Allarme cacao: la produzione crolla e i prezzi rischiano di tornare sopra i 10.000 dollari

I prezzi globali del cacao rischiano di superare nuovamente la soglia dei 10.000 dollari a tonnellata nelle prossime stagioni. L’allarme arriva direttamente dai rappresentanti dei coltivatori africani, che prevedono una nuova e drastica contrazione della produzione in tutta l’Africa occidentale. Questa tendenza negativa è il risultato di problemi strutturali persistenti che affliggono il settore, tra cui il progressivo invecchiamento delle piantagioni, lo shock generato dai cambiamenti climatici, la diffusione di patologie vegetali e il costante esodo dei giovani dalle aree agricole.

La crisi attuale affonda le radici nelle stagioni passate, quando paesi chiave come Costa d’Avorio, Ghana, Nigeria e Camerun hanno visto andare in fumo fino al 40% dei loro raccolti a causa di piogge imprevedibili, prolungata siccità e la rapida diffusione del virus del rigonfiamento dei germogli. Questa contrazione ha portato a un calo della produzione globale di circa il 13% nel biennio 2023-2024, spingendo le quotazioni sui mercati internazionali ai massimi storici nell’estate del 2024. Nonostante una successiva stabilizzazione delle tariffe, le previsioni per il periodo a cavallo tra il 2025 e il 2026 rimangono fortemente negative, con un ulteriore calo stimato intorno al 10% causato dal temuto ritorno del fenomeno meteorologico El Niño.

A complicare il quadro per i piccoli produttori si aggiunge il crescente orientamento dei grandi gruppi alimentari verso il cacao sintetico e quello coltivato in laboratorio. Questo spostamento di risorse rischia di emarginare ulteriormente le comunità agricole, già colpite da redditi insufficienti e investimenti limitati. Dal mondo agricolo sollevano forti critiche verso le priorità del settore, evidenziando come la finanza globale preferisca finanziare la ricerca nei bioreattori piuttosto che sostenere programmi di assistenza sul campo, la distribuzione di piantine resistenti alle malattie o iniziative volte a garantire un guadagno dignitoso a chi lavora la terra. L’innovazione tecnologica rischia così di trasformarsi in una strategia di uscita per le multinazionali, a scapito della reale sostenibilità e della giustizia economica.

Gli squilibri della filiera sono confermati anche dalle recenti analisi macroeconomiche del settore, che mettono in luce la scarsa remunerazione dei coltivatori, la mancanza di trasparenza nei flussi finanziari e il debole impegno aziendale nel garantire il benessere sociale. Si tratta di dinamiche che minacciano di estendersi anche al mercato del caffè, esposto a rischi del tutto analoghi a causa delle condizioni meteorologiche estreme che stanno colpendo le principali regioni produttrici in Asia e in Sud America.

Per rispondere a queste emergenze e delineare soluzioni strategiche condivise, l’intera catena del valore si riunirà in autunno a Lagos per un grande forum continentale. L’appuntamento, organizzato in sinergia con i dipartimenti governativi per l’agricoltura e la sicurezza alimentare e con i principali istituti di ricerca scientifica, vedrà il coinvolgimento di istituzioni, cooperative, enti finanziari e partner internazionali. L’obiettivo dell’incontro sarà ridefinire le politiche di sviluppo per l’Africa occidentale, centrale e orientale, cercando risposte concrete per tutelare l’offerta globale e salvaguardare il futuro delle popolazioni rurali.

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