Il mercato mondiale del caffè porta segnali sempre più evidenti che indicano la fine dell’era dei prezzi record. Secondo le proiezioni emerse da un recente sondaggio Reuters tra undici esperti di settore, il comparto si prepara a una correzione che potrebbe veder sfumare quasi un terzo del valore di mercato entro la fine del 2026. Sebbene i prezzi attuali si mantengano ancora su livelli elevati, la combinazione tra raccolti record in arrivo e un cambiamento nelle abitudini di consumo sta delineando uno scenario marcatamente ribassista.
La previsione di un crollo imminente poggia su dati numerici precisi. Per la varietà arabica, il consenso degli analisti punta a una chiusura d’anno intorno ai 225 centesimi per libbra, segnando una contrazione del 26,9% rispetto ai picchi di marzo 2026. Lo scenario appare ancora più drastico per la robusta, la cui quotazione a Londra è proiettata verso i 2.500 dollari alla tonnellata, con un calo del 30,5%. Queste cifre riflettono l’aspettativa di un radicale riequilibrio tra domanda e offerta, trainato soprattutto dal Brasile, dove le stime per il ciclo 2026/27 indicano una produzione potenzialmente storica, capace di superare i 71-75 milioni di sacchi.
Durante la Convention annuale della National Coffee Association a Tampa, il possibile “effetto cacao” è stato il tema dominante. Molti delegati hanno tracciato parallelismi con quanto accaduto nel mercato del cacao, dove i prezzi sono precipitati dopo aver toccato massimi insostenibili. Gli analisti suggeriscono che il caffè stia seguendo una parabola simile: una fase di euforia speculativa e tensioni logistiche che ha spinto i prezzi oltre la capacità di assorbimento del mercato, rendendo inevitabile una correzione profonda. Alcuni strategist si spingono oltre la media del mercato, ipotizzando che l’arabica possa scendere fino a 180 centesimi se il surplus produttivo dovesse materializzarsi senza ostacoli climatici.
A favorire questa discesa dei prezzi contribuiscono anche fattori legati alla domanda. I dati presentati a Tampa indicano che, sebbene il consumo resti solido, l’inflazione degli ultimi anni ha iniziato a logorare il potere d’acquisto, spingendo molti consumatori verso marchi più economici o riducendo la frequenza dei consumi fuori casa. Questo rallentamento della domanda, unito all’aumento delle scorte certificate nei porti, sta rimuovendo i pilastri che hanno sostenuto il rally dei prezzi fino a oggi. Anche il rinvio di alcune normative europee sulla tracciabilità ha allentato la pressione immediata sugli approvvigionamenti, contribuendo a raffreddare i listini.
Nonostante queste prospettive, la velocità con cui il calo dei prezzi all’ingrosso arriverà ai consumatori finali resta un’incognita. L’esperienza del cacao insegna che le industrie tendono a mantenere i listini elevati per recuperare i margini erosi durante le fasi di picco. Tuttavia, per gli operatori finanziari e i grandi acquirenti, il segnale è chiaro: il mercato del caffè è entrato in una fase discendente che potrebbe trasformare il 2026 nell’anno della grande normalizzazione dei prezzi.


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