Caffè: Colombia in ginocchio

Il settore caffeicolo della Colombia, riconosciuto a livello mondiale come il principale produttore di Arabica lavato, sta attraversando una fase di profonda instabilità che ha portato a un crollo verticale della produzione nel primo trimestre del 2026. Secondo i dati diffusi dalla Federazione Nazionale dei Coltivatori di Caffè, tra gennaio e marzo la raccolta si è fermata a 2,52 milioni di sacchi da 60 chilogrammi, segnando una contrazione del 33,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il mese di marzo ha evidenziato con particolare forza questa crisi, con una produzione di sole 754.000 unità e una diminuzione del 29% su base annua.

L’andamento dell’annata agraria iniziata a ottobre 2025 conferma la gravità della situazione: la produzione cumulativa è scesa a 6,22 milioni di unità, un dato sensibilmente inferiore rispetto agli 8,68 milioni registrati nello stesso arco temporale del ciclo precedente, con un calo complessivo del 28%. La Federazione ha individuato nelle piogge eccessive la causa scatenante di questo tracollo. Le precipitazioni incessanti, alimentate da una coda del fenomeno climatico La Niña che ha flagellato il Paese nel triennio 2021-2023, non solo hanno provocato la caduta prematura dei chicchi e dei fiori, ma hanno anche causato un deterioramento della qualità e la riattivazione di malattie fungine come la ruggine del caffè.

Questa fragilità climatica si inserisce in un contesto di lungo periodo già segnato da forti criticità. Dopo anni di stabilità produttiva intorno ai 14 milioni di sacchi, la Colombia ha subito l’impatto di costi di produzione crescenti, che ad aprile 2026 superano il milione di pesos per carico. L’aumento dei prezzi globali dei fertilizzanti e la ridotta luminosità solare dovuta alla copertura nuvolosa costante hanno indebolito le piante, limitando la loro capacità di fioritura e portando alla produzione di chicchi con minor peso specifico. Molte delle 500.000 famiglie di coltivatori si trovano oggi a operare con margini di profitto minimi o in perdita, rendendo difficile il necessario rinnovo delle piantagioni con varietà più resistenti.

La crisi della raccolta ha avuto un impatto immediato sulle esportazioni, che nel primo trimestre del 2026 sono scese a 2,56 milioni di sacchi, registrando una flessione del 29%. Nel solo mese di marzo, le spedizioni verso l’estero sono diminuite del 37%, fermandosi a 788.000 sacchi. Questa scarsità di offerta colombiana sta contribuendo a mantenere alta la pressione sui mercati internazionali, con i futures dell’Arabica a New York che ad aprile oscillano tra i 2,15 e i 2,30 dollari per libbra, rendendo sempre più oneroso per i torrefattori globali l’approvvigionamento di caffè premium per le loro miscele.

Le prospettive per i prossimi mesi restano incerte. Sebbene si preveda una transizione verso condizioni meteorologiche più neutre entro giugno, gli esperti monitorano con apprensione il possibile arrivo di un fenomeno di El Niño estremo entro la fine dell’anno. Paradossalmente, dopo anni di eccessiva umidità, una siccità prolungata potrebbe colpire duramente piantagioni già debilitate. La sfida per la Colombia resta dunque quella di modernizzare la propria base produttiva e diversificare le strategie di gestione del rischio per proteggere un settore che rappresenta la spina dorsale dell’economia rurale del Paese.

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