È arrivato il giorno della verità per la filiera del caffè negli Stati Uniti. Oggi, mercoledì 15 luglio 2026, scade il termine legale entro cui l’Ufficio del Rappresentante del Commercio degli Stati Uniti (USTR) dovrà annunciare la decisione finale sulle sanzioni commerciali contro il Brasile ai sensi della Sezione 301. Mentre l’amministrazione Trump e il governo di Brasilia portano avanti negoziati serratissimi dell’ultimo minuto, l’intera industria del caffè americano si mobilita per scongiurare una nuova ondata tariffaria che minaccia di colpire duramente aziende e consumatori.
L’appello guidato dalla National Coffee Association (NCA) non è solo una richiesta di clemenza, ma la difesa di una filiera vitale per l’economia nazionale. Secondo i dati presentati dal presidente della NCA, William Murray, il comparto del caffè sostiene l’economia statunitense generando oltre 343 miliardi di dollari e garantendo oltre 2,2 milioni di posti di lavoro. Inoltre, rappresenta l’otto per cento dell’intero valore della ristorazione, con quasi 200 milioni di americani che consumano caffè ogni giorno. La totale dipendenza dalle importazioni, dovuta all’assenza di una produzione interna significativa, rende il settore estremamente vulnerabile a qualsiasi barriera doganale. Il Brasile, d’altronde, copre da solo un terzo del fabbisogno statunitense.
Se l’azione di lobby della NCA ha ottenuto un primo importante successo con l’inserimento del caffè verde in grani crudi nella lista delle esenzioni strategiche, la vera battaglia si combatte ora sul caffè istantaneo non aromatizzato. Attualmente tassato al 10% globale dopo una sentenza della Corte Suprema che ha annullato i precedenti dazi, il caffè istantaneo rischia ora di essere colpito dalla nuova tariffa del 25%, portando il prelievo complessivo al 35%.
Questo ingrediente è consumato quotidianamente da circa 30 milioni di americani ed è la materia prima essenziale per i produttori di bevande pronte da bere in lattina, sciroppi, basi liquide e miscele per la ristorazione. Un rincaro di questa portata colpirebbe le imprese più innovative del settore e si scaricherebbe immediatamente sui consumatori sotto forma di nuova inflazione.
La minaccia dei dazi nasce da un’indagine della Sezione 301 sulle politiche commerciali del Brasile, che Washington contesta in ambiti che spaziano dal commercio digitale, incluso il sistema di pagamento Pix, fino alle politiche sulla deforestazione. Nelle ultime ore, i diplomatici delle due superpotenze hanno lavorato a ritmo serrato per trovare un compromesso. Washington sta usando la leva dei dazi per ottenere concessioni su dossier chiave come l’export di etanolo americano, ma le distanze tra l’amministrazione Trump e il governo brasiliano restano significative.
Con la scadenza fissata a fine giornata, l’USTR si trova davanti a tre possibili strade. La prima prevede l’applicazione immediata della tariffa del 25% sui prodotti brasiliani non esentati, incluso il caffè istantaneo. La seconda strada è quella di una tregua diplomatica, con una sospensione temporanea dei dazi per consentire il proseguimento dei negoziati bilaterali. La terza è una via di mezzo, che prevede una revisione della lista delle tariffe per accogliere in extremis l’appello della NCA, risparmiando anche il caffè istantaneo per tutelare l’industria domestica. Per i torrefattori e i consumatori americani, non resta che attendere il verdetto di Washington.


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