Il settore globale del cacao si appresta ad affrontare mesi di forte incertezza a causa delle previsioni di una marcata contrazione della produzione nell’Africa occidentale, l’area geografica da cui proviene la maggior parte dell’approvvigionamento mondiale della materia prima.
In Ghana, secondo quanto reso noto dall’ente regolatore di settore COCOBOD, si stima un calo del raccolto di almeno il 16% per la stagione agricola 2026-2027. La riduzione dei volumi è riconducibile a una combinazione di fattori climatici, fisiologici e strutturali. Da un lato pesano le precipitazioni eccessive registrate nei mesi di maggio e giugno, l’impatto atteso del fenomeno meteorologico El Niño e il ciclo naturale d’alternanza dell’albero del cacao, caratterizzato da fasi altalenanti di resa. Nelle regioni occidentali e nord-occidentali, che insieme rappresentano oltre la metà della produzione nazionale, è stata riscontrata una ridotta presenza di piccoli baccelli destinati a maturazione, fenomeno confermato anche dai segnali d’allarme già lanciati dagli agricoltori locali.
A tali problematiche fisiche e meteorologiche si sommano criticità strutturali di lunga data, quali la diffusione della malattia del germoglio gonfio, il progressivo invecchiamento delle piantagioni e l’espansione del fenomeno della galamsey, l’estrazione mineraria illegale dell’oro che sottrae costantemente terreni alle coltivazioni agricole. Per mitigare le perdite nel ciclo di dodici mesi al via da settembre, il regolatore statale ha disposto un piano di interventi che include il ripristino delle piantagioni infette, il potenziamento dei trattamenti con insetticidi e fungicidi e il ripristino di un programma nazionale per la distribuzione gratuita di fertilizzanti.
La flessione delle stime ghanesi si inserisce in un quadro di sofferenza esteso anche alla vicina Costa d’Avorio, primo produttore mondiale della materia prima, dove le previsioni indicano una contrazione del raccolto superiore al 10% per la prossima stagione. Nel Paese ivoriano la situazione rimane complessa e fortemente legata all’evoluzione delle condizioni atmosferiche. A seguito di precipitazioni inferiori alla media quinquennale e di un calo generale delle temperature, i coltivatori evidenziano la necessità di un clima più soleggiato tra settembre e febbraio per garantire il corretto sviluppo del raccolto principale.
Nonostante l’umidità del suolo rimanga sufficiente a sostenere gli alberi e la presenza di frutti sulle piante risulti al momento promettente in diverse aree del Paese, compresi i distretti di Soubre, Agboville, Divo e Abengourou, gli agricoltori avvertono che l’esito della campagna dipenderà dall’impiego tempestivo di fertilizzanti e pesticidi. Un eccesso di piogge nel mese di settembre o temperature troppo rigide potrebbero infatti favorire la diffusione di malattie e compromettere la maturazione del prodotto, riducendo ulteriormente le aspettative sull’offerta complessiva dei mercati internazionali.


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