Il settore agrumicolo brasiliano si appresta ad avviare la stagione della raccolta 2026/27 nelle aree strategiche di San Paolo e del Triângulo Mineiro, ma il clima che si respira tra gli addetti ai lavori è di forte attesa e preoccupazione. Tra incertezze di mercato, ritardi fenologici e un’impennata dei costi di produzione, il comparto si trova a gestire una transizione complessa verso il nuovo ciclo produttivo.
Secondo le analisi del Centro di Studi Avanzati in Economia Applicata (Cepea), l’inizio della raccolta è segnato da una marcata mancanza di visibilità sulla determinazione dei prezzi. Seguendo l’andamento della stagione precedente, si prevede che la produzione si concentrerà maggiormente nel secondo periodo di fioritura, determinando un avvio posticipato delle operazioni. Al momento, le negoziazioni per i contratti di fornitura risultano in una fase di stallo. Una definizione più chiara dei volumi e delle quotazioni è attesa solo per l’8 maggio, data in cui il Fondo per la Difesa degli Agrumi (Fundecitrus) pubblicherà l’indagine ufficiale sul raccolto. Le proiezioni attuali indicano che il volume 2026/27 potrebbe essere leggermente inferiore a quello del ciclo precedente, pur mantenendo livelli di consistenza significativi.
Oltre alle variabili agronomiche, i produttori devono fare i conti con un quadro macroeconomico instabile. Le tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran hanno avuto ripercussioni dirette sui costi energetici. Nello stato di San Paolo, il prezzo del gasolio ha registrato un incremento superiore al 23% rispetto ai primi mesi dell’anno, con un aumento medio di circa 1,40 R$ al litro. Nonostante una parziale stabilizzazione rilevata nel mese di aprile, la pressione rimane alta, estendendosi anche ai fertilizzanti azotati, i cui prezzi sono lievitati di quasi il 30%. In risposta a questa escalation, il governo federale e le amministrazioni statali stanno valutando un pacchetto di sussidi volto a contenere l’impatto dei rincari sui margini operativi delle aziende agricole.
Il panorama commerciale appare altrettanto sfidante. La capacità delle industrie di trasformazione di assorbire il nuovo prodotto è messa alla prova da due fattori principali: da un lato, il raccolto 2025/26 si avvia alla conclusione lasciando in dote scorte di succo di alta qualità, riducendo la necessità immediata di nuovo approvvigionamento; dall’altro, la domanda globale di succo d’arancia rimane debole. In particolare, il mercato europeo – tradizionale punto di riferimento per l’export brasiliano – non sta assorbendo i volumi abituali, generando incertezza sulle strategie di spedizione e distribuzione. Con margini di profitto che si preannunciano più ristretti, il settore agrumicolo brasiliano affronta dunque un’annata di resistenza, sospeso tra la necessità di coprire costi operativi crescenti e un mercato internazionale che fatica a ritrovare il suo dinamismo consueto.


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