Cacao ghanese nel caos: azienda di Stato rischia il fallimento

Si aggrava la crisi del comparto del cacao in Ghana, dove il principale acquirente pubblico rischia il blocco totale delle attività a causa di un pesante indebitamento, proprio mentre l’ente regolatore nazionale annuncia una riforma strutturale dei finanziamenti a partire dalla stagione 2026/2027 per tentare di stabilizzare il settore.

La Produce Buying Company, la società statale che opera come acquirente di ultima istanza nei 127 distretti di coltivazione del Paese, si trova sull’orlo del collasso finanziario con un debito accumulato di 673 milioni di cedi, pari a circa 60 milioni di dollari. La situazione ha già superato la soglia d’allerta: un consorzio di banche creditrici, alcune delle quali controllate dallo Stato, ha ottenuto un’ordinanza giudiziaria per la vendita all’asta dei beni aziendali a garanzia di un prestito insoluto.

Le ripercussioni sulle comunità rurali sono immediate. La società deve ancora versare 24 milioni di cedi ai coltivatori per oltre 9.000 sacchi di cacao già consegnati e non dispone della liquidità necessaria per riprendere le operazioni d’acquisto. Migliaia di piccoli produttori non ricevono i compensi per le forniture effettuate fin dallo scorso novembre, un ritardo che ne aggrava le difficoltà economiche. La crisi della compagnia statale è legata a una drastica perdita di quote di mercato, scese dal 30% a meno del 5% del totale interno, a cui si aggiungono 24 mesi di stipendi non pagati al personale, arretrati verso i fornitori e oneri previdenziali in sospeso. L’ente previdenziale statale, principale azionista dell’azienda, ha espresso forti resistenze a iniettare nuovo capitale a causa del mancato ritorno sui dividendi.

Le difficoltà operative si inseriscono in un contesto macroeconomico complesso per il Ghana, secondo produttore mondiale della materia prima, penalizzato nell’ultimo periodo da un eccesso di offerta globale, dal calo dei prezzi internazionali e da una contrazione della domanda da parte dell’industria del cioccolato. In questo scenario, il Ghana Cocoa Board ha congelato i rimborsi per centinaia di tonnellate di prodotto già ricevute dalla società di acquisto, nonostante le promesse governative di inizio anno che indicavano il rilancio dell’operatore pubblico come punto centrale per garantire prezzi equi nelle campagne.

Una risposta strutturale a questa instabilità è stata presentata a Londra, durante l’Africa Cocoa Finance and Investment Forum 2026. Il Ghana Cocoa Board ha annunciato il completamento di un nuovo modello di finanziamento che manderà in soffitta il sistema dei prestiti sindacati internazionali garantiti dalle vendite anticipate di cacao, un meccanismo utilizzato per oltre trent’anni che costringeva il Paese a vincolare tra il 70% e il 92% del raccolto a finanziatori esteri per ottenere liquidità.

Il piano per la stagione 2026/2027 prevede il passaggio a strumenti di mercato come obbligazioni e carte commerciali, attingendo alla liquidità interna e agli investitori istituzionali. La riforma manterrà la politica di pagare agli agricoltori il 70% del prezzo Free-On-Board, introducendo però un meccanismo di revisione periodica delle tariffe, probabilmente su base trimestrale, per mitigare l’impatto delle fluttuazioni dei mercati globali e dei tassi di cambio. L’obiettivo dichiarato dalle autorità di regolamentazione è favorire una maggiore partecipazione delle imprese e dei trasformatori locali, migliorando la ritenzione del valore all’interno del Paese e proteggendo i redditi dei coltivatori dalla volatilità internazionale.

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