Mentre il mercato ortofrutticolo vietnamita celebra l’ascesa di prodotti pregiati come il durian e il frutto del drago, il settore delle arance sta attraversando uno dei periodi più bui della sua storia recente. Nella provincia di Vinh Long, cuore pulsante della produzione agrumicola nazionale, la situazione a febbraio 2026 è drammatica: i prezzi d’acquisto sono crollati toccando il fondo, con quotazioni che in alcune aree sono scese sotto i 2.000 dong per chilogrammo, una cifra che non copre nemmeno una frazione dei costi di produzione, stimati tra i 6.000 e gli 8.000 VND. A Hieu Thanh, la regione più vocata alla coltivazione, il paesaggio è segnato da distese di alberi carichi di frutti maturi che nessuno raccoglie, poiché i commercianti mostrano una forte riluttanza all’acquisto, lasciando i coltivatori in una situazione di totale stallo finanziario.
Questa svalutazione è figlia di una crescita incontrollata delle superfici coltivate, che nella sola provincia di Vinh Long hanno raggiunto quasi i 24.718 ettari, generando un eccesso di offerta che il mercato interno non riesce ad assorbire. Attualmente, le arance di prima qualità faticano a raggiungere i 4.000 VND/kg, mentre per i frutti provenienti da terreni allagati o meno favoriti i prezzi precipitano a livelli simbolici, con offerte shock che scendono fino a 300 VND/kg. Le difficoltà del settore sono state ulteriormente accentuate dalle dinamiche del recente Capodanno lunare (Tet). A differenza di altri frutti considerati beneauguranti o esteticamente più adatti per le offerte cerimoniali, come il pomelo, il cocco o il mango, l’arancia in Vietnam continua a essere percepita principalmente come un prodotto da spremuta. Questa etichetta ne limita drasticamente il consumo durante le festività, periodo in cui la domanda di succhi freschi diminuisce a favore di frutti interi da esposizione, portando a un blocco delle vendite proprio nel momento del picco produttivo.
Le autorità locali e gli esperti del settore sottolineano a febbraio 2026 la necessità urgente di una ristrutturazione agricola per evitare il collasso definitivo. La strategia proposta mira a frenare l’espansione selvaggia degli aranceti, incoraggiando il passaggio a varietà più resistenti e richieste dal mercato internazionale. Parallelamente, il governo vietnamita sta accelerando i negoziati per l’esportazione ufficiale verso mercati più remunerativi, cercando di sfruttare la vicinanza geografica con la Cina e i nuovi corridoi logistici nel sud-est asiatico per alleggerire la pressione interna. Senza un intervento deciso sulla catena del valore e sulla trasformazione industriale del succo, il rischio per migliaia di famiglie contadine del delta del Mekong rimane quello di una crisi strutturale permanente.


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