In Costa d’Avorio, primo produttore mondiale di cacao, la crisi ambientale ha raggiunto livelli critici: il Paese ha perso oltre il 90% della sua copertura forestale originale. Per contrastare questo fenomeno, l’agroforestazione — la coltivazione di cacao all’ombra di altre specie arboree — è diventata il pilastro delle politiche pubbliche e private. Tuttavia, i modelli attuali basati su piantumazioni standardizzate stanno mostrando limiti strutturali, spingendo gli esperti a suggerire un cambio di paradigma.
Un recente studio franco-ivoriano condotto su 150 piantagioni rivela che la chiave per una sostenibilità reale non risiede necessariamente nel piantare nuovi alberi, ma nel riconoscere e proteggere la biodiversità già presente. Nelle attuali coltivazioni di cacao, infatti, convivono tre tipologie di alberi spesso ignorate dalle strategie di riforestazione su larga scala: gli esemplari residuali delle foreste secolari, la rigenerazione spontanea e le piante introdotte volontariamente dai contadini.
Ogni categoria svolge una funzione ecologica ed economica specifica. Gli alberi secolari conservati dai produttori rappresentano le principali riserve di carbonio e i santuari della biodiversità originale. Le piante nate spontaneamente garantiscono il rinnovamento naturale della volta arborea, assicurando la cattura del carbonio nel lungo periodo. Infine, gli alberi da frutto piantati dagli agricoltori offrono un supporto diretto al reddito e alla sicurezza alimentare delle famiglie.
L’insieme di questa flora fornisce servizi agronomici vitali, come la regolazione del microclima e il miglioramento della fertilità del suolo, essenziali per la resilienza del cacao di fronte al cambiamento climatico. Nonostante questi benefici, la gestione ottimale degli alberi è spesso ostacolata da incertezze sui diritti fondiari e dalla mancanza di conoscenze botaniche specifiche.
La proposta dei ricercatori è dunque quella di riprogettare il sistema agroforestale: meno enfasi sulla piantumazione di massa e più attenzione alla tutela della vegetazione esistente. Questo approccio integrato permetterebbe di conciliare la produttività agricola con la salvaguardia dell’ambiente, trasformando le piantagioni di cacao in ecosistemi complessi e capaci di rigenerarsi, superando la logica della monocultura intensiva.


Lascia un commento