La produzione globale di caffè è proiettata verso un record storico nella stagione 2026/27. Secondo il recente report semestrale del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA), il raccolto mondiale registrerà un incremento di 10,8 milioni di sacchi da 60 chilogrammi, raggiungendo la quota record di 189,7 milioni di sacchi. Questo picco di offerta globale è guidato principalmente dalle eccezionali performance produttive di Brasile, Etiopia, Uganda e Vietnam, le cui metriche riescono a compensare ampiamente i cali di produzione riscontrati in India e Indonesia. Come diretta conseguenza dell’incremento delle disponibilità globali negli ultimi mesi, le quotazioni del caffè hanno mostrato una flessione del 25%, misurata dall’indice dei prezzi compositi dell’International Coffee Organization.
Il motore principale della ripresa globale è rappresentato dal Brasile, che da solo copre quasi il 40% della produzione mondiale. Il raccolto combinato brasiliano di arabica e robusta è stimato in crescita di 8,9 milioni di sacchi, per un totale record di 71,9 milioni. La spinta decisiva arriva dalla varietà arabica, il cui output è previsto in balzo di 9,5 milioni di sacchi, toccando quota 47,5 milioni. Questo risultato mette fine a un quinquennio di sotto-performance della produzione brasiliana causato da condizioni meteorologiche avverse, tra cui siccità, gelate e temperature estreme che avevano ridotto drasticamente i volumi. Le precipitazioni puntuali arrivate tra settembre e ottobre nelle fasi di fioritura hanno garantito uno sviluppo ottimale dei frutti, portando le rese della regione del Minas Gerais — dove si coltiva oltre il 70% dell’arabica nazionale — a livelli vicini ai massimi storici. Per quanto riguarda la robusta brasiliana, dopo il record dello scorso anno si attende una lieve contrazione di 600 mila sacchi, scendendo a 24,4 milioni a causa di temperature più rigide ed elevate piogge nello stato di Espírito Santo. L’ampia disponibilità interna consentirà al Brasile di spingere le proprie esportazioni di chicchi al record di 45,0 milioni di sacchi.
Sul fronte asiatico e africane, diverse nazioni registrano traguardi produttivi rilevanti. Il Vietnam prevede un raccolto record di 32,5 milioni di sacchi, sostenuto dall’espansione delle superfici coltivate e dai maggiori investimenti dei coltivatori in fertilizzanti, resi possibili dalle recenti quotazioni elevate. In Africa, l’Etiopia tocca quota 12,1 milioni di sacchi grazie al rinnovo di oltre la metà delle aree coltivate con varietà a più alta resa negli ultimi quattro anni, mentre l’Uganda sale a 7,16 milioni di sacchi. Di contro, l’Indonesia subisce una flessione di 1,0 milione di sacchi, fermandosi a 11,4 milioni totali a causa delle precipitazioni eccessive che hanno compromesso la fioritura della robusta nelle aree pianeggianti di Giava e Sumatra meridionale.
La crescita dei volumi produttivi si riflette direttamente sul commercio e sui consumi mondiali. Le esportazioni globali di chicchi di caffè aumenteranno di 11,9 milioni di sacchi, arrivando al picco storico di 131,4 milioni. Contestualmente, i consumi mondiali toccheranno il livello record di 179,7 milioni di sacchi, guidati dall’aumento della domanda nell’Unione Europea, stimata a 42,5 milioni di sacchi, e negli Stati Uniti, previsti a 26,95 milioni. Questo deciso incremento dell’offerta globale permetterà anche un secondo anno consecutivo di ricostituzione delle scorte finali mondiali, che saliranno a 26,3 milioni di sacchi, pur rimanendo ancora al di sotto delle medie storiche di lungo periodo dopo i prelievi massicci degli anni precedenti.


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