Il 2025 segna un punto di svolta nel contrasto alle irregolarità nel settore caffeicolo brasiliano, con un sensibile aumento dei marchi vietati e dei sequestri di merce non idonea. Questo scenario è il risultato di un duplice fenomeno: da un lato il perfezionamento delle pratiche fraudolente, dall’altro un deciso rafforzamento delle misure di controllo e ispezione condotte dal Ministero dell’Agricoltura e dell’Allevamento (Mapa) e dall’Agenzia Nazionale di Vigilanza Sanitaria (Anvisa).
Le autorità hanno individuato numerose criticità che spaziano dai rischi diretti per la salute pubblica alla violazione delle norme sulla trasparenza commerciale. Tra le irregolarità più gravi figurano livelli di micotossine, in particolare l’ocratossina A, superiori ai limiti di legge. Tali sostanze, spesso derivanti da processi errati di essiccazione e conservazione dei chicchi, rappresentano un serio pericolo per i consumatori.
Le ispezioni condotte nel corso dell’anno hanno portato a risultati significativi in diversi segmenti della filiera:
- Nel settore del caffè crudo in grani sono state sequestrate 68 tonnellate di prodotto a causa di frodi legate alla scarsa qualità e alla presenza eccessiva di impurità.
- Per quanto riguarda il caffè tostato e macinato, sono state ritirate dal mercato 36 tonnellate di prodotti contenenti ingredienti estranei e non idonei al consumo umano, come bucce di caffè, mais e persino residui di açaí.
- Sono stati riscontrati numerosi casi di etichettatura fuorviante, dove prodotti realizzati con scarti e sottoprodotti a basso costo venivano spacciati per caffè puro.
L’intensificazione dei controlli da parte del Mapa e dell’Anvisa si è basata su analisi del rischio mirate, ispezioni dirette negli stabilimenti produttivi e una costante verifica della conformità delle etichette. Un ruolo fondamentale è stato giocato anche dalle segnalazioni dei consumatori e degli enti di settore, che hanno permesso di orientare gli ispettori verso i marchi più sospetti. Spesso, dietro un prezzo eccessivamente basso, si nascondono lacune nelle buone pratiche di fabbricazione e l’assenza di controlli sulla contaminazione.
Per garantire la propria sicurezza, gli organi regolatori raccomandano ai consumatori di consultare i sistemi pubblici del Mapa per verificare se un’azienda di torrefazione possiede una registrazione attiva. La tracciabilità del prodotto e la vigilanza attiva rimangono gli strumenti principali per proteggere la salute dei cittadini e la reputazione dell’intera filiera produttiva.


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