Cresce la tensione nelle regioni ivoriane produttrici di cacao, dove le proteste dei coltivatori contro il blocco dei pagamenti e l’accumulo di scorte invendute stanno spingendo le autorità a intervenire. Il Consiglio del Caffè e del Cacao, l’ente regolatore nazionale, ha pianificato l’invio di funzionari nella parte centro-orientale del Paese nel tentativo di placare gli animi. Tra le mete della missione ufficiale c’è M’Batto, teatro di recenti blocchi stradali da parte degli agricoltori che chiedevano il saldo dei raccolti, manifestazioni poi disperse dalla polizia con l’uso di gas lacrimogeni.
La Costa d’Avorio, primo produttore mondiale della materia prima, affronta da mesi una crisi di sovrapproduzione interna e mancati acquisti. L’accumulo di fave di cacao nei magazzini è iniziato tra novembre e dicembre, in seguito a un netto ribasso delle quotazioni internazionali, scese al di sotto dei prezzi minimi garantiti a livello locale dall’ente regolatore. Per arginare le perdite, il governo ha varato un programma di riacquisto delle scorte, ma i ritardi nell’erogazione dei fondi stanno esasperando i coltivatori, molti dei quali non hanno ancora incassato i proventi del raccolto principale terminato a marzo.
Gli effetti di questo stallo finanziario colpiscono duramente la gestione delle campagne elettorali e la sussistenza stessa delle famiglie. Nella zona centro-occidentale di Daloa, le realtà cooperative segnalano centinaia di tonnellate di prodotto ancora stoccate nei magazzini. La mancanza di liquidità impedisce agli agricoltori di investire nella manutenzione delle piantagioni, con il rischio concreto di compromettere i volumi del prossimo raccolto, e crea gravi difficoltà nel coprire le spese primarie, incluse quelle sanitarie.
Sul fronte dei mercati globali, gli operatori commerciali internazionali ritengono che la crisi resti per il momento circoscritta e priva di ripercussioni immediate sui listini mondiali. Ciononostante, si guarda con forte preoccupazione alla prossima stagione se il blocco della filiera dovesse prolungarsi. Nel frattempo, nelle aree occidentali di Soubré e Duékoué, la necessità di evitare il deterioramento del prodotto ha spinto diversi coltivatori a svendere il cacao a prezzi di molto inferiori rispetto alla tariffa ufficiale di 2.800 franchi CFA al chilogrammo fissata per la campagna principale, accettando anche meno della metà della cifra stabilita pur di liberare i magazzini.
Le organizzazioni di tutela del settore agricolo, tra cui la Piattaforma ivoriana per il cacao sostenibile, confermano la gravità della situazione e chiedono una rapida risoluzione. Sebbene si riconosca lo sforzo parziale dello Stato nel ritirare alcuni lotti di merce, i ritardi nei pagamenti effettivi continuano a penalizzare i produttori.


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