Il comparto globale del cacao continua ad attraversare una fase di pressione ribassista. Nella giornata di martedì, i mercati dei futures hanno registrato flessioni significative: il cacao ICE NY di maggio ha chiuso a -2,37%, mentre l’ICE London ha segnato un calo del 2,06%. A determinare questa traiettoria sono la combinazione di un rafforzamento del dollaro, un aumento delle scorte globali e, soprattutto, una domanda che fatica a riprendersi.
I dati pubblicati dall’European Cocoa Association (ECA) per il primo trimestre del 2026 confermano un rallentamento strutturale in Europa. La lavorazione delle fave di cacao si è attestata a 325.895 tonnellate, segnando un calo del 7,8% rispetto allo stesso periodo del 2025. Si tratta del dato più basso per un primo trimestre negli ultimi 17 anni. Parallelamente, la National Confectioners Association ha riportato per il Nord America un calo del 3,8%, pari a 106.087 tonnellate. Il calo della domanda è evidente anche nel settore della vendita al dettaglio: le vendite di cioccolato in Nord America sono diminuite dell’1,3% nel trimestre terminato a marzo e i consumi pasquali hanno subito una contrazione stimata intorno al 5%. In controtendenza si muove solo l’Asia, dove la Cocoa Association of Asia ha registrato un incremento inaspettato del 5,2%.
In Brasile, i dati di SindiDados – Campos Consultores evidenziano un aumento dell’offerta interna a fronte di un’attività industriale stagnante. Gli arrivi di fave sono cresciuti del 61,1% su base annua nel primo trimestre del 2026, con 28,6 tonnellate totali, trainati dalle performance di Bahia e Pará. Tuttavia, la lavorazione è rimasta stabile a 51,7 tonnellate, con una variazione minima del -0,8% rispetto al 2025. Secondo l’AIPC, il problema risiede nella mancanza di competitività e in una domanda internazionale moderata, che ha portato a una flessione delle esportazioni brasiliane di derivati del 15,4%.
Le forniture dall’Africa Occidentale appaiono solide; la Costa d’Avorio ha spedito ai porti 1,48 milioni di tonnellate dall’ottobre 2025 ad oggi, mantenendo i volumi dell’anno precedente. Questo flusso costante ha contribuito a far raggiungere alle scorte dell’ICE il livello più alto degli ultimi 20 mesi, pari a 2.632.357 sacchi. Dopo i picchi storici del 2023-2024, i prezzi sono crollati di circa il 50% all’inizio del 2026, tornando verso i 3 dollari a tonnellata. Il mercato sembra essere passato da un deficit triennale a una fase di eccedenza, aggravata dalla tendenza dell’industria a ridurre l’utilizzo di cacao nelle ricette per contenere i costi.
Il report ECA indica che per il primo trimestre del 2026 il numero di partecipanti alla rilevazione europea è stato di 19 aziende, tra cui Barry-Callebaut, Cargill, OFI Cocoa e Ferrero. Il prossimo aggiornamento sui dati di macinazione europei è previsto per luglio 2026. Se le attuali condizioni di mercato dovessero persistere senza una ripresa dei consumi, il settore potrebbe trovarsi a gestire un prolungato sottoutilizzo della propria capacità produttiva.


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