Categoria: Caffè

  • Etiopia, il caffè traina l’economia e guarda ai mercati internazionali

    Etiopia, il caffè traina l’economia e guarda ai mercati internazionali

    L’Etiopia intensifica gli sforzi per affermarsi come leader globale nel settore del caffè. Nel corso della cerimonia annuale dell’Ethiopian Coffee and Tea Authority, organizzata al Science Museum di Addis Abeba, sono stati illustrati i risultati raggiunti e le strategie per il futuro.

    Secondo i dati ufficiali, nel bilancio 2017 del calendario etiope (2024/25), il Paese ha esportato un volume record di 470.000 tonnellate di caffè, generando entrate per 2,65 miliardi di dollari. Le previsioni per il 2025/26 puntano a 600.000 tonnellate di esportazioni e a superare i 3 miliardi di dollari di ricavi.

    La strategia di crescita basata sull’“eredità verde” ha contribuito a trasformare il settore, migliorando le condizioni di vita di milioni di agricoltori. La collaborazione lungo tutta la catena del valore ha permesso a molti produttori di accedere a mercati più redditizi e di sviluppare nuove competenze imprenditoriali.

    Le autorità sottolineano l’importanza di migliorare gli standard qualitativi, aumentare la trasformazione locale dei prodotti e rafforzare la competitività internazionale del caffè etiope. Il governo intende continuare a sostenere il settore attraverso innovazione, ricerca e ampliamento della presenza nei mercati globali.

    Il caffè resta uno dei principali generatori di valuta estera per il Paese: quasi un terzo delle esportazioni complessive provengono proprio dal caffè. Tali risultati sono il frutto delle riforme del governo e della collaborazione con partner del settore, e rappresentano un incentivo per consolidare il ruolo dell’Etiopia come protagonista nel commercio mondiale di caffè.

  • Co-fermentati e innovazione: la Colombia riscrive le regole del caffè

    Co-fermentati e innovazione: la Colombia riscrive le regole del caffè

    Negli ultimi anni la Colombia ha rivoluzionato la sua identità di produttore di caffè. Tradizionalmente conosciuta per i suoi caffè lavati (o “mild”, come sono conosciuti dai commercianti), caratterizzati da tazze pulite e bilanciate, il Paese ha cominciato a sperimentare con co-fermentazioni, infusi e lotti innovativi che hanno conquistato premi internazionali e ridefinito il concetto stesso di qualità. Questo cambiamento nasce dalla necessità economica e dall’evoluzione della domanda globale: i tradizionali caffè lavati, pur restando centrali nelle esportazioni, non sempre coprono i costi di produzione, mentre i consumatori di tutto il mondo cercano esperienze sensoriali più intense e originali.

    Le tecniche sperimentali, come l’uso di lieviti controllati, fermentazioni sequenziali e aggiunte di frutta, hanno permesso ai produttori di valorizzare il terroir e differenziare i propri prodotti, aumentando i margini di guadagno e creando nuove opportunità commerciali. Questo processo ha coinvolto soprattutto le nuove generazioni di coltivatori, più inclini a rompere con l’ortodossia, digitalmente connessi e desiderosi di esplorare la scienza dietro la fermentazione. La Colombia, grazie a una rete di oltre mezzo milione di piccoli agricoltori e a un sistema di divulgazione agricola tra i più sviluppati al mondo, è diventata un vero laboratorio per la sperimentazione del caffè.

    L’innovazione ha comportato anche un cambiamento istituzionale. La Federación Nacional de Cafeteros ha aggiornato linee guida e classificazioni di qualità, riconoscendo ufficialmente le nuove lavorazioni e sostenendo la diversificazione dei profili aromatici. Allo stesso tempo, la tradizione dei caffè lavati rimane solida, garantendo stabilità e identità storica al settore.

    Questo modello sta esercitando un’influenza globale: se la Colombia è riuscita a trasformare il proprio approccio senza perdere la reputazione di qualità, altri Paesi produttori potrebbero essere incoraggiati a seguire la stessa strada. L’espansione dei mercati asiatici e mediorientali, interessati a profili aromatici distintivi, ha aumentato la domanda di caffè sperimentali, dimostrando che innovazione e tradizione possono convivere, offrendo nuove opportunità ai coltivatori e ai consumatori.

    La Colombia ha così riscritto le regole del caffè, trasformando prodotti un tempo considerati difettosi in esperienze di alto valore e segnando un punto di svolta per l’intera industria globale. La sua evoluzione mostra che l’innovazione non minaccia la tradizione, ma ne amplia le possibilità e garantisce un futuro sostenibile per i produttori e per il mercato internazionale.

  • Prezzi record per il caffè in Brasile: quasi +80% in due anni

    Prezzi record per il caffè in Brasile: quasi +80% in due anni

    Negli ultimi due anni il caffè è diventato sempre più costoso in Brasile, con aumenti che si sono riflessi fino alla tazzina del consumatore. Questo rialzo è stato determinato da una combinazione di fattori: problemi meteorologici nei principali Paesi produttori, calo dell’offerta sul mercato interno, forte crescita delle esportazioni e svalutazione del real rispetto al dollaro. Nel caso del caffè macinato, l’aumento dei prezzi ha raggiunto quasi il 76%, mentre il caffè solubile e l’espresso hanno registrato incrementi rispettivamente del 22,66% e del 16,70% nello stesso periodo.

    Il fenomeno si distingue nettamente dai risultati del 2023, quando il caffè macinato aveva subito un calo di oltre il 9%, a fronte di aumenti del 13,51% e del 50,24% nel 2022 e nel 2021. Complessivamente, l’aumento cumulato del caffè macinato negli ultimi due anni sfiora l’80% una cifra significativa che spinge circa un quarto dei brasiliani a ridurre il consumo.

    Le cause del rialzo dei prezzi si trovano principalmente nei campi. Nel 2024 il Brasile ha dovuto affrontare gravi problemi ai raccolti a causa delle condizioni meteorologiche: la combinazione di siccità e temperature superiori alla media nel terzo trimestre ha danneggiato la fioritura, fase essenziale per il potenziale produttivo delle colture. Di conseguenza, le piantagioni hanno prodotto meno frutti e molti chicchi si sono sviluppati con difetti, riducendo la qualità e l’offerta sul mercato.

  • Brasile: piogge favorevoli alimentano ottimismo sul caffè 2026/27

    Brasile: piogge favorevoli alimentano ottimismo sul caffè 2026/27

    Le abbondanti precipitazioni registrate nelle principali regioni produttrici di caffè Arabica e Robusta stanno alimentando fiducia tra coltivatori e operatori del mercato. Secondo il Center for Advanced Studies in Applied Economics (Cepea), l’acqua caduta nelle ultime settimane favorisce lo stato vegetativo delle piante e il potenziale produttivo del nuovo raccolto 2026/27, nonostante qualche giorno di piogge scarse a novembre.

    Il nord dell’Espirito Santo, cuore della coltivazione del caffè Robusta, ha visto piogge più abbondanti della media stagionale. Situazione simile nelle zone arabica di Minas Gerais e San Paolo, dove le precipitazioni hanno contribuito a migliorare le condizioni delle colture rispetto agli anni precedenti. Climatempo prevede che anche nella settimana dal 15 al 21 dicembre continueranno rovesci frequenti, con temperature medie comprese tra 19 °C e 33 °C: condizioni ottimali per sostenere la fioritura e l’allegagione dei frutti.

    I dati della National Supply Company (Conab) indicano che la produzione del raccolto 2025/26 ha raggiunto 56,5 milioni di sacchi, segnando un aumento del 4,3% rispetto al 2024 e del 2,5% rispetto al 2023, ma restando sotto i livelli necessari per riportare le scorte a valori confortevoli. Le stime per la stagione 2026/27 saranno pubblicate a gennaio.

    Gli esperti Cepea sottolineano che, oltre al ciclo biennale della pianta, le condizioni meteorologiche rivestono un ruolo cruciale. L’attuale combinazione di piogge regolari e temperature miti rafforza le aspettative positive tra gli operatori del settore, che guardano con fiducia alla nuova annata.

  • Le esportazioni di caffè brasiliano in calo del 21,7% dall’inizio della stagione caffeicola

    Le esportazioni di caffè brasiliano in calo del 21,7% dall’inizio della stagione caffeicola

    Il Brasile registra un calo nelle esportazioni di caffè, ma i ricavi in valuta estera continuano a crescere, grazie a prezzi più elevati. Secondo l’ultimo rapporto del Consiglio brasiliano degli esportatori di caffè (Cecafé), a novembre 2025 il Paese ha esportato 3,582 milioni di sacchi da 60 kg, con una diminuzione del 26,7% rispetto ai 4,889 milioni dello stesso mese del 2024. Nonostante la riduzione dei volumi, le entrate sono aumentate dell’8,9%, passando da 1,409 a 1,535 miliardi di dollari.

    Nei primi cinque mesi della campagna 2025/26, il Brasile ha esportato 17,435 milioni di sacchi, generando un fatturato di 6,723 miliardi di dollari, con un calo del 21,7% in volume ma un aumento dell’11,6% nei ricavi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per l’intero anno solare 2025, le esportazioni hanno raggiunto 36,868 milioni di sacchi, in calo del 21% rispetto ai primi 11 mesi del 2024, mentre i ricavi sono cresciuti del 25,3%, arrivando a 14,253 miliardi di dollari.

    Il calo dei volumi è stato attribuito a numerosi fattori, tra cui la minore disponibilità di prodotto dopo il record del 2024, i dazi imposti dagli Stati Uniti tra agosto e novembre sulle importazioni di caffè brasiliano e le difficoltà logistiche dovute a infrastrutture portuali obsolete. Durante il periodo dei dazi, le esportazioni verso gli Stati Uniti sono scese del 54,9%, da 2,917 milioni di sacchi a 1,315 milioni.

    I porti brasiliani, in particolare quello di Santos, principale punto di accesso per le esportazioni, continuano a registrare gravi ritardi. Nel solo ottobre 2025, i ritardi e i problemi logistici hanno comportato la mancata spedizione di oltre 2.000 container, equivalenti a circa 682.000 sacchi di caffè, con perdite stimate in milioni di reais. A Santos, il 73% delle navi ha subito ritardi o modifiche agli scali, con tempi di attesa fino a 61 giorni.

    Nonostante il calo verso gli Stati Uniti, il Paese rimane il principale importatore del caffè brasiliano nel 2025, seguito da Germania, Italia, Giappone e Belgio. L’Arabica continua a rappresentare la quota più consistente delle esportazioni, con 29,63 milioni di sacchi, pari all’80,4% del totale, mentre le varietà canephora (Robusta e Conilon) e il caffè solubile rappresentano rispettivamente il 10,2% e il 9,3%.

    I caffè differenziati, con certificazioni di qualità o pratiche sostenibili, rappresentano quasi il 20% delle esportazioni totali e hanno generato ricavi pari a 3,122 miliardi di dollari, in crescita del 42,9% rispetto allo stesso periodo del 2024. Gli Stati Uniti restano il principale mercato di questi prodotti, seguiti da Germania, Belgio, Paesi Bassi e Italia.

    Nonostante le difficoltà logistiche, il porto di Santos rimane il principale snodo per le esportazioni di caffè brasiliano, con quasi l’80% del volume totale spedito nel 2025, seguito da Rio de Janeiro e Paranaguá.

  • Caffè in crescita: l’Indonesia diventa un gigante anche tra i consumatori

    Caffè in crescita: l’Indonesia diventa un gigante anche tra i consumatori

    L’Indonesia, storicamente uno dei principali produttori di caffè al mondo, sta vivendo una rapida trasformazione anche come consumatore. Il consumo interno, passato da 4,45 milioni di sacchi nel 2020/2021 a 4,8 milioni di sacchi nel 2025 (circa 288.000 tonnellate), colloca il Paese al quinto posto globale, dietro a Unione Europea, Stati Uniti, Brasile e Giappone. Con una crescita annua di circa il 5%, il mercato indonesiano si conferma il più dinamico dell’Asia e potrebbe presto superare il Giappone.

    La diffusione del caffè tra i giovani e nelle classi medie è stata determinante. Dopo la seconda ondata di catene internazionali come Starbucks e l’espansione di caffetterie specializzate negli anni 2010, la popolarità del caffè freddo dolce “es kopi susu” ha ampliato il consumo verso fasce di popolazione più ampie. Il trend è stato accelerato dalla pandemia, che ha favorito l’asporto e le vendite online, triplicando il consumo pre-Covid.

    Il mercato interno indonesiano è ora caratterizzato da un’offerta diversificata: dai bar della terza ondata a catene locali come Kopi Kenangan e Janji Jiwa, fino a prodotti ready-to-drink venduti in minimarket e chioschi. Le nuove generazioni, in particolare la Generazione Z, considerano il consumo di caffè parte integrante dello stile di vita quotidiano.

    Il settore industriale ha seguito il passo: le importazioni di Arabica brasiliano e Robusta vietnamita sono cresciute, mentre la produzione nazionale rimane in gran parte nelle mani di piccoli coltivatori. Circa il 70% delle piantagioni necessita di ristrutturazione per aumentare i rendimenti, ma la crescita della domanda interna ha incentivato torrefattori e operatori a investire in nuove tecniche di lavorazione e formazione dei produttori locali.

    Oggi l’Indonesia rappresenta un modello a doppio mercato: esporta oltre la metà della produzione, principalmente Robusta, generando circa 1,5 miliardi di dollari dalle vendite estere, mentre l’altro segmento sostiene una domanda interna sempre più sofisticata. La combinazione di popolazione numerosa, aumento dei redditi e innovazione nel settore ha creato un mercato interno resiliente, che integra produzione locale e importazioni per soddisfare le diverse esigenze.

    L’esperienza indonesiana offre spunti importanti per altri Paesi produttori: la crescita dei consumi interni non dipende esclusivamente dai bar di fascia alta, ma da prodotti accessibili, formati innovativi e marchi locali in grado di adattarsi ai gusti nazionali. Allo stesso tempo, rimane cruciale il sostegno istituzionale per migliorare la produzione, la qualità e la filiera, garantendo che i benefici economici raggiungano anche i piccoli coltivatori.

    Con oltre 19 milioni di persone coinvolte nella filiera e un consumo pro capite che ha superato 1 chilogrammo all’anno, l’Indonesia dimostra che un mercato interno forte può coesistere con l’export, rafforzando la posizione del Paese nel panorama globale del caffè.

  • Caffè tra vulnerabilità e crescita dei mercati asiatici

    Caffè tra vulnerabilità e crescita dei mercati asiatici

    Il mercato globale del caffè sta attraversando una fase di stabilizzazione nel 2025, dopo due anni caratterizzati da perturbazioni meteorologiche e aumenti record dei prezzi. Nonostante una graduale ripresa della produzione, i livelli di prezzo rimangono elevati, riflettendo la limitata offerta, le sfide legate ai cambiamenti climatici, l’aumento dei costi di produzione e la crescente attenzione alla trasparenza lungo tutta la filiera.

    La domanda globale continua a crescere, spinta dalla premiumizzazione e dall’espansione dei consumi in Asia. Si prevede che nel 2025/2026 il consumo mondiale supererà i 169 milioni di sacchi, con una forte richiesta di Arabica di alta qualità nei segmenti specialty e premium, mentre la Robusta guadagna terreno nei mercati industriali. La segmentazione del mercato si approfondisce: i consumatori cercano caffè monorigine, varietà particolari e trattamenti sperimentali, mentre le miscele industriali si orientano sempre più verso la Robusta per contenere i costi.

    Le diverse regioni di produzione mostrano dinamiche differenti. L’America Latina, principale produttrice di Arabica, deve affrontare problemi strutturali e climatici, mentre investimenti in caffè specialty e micro-lotti cercano di valorizzare le esportazioni verso i mercati sviluppati. In Africa, Etiopia e Kenya mantengono la leadership nel segmento premium, mentre altri Paesi rafforzano la produzione di Robusta. L’Asia, in particolare Vietnam e Indonesia, amplia la superficie coltivata di Robusta, ma anche l’Arabica registra progressi in alcuni Paesi come Laos e Filippine, dove le pratiche agroforestali migliorano qualità e sostenibilità. Europa e Nord America, principali mercati di consumo, continuano a richiedere elevati standard di tracciabilità, certificazione e qualità, con una domanda crescente di caffè monorigine e specialty.

    Guardando al 2026, si prevede una moderata ripresa della produzione globale, stimata intorno al 2,5%, che non sarà sufficiente a soddisfare pienamente la domanda crescente. I prezzi potrebbero correggersi, ma difficilmente torneranno ai livelli pre-crisi. La Robusta continuerà a consolidare la propria quota nei segmenti industriali, mentre l’Arabica rimane centrale per i mercati premium. Parallelamente, la trasparenza lungo tutta la filiera diventerà uno standard diffuso, con investimenti crescenti nella lavorazione locale e nello sviluppo di marchi nazionali.

    Il settore sta inoltre entrando in una fase di vulnerabilità strutturale: il calo del potenziale produttivo nelle regioni tradizionali e la sensibilità agli eventi climatici a lungo termine rendono il mercato del caffè più suscettibile a shock improvvisi. Il futuro dipenderà dalla capacità del settore di adattarsi, introducendo varietà più resistenti, spostando la produzione in zone più favorevoli e investendo in sistemi di coltivazione sostenibili e resilienti.

  • Cina e caffè: un mercato emergente da milioni di tazze

    Cina e caffè: un mercato emergente da milioni di tazze

    La Cina sta rapidamente diventando uno dei mercati più interessanti al mondo per il caffè, con una crescita dei consumi interna stimata in oltre il 15% annuo e un’espansione complessiva del 150% nell’ultimo decennio. Secondo il dipartimento statunitense dell’agricoltura (USDA), il consumo interno supera oggi i 6 milioni di sacchi, contro poco più di 2 milioni all’inizio del 2010, mentre l’Organizzazione Internazionale del Caffè (ICO) stimava due anni fa circa 3 milioni di sacchi.

    Nonostante i consumi pro capite rimangano ancora bassi – circa 150 grammi all’anno per abitante contro 1,36 kg a livello globale – la diffusione del caffè nelle città di prima fascia è ormai consolidata: nelle metropoli come Shanghai, Pechino e Shenzhen circa il 75% della popolazione beve caffè più di una volta alla settimana. Nelle città di seconda e terza fascia la penetrazione scende progressivamente, riflettendo stili di vita e tradizioni ancora differenziati.

    Secondo Mintel, nel 2024 il consumo annuo pro capite cinese ha raggiunto 22,24 tazze, rispetto alle meno di 10 tazze nel 2016. Parallelamente, il valore complessivo dell’industria del caffè nel Paese è salito a 300 miliardi di yuan, pari a circa 36,6 miliardi di euro. La crescita non è più guidata solo dai giovani delle grandi città, ma coinvolge fasce di età più ampie, dai quarantenni agli ultrasessantenni, sempre più aperti alle novità.

    Il mercato cinese si distingue per caratteristiche peculiari: gli acquirenti privilegiano origini e profili aromatici che rispondono ai gusti locali, come note fruttate di mango, fragola e pesca o leggere note di tè verde. La tostatura è generalmente molto leggera e la domanda è divisa tra caffè speciali di alta gamma e prodotti commerciali a prezzo competitivo.

    A trainare la crescita sono sia le importazioni sia la produzione locale. Lo Yunnan, principale area di coltivazione cinese, ha esportato 32.500 tonnellate nel 2024, con un incremento del 358% rispetto all’anno precedente. Allo stesso tempo, la politica di zero dazi sull’importazione di caffè da 53 paesi africani e l’apertura commerciale verso Brasile ed Etiopia hanno reso la Cina un mercato accessibile e competitivo per i produttori stranieri. In particolare, le esportazioni di caffè brasiliano verso la Cina nel 2023-24 sono cresciute del 186,1%, mentre l’Etiopia ha fornito oltre 34.000 tonnellate di caffè per un valore di 218 milioni di dollari.

    Il boom cinese non riguarda solo la distribuzione: piattaforme digitali come Tmall e JD.com permettono a migliaia di micro-torrefazioni di vendere direttamente ai consumatori, mentre gli influencer giocano un ruolo chiave nella diffusione dei prodotti. Le aziende straniere che intendono inserirsi nel mercato devono puntare su relazioni solide, conoscenza approfondita dei gusti locali e strategie adattabili.

    Tuttavia, la Cina rappresenta ancora una nicchia in termini globali: il consumo medio pro capite resta basso, e le città di fascia inferiore mostrano una penetrazione ancora limitata. Ciò nonostante, le opportunità sono enormi per i paesi produttori e i commercianti di caffè verde, che possono sfruttare la domanda crescente di varietà di alta qualità e la rapida espansione delle infrastrutture di importazione e lavorazione.

  • Mercato del caffè in Italia: consumi, costi e trend 2025

    Mercato del caffè in Italia: consumi, costi e trend 2025

    Si è conclusa il 28 novembre scorso l’assemblea annuale del Comitato italiano del caffè di Unione Italiana Food, ospitata a Firenze nella suggestiva cornice di Palazzo Pucci. L’incontro ha riunito le principali aziende del settore per analizzare trend di mercato, questioni regolatorie e strategie di sostenibilità.

    Tra i temi centrali discussi figurano il nuovo Regolamento imballaggi (PPWR), il Regolamento europeo sulla deforestazione (EUDR), recentemente rinviato a fine 2026, le norme su contaminanti e pesticidi, le dinamiche dei prezzi delle materie prime e le linee guida europee in tema di sostenibilità. L’assemblea ha rappresentato un momento strategico per confrontarsi sui principali dossier che interessano l’industria, dalle normative europee e internazionali alle sfide logistiche e climatiche.

    Il Comitato italiano del caffè riunisce oltre 65 aziende, pari a circa l’80% del mercato nazionale, tra grandi marchi e piccole e medie imprese radicate nei territori, garantendo rappresentanza nei rapporti con istituzioni italiane ed europee e con la Federazione Europea del Caffè. Nonostante la diversità di dimensioni, le imprese condividono competenze e progetti comuni su temi strategici, tutelando al contempo le proprie identità.

    Secondo le elaborazioni di Unione Italiana Food su dati Istat e NielsenIQ, l’Italia nel 2024 ha prodotto oltre 430 mila tonnellate di caffè tostato e solubile, confermandosi secondo Paese produttore di caffè tostato in Europa e quinto per il caffè solubile. Le circa 1.000 torrefazioni italiane hanno generato un fatturato di 5 miliardi di euro, con un consumo pro capite di 4,8 kg annui, equivalenti a 792 tazzine a persona. Il consumo domestico rappresenta il 72% del totale, mentre il restante 28% riguarda il fuori casa.

    Nel mercato italiano cresce il segmento mono-porzionato, che passa dal 20,6% del 2023 al 24% nel 2024, mentre il caffè macinato scende al 64% del volume totale. Seguono il caffè in grani (8%) e quello solubile (4%).

    Sul fronte commerciale, l’Italia ha importato circa 655 mila tonnellate di caffè nel 2024, perlopiù da Brasile e Vietnam, con un terzo di Robusta e due terzi di Arabica. Le esportazioni hanno raggiunto 300 mila tonnellate, di cui 5,7 mila tonnellate di caffè solubile. Le principali destinazioni per il caffè tostato sono Germania, Francia e Polonia, mentre per il solubile Francia, Filippine e Bulgaria.

    L’assemblea ha anche aggiornato i dati sui prezzi e le prospettive future: il settore sta affrontando una combinazione di fattori critici, tra cui cali di produzione nei principali Paesi esportatori, speculazione sui mercati internazionali, difficoltà logistiche come la congestione del canale di Suez e l’incertezza normativa legata al Green Deal europeo. Questi fattori hanno provocato aumenti record dei prezzi sia per l’Arabica che per la Robusta, con conseguente aumento dei costi di approvvigionamento e riduzione dei margini.

    L’Assemblea ha sottolineato l’impegno delle imprese italiane nel garantire continuità e qualità, nonostante il contesto complesso, e ha evidenziato la necessità di monitorare attentamente il mercato internazionale per adattare strategie produttive e commerciali.

  • Caffè, il Vietnam resta un gigante globale

    Caffè, il Vietnam resta un gigante globale

    Il Vietnam continua a consolidarsi come potenza mondiale del caffè, trasformando una coltura introdotta nel 1857 in uno dei pilastri della sua economia agricola contemporanea. Dalle regioni specializzate degli Altipiani Centrali arrivano oggi rese tra le più alte al mondo: circa 3 tonnellate di chicchi per ettaro, un dato che supera di gran lunga la media globale di 0,9 t/ha.

    Questa efficienza non è frutto del caso. Negli ultimi decenni il Paese ha investito in una filiera altamente organizzata, tecnologie moderne, certificazioni internazionali e un esteso programma di reimpianto che ha già interessato oltre 200.000 ettari. Progetti come VNSAT, sostenuti dalla Banca Mondiale, hanno permesso di elevare qualità, sostenibilità e capacità produttiva, sviluppando segmenti a valore aggiunto come il caffè speciale e il cosiddetto “caffè paesaggistico”, coltivato sotto alberi da ombra per ridurre l’erosione e trattenere carbonio.

    I risultati economici parlano chiaro: nei primi nove mesi del 2025 le esportazioni hanno toccato 7,2 miliardi di dollari, con una previsione di 9 miliardi entro fine anno. Numeri che superano di gran lunga gli obiettivi fissati dal settore appena un decennio fa.

    Non sono mancate difficoltà tecniche — dall’alto tasso di mortalità delle giovani piante ai parassiti — ma la ricerca agronomica nazionale ha introdotto protocolli più efficaci di gestione del suolo, oltre a rotazioni e consociazioni con colture come avocado, peperone e durian, oggi tra le più redditizie del Paese.

    Le recenti alluvioni che hanno colpito parte del Sud-Est asiatico hanno causato ritardi e danni localizzati, ma senza intaccare la traiettoria complessiva del comparto. La resilienza delle piantagioni vietnamite, rafforzata da anni di investimenti in tecniche sostenibili, ha limitato gli impatti e confermato la centralità del Paese nella mappa globale del caffè.

    In un mondo in cui la crisi climatica rende sempre più fragile la produzione agricola, il caso vietnamita mostra come innovazione, pianificazione e cooperazione internazionale possano trasformare una coltura tradizionale in un motore di sviluppo economico e ambientale.