l’obiettivo è sviluppare nuove varietà commerciali di arance capaci di respingere il batterio mantenendo inalterate le qualità organolettiche e la resa agronomica.

    Sul fronte della produzione, segnali di concreto recupero arrivano dalla Florida, dove l’intero comparto delle arance mostra i primi e significativi segni di ripresa dopo anni di continuo calo produttivo. Nonostante le recenti difficoltà legate alle gelate e alla pressione delle malattie, le ultime stime indicano una produzione salita a quasi tredici milioni di casse di arance, segnando un’inversione di tendenza storica. Questo risultato è il frutto di ingenti investimenti nei programmi di reimpianto, di terapie più efficaci contro l’inverdimento e dell’ottimizzazione delle pratiche di gestione agronomica.

    A sostenere la ripresa del settore delle arance contribuisce anche la modernizzazione degli standard federali statunitensi relativi al succo d’arancia. L’aggiornamento dei requisiti minimi di grado Brix consente di utilizzare una quantità maggiore di arance locali nella trasformazione industriale, senza alterare il profilo gustativo percepito dal consumatore finale. La convergenza tra progressi scientifici, adeguamenti normativi e tenuta delle rese agricole sta fornendo al comparto delle arance le basi per superare la fase di pura sopravvivenza e pianificare un nuovo ciclo di crescita economica e produttiva.

  • Succo d’arancia sudafricano, crollo dei prezzi e scorte invendute

    Succo d’arancia sudafricano, crollo dei prezzi e scorte invendute

    Il settore delle arance sudafricane si trova ad affrontare una delle stagioni più complesse degli ultimi tempi, in cui l’abbondanza del raccolto si scontra con una profonda crisi della catena logistica e di trasformazione industriale. Nella provincia settentrionale di Limpopo, cuore pulsante della produzione agricola del paese, i coltivatori stanno vivendo una situazione paradossale: gli alberi sono carichi di frutti, ma il sistema commerciale non è in grado di assorbirli.

    La difficoltà principale si registra sul fronte della trasformazione. Le fabbriche di succo d’arancia del paese si trovano in uno stato di completo sovraccarico e saturazione dei serbatoi, con scorte accumulate sufficienti a coprire i prossimi diciotto mesi. Questa paralisi industriale impedisce agli impianti di ritirare la frutta fresca dai produttori locali, costringendo i centri di confezionamento a bloccare le attività o a smaltire i frutti in eccesso scavando buche nei terreni. Il crollo del valore del concentrato di succo da industria, precipitato a una frazione delle quotazioni di pochi anni fa, descrive chiaramente la portata del blocco.

    A complicare il quadro intervengono i pesanti ostacoli del trasporto marittimo e del contesto geopolitico. Le tensioni in Medio Oriente e le difficoltà logistiche globali hanno provocato una grave carenza di container refrigerati e una triplicazione dei costi di spedizione. I tempi di transito per i mercati esteri si sono allungati drasticamente, superando in molti casi i cinquanta giorni a causa dei frequenti trasbordi, mentre l’incertezza sui tassi di cambio e i rincari di fertilizzanti e carburante continuano a erodere i margini di guadagno degli agricoltori.

    Sui mercati internazionali, la presenza delle arance egiziane in Medio Oriente e la crescente autosufficienza della Cina stanno riducendo gli spazi di manovra storici per gli esportatori sudafricani. Di fronte al rischio concreto di una sovrapposizione tra la produzione dell’emisfero australe e i raccolti di quello settentrionale, le aziende agricole sono costrette a rivedere profondamente la propria strategia di distribuzione, puntando a contenere le spese aziendali e a individuare nei mercati del continente africano una soluzione alternativa per alleggerire la pressione sui canali tradizionali.

  • El Niño e arance peruviane: export giù del 43%

    El Niño e arance peruviane: export giù del 43%

    La stagione agrumicola del Perù si trova ad affrontare uno dei periodi più complessi e delicati degli ultimi anni, guidata dall’impatto distruttivo del fenomeno climatico noto come El Niño. I dati diffusi dall’associazione di categoria ProCitrus delineano un quadro di forte contrazione per la produzione e l’esportazione di arance, la cui flessione ha raggiunto il quarantatre per cento al termine delle prime ventisette settimane dell’anno.

    L’origine di questo significativo crollo risiede nelle alterazioni termiche e meteorologiche scatenate da El Niño. L’assenza delle tipiche escursioni termiche fredde e la presenza costante di temperature ben al di sopra della media stagionale hanno direttamente interferito con la fisiologia della pianta. Le alte temperature non compromettono la qualità interna del frutto, che mantiene livelli adeguati di zuccheri e succhi, né la dimensione complessiva della polpa, ma bloccano e ritardano la maturazione esterna della buccia, che stenta a virare verso il tipico colore arancione brillante.

    Questo ritardo cromatico pone i produttori di fronte a un dilemma di difficile gestione. Lasciare le arance più a lungo sugli alberi nell’attesa che la buccia raggiunga la colorazione ottimale innesca un naturale processo di senescenza del frutto. Una permanenza prolungata sul ramo riduce il livello di acidità e rischia di portare il prodotto a un deperimento precoce, esponendolo al rischio di diventare del tutto invendibile.

    Agli stravolgimenti climatici si sommano fattori di natura agronomica ed economica. L’andamento della produzione risente dell’effetto di un ciclo biologico a rotazione, che alterna naturalmente annate di altissima resa ad anni di scarico, oltre alla concorrenza di un mercato locale particolarmente favorevole che nella prima parte dell’anno ha assorbito grandi volumi di frutta prima ancora che potessero essere destinati alle rotte dell’esportazione.

    Sul fronte commerciale, le conseguenze di El Niño creano scenari ambivalenti. La concentrazione dei volumi di raccolta nelle settimane successive al ritardo iniziale non dovrebbe provocare un crollo improvviso dei prezzi, poiché la concorrenza di paesi vicini come il Cile, ancora fermo nelle spedizioni delle sue varietà tardive, rimane limitata. Allo stesso tempo, sui mercati asiatici, storicamente molto rigidi riguardo ai difetti estetici delle merci, i clienti stanno dimostrando di accettare anche le arance a buccia verdastra, spinti da una domanda elevata e dalla carenza di fornitori alternativi in questa precisa finestra temporale.

    Le inquietudini dei coltivatori e degli esperti si spingono tuttavia oltre il raccolto corrente, proiettandosi sulle stagioni future. L’instabilità termica legata a El Niño e la mancanza di ore di freddo rischiano di alterare l’intensità e i tempi della fioritura degli aranceti, minacciando le rese dei prossimi anni. Inoltre, l’incremento dell’umidità ambientale crea le condizioni ideali per la proliferazione di parassiti, quali acari e insetti, e per lo sviluppo di infezioni fungine, sottoponendo le coltivazioni a un forte stress fitosanitario.

  • Arance e irrigazione: come l’acqua influenza dimensioni e acidità

    Arance e irrigazione: come l’acqua influenza dimensioni e acidità

    La quantità d’acqua ricevuta dalle piante di agrumi durante le fasi decisive di accrescimento dei frutti si conferma un fattore determinante per le dimensioni e la qualità organolettica finale delle arance. Secondo una recente ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Horticulturae, la gestione dell’irrigazione gioca un ruolo cruciale nel bilanciare il livello di zuccheri e la componente acida all’interno della polpa, offrendo nuove indicazioni strategiche per le tecniche di coltivazione in campo e in serra.

    Dalle analisi condotte confrontando alberi regolarmente irrigati con esemplari sottoposti a stress idrico moderato o grave durante lo sviluppo del frutto, è emerso come la carenza d’acqua impatti in modo diretto sulla crescita. In presenza di una forte siccità, la produzione registra arance notevolmente più piccole e leggere. Diversamente, un deficit idrico di modesta entità mostra un impatto contenuto sulla pezzatura del frutto, pur apportando variazioni significative alla sua composizione interna.

    Sia lo stress idrico moderato sia quello grave determinano un incremento dei solidi solubili, ovvero della concentrazione zuccherina nelle arance. Tuttavia, la scarsità d’acqua provoca al contempo un innalzamento dei livelli di acidità, un fenomeno che si fa particolarmente marcato nei casi di siccità prolungata. Se da un lato un contenuto zuccherino più elevato può migliorare la dolcezza e il profilo aromatico del frutto, dall’altro un’acidità eccessiva rischia di compromettere la gradevolezza al palato e la commerciabilità del prodotto sul mercato del fresco. Un controllo dosato dell’irrigazione può quindi ottimizzare la qualità, mentre una grave carenza d’acqua riduce il valore complessivo del raccolto.

    L’indagine ha approfondito il fenomeno anche a livello molecolare, analizzando la risposta genetica delle piante allo stress ambientale. I dati indicano che la siccità altera la regolazione degli ormoni vegetali preposti alla divisione e all’espansione cellulare nei frutti, riducendone l’attivazione e limitando di conseguenza la crescita dimensionale delle arance. Parallelamente, la scarsità idrica stimola i geni coinvolti nella sintesi e nell’accumulo dell’acido citrico, spiegando la marcata acidità riscontrata nei frutti cresciuti in condizioni critiche.

    Per i produttori di arance l’indicazione tecnica appare netta: dosare l’apporto idrico in precisi momenti dello sviluppo del frutto può rappresentare uno strumento utile per calibrare il grado di dolcezza senza penalizzare la resa. La comprensione dei meccanismi genetici e fisiologici legati allo stress idrico apre inoltre la strada allo sviluppo di future varietà di arance capaci di mantenere standard qualitativi ed estetici elevati anche di fronte a periodi di siccità sempre più frequenti.

  • Florida, tornano a crescere le arance: raccolto a +6% rispetto ad aprile

    Florida, tornano a crescere le arance: raccolto a +6% rispetto ad aprile

    Il settore agrumicolo statunitense chiude la stagione 2025-26 con una spinta positiva concentrata interamente sulla produzione di arance. Secondo le stime definitive diffuse dal Servizio nazionale di statistica agricola del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA NASS), i volumi finali di arance hanno superato le proiezioni diffuse nello scorso mese di aprile, confermando un trend di ripresa in tutti i principali stati produttori del Paese.

    In Florida, la stima finale per il raccolto di arance ha raggiunto i 12,92 milioni di casse, segnando un incremento del 6% rispetto ai 12,2 milioni preventivati in primavera. Il dato complessivo include 4,77 milioni di casse di varietà non Valencia e 8,15 milioni di casse di arance Valencia. La crescita riflette un generale miglioramento della salute degli alberi e della qualità dei frutti registrato lungo tutto l’arco della stagione, consentendo alle coltivazioni locali di superare le difficoltà derivanti dalle passate gelate storiche.

    Il quadro positivo per le arance trova conferma anche negli altri centri di produzione americani. La California, leader nazionale per volumi, ha registrato un rialzo della stima finale a 49,5 milioni di casse, rispetto ai 48,5 milioni ipotizzati ad aprile. Contestualmente, anche il Texas ha mostrato un incremento significativo, con una stima definitiva salita a 1,09 milioni di casse contro le 910.000 previste nella precedente rilevazione.