Nonostante le previsioni indichino un raccolto record in Brasile per il ciclo 2026/27, il mercato internazionale del caffè resta in una fase di estrema cautela. Gli analisti avvertono che l’aumento della produzione non si tradurrà automaticamente in un calo immediato dei prezzi alla Borsa di New York, che nel 2025 hanno registrato un incremento dell’11%, toccando picchi storici di oltre 4,38 dollari per libbra.
Le stime attuali prevedono che il Brasile possa superare la soglia dei 70 milioni di sacchi. Se confermato, questo volume sarebbe fondamentale per interrompere un deficit globale che dura da quattro anni. Tuttavia, gli esperti sottolineano che il mercato ha già assorbito gran parte dell’ottimismo legato alla produzione e che, essendo il caffè una coltura altamente imprevedibile, non c’è ancora spazio per manovre ribassiste durature.
La possibilità di un inversione di tendenza dipenderà da diversi fattori concomitanti. Oltre alla ripresa brasiliana, si osserva una maggiore produzione in Vietnam, mentre sul fronte dei consumi pesano l’inflazione elevata negli Stati Uniti e la resistenza degli acquirenti di fronte ai prezzi ancora alti. Questi elementi potrebbero generare un piccolo surplus globale per il biennio 2026/27, offrendo finalmente un po’ di sollievo alle scorte mondiali.
Un ruolo cruciale sarà giocato dalla varietà Arabica: un raccolto vicino ai 49 milioni di sacchi favorirebbe il recupero delle riserve, ma ogni eventuale problema durante la fase di maturazione dei chicchi potrebbe far slittare questo processo. Al momento, molti produttori stanno ancora frenando le vendite in attesa di maggiore chiarezza. Per vedere un calo concreto dei prezzi, occorrerà attendere il picco della raccolta brasiliana previsto per il prossimo luglio, quando la reale entità dell’offerta sarà confermata dai fatti.


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