Cioccolato e prezzi gonfiati: la Commissione Europea indaga su Ferrero

Il settore dolciario europeo è sotto scossa. Quello che era iniziato come un sospetto generale si è trasformato, a metà aprile 2026, in un’azione legale che vede coinvolto uno dei simboli del Made in Italy nel mondo: il gruppo Ferrero. La Commissione Europea ha infatti avviato una serie di ispezioni a sorpresa per verificare se l’azienda abbia manipolato il mercato a danno dei consumatori.

Tutto è cominciato pochi giorni fa, quando gli ispettori dell’Antitrust dell’Unione Europea, supportati dalle autorità nazionali, si sono presentati senza preavviso in diverse sedi del gruppo Ferrero in almeno due Paesi membri. Queste operazioni, tecnicamente chiamate dawn raids (ispezioni all’alba), servono a evitare che prove compromettenti, come email, messaggi o documenti riservati, possano essere distrutte. La Commissione ha confermato che l’indagine riguarda il settore dei prodotti dolciari e del cioccolato, ma è stata la stessa Ferrero a dover ammettere pubblicamente di essere il bersaglio principale di queste verifiche.

In parole semplici, l’Europa sospetta che Ferrero abbia messo in atto delle strategie per mantenere i prezzi dei suoi prodotti artificialmente alti in alcuni Paesi. Si ipotizza che l’azienda abbia vietato ai propri distributori in Paesi dove il cioccolato costa meno di rivendere i prodotti a commercianti di Paesi dove i prezzi sono più alti. Gli ispettori cercano inoltre prove di possibili accordi per decidere a tavolino il costo dei prodotti, eliminando la concorrenza tra i rivenditori. Infine, si indaga se Ferrero abbia sfruttato la propria enorme forza di mercato per imporre condizioni che impediscono ad altri marchi più piccoli di emergere o ai supermercati di fare sconti eccessivi.

L’azione non arriva per caso. Negli ultimi due anni, i prezzi del cacao sono aumentati drasticamente a causa di scarsi raccolti, portando a un rincaro del cioccolato nei supermercati. La Commissione Europea vuole assicurarsi che gli aumenti sugli scaffali siano dovuti solo alla crisi delle materie prime e non a speculazioni illegali fatte dalle aziende per proteggere i propri profitti a scapito delle famiglie.

L’indagine su Ferrero segue un percorso già tracciato: solo pochi mesi fa, il gigante Mondelez è stato condannato a una multa record di 337,5 milioni di euro per pratiche molto simili. Questo dimostra che l’Europa ha deciso di usare il pugno di ferro contro chiunque limiti la libera circolazione dei prodotti nel mercato unico.

Al momento, Ferrero ha dichiarato che sta cooperando pienamente con le autorità, sottolineando che un’ispezione non significa colpevolezza. Tuttavia, il percorso legale sarà lungo. Se le prove confermeranno i sospetti, l’azienda rischia una sanzione pesantissima: fino al 10% del suo fatturato mondiale annuo. Solo tra molti mesi, dopo l’analisi dei dati sequestrati, sapremo se il colosso dovrà affrontare un processo formale o se le accuse cadranno nel vuoto.

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