I mercati internazionali del caffè si stanno gradualmente stabilizzando al ribasso, ponendo fine alle violente fiammate speculative che avevano caratterizzato l’estate. La tendenza discendente dei prezzi trova origine sia nelle proiezioni di un ritorno al surplus globale di produzione, sia nell’avvio concreto delle operazioni da parte dei grandi commercianti per reintegrare le scorte ufficiali delle borse internazionali.
Nelle ultime settimane i contratti futures sono stati sottoposti a una costante pressione venditrice. Il benchmark del caffè arabica con scadenza a dicembre scambiato all’Intercontinental Exchange di New York ha ceduto il 9,4% dai massimi di inizio mese, muovendosi nella fascia compresa tra i 270 e i 280 centesimi per libbra e toccando minimi che non si registravano dal mese di giugno. Parallelamente, il mercato del robusta a Londra per la scadenza di novembre ha registrato una flessione dell’1,9%, zavorrato anche dal fatto che i suoi stock certificati hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi dieci mesi.
A guidare questa fase di ridimensionamento dei prezzi è innanzitutto il quadro fondamentale disegnato dall’Organizzazione Internazionale del Caffè, che per la stagione 2025/26 stima la produzione globale a un livello record di 183,6 milioni di sacchi, in crescita del 4,4% su base annua. Poiché il consumo complessivo è stimato in leggero calo dello 0,9% a 180,6 milioni di sacchi, il settore si avvia verso un surplus di 3 milioni di sacchi, segnando il primo attivo di bilancio dopo quattro anni consecutivi di deficit d’offerta.
A rafforzare il clima di distensione contribuisce l’accelerazione dei flussi logistici dal Brasile, il principale produttore ed esportatore mondiale. Ad agosto le spedizioni brasiliane di caffè verde e lavorato hanno stabilito un record mensile toccando i 4,16 milioni di sacchi, con un incremento del 31% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. All’interno di questo volume, le esportazioni di arabica sono salite a 2,8 milioni di sacchi, mentre le esportazioni di conilon e robusta hanno toccato un massimo storico di oltre 953 mila sacchi. L’andamento favorevole del meteo, con precipitazioni di settembre superiori alla media decennale nelle aree agricole chiave, sta inoltre alimentando un cauto ottimismo sulle prospettive del raccolto futuro.
Questo massiccio flusso di merce in uscita dai porti brasiliani sta risolvendo in modo diretto la grave crisi di liquidità fisica che aveva spinto le scorte della borsa di New York ai minimi degli ultimi ventisei anni. Per cogliere le opportunità di arbitraggio e rassicurare il mercato, i grandi colossi internazionali del trading, tra cui spiccano Olam e Louis Dreyfus Company, hanno dato il via al trasferimento di cospicui volumi di caffè arabica verso i depositi accreditati dell’ICE. Le due società pianificano di accreditare tra i 150 mila e i 200 mila sacchi ciascuna, per un volume complessivo stimato in circa 300 mila sacchi.
L’impatto di questa operazione comincia a riflettersi sui numeri della borsa. Dopo aver toccato il minimo storico di 217.646 sacchi a metà mese, le giacenze certificate di arabica a New York sono già risalite oltre la soglia dei 258 mila sacchi. La direttrice principale di questo flusso è il porto di Anversa, hub fondamentale per le scorte europee dell’ICE, che insieme agli Stati Uniti figura tra le primissime destinazioni dell’export brasiliano di agosto. Nei magazzini belgi sono già arrivate decine di migliaia di sacchi di origine brasiliana in attesa di graduazione, un processo di controllo qualità e analisi della dimensione dei chicchi necessario prima che la merce possa essere formalmente integrata nel bilancio dei contratti futures.
Sebbene i volumi di caffè certificato rimangano storicamente bassi e continuino a offrire un supporto di fondo alle quotazioni, il combinato disposto tra il ritmo elevato dell’export brasiliano, la progressione dei lotti in fase di certificazione ad Anversa e le previsioni di surplus globale indica che il caffè sta finalmente raggiungendo i mercati di consumo, allentando le tensioni lungo l’intera catena di fornitura.


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